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Recensione The Walking Dead: Stagione Due - In Harm's Way

La seconda stagione giunge finalmente al terzo capitolo

Versione analizzata: PC
recensione The Walking Dead: Stagione Due - In Harm's Way
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Aspettavamo con ansia In Harm's Way, terzo capitolo della seconda stagione di The Walking Dead. Dopo un primo episodio deludente e un seguito capace finalmente di animare la vicenda, su questo terzo movimento gravavano alcune perplessità. Il dubbio era che Telltale Games non fosse in grado di rendere Clementine un personaggio in grado di rivaleggiare con Lee nella delicata posizione di protagonista, finendo per essere costretta a forzare eccessivamente la sceneggiatura. Inoltre, i rapidi avvicendamenti del precedente episodio non ci avevano convinto fino in fondo, lasciando dei dubbi relativamente alla gestione del ritmo degli eventi. Fortunatamente, In Harm's Way consacra nuovamente il team di writer della casa californiana come uno dei più abili dei nostri tempi.

Goodbye Lee

La trama di In Harm's Way riprende pochi secondi dopo la conclusione del precedente capitolo, e si concede un interludio esplicativo piuttosto lungo, in cui abbiamo modo di conoscere meglio Bill Carver e il suo gruppo di sopravvissuti. Inizialmente, le analogie con il Governatore potrebbero apparire evidenti, ma ad un'analisi successiva e più attenta si avrà modo di scoprire un personaggio forse addirittura più interessante e sfaccettato, meno apertamente "folle" ma non per questo meno subdolo, e pericoloso. Ancora una volta, Telltale in alcuni momenti fatica a gestire un personaggio delicato come quello di Clementine nella posizione di protagonista, principalmente a causa della sua giovanissima età. Soprattutto ad uno sguardo smaliziato, risulta sempre più difficile credere alle continue richieste di aiuto da parte degli adulti, sebbene gli sceneggiatori facciano del loro meglio per dissimulare il più possibile le forzature.
Una volta conclusa la mezz'ora di convenevoli, non senza l'attenta costruzione della tensione alla quale Telltale ci ha ormai abituato, l'episodio entra finalmente nel vivo, e non delude. L'azione non manca, le scelte difficili nemmeno, e il cliffhanger conclusivo ci lascia definitivamente alla mercé degli sceneggiatori. Come sempre, non si risparmiano i momenti forti, che non perdono nulla della loro carica nonostante il tratto grafico "disegnato". Pur senza rivelare nulla della trama, si può tranquillamente dire che si tratta di un episodio violento, forse non particolarmente dal punto di vista grafico, ma non per questo meno disturbante in alcuni passaggi. Il successo più grande di In Harm's Way è comunque l'efficace chiusura del percorso intrapreso nel precedente episodio, che consacra definitivamente Clementine come degna protagonista della stagione. Sia che decidiate di giocarla in maniera più fredda e distaccata, sia che vogliate lasciarvi andare all'istinto, la piccola Clem si rivela finalmente degna dell'eredità di Lee.

Rigiocando una seconda volta, alcune forzature emergono in maniera più importante, e, soprattutto, ci si rende conto (come peraltro già avvenuto anche nella prima stagione) che non sempre si ha il pieno controllo degli eventi, ma poco importa. Alla prima passata, la "magia" di Telltale regge senza problemi, consegnandoci un episodio molto ben costruito, alla fine del quale è impossibile arrivare senza qualche atroce dubbio, o bruciante rammarico. L'ulteriore riprova che In Harm's Way è finora il miglior episodio di questa seconda stagione.

The Walking Dead: Stagione 2 Nelle sue, consuete, due ore abbondanti di durata, In Harm's Way condensa tutte le caratteristiche che sino ad oggi ci hanno fatto amare la trasposizione di Telletale Games dal fumetto agli schermi videoludici. L'attenta caratterizzazione dei personaggi, le forzature quasi sempre mascherate al meglio possibile, la costruzione della tensione, il climax finale. Di episodi come questo potremmo giocarne a decine e non stancarci mai. E, davvero, non è poco.

8.5

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