Tom Clancy's Rainbow Six Siege: Operazione Blood Orchid Recensione

Rainbow Six Siege si aggiorna con Operazione Blood Orchid, contenuto aggiuntivo che include una nuova mappa e tre operatori inediti.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Tom Clancy's Rainbow Six Siege: Operazione Blood Orchid
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Ne è passato di tempo dall'arrivo - abbastanza traballante, a dire il vero - di Rainbow Six Siege. Sorprendentemente, in quasi due anni di presenza sul mercato, le cose sono nettamente migliorate e il titolo Ubisoft sta ora vivendo forse il suo periodo più felice La strada appare lunga e ben delineata, la quale conduce dritta verso la remunerativa scena competitiva. Tutto merito del colosso francese, ovviamente, che guarda avanti e punta dritto alla maturazione della propria creatura, ultimogenita del famoso franchise "brandizzato" Tom Clancy. Dopo un primo anno abbastanza canonico, il quale ha semplicemente ampliato il parco mappe aggiungendo, al contempo, altri otto operatori appartenenti alle forze speciali di mezzo mondo: JTF2, BOPE, NAVY SEAL e S.A.T.. Per il secondo anniversario, invece, il team di sviluppo ha deciso di rallentare la corsa, per così dire, e imboccare un percorso teso a un deciso miglioramento del prodotto. Ed ecco che, dopo l'Operazione Velvet Shell e l'introduzione dei GEO Jackal e Mira, il team ha dato avvio all'Operazione Health, posticipando di qualche mese il debutto delle "Tigri Volanti" Lesion e Ying. Ma andiamo con ordine, perché di carne al fuoco ce n'è davvero tanta.

Fa bene riordinare le idee, ogni tanto

L'Operazione Health, nel corso della sua durata trimestrale, è andata anzitutto a risolvere una pletora di problemi che il titolo si trascinava da un po', preparando il terreno per il futuro supporto. Secondo quanto dichiarato, infatti, Ubisoft ha già espresso la volontà di realizzare almeno cento operatori. E, di questo passo, ci vorranno letteralmente anni.

Ad ogni modo, la ristrutturazione si è mossa lungo tre direttive principali: miglioramenti tecnologici riguardanti matchmaking, migliorie grafiche, maggiore affidabilità dei server; un nuovo processo di implementazione degli stessi e, infine, la risoluzione dei molti bug noti. La gestione dell'illuminazione, ad esempio, è stata completamente rivista limitando l'effetto bloom e gestendo in modo più realistico l'esposizione e l'illuminazione. Quest'ultima, grazie anche alla rivisitazione del calcolo dei riflessi, dovrebbe "bagnare" in modo più realistico le superfici poligonali di mappe e armi. Non solo: dobbiamo aspettarci anche una decisa pulizia delle texture, per ottimizzare la gestione della memoria. Le modifiche, la razionalizzazione e il bilanciamento dell'esperienza complessiva vanno a toccare anche alcune meccaniche di gioco e determinati oggetti (come l'eliminazione dei mirini ACOG per i difensori con il parametro della velocità settato a 2 e 3), così da eliminare gli exploit conosciuti ed eccessivi vantaggi per determinati operatori. Inoltre, al fine di facilitare l'apprendimento e massimizzare la competitività la rotazione, in modalità classificata, ne comprenderà sempre nove.
Tutta questa vivacità preannuncia un percorso ancora lungo e graduale, i cui risultati si vedranno nel corso del tempo ma, quanto è stato fatto, di sicuro spianerà la strada ai contenuti di qualità che si susseguiranno nel corso dei mesi. La prima espansione post-intervento è la già citata Blood Orchid giunta con una nuova mappa che ci porta a Hong Kong, nuove skin per le armi e ben tre operatori. Esatto, con la metropoli asiatica (accadrà anche con la prossima tappa in Corea del Sud), gli agenti non saranno più due. L'Operazione Health, infatti, ha scombinato i piani di pubblicazione per questo secondo anno, facendo saltare l'espansione dedicata agli operatori polacchi. Per questo, per l'Operazione Blood Orchid, assieme a Ying e Lesion, la squadra Rainbow ha reclutato anche Ela Bosak, combattente polacca in forza al GROM.

Le Tigri Volanti

Ying e Lesion, entrambi hongkonghesi, appartengono all'S.D.U. (Special Duties Unit, i cui membri sono conosciuti anche col soprannome di Tigri Volanti), unità speciale della polizia della multietnica metropoli. L'S.D.U. è un'unità fondata nel 1974, ovvero quando Hong Kong si trovava ancora sotto l'egida del governo britannico. Come tutti sappiamo, quest'ultimo ammainò l'Union Jack esattamente vent'anni fa cedendo il passo alle mire espansionistiche cinesi. Hong Kong, comunque, rimane tuttora una metropoli-stato che resiste con fierezza difendendo la propria multiculturalità. Per questo motivo l'S.D.U. è stata inizialmente plasmata secondo il credo dei reparti speciali britannici (S.A.S. e S.B.S.), principalmente per contrastare il nascente fenomeno del terrorismo internazionale e operare nell'affollato contesto urbano. Se lo ricordate, il massacro alle Olimpiadi di Monaco avvenne appena due anni prima, nel 1972. Successivamente, la stretta collaborazione con le migliori unità del mondo ha portato le Flying Tiger ad assorbirne il know how divenendo una delle forze speciali asiatiche più letali ed efficienti.

