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Recensione Titan Souls

Finalmente faccia a faccia con i titani, svisceriamo il brutale action-adventure di Acid Nerve, che attinge da Shadow of The Colossus, The Legend of Zelda e Dark Souls per inscenare una serie di sfide al fulmicotone.

Versione analizzata: PC
recensione Titan Souls
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Uno schiocco secco e, insieme, un lampo di luce bianca, che squarcia l’occhio di chi osserva e subito lo rammenda. La musica s’arresta, l’ambiente tutt’intorno d’un tratto imbrunisce e il giovane arciere si ritrova in un limbo incolore con il suo antagonista, un mostruoso encefalo fluttuante ormai immobile, avvizzito, lacerato dalla freccia scoccata poc’anzi in sua direzione. Ora, tra le sue pieghe, il dardo si dimena ansioso, emettendo un suono vibrante, quasi a voler reclamare con insistenza il proprio trofeo di caccia. Succede tutto in un istante, lo stesso in cui, inevitabilmente, le immagini dello scontro appena concluso iniziano a riaffiorare alla mente, mentre i nervi gradualmente si allentano e il sudore si condensa sulla fronte. Per sciogliere la densa corazza di ghiaccio che proteggeva la disgustosa creatura, il paladino ha dovuto dar fondo ad ogni sua risorsa fisica e intellettuale, servendosi proprio del suo stesso rivale per chiudere l’incontro, a mo’ di beffa. Il colpo letale ha dunque centrato il bersaglio denudato, seppur al caro prezzo del sangue; grattugiato contro le pareti, pestato come un insetto e insudiciato dal liquor nemico, il ragazzo è di volta in volta risorto con fare quasi divino, provato dal fallimento ma al contempo sempre più conscio del problema da affrontare. Adesso, in quel campo di battaglia mutatosi in cimitero dei sensi, l’eroe potrà estrarre l’agognato trofeo spirituale dal titano suo protettore e bearsi per un attimo del sofferto trionfo. Ma per un attimo, e un attimo soltanto: in cuor suo, egli sa bene che dovrà presto affrontare lotte forse ancor più ardue, rivivendo i medesimi affanni prima d’afferrare l’ennesimo, fugace momento di gloria. Titan Souls, se cristallizzato nella sua essenza, è proprio questo: un continuo saliscendi di stati d’animo, dove il confine tra patimento e soddisfazione è sempre permeabile. Come solo nelle sfide più autentiche, d’altro canto.

SOUL REAVER

Che l’imberbe condottiero di questa vicenda sia destinato a grandi imprese lo s’intuisce fin dall’incipit del titolo. Dal nero dello schermo un bagliore candido si scinde in tre piccoli fasci di luce, sorta d’energia ancestrale che, infusa rispettivamente in arco, freccia e corpo del protagonista, donerà un potere prodigioso all’utente per affrontare il suo imminente pellegrinaggio. Il giovane viene quindi catapultato ai piedi di un tempio misterioso, luogo mistico che dovrà visitare fino alla sommità per annientarne i leggendari custodi, rubar loro le sacre anime e infine svelare una verità dimenticata. Parte dunque da tenui premesse la storia qui raccontata, chiara - e abbastanza semplicistica - nei suoi contorni ma ben più nebulosa laddove si tentasse d’addentrarvisi più approfonditamente solcata la linea dell’in-game. Il passato di quest’antico e fantastico mondo è infatti presentato sotto forma indiretta, suggerito perlopiù dalla pittura rupestre applicata a pareti, portali e lapidi dell’imponente costruzione e da pochi altri escamotage visivi.

