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Recensione The Witch and the Hundred Knight

Dai creatori di Disgaea, uno stravagante Action RPG

Versione analizzata: Playstation 3
recensione The Witch and the Hundred Knight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La fortuna di Nippon Ichi, soprattutto in occidente, è legata a doppia mandata alla saga di Disgaea. Vera e propria rivelazione nell'ambito degli RPG tattici, la serie inaugurata nel 2003 si è trascinata piuttosto stancamente fino ai giorni nostri, senza novità sostanziali né alla formula di gioco né alle atmosfere, finendo per risultare un po' fiaccata dal peso degli anni e dalla carenza di innovazioni. Evidentemente anche la software house che gli ha dato i natali dev'essersi stancata delle peripezie di Laharl ed Etna, perchè da qualche tempo a questa parte insiste a proporci nuove IP e titoli inediti. Mentre il non riuscitissimo The Guided Fate Paradox continua però nel solco della strategia, la casa di sviluppo sembra decisa anche a calcare territori più movimentati. Battle Princess of Arcadias (in arrivo entro l'anno su Ps3) si presenta con un side-scrolling alla stregua di Odin Sphere e Dragon's Crown, mentre The Witch and The Hundred Knight -oggetto di questa review- cerca di replicare l'estrema complessità delle meccaniche di Disgaea nell'ambito dell'action Rpg. Visuale isometrica, sceneggiatura irriverente, sprite disegnati con lo stile spigoloso e un po' bambinesco che fa ormai parte del DNA di NIS: ne esce un prodotto atipico, certamente non rivoluzionario e a tratti troppo macchinoso, ma che potrebbe ingolosire i fan delle stramberie nipponiche in cerca di un titolo ritmato e originale.

Reginetta palustre

L'avventura di The Witch and The Hundred Knight comincia in maniera abbastanza improvvisa: la strega Metallia, sovrana della palude, evoca dall'oscurità un tormentato essere senziente. Niente più che un scarabocchio senza senno, che dimostra appena un minimo di autocoscienza: questo siete voi, cavaliere centenario assoggettato al volere di “Lia” (ma non osate chiamarla così), e spedito in missione per far sbocciare strani pilastri floreali, che riverseranno liquami malefici in ogni dove estendendo la “paludosa” dominazione della strega.
Fin dai primi momenti di gioco il plot rivela la sua natura completamente accessoria, parallelamente ad una smisurata voglia di mettersi in mostra. I dialoghi sono lunghi, prolissi, noiosi, ma soprattutto vuoti: anche se non ci fosse la storia di fondo, The Witch and The Hundred Knight si lascerebbe giocare più che volentieri. Eppure le scene d'intermezzo spuntano come funghi, vi tengono bloccati per decine di minuti, cercando in ogni maniera di strapparvi qualche stentato sorriso.

Il titolo si sforza quasi disperatamente di replicare le atmosfere e l'irriverente verve parodica di Disgaea, lavorando su anti-eroi e protagonisti cattivi nell'anima, e di tanto in tanto sparando qualche battuta meta-videoludica. Ma se già le ultime avventure di Laharl mostravano un'ironia poco graffiante e posticcia, qui la disfatta è totale: i protagonisti sono caratterizzati in maniera abbastanza superficiale, e non “bucano lo schermo”. Metallia non sa far altro che urlare improperi di ogni tipo (alcuni blandamente censurati, altri no), e la vis comica di The Witch and The Hundred Knight è spenta e poco accattivante. La mole di testi è spesso soverchiante, e prima di poterci gettare nel prossimo stage, ci tocca spesso e volentieri “skippare” battibecchi e siparietti di una sceneggiatura poco ispirata e nipponica fin nell'anima.
Se a questo si aggiunge lo stile ormai un po' svalutato degli sprite, ed una realizzazione tecnica che - proprio come nella già citata serie di tactical rpg - sembra più vicina ai canoni della generazione Ps2, si capisce perchè tutta la costruzione scenica e narrativa crolli inesorabilmente. Per addentrarsi nelle meccaniche di gioco di The Witch and The Hundred Knight, insomma, è richiesto un vero e proprio “salto della fede”: l'idea che si fa strada dopo la prima mezz'ora di gioco è infatti quella di mollare tutto e dedicarsi ad altro. Ma i fan delle produzioni di Nippn Ichi sanno bene che, solitamente, dietro alle facciate cadenti dei suoi prodotti il team di sviluppo ama nascondere strutture ludiche dotate di una buona profondità e di qualche idea interessante.

