Recensione The Vanishing of Ethan Carter

A mesi di distanza dall'uscita PC, l'avventura dei ragazzi di The Astronauts arriva su console Sony. Un dipinto che abbaglia grazie alla sua bellezza.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione The Vanishing of Ethan Carter
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Parlare di The Vanishing of Ethan Carter significa parlare di narrazione videoludica. Da questo punto di vista il titolo dei ragazzi di The Astronauts è una bella gatta da pelare. C'è una storia che si gioca su più livelli e apre a mille interpretazioni; poi ci sono le modalità con cui questa storia viene raccontata, stratagemmi che per certi versi si contraddicono ma poi alla fine riapprodano su lidi sicuri. Le origini del dibattito sulla narrazione videoludica si perdono nella notte dei tempi: The Vanishing of Ethan Carter fa di tutto per ingarbugliare la questione e ci riesce abbastanza bene.
Il titolo arriva su PS4 a quasi un anno dalla prima pubblicazione su PC. Dal punto di vista tecnico il lavoro svolto è più che buono. Poco importa se qualche microscatto interrompe il fluire degli eventi, o se il frame rate talvolta s'inceppa quando si ruota la visuale. Sono peccati marginali di un titolo suggestivo, piccoli difetti su cui nemmeno ci vogliamo soffermare. Sarebbe come fare un torto all'eccezionale direzione artistica, ricadere in discorsi tecnici che la critica specializzata sta finalmente e gradualmente mettendo da parte, grazie al cielo. The Vanishing of Ethan Carter è l'affresco di un microcosmo statico, una natura morta che vive del proprio passato: Red Creek Valley è un luogo fuori dal tempo, definito in ogni minimo dettaglio. La logica dello scorcio, il fascino della luce che attraversa le fronde degli alberi, del vento che alza la polvere. Il titolo dei ragazzi di The Astronauts sembra l'opera digitale, votata all'iperrealismo, di un pittore paesaggista. Detto questo, torniamo alla narrazione.

Paul Prospero, per servirla

Paul Prospero è un detective del paranormale. Il suo viaggio a Red Creek Valley non è casuale: a chiamarlo è stato il giovane Ethan Carter. Solo che di Ethan non c'è traccia a Red Creek Valley; anzi, quel luogo sembra ormai disabitato. Qua e là si scorgono i segni di macabri eventi passati. The Vanishing of Ethan Carter è un'esperienza narrativa che non prende il giocatore per mano, avvisano gli sviluppatori all'inizio dell'avventura. Com'è che ci tengono così tanto a precisarlo?
Inizi a giocare. In effetti al giocatore non viene detto alcunché: sta a lui comprendere il gameplay, intuire cosa fare, dove andare, unire i puntini. Lo scenario ha tutta l'apparenza di un open-world ma poi ti imbatti nel primo muro invisibile in riva al lago e capisci che è tutta un'illusione (come lo è la libertà nei videogiochi). The Vanishing of Ethan Carter è infatti costantemente sospeso tra l'illusione della libertà, à la free roaming, e la ricerca della linearità. La narrazione - quantomeno quella tradizionale - ha bisogno di ritmo, di direzione. Gli sviluppatori si sono impegnati così tanto a nascondere la linearità del loro gioco che alla fine tale linearità emerge ancor più prepotente, sotto la superficie. Per esempio, c'è una location specifica che conduce al finale e che il giocatore a un certo punto può raggiungere; non potrà però interagire con essa finché non avrà visto tutto quello che gli sviluppatori volevano fargli vedere, finché non avrà risolto tutti i puzzle incontrati in precedenza. Cos'è questo se non prendere per mano, imporre una progressione, per quanto destrutturata? In quel momento l'impalcatura che sostiene l'avventura emerge in tutta la sua fascinosa e consapevole ambiguità. Il gioco apre insomma interessanti riflessioni sul tema della narrazione, posizionandosi in una sorta di limbo a metà strada tra narrazione classica e sperimentazione delle possibilità offerte dal medium. The Vanishing of Ethan Carter è un'esperienza narrativa che prende il giocatore per mano, ma cerca il più possibile di non farglielo capire.

Una storia, Tante storie

Son riflessioni, queste, che lasciano il tempo che trovano. Forse persino campate in aria. Però, mentre dopo circa tre o quattro ore di gioco scorrono i titoli di coda, ti passano per la testa un sacco di spunti e non aspetti altro che condividerli. Il racconto può intrigare o meno, le chiavi di lettura sono molteplici, ma il motivo per cui tutti dovrebbero giocare il titolo dei ragazzi di The Astronauts non sta tanto nella storia in sé, comunque affascinante e decisamente sopra la media, quanto nella capacità di The Vanishing of Ethan Carter di far riflettere l'utente sui confini e sulle caratteristiche del mezzo. Non è un aspetto scontato, né tantomeno da sottovalutare. Verrebbe quasi da dire che The Vanishing of Ethan Carter sia un'opera formativa.

Fermo restando, è bene dirlo, che un viaggio a Red Creek Valley è un'esperienza che cattura e ammalia. Durante il percorso emergono concetti e tematiche intriganti: il potere della mente; il legame tra eventi e oggetti che hanno fatto parte di quegli eventi; un discorso più ampio sul concetto stesso di tempo, tempo del racconto e tempo della storia; rimandi alla letteratura gotica; il terrore dell'ignoto. Addentrarsi troppo nel gameplay vero e proprio, un mix di esplorazione e puzzle da risolvere, non è compito nostro. Questa recensione non vuole prendere il lettore per mano.

The Vanishing of Ethan Carter The Vanishing of Ethan Carter arriva su PS4 dopo aver deliziato per mesi i giocatori PC. La qualità del gioco è rimasta immutata: il viaggio del detective Paul Prospero nella misteriosa Red Creek Valley merita di essere vissuto fino in fondo, oggi come allora. Si è parlato di presunti problemi tecnici di questa versione console, frame rate ballerino in primis. È vero, talvolta il gioco scatta per un paio d'istanti e capita persino che ruotando la visuale si manifesti qualche incertezza sul fronte fluidità. Chissenefrega. Red Creek Valley è bella da togliere il fiato, un dipinto in digitale che abbaglia con i suoi scorci e la sua natura morta. I ragazzi di The Astronauts, qui alla loro opera prima, dimostrano sia di saperci fare, sia di voler sperimentare col concetto di narrazione. The Vanishing of Ethan Carter, fosse anche solo per questo, va assaporato e compreso. Non è infatti il tipico gioco che finisce coi titoli di coda: è un titolo destinato a sopravvivere altrove, nei forum carichi di congetture e interpretazioni, nelle pagine Facebook teatro di discussioni all'ultimo sangue.

8

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