Recensione The Walking Dead: Stagione 2 - A House Divided

Dopo un primo episodio riuscito a metà, la Season 2 di The Walking Dead riparte con decisione

Versione analizzata: PC
recensione The Walking Dead: Stagione 2 - A House Divided
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La seconda stagione di The Walking Dead deve rispondere a moltissime necessità, e il compito dei ragazzi di Telletale non è certo semplice. Da una parte c'è l'enorme successo di critica e pubblico riscosso dalla prima season, dall'altra il confronto con un personaggio, quello di Lee, che si scopre sempre meno semplice da sostituire. Dopo un primo episodio riuscito solo in parte, accompagnato da qualche sequenza interessante ma stretto dalla necessità di stabilire i confini della nuova trama, si passa a A House Divided, un secondo movimento che finalmente ci concede un deciso decollo degli eventi, che pure si fa desiderare per tutta la prima metà.

Separati in casa

Prima di arrivare al nocciolo della questione, A House Divided indugia infatti su un lungo prologo, il quale nonostante tutto culmina con un evento destinato a ripercuotersi sulla successiva metà, molto più tesa e strutturata. Gli sceneggiatori di Telltale hanno lavorato di fino, imbastendo dialoghi interessanti e arrivando persino ad uno di quei rari momenti di superamento del "quarto muro", seppure solo simbolico, in cui uno dei personaggi riflette con molta lucidità su quanto accade, e sulla natura umana in generale. "Siamo molto più politicizzati ora, alla fine del mondo, di quanto non lo fossimo prima" dice ad alta voce una delle new entry del cast, con un pensiero che sembra diretto più al giocatore che alla piccola Clementine. E, in effetti, appare quasi strano che di fronte a una situazione al limite per tutti, la fiducia nel prossimo sia un bene ancora più raro del cibo, dell'acqua o di un tetto sicuro sopra la testa.

In mezzo a tanta insicurezza, una cosa è certa: ogni buona azione non resterà impunita a lungo. Chiunque cerchi di dimostrarsi umano, nel senso più buono del termine, è irrimediabilmente destinato a una fine sbrigativa e triste, quasi a voler suggerire che l'altruismo non rappresenti affatto il modo migliore di stare al mondo, perlomeno non a quello in cui si ambienta The Walking Dead. Gli zombie, almeno per questa volta, rimangono decisamente sullo sfondo, ed è un bene. Questo permette infatti l'approfondimento sui personaggi, da una parte gradito, in quanto sempre ben scritto, dall'altra, forse, un po' preoccupante. La sensazione che questo nuovo cast non sia in grado di reggere il confronto con quello della prima stagione è infatti in agguato dietro l'angolo, ma, naturalmente, concediamo ancora tempo alle varie personalità per emergere, prima di lanciarci in valutazioni definitive.
Sistemati i pezzi sulla scacchiera, A House Divided trova il suo momento migliore proprio quando la nuova "famiglia", formatasi più per necessità che per vera voglia di rimanere uniti, si siede a tavola (o meglio, a due tavole divise). Un momento di tensione e disagio per Clementine, la quale, chiaramente, non ha basi sufficienti per schierarsi dall'una o dall'altra parte. Peccato che a questo bellissimo momento segua un crescendo finale forse un po' troppo confuso e affollato, con l'arrivo di un terzo gruppo di sopravvissuti e la minaccia zombie imminente sullo sfondo.

Per quanto avremmo preferito un confronto più diretto e teso durante la cena, il pregio più grande di A House Divided è quello di presentare finalmente Clementine come un personaggio a tutto tondo, di mostrarla finalmente pronta ad evolversi in una figura indipendente, in grado di prendere le proprie decisioni, e, soprattutto, farsi rispettare e trattare da adulta dal resto del gruppo.

The Walking Dead: Stagione 2 Proprio l'evoluzione di Clementine rappresenta l'aspetto più promettente di questa seconda puntata, decisamente più interessante dell'inizio di stagione, ma ancora non completamente a fuoco. La tensione che si viene a creare nella parte centrale è certamente genuina, eppure si stempera un po' troppo nell'ultima sequenza, forse troppo movimentata e affollata, al punto da sopprimere bruscamente il bel clima da intrigo che andava costruendosi subito prima. Dal terzo episodio ci aspettiamo grandi cose, e il finale di A House Divided sembra suggerire sviluppi interessanti. Non ci resta che attendere, e puntare tutto su Clementine: solo l'evoluzione del suo personaggio può a questo punto dare un vero senso a questa seconda season.

8

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