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Recensione Time Crisis Razing Storm

Recensito il nuovo On Rail di Namco

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Time Crisis Razing Storm
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'era una volta, tanto tempo fa, un'epoca strana, in cui i fanatici dell'On-Rail Shooter, per saziare le loro voglie più nascoste, dovevano compiere pellegrinaggi videoludici nelle migliori sale giochi della città, o spendere cifre notevoli per attrezzarsi con le vetuste Light-Gun. Era il tempo di Time Crisis e House of the Dead, delle prime, timide conversioni per home console, e dell'indimeticabile Point Blank. Quest'epoca ormai è passata: riportati in auge dall'estrema versatilità del Wiimote, gli sparatutto “su binari” sono diventati oggi tanto diffusi da essere quasi un fastidio per il giocatore medio, assediato da questo genere non certo popolarissimo. Per sopravvivere nel maremagno di cloni e variazioni su tema, qualche produzione ha tentato di caratterizzarsi in maniera particolare. Con Overkill, lo shooter firmato SEGA ha abbracciato una caratterizzazione stilistica esagerata e sopra le righe, mentre l'inedito Dead Space Extraction ha percorso la via dell'ibridazione, innestando nella formula classica molti elementi che lo hanno avvicinato ad un'avventura horror in prima persona.
Time Crisis, di contro, non ha saputo rilanciarsi. Il quarto episodio, arrivato su Playstation 3 con una nuova Gun-Con scomoda e venduta ad un prezzo francamente esagerato, era in bilico sull'orlo dell'inconsistenza: una progressione piatta, un design artistico pacchiano, ed uno story mode praticamente inutile erano pronti a funestare anche gli entusiasmi degli appassionati più convinti.
Ora che Sony ha lanciato il suo Playstation Move, però, la saga è pronta a ripartire. Razing Storm arriva su Ps3 armato delle migliori intenzioni, proponendo non uno ma tre giochi ed il pieno supporto al motion control. Ma, come vedremo, la buon volontà proprio non basta per ottenere risultati soddisfacenti.

Razing Storm

Agli utenti viene offerto anzitutto un prodotto inedito: quel Razing Storm che da il sottotitolo all'interno “bundle”. Questo nuovo episodio prende le distanze dai precedenti, ambientandosi in un futuro prossimo in cui un corpo militare d'elite deve combattere una guerra contro enormi robot e minacciosi dittatori dalle capigliature improbabili. Fatta partire l'avventura, si resta interdetti dalla scelta del team, di proporre una modalità storia (idealmente quella principale) che rinnega totalmente gli stilemi dell'on-rail, per trasformarsi in un incomprensibile First Person Shooter. Per giocare, infatti, oltre che il Playstation Move, è necessario anche il Sub-Controller, o a limite un pad da usare “a metà” (muovendo solo uno stick analogico). I feticisti che hanno comprato, due anni fa, la Gun-Con 3, potranno fortunatamente sfruttarla, tornando a piazzare gli ingombranti sensori ai lati del televisore. Il gameplay della modalità Storia, tuttavia, non tarda a mostrare tutti i suoi limiti. Gestire gli spostamenti della telecamera è un processo abbastanza complesso: le zone sensibili ai lati dello schermo sono molto piccole, ed inquadrare i nemici diventa un processo faticoso e poco pratico. I polpastrelli sono costretti ad una ginnastica innaturale per attivare lo Zoom (spreciso) o ricaricare. Il ritmo della progressione, poi, è assolutamente abbattente. In pratica, il compito dell'utente è quello di avanzare in locazioni lineari quanti mai, raggiungendo Hot-Spot segnalati dall'interfaccia. In questi punti, mirando fuori dallo schermo (verso l'altro), il protagonista entra automaticamente in copertura: può poi sporgersi per far fuoco sugli avversari. Questi ultimi mostrano un'IA deficitaria ed una innaturale resistenza ai colpi. L'idea di Razing Storm, in pratica, è quella di mescolare la libertà di movimento tipica degli FPS con le sparatorie statiche dell'On-Rail. Il risultato è davvero pietoso: gli spostamenti sono scomodi, ed è sacrificata del tutto la regia dinamica che, in uno sparatutto su binari, è un elemento fondamentale dell'esperienza di gioco (si veda quella, perfetta, di Overkill). La modalità Storia è tutt'altro che divertente, ed è un sistema poco elegante per snaturare un brand che sembra aver paura delle sue origini.
Si potrebbe pensare che le cose migliorino selezionando la voce “Arcade”. L'opzione più classica, che può essere giocata anche in cooperativa con un amico, soffre invece di gravi mancanze. Anzitutto, è possibile portare a termine l'arcade mode in circa quindici minuti. L'avanzamento, poi, è confusionario e caotico, mentre i videoplayer tengono premuto il grilletto vomitando sui malcapitati i proiettili infiniti delle loro mitragliatrici. Non c'è niente di bello, nell'Arcade di Razing Storm: la scena è sempre poco leggibile, e dall'inizio alla fini della (micro)avventura si incontrano appena quattro modelli di avversari. Di tanto in tanto, le mitragliette vengono sostituite da fucili di precisione, lanciagranate e lanciarazzi, ma le cose non migliorano. Senza un coefficiente di difficoltà adeguato, senza la varietà opportuna, l'Arcade Mode di questo Time Crisis è una raccolta di stramberie stilistiche e videoludiche. Si deve contare, infatti, la pessima direzione artistica di Razing Storm, che accalca sulla scena robot tentacolati e ribelli dal look spagnolo. Cut scene deprecabili, campionature semplicissime, musiche volgari. Il tutto, unito ad un colpo d'occhio che sacrifica la complessità poligonale per l'interattività (appena abbozzata dei fondali).
Razing Storm è, insomma, un titolo mal sviluppato, il prodotto di un processo creativo malato e contorto. E' un gioco senza idee e senz'arte, che vuole disfarsi della sua eredità per trasformarsi in un becero sparatutto deforme, “costruito” con i pezzi raccattati qua e là, come fosse il mostro di un moderno Frankenstein videoludico.

