Recensione To The Moon

Un'avventura grafica sviluppata con Rpg Maker

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc

Tutti abbiamo dei sogni nel cassetto che vorremmo vedere realizzati, ma spesso il fato ci mette davanti ad un bivio. Scegliamo una strada e solo quando l’abbiamo attraversata a volte ci chiediamo: “e se fosse stato meglio intraprendere l’altra?”.
E’ normale avere dei rimpianti, pensare di aver fatto la scelta sbagliata e fantasticare su quello che saremmo potuti diventare se una determinata conseguenza non ci avesse influenzato tanto da scegliere una direzione. Su questi presupposti la software house indie Freebird Games ha deciso di sviluppare il suo ultimo titolo: To the Moon. Un’opera che parla della vita di un uomo, dei suoi desideri, delle sue scelte e dei suoi rimpianti.

Un uomo aveva un sogno

John è un uomo anziano, ormai giunto alla fine dei suoi giorni. Da sempre ha desiderato andare sulla Luna, ma è prigioniero nel suo stesso letto, in coma. Per fortuna ha chiamato per tempo “l’agenzia”, si tratta di una compagnia finalizzata all’innesto di ricordi artificiali per le persone in punto di morte. Nei panni del dottor Watts e della dottoressa Rosalene, il nostro compito è quello di indagare nella mente del paziente per studiare la sua vita e trovare il passaggio chiave che permetterà l’innesto della falsa memoria desiderata. To the Moon potrebbe sviare alcuni giocatori con il suo titolo che richiama la fantascienza e teniamo a precisare che la trama presenta invece molti più spunti di genere drammatico e romantico. In ogni caso non verranno a mancare anche i momenti comici grazie allo scanzonato dottor Watts, il quale spesso saprà dare la giusta varietà con il suo humor, rompendo il ghiaccio nelle situazioni più seriose.
In maniera del tutto simile ad un viaggio nel tempo si esplora la vita di John. I suoi ricordi sono quelli di una persona normalissima: non aspettatevi quindi una trama ricca di avventure, sparatorie ed astronavi. Al contrario di quello che si può pensare, si tratta comunque di una storia ricca di emozioni e pathos, capace di rapirvi sin dai primi istanti di gioco. L’unico compromesso con il quale bisogna scendere è quello di essere disposti a leggere le numerose righe di dialogo, che sono presenti solo in lingua inglese. Infatti, il titolo Freebird non presenta una traduzione nel nostro idioma, tuttavia si tratta di una scrittura comprensibile anche dai meno anglofili visto che adotta molti termini facilmente traducibili risultando semplice ed intuitiva.
Non c’è alcun dubbio che la trama sia il piatto forte di questa produzione e vi anticipiamo subito che l’abbiamo trovata veramente toccante. La sceneggiatura è stata scritta con molta cura e non scade mai nella banalità. I personaggi principali sono ottimi e ben caratterizzati, ognuno ha un suo ruolo definito e presenta un proprio carattere complesso, con qualche piccolo lato oscuro che scopriremo durante il procedere della storia.
Una volta giunti all’epilogo ci è apparsa la frase conclusiva “fine episodio 1”, segno che gli sviluppatori hanno tutta l’intenzione di sviluppare una serie sulle avventure drammatiche e scanzonate dei due dottori. Ma non dovete preoccuparvi, perché la trama di questo capitolo ha la sua degna conclusione, senza approfittare degli odiati finali cliffhanger che sono tanto in voga in molte produzioni moderne.

Memento Ludico

L'opera di Freebird si presenta come un’avventura punta e clicca, ma ad una prima occhiata potrebbe trarre in inganno alcuni giocatori, dato che il motore grafico è molto simile a quello usato nei giochi di ruolo giapponesi anni '90.
Con pochi clic del pulsante sinistro del mouse sarà possibile muovere i personaggi, mentre con il destro si può accedere al menù ed all’inventario. Quest’ultimo, seppur presente, risulta completamente inutile ai fini della giocabilità, dato che include solo informazioni sommarie su personaggi ed oggetti con l’unica finalità di non far perdere il filo con la trama.
La maggior parte delle ambientazioni sono situate all’interno della mente di John ed il nostro obbiettivo finale sarà quello di accedere ai ricordi di gioventù. Per farlo dovremo raccogliere le numerose sfere colorate situate in ogni frazione di memoria. La raccolta delle sfere non risulta mai tediosa o frustrante, si rivela anzi addirittura sin troppo facile: non c’è pericolo di pixel hunting, dato che alcune sfere vengono recuperate solo grazie all’esplorazione, ad esempio entrando in una determinata area o dopo aver assistito ad uno dei moltissimi dialoghi presenti. Solo poche sfere vengono raccolte “fisicamente” esaminando qualche oggetto di una certa importanza per il paziente.
Una volta collezionate, le sfere sono utilizzate per infrangere delle barriere che bloccano l’accesso alle aree successive del passato di John. Superata la barriera, prima di giungere allo scenario successivo, si deve affrontare un puzzle piuttosto semplice che difficilmente risulterà una sfida ardua. Tuttavia, si tratta comunque di una piacevole variazione per un gameplay costruito su molti dialoghi, anche se questo espediente viene riproposto un po’ troppo ripetitivamente. La struttura di gioco è completamente lineare, ci sono pochissimi enigmi ad eccezione dei puzzle e manca persino la possibilità di scegliere linee diverse negli scambi verbali.
Spesso si ha la netta impressione di assistere ad un romanzo interattivo, leggendo impotenti le grandi quantità di battute scambiate tra i personaggi, benché la lettura proceda fluidamente senza il rischio di annoiare. L’intento degli sviluppatori è senza dubbio quello di far procedere il giocatore con la storia e abbiamo avuto la sensazione che ci sia stato il timore di piazzare ostacoli troppo ardui che avrebbero potuto causare un prematuro abbandono del titolo da parte degli utenti meno avvezzi al genere.
Consci di aver dato al titolo un’anima fortemente lineare che induce ad un’assidua lettura dei dialoghi piuttosto che alla risoluzione di enigmi, i programmatori hanno tentato di introdurre alcuni minigiochi che spaziano da una specie di “caccia alla talpa” alla comparsa di qualche breve sessione platform. Ma queste variazioni al gameplay si trovano solo verso le fasi finali dell’avventura e lasciano così un po’ d’amaro in bocca, dato che avremmo preferito giocarle durante i periodi intermedi che abbiamo trovato alquanto sguarniti se confrontati con l’epilogo.