Oltre a questo, la genealogia dei guardiani viene indicata in modo sommario ad apertura di ciascun match, per mezzo di una serie di sottopancia in lingua arcana che soltanto il giocatore - non sveliamo come - potrà decrittare. Pur - ovviamente - meno suadente e sfaccettata di quanto messo in scena, per esempio, da quel Dark Souls che i developer hanno spesso nominato quale propria fonte ispiratrice, l’enigmatica narrativa del lavoro svolto da Acid Nerve riesce nell’intento di donare al gioco un’atmosfera particolare e ficcante. L’astrattismo che permea il racconto è marcato, a tratti disorientante, dunque potrebbe risultare indigesto ai videogiocatori abituati a stili di narrazione più tradizionali. Diradare del tutto la nebbia diegetica che attornia l’universo di Titan Souls è difficile, per non dire impossibile; nondimeno, riteniamo che interpretare quanto osservato con chiavi di lettura individuali, magari aggiungendo di run in run nuovi tasselli al proprio, personalissimo mosaico, sia attività piuttosto intrigante, e in ogni caso accessoria all’anima vera a propria della produzione: la competizione faccia a faccia con i titani.

PREPARE TO DIE

Se chi tiene d’occhio il progetto dal suo annuncio sa già bene cosa aspettarsi, per tutti gli altri è giusto fare un rapido sunto di quel che questa peculiare new entry della scena indie, fiera debitrice nei confronti di Shadow of the Colossus in quanto a idea di base, si propone d’offrire. Gettato in arene circoscritte a inquadratura ortogonale, l’utente è chiamato a sconfiggere creature possenti e aggressive in circa venti boss fight dure e dirette, il tutto con l’ausilio dell’unica freccia contenuta in faretra. Pochi sono gli input a sua disposizione: asservito ai controlli del gamepad - caldamente consigliato anche in versione PC, quella da noi esaminata - l’avatar potrà soltanto correre e schivare in rotolata, oltre a direzionare e scagliare il fedele dardo e, all’occorrenza, richiamarlo telepaticamente a sé grazie alla magia di cui lo stesso è intriso. Entrambi i contendenti dispongono di un solo punto ferita, ciononostante la sfida non sarà mai completamente alla pari: se il nostro assistito è un omino lento e destinato a sicura dipartita appena sfiorato, ciascun titano, oltre ad esser vulnerabile solo in un punto molto specifico, trae invece beneficio da pattern non di rado complessi. Sorprende, in questo senso, l’ottima differenziazione dei boss affrontati nell’arco della campagna, e non ci riferiamo al loro mero design - quest’ultimo, va detto, non sempre ispiratissimo. Nel gioco vi sono infatti scontri di varia natura, alcuni brutali e velocissimi, altri dai ritmi un leggermente più dilatati ma non per questo meno insidiosi, altri ancora divisi in fasi volte a spogliare il gigante di turno del proprio guscio protettivo prima dell’offesa finale.

Se è vero che gran parte dei boss agiscono secondo schemi precisi e ricorrenti, alcuni basano invece la propria offensiva su attacchi dalla distanza e comportamenti assai più randomici, che, in quanto tali, chiedono al gamer grande tempismo e prontezza di riflessi. Richiamare la freccia a sé dopo ogni tiro mancato - operazione che ci obbliga all’immobilismo assoluto - potrebbe essere talvolta un buono stratagemma per colpire il nemico alle spalle, o anche solo per riarmarsi istantaneamente; altre volte, semplicemente, i colossi non ce ne daranno nemmeno il tempo, e dovremo quindi correre a recuperarla fisicamente, pena una fine indecorosa. È bene non farne un cruccio: in quest’esperienza soccombere più e più volte è la norma, durante la prima partita come, per errori anche grossolani, nelle run successive. Non si pensi però a un frustrante reiterarsi di disfatte, poiché fallimento e conoscenza, in Titan Souls, vanno costantemente a braccetto. Con battaglie così impostate - quasi fossero selvaggi rompicapi in movimento - a crescere non è dunque il personaggio, bensì il giocatore, il quale impara gradualmente a sfruttare l’ambiente, diventa pian piano più abile e, una volta messa a punto una strategia ad hoc, si sorprende nello scoprire come ciò che poco prima sembrava una prova estenuante e fuori portata possa risolversi perfino in una manciata di secondi. Al netto degli inevitabili e numerosi insuccessi, giungere ai titoli di coda richiede approssimativamente tra le tre e le quattro ore di gioco - benché uno degli achievement suggerisca che i più lesti ed allenati possano farcela in meno di venti minuti. Ciò detto, il titolo può contare su un tasso di rigiocabilità notevole grazie alle modalità che andranno a completare il menù una volta conclusa la quest principale. Non dubitiamo che la Modalità Hard - definita dagli sviluppatori stessi come “la vera sfida” - possa facilmente spingere a confrontarsi nuovamente con i giganti, qui più reattivi e forti di pattern diabolicamente più articolati; in egual modo, varianti estreme quali la Iron Mode, caratterizzata da permadeath, e la No Roll Mode, che appunto inibisce corsa e capriola, daranno di certo filo da torcere ai gamer più sadicamente coriacei.