Dieta ipercalorica

Sovrastati dalle numerose indicazioni di un tutorial un po' confuso e non chiarissimo, nonché dalle voci di un menù spiegate troppo frettolosamente, i giocatori alle prime armi potrebbero avere un po' di problemi a metabolizzare le dinamiche di gioco di The Witch and The Hundred Knight. Sostanzialmente il titolo è un action RPG con visuale isometrica: l'inquadratura ricorda da vicino quella di tanti hack'n'slash dell'era post-Diablo; eppure le dinamiche di gioco sono interconnesse con una struttura ruolistica di stampo nettamente orientale.
In ognuno dei molti stage in cui veniamo spediti possiamo andarcene in giro piuttosto liberamente, menando colpi e fendenti ai nemici collocati direttamente sull'area di gioco. La combo che potremo utilizzare per liberarci delle minacce ha un massimo di cinque colpi, e possiamo personalizzarla equipaggiando altrettante armi: queste si materializzeranno nella sequenza che avremo indicato, ed ognuna si comporterà in maniera differente. Ci sono martelli che danno una singola, potente botta, lance che permettono di colpire frontalmente, spade i cui fendenti possono danneggiare i nemici in un'area circolare e bastoni magici che producono danno ad area. Dal momento che ogni tipologia di attacco è più o meno efficace a seconda degli di avversari che ci troviamo davanti, e che ogni arma ha i suoi effetti speciali, “costruire” la propria combo è una delle componenti fondamentali di The Witch and The Hundred Knight. Al giocatore è data una certa libertà di sperimentare: è possibile optare per combinazioni eterogenee, per chi vuole andare sul sicuro e avere sempre almeno un attacco efficace con qualsiasi mostro, oppure serie di attacchi “specializzati”, approntati magari per mettere fuori gioco quel boss che sembra più sensibile alle armi da taglio che ai colpi contundenti.

Qualsiasi sia la nostra strategia, l'obiettivo in ogni stage è quello di andarsene in giro fino a trovare i pilastri di cui si diceva, per farli “sbocciare” a suon di randellate. Solitamente l'ultimo pilastro è protetto da un guardiano, che rappresenta il boss di fine livello. Nel corso delle nostre scorribande, oltre all'esperienza che ci servirà per salire di livello (operazione che sarà effettuata rigorosamente al termine della missione), guadagneremo dei “gradi”: potete pensarli come dei livelli temporanei, validi solo per lo stage che stiamo affrontando. In presenza dei pilastri, potremo assegnare questi gradi per potenziare alcune delle nostre caratteristiche, ma anche per rimpinguare il contatore delle Gcal. Si dà il caso, infatti, che il nostro Hundred Knight sia sempre in debito d'energia, e che consumi in fretta le sue riserve di Giga Calorie. In pratica, il nostro eroe parte per ogni missione a stomaco pieno, ma ben presto dovrà fare i conti con la sua fame insaziabile. Terminare le GCal nel bel mezzo di uno stage significa veder scendere inesorabilmente la barra della vita, ed il game over prematuro determina la perdita di tutti i progressi e gli oggetti raccolti nella quest. L'obiettivo del giocatore, insomma, sarebbe quello di arrivare alla fine dello stage più in fretta possibile, eventualmente aiutandosi con la distribuzione dei gradi o con l'assunzione di gustose prelibatezze che ripristinano parte del contatore. D'altro canto però correre come pazzi e evitare gli scontri non conviene: non solo perchè raggiungere i boss con qualche grado in più è parecchio conveniente, ma anche perchè il titolo premia con un sistema di bonus progressivi proprio chi riesce a far fuori tanti nemici: al termine del livello, verremo ricompensati con esperienza, soldi e oggetti extra solo nel caso in cui si sia riusciti ad accumulare un buon numero di kill.
Insomma, il sistema di gioco di The Witch and The Hundred Knight impone non tanto di tenere ritmi sostenuti, ma di gestire in maniera oculata le proprie risorse.

