Recensione The Walking Dead Michonne - Episodio 3: What We Deserve

Si chiude con What We Deserve la mini avventura che Telltale Games ha dedicato all'affascinante personaggio di Michonne, un piccolo antipasto in attesa dell'avvio della terza stagione di The Walking Dead.

Versione analizzata: PC
recensione The Walking Dead Michonne - Episodio 3: What We Deserve
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
  • Mobile Gaming
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si chiude con What We Deserve la mini avventura che Telltale Games ha dedicato all'affascinante personaggio di Michonne. Oltre ad essere più ristretto rispetto alle serie classiche, l'arco narrativo che ci racconta le vicissitudini della protagonista è composto da episodi decisamente più "svelti", che durano poco più di un'ora avvicinandosi quindi agli standard di un serial televisivo. Si tratta, probabilmente, di un esperimento per valutare le reazioni di un pubblico abituato a tempi di fruizione ben diversi rispetto a quelli di un videogame, e dal punto di vista del formato possiamo considerarlo un successo. Una pubblicazione più regolare e puntate più rapide potrebbero essere un sistema interessante per evitare uno dei problemi più evidenti dei titoli dello studio californiano, ovvero la qualità abbastanza altalenante delle sceneggiature, che alternano episodi ben riusciti ad altri che sembrano scritti soltanto per diluire il racconto e raggiungere così il valore standard di cinque puntate. L'avventura di Michonne, proprio per questa sua ritrovata compattezza, non ha invece tempi morte e scorre rapida e decisa fino alla fine. Non sono mancati i problemi: all'attacco un po' troppo frettoloso di In Too Deep ha fatto seguito il fanservice abbastanza fuori contesto di Give No Shelter. Eppure, arrivati alla fine dell'avventura, bisogna ammettere che tutto sta in piedi ottimamente. Il merito è proprio di un epilogo che mette da parte l'azione brutale e inferocita per concentrarsi sulla dimensione umana dei personaggi.

Tormenti interiori

L'inizio di What We Deserve dimostra una volta di più quanto la libertà interpretativa concessa al giocatore nei titoli TellTale sia in realtà una flebile illusione. Qualsiasi sia stata la scelta che avrete preso alla fine della scorsa avventura, gli eventi procederanno nella stessa maniera, con Norma che chiederà di barattare suo fratello Randall in cambio dell'equipaggio che tiene sotto scacco. Un rapido flashback, che vi riporterà sulla nave abbandonata nella prima puntata, avrà il compito di farvi sviluppare un po' di empatia nei confronti dei prigionieri, in modo che possiate percepire la tensione dello scambio. Sia che possiate consegnare a Norma suo fratello vivo e vegeto, sia che siate obbligati a bluffare portando all'incontro la versione zombie di Randall, una consistente dell'episodio sarà composta dalle fasi preparatorie, in cui Michonne dovrà distribuire le armi a tutto il gruppo. Imparerà così a conoscere i membri della sfortunata famiglia di Sam, le loro motivazioni e la loro storia, vivendo sulla propria pelle la tragedia di un padre che vuole nascondere il suicidio della moglie, ai suoi figli ma anche a sé stesso. Interrotto bruscamente dall'arrivo di Norma, questo momento di effimera rilassatezza rappresenta uno dei più riusciti dell'intero spin-off. Anche la sequenza dello scambio è ben tenuta e molto tesa, e dalle decisioni prese in questa fase critica può dipendere la vita e la morte dei vostri compagni. Giocare di strategia e condurre in maniera impeccabile le negoziazioni vi permetterà di salvare l'equipaggio, ma in ogni caso gli eventi precipiteranno verso un epilogo prevedibile. Lo scontro fra i due gruppi di sopravvissuti sarà inevitabile, dando luogo ad una scena d'azione sicuramente più riuscita di quelle dei precedenti episodi, proprio perché meno esagerata e più credibile. Con un inaspettato moto di coraggio What We Deserve abbandona la spettacolarità dei Quick Time Event (anche ne mantiene l'apprezzabile dinamismo), e anche mentre le fiamme ardono la casa di Sam si concentra sul tormento della protagonista.

Le visioni delle figlie si fanno sempre più insistenti, finché non mettono la risoluta Michonne di fronte alle sue cicatrici indelebili, al senso di colpa, alla tragedia personale. Decidere se lasciarsi andare, abbandonarsi alla nostalgia di un tempo in cui la morte poteva rappresentare la pace, oppure perdonarsi e trovare il coraggio di andare avanti sarà la scelta più importante che verrà data al giocatore. Anche in questo caso non cambieranno gli esiti del racconto, ma l'utente avrà per lo meno la libertà di interpretare la protagonista, di scolpirne il profilo psicologico, e finirà in qualche modo per sentirla più "sua". Questa sorta di "defining moment" -epifania di un personaggio lacerato e distrutto- è per altro costruito in maniera esemplare, con impressionanti giochi di regia denotano una forte maturazione nell'uso degli strumenti espressivi, superando di diverse lunghezze le soluzioni adottate in tutte le altre serie (da Tales from the Borderlands a Game of Thrones).

The Walking Dead: Michonne La mini-serie dedicata a Michonne si riprende proprio sul finale. Mettendo da parte il fan-service che nelle precedenti puntate ci aveva portato scontri improbabili e combattimenti furiosi, What We Deserve riesce a darci davvero “quello che meritiamo”. Ovvero, un racconto concentrato sui personaggi e sulle loro tragedie, uno spaccato terribile della vita dopo il contagio. Infestata dai fantasmi del passato e incapace di scacciare il senso di colpa, questa Michonne è sicuramente più interessante di quella che avevamo adocchiato nei primi due episodi. Il finale, per altro, lascia intendere che potremo forse rivederla in futuro, magari nella terza stagione, di cui i creativi hanno appena iniziato a parlare. Complessivamente, proprio grazie all'epilogo, lo spin-off non solo si tiene in piedi, ma ci regala momenti sinceramente memorabili. C'è solo da rivedere la politica di prezzo, perché le puntate sono davvero molto più corte rispetto a quelle delle due serie principali.

7.8

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