L'unità, in oltre quarant'anni di onorato servizio, ha partecipato a centinaia di missioni interne e internazionali, pare, senza mai conoscere alcun fallimento.
Ying e Lesion, vanno ad aggiungersi agli operatori disponibili, rispettivamente, alla fase d'attacco e di difesa. Ying può contare, anzitutto, su una mitragliatrice leggera Type 95 con un caricatore a tamburo dall'ampia cadenza di fuoco. La seconda scelta, nell'inventario dell'operatrice, è invece il Six12, uno shogun modulare a sei colpi, devastante in scontri ravvicinati. Il Six12, di norma, può essere installato su un fucile d'assalto standard da 16,1" ma in Siege lo troviamo come arma standalone, sia per Ying che per Lesion. Quest'ultimo, però, può contare sull'SD, ovvero su una Suppressed Configuration comprensiva di silenziatore integrato e minore mobilità, nonostante il peso dell'arma sia più bilanciato e traslato verso il corpo dell'operatore. Lesion, inoltre, possiede un mitragliatore dal peso ridotto denominato T-5. Questo non è altro che il QCW-05 risultato dell'industria bellica cinese e, attualmente, in dotazione proprio alle forze speciali della Repubblica Popolare. Le abilità uniche dei due combattenti, però, sono quelle che ci più ci interessano. Ying, ad esempio, è equipaggiata con granate stordenti non letali, a base di mercurio e magnesio, che genera una serie di bagliori accecanti molto efficaci in fase di irruzione. Lesion, al contrario, può piazzare mine cariche di aculei avvelenati che non solo provocano danni, ma rallentano anche l'avversario inavvertitamente le calpesta. L'inventario di Lesion ne può contenere sino a nove, ma la possibilità di piazzarle deve necessariamente passare attraverso un cooldown che costringe l'operatore a considerare con molta attenzione il loro posizionamento.

Ela Bosak, dalla Polonia con furore

Come abbiamo anticipato, in Blood Orchid ha fatto il suo debutto anche un terzo operatore: Ela, appartenente alle forze speciali polacche. La GROM (la cui esistenza è stata coperta da segreto sino al 1994) è, attualmente, una delle unità antiterrorismo più importanti che si trovano ad operare all'interno dell'alveo del Patto Atlantico. L'unità speciale nacque nel 1990 come reazione agli attacchi non convenzionali portati a rappresentanti diplomatici polacchi a Beirut. L'elemento scatenante delle violenze fu l'Operazione "Most" (Ponte) che agevolò il "trasferimento" di molti ebrei russi verso Israele.

Da allora, la divisione ha partecipato a molte operazioni internazionali di estrema importanza come Haiti, al fianco degli americani e, poi, Kosovo; Afghanistan e Iraq. Il background di Ela Bosak, operatore a disposizione dei difensori, si inserisce esattamente in questo ricco contesto. Combattente molto rapida anche se eccessivamente fragile, la ragazza può però contare su mine a concussione adesive le quali, pur non causando danni agli avversari, li stordiscono e li rallentano per pochi secondi. Inoltre, nel caso in cui sia gravemente ferita, Ela ha la capacità di attivare un'ultima mina per colpire gli eventuali attaccanti nelle vicinanze. La tecnica delle mine adesive risale alle operazioni del gruppo di resistenza polacco "Cichociemni" che rese la vita difficile ai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale con azioni di guerriglia, spionaggio e sabotaggio. Il gruppo d'azione, il cui nome traslitterato è "The Silent Unseen", era infatti composto da esuli polacchi addestrati dalla S.A.S. britannica e paracadutati nei territori occupati.

Rainbow Six Siege Possiamo affermare, senza timore di esser smentiti, che Rainbow Six Siege sta ora vivendo il suo periodo più roseo. Merito del continuo supporto del colosso francese il quale, secondo quanto dichiarato, ha già un piano d'azione che ci terrà compagnia per i prossimi anni. Questo grazie all'arrivo di una grande quantità di mappe e operatori e al sempre maggior investimento sul fronte eSport. Per questo il team ha deciso di scombinare i piani di pubblicazione (cancellando la tappa polacca) e lanciare l'Operation Health,. La maxi operazione dalla durata trimestrale, è andata sostanzialmente a risolvere una pletora di problemi che il titolo si trascinava da un bel po' di tempo preparando, al contempo, il terreno per il futuro supporto. Una vivacità, come anticipavamo nel corpo dell'articolo, che dà avvio a un percorso ancora lungo e graduale, i cui risultati si vedranno nel corso del tempo. Quanto è stato fatto, di sicuro, spianerà la strada a contenuti di maggior qualità che vedremo. La prima espansione post-intervento è Blood Orchid giunta con una nuova mappa che ci porta a Hong Kong, nuove skin per le armi e ben tre operatori. La nuova Operazione convince grazie a una mappa ispirata nel design e a tre ottimi operatori (Ying, Lesion ed Ela), i quali vanno ad ampliare ulteriormente le opportunità tattiche per attaccanti e difensori. Con Blood Orchid, insomma, Rainbow Six Siege riparte in quarta (se tralasciamo i problemi riscontrati da alcuni utenti su PlayStation 4) e guarda al futuro con grande ottimismo.

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