Nonostante gli spigoli di un'interfaccia confusionaria e troppo piena, e qualche stramberia aggiunta senza un vero motivo (ad esempio il sistema di conquista degli edifici, assolutamente futile), il gameplay di questa nuova produzione NIS risulta tutto sommato piacevole, e per lo meno si allontana dal canone classico dell'action-RPG in maniera netta e risoluta.
E' un peccato che poi, sulla lunga distanza, arrivi una generale ripetitività dell'azione a smussare un po' gli entusiasmi. Per cercare di vivacizzare le cose il team di sviluppo ha aggiunto un sistema di classi che modificano l'aspetto e i bonus d'attacco del nostro protagonista, ma l'uso di questi “facet” non cambia di una virgola l'approccio agli scontri. Le poche abilità a disposizione sono futili e possono essere sfruttate in maniera molto sommaria.
L'idea che non tarda a manifestarsi è quella che il team di sviluppo avrebbe dovuto concentrarsi un po' di più sulla componente action, invece di gettare nel calderone ingredienti di ogni tipo, come ad esempio un incomprensibile sistema di Karma che quasi non ha effetti tangibili sulla (minima) interazione con gli NPC.
Probabilmente pensando a combo di diverso tipo, oppure ampliando anche le possibilità legate alla parata, il gioco avrebbe potuto diventare un po' più tecnico e vivace. L'idea di tenere il giocatore sempre sull'attenti, la microgestione tattica dei gradi all'interno delle singole missioni, la buona varietà di armi ed oggetti rappresentano i punti di forza di una struttura creativa e originale. Ma laddove poi, proprio per via di questa impostazione che tende a “metter fretta” al giocatore, non si possa puntare in maniera netta sull'esplorazione e sull'interazione con gli NPC, ci sarebbe stato bisogno di un gameplay che si focalizzasse in maniera più risoluta sugli elementi da ritmato hack'n'slash.
Allo stato attuale dei fatti, insomma, l'esperienza con The Witch and The Hundred Knight attraversa fasi alterne. Dopo un momento di forte smarrimento iniziale si passa ad una fase di vorace curiosità, in cui si esplorano in maniera famelica le moltissime sfaccettature del gameplay. Poco a poco, però, gli entusiasmi tendono a spegnersi, per via di una struttura un po' dispersiva che non sa valorizzare come dovrebbe i suoi veri punti di forza.
Si conti che, come abbiamo anticipato, anche la componente grafica lascia veramente a desiderare. Modelli poligonali ridicoli, aliasing a livelli imbarazzanti e -più generalmente- uno stile spuntato e poco efficace, che dipinge un immaginario stanco e mai vivido. L'unico aspetto veramente positivo è rappresentato da una serie di brani musicali ottimamente realizzati, perfetti per caratterizzare questo fantasy intriso di un misticismo cupo e buffo allo stesso tempo.

The Witch and the Hundred Knight Il primo episodio di Disgaea fu quello che si dice un “instant classic”: arrivò sul mercato e stravolse le convenzioni del genere, annoverato fin da subito negli annali della categoria. La magia non si ripete con The Witch and The Hundred Knight, titolo il cui intento è chiaramente quello di riportare la complessità e la profondità delle avventure di Laharl nell'ambito degli Action RPG. Il gioco non solo soffre per via di un comparto tecnico arretrato e di un sceneggiatura prolissa e noiosa, ma non riesce ad armonizzare al meglio tutte le sue componenti. Ci sono delle ottime idee, ed il gameplay è veramente promettente: se NIS deciderà di riprenderlo e raffinarlo, eliminando i (troppi) elementi superflui e concentrandosi in maniera più perentoria sulla componente action, ci troveremo di fronte ad un grande esponente del genere. Allo stato attuale dei fatti, The Witch and The Hundred Knight resta un gradevole esperimento intriso di un gusto estremamente orientale. E forse, per il futuro, sarebbe meglio che Nippon Ichi si decida a mettere da parte anche una comicità ed uno stile che, lo dimostrano pure gli ultimi Disgaea, stanno cominciando a diventare triviali anche per noi gente dell'Ovest.

6.5

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