Recensione The Walking Dead: Stagione 2 - All That Remains

La seconda stagione di The Walking Dead al debutto

The Walking Dead: Stagione 2 - No Going Back

Videorecensione
The Walking Dead: Stagione 2 - No Going Back
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La seconda stagione di The Walking Dead ribadisce in maniera lampante quanto siano importanti, nell'economia di un titolo che ormai si avvicina sempre più al concetto di fumetto interattivo, la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi. La "season one" dell'avventura grafica firmata TellTale Games seppe incantare i giocatori per la sua capacità di raccontare -con un coraggio quasi spietato- la brutalità di un mondo collassato, marcito, fiaccato dalla piaga dei non morti. Un mondo in cui ogni cosa sfacela, cedendo di fronte alla spinta egoistica per la sopravvivenza.
Replicare le alchimie di un viaggio così perfetto non sarà facile, in una seconda stagione che comincia, con questo "All That Remains", in maniera forse meno strepitosa del solito. E non sarà facile soprattutto dopo The Last of Us, un altro titolo che, pur diversissimo nell'approccio, ha voluto raccontare in fondo lo stesso sconquasso declinato nel fumetto di Robert Kirkman ed in tutte le opere che gli girano intorno.
A pensarci bene, in The Last of Us come in The Walking Dead quello che tiene in piedi la narrazione è il rapporto fra un uomo ed una ragazzina: il primo è il simbolo di una consapevolezza cinica e disillusa, la seconda dell'innocenza che poteva esistere solo "prima della catastrofe". In entrambi i casi è il protagonista maschile che difende "ciò che resta" di puro in un mondo ormai condannato, anche se Joel e Lee decidono di salvare Ellie e Clementine in maniera sostanzialmente opposta: uno compiendo un atto d'amore (il più estremo), l'altro un gesto di truce egoismo. O forse -chissà- in fondo entrambi i protagonisti vogliono solo salvare sé stessi: quello dell'action targato Naughty Dog cercando di superare una tragedia il cui ricordo gli si è appiccicato alle ossa, l'altro espiando una colpa segreta di cui il gioco, fin dall'inizio, non ci dice volutamente niente.
Accompagnati dal ricordo ancora vivido del toccante finale di stagione, quindi, ci si avventa sulla Season Two di The Walking Dead sospinti da una curiosità fortissima, e dalla speranza che il team abbia saputo giocare alla stessa maniera con le emozioni, sviluppando uno script denso di colpi di scena e giocando come sempre sul peso delle scelte del giocatore.

Un Diesel...al contrario

All That Remains parte col botto. Invece che la storia di nuovi protagonisti, Telltale ha deciso di raccontare il viaggio di Clementine, "iniziata" alla vita di sopravvissuta da Lee e adesso pronta a confrontarsi con una realtà terribile, in cui anche il più piccolo errore può costare una vita.
E infatti l'incipit ribadisce in maniera diretta e selvaggia che nel mondo di The Walking Dead nessuno è al sicuro, ed ogni barlume di felicità è soffocato dal buio della morte: dalla certezza che tutto finisce. I primi minuti di gioco procedono spediti e violenti come un pugno allo stomaco, e con esemplare economia raccontano di come sia facile trasformarsi in "gusci vuoti" anche senza essere morsi.
La sequenza introduttiva serve a conti fatti per riallacciare il rapporto emotivo con i fan di vecchia data, quelli che hanno adorato il primo capitolo (giocatelo rigorosamente prima di avventurarvi in questa season two). La cesura netta e forse un po' frettolosa a cui si assiste di lì a poco, tuttavia, testimonia la volontà di allontanarsi repentinamente dalle strade già battute, misurandosi con nuove situazioni e nuovi personaggi.
Fin da subito The Walking Dead ribadisce invece che non è cambiato il concept di gioco: sulle prime sembra di trovarsi di fronte ad un'avventura grafica vecchio stile, in cui è possibile interagire con vari oggetti dello scenario per proseguire. In verità la formula adottata dal team è, dal punto di vista ludico, davvero evanescente, al pari e forse di più di quella con cui Quantic Dreams ha deciso di raccontarci la vita di Jodie Holmes in Beyond: Two Souls. L'avanzamento avviene in maniera molto inquadrata, lineare, e senza troppe difficoltà. Di tanto in tanto ci sono delle sequenze d'azione che procedono attraverso dei Quick Time Event, ed in linea di massima quello che più conta, nell'economia di quello che è un vero e proprio "racconto interattivo", sono invece le scelte compiute nei dialoghi, o in quei momenti d'emergenza in cui bisogna decidere senza pensare troppo a cosa fare.
Siete dunque avvertiti, se non vi piace l'idea del videogioco come narrazione e "sceneggiatura dinamica": The Walking Dead non cambia le carte in tavola, fedele agli stilemi che hanno reso così efficace la prima stagione.
Visto il modello ludico così particolare, si diceva, quello che più conta nell'economia del titolo è lo script. Che, sfortunatamente, dopo i primi minuti di gioco sembra quasi smarrirsi, conducendoci per mano in una parte centrale abbastanza noiosa e inconsistente. Il team prova in ogni modo a tenere alta la tensione con i soliti giochi di regia, ma gli espedienti non sempre risultano efficaci, ed anche la scelta morale che si deve compiere nella parte centrale di All That Remains è piuttosto insipida e un po' triviale.

