The Witcher 3: Blood & Wine Recensione

Per la seconda e ultima espansione di The Witcher 3 Wild Hunt, CD Projekt RED tenta il record: sviluppare il più grande DLC di sempre. Con Blood & Wine, lo studio polacco si prepara a salutare Geralt nel migliore dei modi.

The Witcher 3: Blood and Wine

Videorecensione
The Witcher 3: Blood and Wine
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sono strani i sentimenti che provo per questa nuova e ultima (sigh) espansione di The Witcher 3. Quasi non hanno più nulla a che vedere con il gioco, ma è più come... sentirsi fiero di un figlio? O qualcosa di molto simile. Blood & Wine non mi ha stupito, né scioccato, e non per i suoi demeriti, se poi ne ha, bensì per quanto fedelmente è riuscito a dare forma alle mie folli aspettative: era già tutto nella mia mente! Forse sono semplicemente orgoglioso: dei ragazzi di Cd Projekt, di questo abnorme progetto, orgoglioso anche della passione che ho scelto tanti anni fa. I videogiochi naturalmente, che oggi mi danno la possibilità di immergermi in mondi così dettagliati che permettono al cuore di correre ancora, proprio come la prima volta. In pratica Blood & Wine è come una bottiglia di ottimo vino rosso... ma spaccata sulla nuca.

Senza solfiti

Blood & Wine ti inonda, ti risucchia, ti riscalda prendendo tutto quello che di The Witcher ami per trasformarlo, colorarlo, filtrarlo in una realtà completamente nuova, al cui centro c'è sempre lui, Geralt Di Rivia. Esattamente come in Hearts of Stone, anche questo nuovo "DLC" prende la rincorsa dalla classica richiesta di aiuto, fortunatamente questa volta non da parte di un anonimo qualsiasi (che lo sappiamo tutti poi come finisce...), ma dalla duchessa di Toussaint in persona, Anna Henrietta. Toussaint è un Granducato molto più a sud del paludoso Velen, solo sfiorato dalle più recenti battaglie ma ancora scosso da violentissime guerre civili passate. Toussant è una massima bellezza e non una divinità decaduta come Novigrad, è terra ricca ed educata, di frutti, vini, spezie e sorrisi. I suoi vividi colori, il profumo che la spremitura delle bacche sparge nell'aria e la vita di migliaia di persone sono dominate dal maestoso castello che ne è anche cuore pulsante, impeccabile e lucente come le sue torri, da cui nelle notti più burrascose come per provare a calmarlo sembra recitare fiabe al vento. Un vero Magic Kingdom questo Toussaint, con dame, cavalieri, tornei e trombe squillanti ad ogni annuncio. Ritrovarcisi dentro? Non ci si può credere. Il nostro arrivo in terra straniera non poteva poi essere più tempestivo: a darci il benvenuto troviamo un cavaliere in pompa magna che ciancia d'onore e viltà sotto il naso di un gigante arrabbiato come non mai. È subito un battaglia epica (c'è anche il gregge di pecore spaventato!), e a questa ne seguirà un'altra e un'altra ancora pochi minuti dopo. Non voglio svelarvi il contesto, ma una cosa posso dirvela: nella prima mezz'ora di Blood & Wine avrete combattuto le tre battaglie migliori della serie. Ho apprezzato moltissimo il sistema di combattimento di The Witcher 3, anche con le sue imperfezioni, e ho apprezzato che con Hearts of Stone abbiamo introdotto finalmente dei boss più elaborati, anche se un po' troppo votati alla potenza bruta. In Blood & Wine è stato però fatto un passo successivo, donando alle nuove creature una dinamica di attacchi molto più imprevedibile e naturale, che costringe di riflesso anche noi a giocare meglio. C'è anche una rappresentazione più visiva dell'andamento dello scontro: le nuove creature (sono più di venti) si stancano, cambiano tattica improvvisamente, zoppicano più remissive se ferite in modo grave. Un insieme di elementi che crea duelli micidiali, resi ancora più bilanciati da una sistema di collisioni non ancora del tutto esente da problemi, ma migliorato notevolmente dalla prima espansione.