Tecnica Lunare

Dal punto di vista tecnico, To the Moon è stato programmato con RPG Maker e adotta quindi uno stile grafico bidimensionale, con la classica forma caricaturale giapponese dei personaggi con una visuale isometrica dall’alto.
Le ambientazioni sono ben riuscite ed mostrano la giusta varietà, sia per quanto riguarda gli interni che gli esterni, e l'intero titolo risulta molto colorato e piacevole da vedere, nonostante i limiti tecnici del motore grafico in uso.
Purtroppo le animazioni e la resa visiva di alcuni oggetti in movimento non convincono completamente. Ad esempio le automobili non hanno alcuna animazione quando sono in moto: le ruote rimangono completamente immobili limitando il movimento ad uno scivolare da una parte all’altra della strada. Anche alcune movenze dei personaggi, come il salto risultano completamente assenti. Persino la realizzazione grafica di diversi oggetti, tra i quali tavoli e sedie è poco convincente: spesso appaiono visivamente in disaccordo tra loro dando l’impressione di essere realizzati con angolazioni differenti così da stonare rispetto al resto dell’ambiente.
Tutto questo è legato ai freni creativi insiti nel software scelto per la programmazione. Sebbene RPG Maker rappresenti la versione più completa e complessa dei suoi diversi formati disponibili, non ne è esente da vincoli. Per esempio non permette una risoluzione superiore ai 640x480 e la diversificazione dei colori si ferma solo a 16 milioni.
Tuttavia, la vera punta di diamante di questa produzione -insieme alla trama- è situata nel comparto sonoro. Già dal primo lancio del titolo, mentre si naviga nel menù di gioco, si può notare l’altissima e pregiata qualità delle tracce audio usate per la colonna sonora, la quale risulta decisamente sopra le righe per una produzione indie. Le melodie di To the Moon sono capaci di cullare il giocatore in un mare fatto di dolci note, accompagnandolo per tutta la trama sia nei grandi momenti di pathos che in quelli più leggeri e scherzosi .
Anche gli effetti sonori, sebbene secondari rispetto alle splendide musiche, sono ben campionati e spesso sono utilizzati con maestria per venire incontro ai limiti grafici del motore di gioco. Ad esempio nella realizzazione di un incidente stradale, dove i limiti dell’animazione non possono mostrarcelo, vengono usati effetti e cambi di scenario davvero ben riusciti che si sostituiscono perfettamente a ciò che vorrebbero vedere i nostri occhi. Infine, dal punto di vista della longevità, prevediamo circa 6 ore per terminare il titolo. Considerata la scarsa rigiocabilità, propria della maggior parte delle avventure grafiche sul mercato, ci troviamo comunque su livelli buoni se teniamo conto che il prezzo si aggira intorno agli 11 euro.

To The Moon Freebirds ha dato vita a una piccola gemma. To the Moon è un’opera adulta e toccante in grado di appassionare come solo un buon libro è capace di fare. Tuttavia, proprio per questo, presenta un percorso unico e lineare che a volte lascia più spazio alla trama rispetto alle fasi di gioco, così da renderci più dei lettori passivi che giocatori attivi. Quindi se siete alla ricerca di un titolo dinamico ed interattivo, vi consigliamo di volgere lo sguardo altrove, ma se cercate una storia ricca di emozioni, accompagnata da un’eccellente colonna sonora e siete disposti ad accettare qualche compromesso a livello di gameplay, allora non potete di certo lasciatevelo sfuggire.

8.5

Che voto dai a: To The Moon

Media Voto Utenti
Voti totali: 28
8.4
nd