Variazioni piratesche

Nel Blue-Ray di Razing Storm trovano posto anche due altri prodotti. Il primo è una riedizione di Time Crisis 4: un titolo che, a confronto dello scempio sopra descritto, sembra un gioiellino d'altri tempi. Inutile però entusiasmarsi troppo: già il quarto capitolo aveva segnato l'inizio della parabola discendente della serie, e tutte le considerazioni sullo stile Kitsh e sulla mancanza di prospettive degne di nota valgono oggi come qualche anno fa. Fortunatamente Time Crisis 4 mantiene l'esperienza di gioco più vicina ai canoni del genere, cercando di premiare anche prontezza di riflessi e precisione, ed evitando la calca incomprensibile che si affolla nelle schermate di Razing Storm. E' una magra consolazione, di fronte allo scempio perpetrato con l'ultimo episodio, e di fronte all'inconsistenza ludica di Deadstorm Pirate, la versione “piratesca” di Time Crisis che pure è offerta al giocatore incauto.
Già il processo d'installazione di questo “Bonus Game” rasenta il ridicolo, rimanendo attivo per quasi mezz'ora. Una durata quasi surreale, se si pensa a quello che in effetti offre Deadstorm Pirate: una manciata di cinque livelli da affrontare, preferibilmente, in cooperativa, anch'essi però intrisi di una bruttezza rara e preziosa. Il stile dei personaggi e delle ambientazioni è un miscuglio eterogeneo fra “Pirati dei Caraibi” e Peter Pan, e già questo stimola una certa ilarità. Avanzando fra caverne e torrenti, ci si scopre a combattere contro granchi giganti, scheletri animati e piranha volanti. Tutti i nemici vanno falciati quasi senza cognizione di causa, spostando il puntatore sullo schermo senza mai staccare il dito dal grilletto. Niente ricariche e proiettili infiniti. Le dinamiche cooperative prevedono l'aumento della potenza di fuoco nel caso in cui i due giocatori sparino allo stesso bersaglio. La progressione, però, si fa presto monotona e senza stimoli, e sebbene le locazioni siano più colorate e gradevoli alla vista, anche Deadstorm Pirate scorre via in fretta, senza eleganza e senza particolari qualità. Di tanto in tanto, qualche minigioco “motorio”, che sfrutta i sensori del Playstation Move, rallegra l'avanzamento, divertendo soprattutto gli utenti più giovani o le famiglie (il target a cui vorrebbe rivolgersi questo Deadstorm Pirate), ma niente di così creativo da risollevare la situazione.
Imperdonabile, anche in questo caso, la banalità del comparto tecnico. Il fatto che in titolo del genere colpo d'occhio e accompagnamento musicale siano di fatto elementi secondari, non giustifica un processo produttivo evidentemente frettoloso e poco curato, che accalca sulla scena modelli semplici e rozzi, e opera una selezione musicale deprecabile.

Time Crisis: Razing Storm Razing Storm è davvero il più infimo dei Time Crisis. Nonostante il rapporto quantità/prezzo possa sembrare conveniente (nel Blue Ray trovano posto tre giochi), anche i fan della serie dovrebbero evitarlo. Al di là di una generale bruttezza stilistica e tecnica, sintomo di una profonda crisi creativa e - forse - anche di una scarsa dimestichezza con l'hardware, Razing Storm tradisce totalmente l'eredità della serie e le caratteristiche del genere. Propone delle modalità arcade caotiche e confusionarie, in cui l'utente non fa altro che falciare indistintamente tutto quello che gli corre incontro, ed uno Story Mode insulso, poco divertente e scomodo. Invece di ricercare una precisa identità all'interno del genere di appartenenza, Razing Storm e Deadstorm Pirate si piegano alle più bieche logiche della semplificazione e dell'ibridazione, tradendo ogni aspettativa.

4.8

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