Witcherworld

Le dolci colline di Toussaint fanno di tutto per farti sentire immediatamente a casa, e spesso una casa te la trovano anche. In Blood & Wine non dovrete attendere molto prima di ricevere le chiavi della tenuta Corvo Bianco, un casolare un po' dismesso, ma circondato da prosperosi vitigni che non aspettano altro che tornare a produrre del buon vino. Oltre a un cospicuo numero di contadini, Corvo Bianco include anche il vostro personalissimo maggiordomo, sempre ben contento nel mostrarvi ogni angolo della tenuta e molto abile nel dirigere i lavori di ristrutturazione che gli commissionerete.

Riportare Corvo Bianco agli antichi fasti vi costerà un occhio dalla testa, e richiederà anche del tempo (ci vogliono circa tre giorni di gioco per un lavoro di grossa entità), ma ricostruire la vostra nuova tenuta sarà sempre un piacere, qualcosa a cui il gioco dà anche una certa importanza e per cui verrete sempre premiati in qualche modo. Blood & Wine non è certo The Sims, ma gli elementi di Corvo Bianco su cui potrete mettere le mani sono tanti, sorprendenti e spesso nascondono sorprese che non ci si aspetterebbe. Corvo Bianco potrà anche avere tutti quegli strumenti tanto utili alla vita quotidiana di un Witcher, come una serra in cui coltivare piante, banchi di lavoro per il crafting, una super stalla per Roach e addirittura una camera per gli ospiti, inizialmente ridotta a magazzino, che vi permetterà una volta ristrutturata di incontrare diverse facce note. Adoro Corvo Bianco, e quando piove, prima di andare in cerca di avventure, mi dilungo volontariamente davanti al camino della sua accogliente cucina. Questa nuova magione è un elemento essenziale anche per fornirci dei punti di riferimento cronologici, grazie ai quali è possibile misurare sempre con precisione la durata di questo particolarissimo viaggio di lavoro intrapreso da Geralt. A Touissant, con le sue lunghissime giornate di sole, lavoro e vino, il tempo sembra non passare mai: pensi di essere lì da una settimana e invece è già passato un mese. D'altronde, con tutto quello che c'è da fare, è impossibile annoiarsi: in questo splendido luogo a metà tra la Francia e l'Italia ci sono feste ogni sera, tornei in cui gli iscritti possono sfidarsi in diverse prove di abilità (tiro con la balestra, l'immancabile lotta e una particolare sfida a cavallo, dove non si gareggia testa a testa come avveniva nel nord, ma sul miglior tempo, che scenderà anche se riusciremo lungo il tragitto a colpire i fantocci con la spada e i paglioni con le frecce). Non c'è che dire, per "pensionare" Geralt, CD Projekt non poteva scegliere un posto migliore. Se invece il nostro Strigo volesse tornare ad esercitare la sua professione originale, ecco cento e passa nuove quest di altissimo livello e curate fino all'inverosimile, oltre quaranta nuovi punti interesse da visitare e una miriade di segreti che solo i Witcher più attenti e curiosi riusciranno a scoprire.