Per fortuna le cose migliorano notevolmente sul finale. E' qui che Clementine troverà una nuova comunità di sopravvissuti, e comincerà a scoprire le personalità di quelli che saranno probabilmente i suoi compagni di viaggio anche nel secondo episodio ("A House Devided"). E' in questa lunga parte finale che fortunatamente le cose migliorano: qui sì che ci sono momenti nervosissimi ed altri abbastanza crudi, ma è soprattutto la curiosità di scoprire le personalità dei nuovi personaggi che regge vicende altrimenti molto regolari.
Complessivamente la sceneggiatura non è delle migliori (è scritta del resto da Nick Breckon, che si è occupato del DLC 400 Days e probabilmente non è a suo agio con un plot meno "disorganico"), ma insomma getta almeno qualche spunto che potrà essere con successo approfondito in futuro. Fra i nuovi arrivi c'è chi è comprensivo e disponibile e chi invece non riesce a gestire la tensione, restando antipatico e sospettoso. E c'è poi una ragazzina che, all'opposto di Clementine, non si è mai misurata con la spietatezza del mondo, e sopravvive in un distacco idilliaco dal reale che non potrà durare.
Purtroppo però, alla fine di tutto, All That Remains risulta forse un po' troppo inconsistente, congedandosi con un "cliffhanger" molto scialbo, che non convince nessuno. Sarebbe stato veramente difficile aspettarsi qualcosa in più da un episodio introduttivo, ma in linea di massima ci è sembrato gestito in maniera molto più curata il primo capitolo di The Wolf Among Us, uscito poco tempo fa. Lì le scene d'azione erano più convincenti e meglio dirette, e la conclusione fortissima e terribile ripagava di uno svolgimento non roboante, ma comunque sempre animato da costante un senso di scoperta. Qui la vicenda segue la parabola opposta: comincia con un attacco molto forte e poi si spegne, solo a tratti riuscendo a smuovere il giocatore. Sarà anche colpa di un setting ormai molto noto, che fra foreste, fiumi e fattorie non ci presenta niente di nuovo rispetto all'immaginario della prima stagione.

The Walking Dead: Stagione 2 La seconda stagione di The Walking Dead segue una formula ormai collaudata: si presenta con la sua idea di narrazione interattiva, alternandosi fra sequenze d'azione, momenti più calmi ed introspettivi, e chiedendo al giocatore di compiere una serie di scelte che influenzeranno l'avventura, nel corso dei cinque episodi previsti. Torna anche, immutato, lo stile grafico tipico della produzione: è un cell shading dettagliatissimo, con i contorni spessi e le texture che sembrano uscite da una graphic novel. Il tutto funziona, come ha dimostrato l'enorme successo della season one, e sicuramente chi ha giocato l'avventura di Lee e Clementine non si lascerà scappare questo All That Remains. La verità è però che a livello narrativo questo incipit non è gestito in maniera esemplare, e oscilla -dopo l'attacco di una cattiveria lancinante- fra momenti riusciti e soluzioni invece più stanche. Come sempre è l'incontro con nuovi personaggi che genera le scene più apprezzabili, dove bisogna sforzarsi di leggere il carattere e intuire i modi dei nuovi arrivi. In meno di due ore, tuttavia, è difficile concedere il giusto spazio a tutti, e gli spunti interessanti di All That Remains andranno poi raccolti negli episodi successivi.

7.2

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