ANIME RETRÒ

A conclusione del nostro precedente hands-on c’interrogammo su quale peso gli sviluppatori avrebbero conferito alle meccaniche più propriamente esplorative che i vasti scenari in 16 bit di Titan Souls parevano suggerirci. La risposta al quesito, non senza un po’ di dispiacere, è che Acid Nerve ha sostanzialmente ignorato tale aspetto, concentrando le proprie risorse quasi esclusivamente sul perno agonistico dell’opera. Il risultato è che le location sono poco più che raccordi tra un’arena e la successiva, cosparse soltanto qua e là di pochi enigmi ambientali, peraltro piuttosto elementari. Se non altro, girovagare tra i sentieri che collegano le zone del tempio non risulta granché tedioso, merito dei check point, posizionati sempre a breve distanza dalle stanze dei boss, nonché, soprattutto, del convincente lavoro compiuto dal team a livello artistico.

Dal prototipo grezzo mostrato allo scorso E3, l’impianto cosmetico del prodotto ha fatto un balzo in avanti considerevole, minimalista come alle origini ma impreziosito da una rinnovata pixel art di parvenza pressoché artigianale. Ne beneficiano i dungeon - purtroppo non numerosissimi - di cui il palazzo è composto, che, tra vedute silvestri e paesaggi innevati, riportano palesemente alla mente il level design di quel A Link to the Past che i videogiocatori hanno imparato ad amare generazione dopo generazione. E se è vero che, oltre all’occhio, anche l’orecchio vuole la sua parte, non possiamo di sicuro tacere sull’incantevole tappeto musicale a coronamento di questa epica avventura. Più eterea e solenne nelle fasi di backtracking, più aggressiva e ritmata all’avvio di ogni duello, la colonna sonora di Titan Souls sa perfettamente come giocare con gli stati d’animo dell’utente, sottolineando il momento sempre con grande adeguatezza.

Titan Souls In tempi dove il termine “sfida” pare ormai giacere spoglio del proprio significato, Titan Souls ha l’audacia di proporsi al pubblico sotto forma di action-adventure di foggia antica, mosca bianca nel mercato contemporaneo che riesce ad ammaliare e, pad alla mano, divertire proprio grazie al suo singolare concept. Saldando sapientemente frammenti di già visto, Acid Nerve ha saputo modellare una formula ludica tanto immediata e concettualmente semplice quanto stimolante, in cui il confronto diretto con il software prende le sembianze di una vera e propria competizione con se stessi, scontro dopo scontro, run dopo run. Se lo sfruttamento del setting principale risulta un po’ troppo pigro, svilendo inevitabilmente la metà “adventure” che il genere d’appartenenza in qualche modo reclama, ben diverso è lo stato in cui versa il cuore della produzione. Difatti, le boss fight che lo rendono pulsante sono tutte impegnative ma estremamente gratificanti, diverse l’una dall’altra e al tempo stesso accomunate dalla medesima capacità di premiare quei giocatori che sapranno ben coniugare intuito, abilità e tenacia. E se gli utenti Valve e Sony più temerari non si faranno di sicuro intimidire da una morte inevitabilmente reiterante, anche chi d’animo meno hardcore, aiutato dal meccanismo “esperienziale” alla base del titolo, non dovrebbe sottovalutare un’occasione così ghiotta per mettersi alla prova. Perché in fin dei conti, volente o nolente, qualunque videogiocatore che si rispetti ha in sé una fiamma che arde, piccola o grande che sia; Titan Souls sa come alimentarla, genuinamente.

8

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