Vampiri e cavalieri

Ve le ricordate voi le Skellige di The Witcher 3, vero? Quando ci arrivi pensi di essere alla fine del gioco, e invece ti ritrovi improvvisamente davanti a un altro enorme blocco di materia prima di altissima qualità. Davanti a questa rivelazione c'è a chi non gli hanno retto i nervi. Blood & Wine garantisce lo stesso shock: arrivati a Touissant scoprirete che CD Projekt non si è limitata a riciclare i vecchi asset, ma ha creato una mappa partendo quasi da zero, con nuove texture, nuove palette di colori, oltre che a rappresentare fin nei mini dettagli questa nuova cultura attraverso libri, leggende, paramenti, simboli, paure e speranze. Non ricordo un altro DLC (il concetto di downloadable content viene preso in giro anche da Blood & Wine, e nemmeno troppo velatamente) con un lavoro simile dietro, di solito riservato a veri e propri seguiti. Permettetemi di (non) esagerare: è come se Rockstar Games avesse ambientato l'espansione mai uscita di GTAV a Vice City. Sì, Blood & Wine è tanto grande, e include oltre cento nuove armi e armature, tra cui anche nuovi equipaggiamenti leggendari, nuovi passatempi, dodici nuove abilità (che ne dite di trasformare i vostri nemici in pezzi di ghiaccio utilizzando il classico Aard?), una nuova colonna sonora composta da oltre due ore di meravigliosa musica, e non solo strumentale. Avete un'idea della portata di tutto questo? Beh, aspettate a prendere le misure perché non ho ancora finito. Blood & Wine include anche molte migliorie a livello tecnico, come una nuova gestione della vegetazione che ne permette una maggiore diffusione, una nuova e più naturale simulazione fisica dei tessuti e una frame rate molto più stabile che in passato. Peccato però che nessuna di queste novità sia retroattiva: The Witcher 3 e Hearts of Stone rimarranno per il momento come sono sempre stati. Tutti invece potranno beneficiare della nuova interfaccia grafica messa a punto dai nostri eroi polacchi, molto più veloce, chiara e intuitiva della precedente, un notevole passo in avanti di cui beneficeranno oltre ai witcher di primo pelo anche tutti quelli in procinto di iniziare per la prima volta l'immensa avventura di Geralt di Rivia. Ecco, è accaduto nella realtà proprio quello che mi è successo giocando a questo Blood & Wine: mi sono dimenticato della trama! C'è talmente tanto da scoprire che non scherzo, ho impiegato dieci ore solo per fare le prime quattro missioni principali. Ma non è colpa mia, lo giuro, è che quando ho scoperto l'esistenza di un inedito mazzo di Gwent, questa volta dedicato alle Skellige, ho perso la testa e ho deciso di mettermi subito a caccia delle nuove carte. Una volta rinsavito (quasi), mi sono ributtato a capofitto nella trama principale cercando anche di evitare il più possibile le missioni secondarie, e dopo trentadue lunghe ore, finalmente sono arrivato al gran finale.

Per la miseria, la trama, me la sono dimenticata di nuovo! Blood & Wine è un originale storia di cavalieri, nobiltà, patti segreti e doppi fini, ma prima di tutto è una storia di vampiri, uno di loro si chiama Emiel Regis Rohellec Terzieff-Godefroy e il nostro Geralt lo conosce fin dai tempi del primo The Witcher... ma di più, cari lettori, non vi dirò. Blood & Wine merita di essere vissuto sulla vostra pelle, e prima che questa avvizzisca sotto i colpi magici di una feroce bruxa, o attraverso i malefici di un non morto insopportabilmente ben vestito.

The Witcher 3: Blood & Wine Non sono sicuro di avervi detto proprio tutto, ma Blood & Wine è talmente grande e sorprendente, che avrei voluto raccontarvi per filo e per segno ogni scontro che mi ha fatto sudare le mani, ogni scorcio che mi ha fatto girare la testa, ogni bestia che ho avuto il piacere e il dispiacere di incontrare. Hearts of Stone non è nulla al confronto di questo ultimo DLC, forse non c'è proprio un DLC che regga il paragone. CD Projekt RED si è superata ancora una volta, dando vita a un kolossal che partendo dai primi passi a Bianco Frutteto, fino ad arrivare ai titoli di coda di questo Blood & Wine, ha tutta l'aria di essere il più grande e grosso e spettacolare videogioco fantasy di sempre. E permettetemi di spendere queste ultime due righe sul prezzo: tutto questo in digitale costa 18 Euro, mentre la confezione che include anche due mazzi di gwent per giocarci con gli amici sotto l'ombrellone 30 Euro. Non so come tutto questo sia possibile, ma lo è.

9.3

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