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Recensione Tomb Raider Trilogy

Una raccolta con gli ultimi episodi dell'adventure game più "prosperoso" di sempre

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Il mondo dei videogiochi è colmo di serie che tra spin-off, remake e sequel, sono riuscite a guadagnarsi un posto nel cuore di molti videogiocatori e nell’olimpo del videogaming. Al contrario ci sono saghe che dopo il successo dei primi capitoli non hanno saputo ripetersi, scivolando lungo i ripidi declivi di una lunga parabola discendente. Ne è esempio lampante Tomb Raider. La bella Lara (uno dei pochi personaggi videoludici universalmente conosciuti), dopo uno sfavillante inizio sulla PSOne, PC e Sega Saturn, ha visto pian piano la luce della sua stella affievolirsi a causa di un restyling dell’immagine non riuscito fino in fondo e di avventure virtuali non all’altezza delle precedenti. Più e più volte Core Design ha tentato di rilanciare la bella archeologa, senza ottenere particolare successo. Dopo il passaggio nelle competenti mani dei programmatori di Crystal Dynamics le sorti della serie sono nettamente migliorate, grazie ad un ritorno alle origini sia nello stile che nel gameplay, graditissimo ai numerosi fan. E mentre migliaia di giocatori aspettano spasmodicamente l’uscita del nono capitolo della serie, chiamato semplicemente Tomb Raider, sulle nostre PS3 arriva in esclusiva un’altra interessante trilogia dopo quelle dedicate a Sly e Prince Of Persia, questa volta proprio riservata a Lara Croft: Tomb Raider Trilogy. La trilogia è composta dagli ultimi tre episodi usciti dal 2006: Tomb Raider Legend (2006), Tomb Raider Anniversary (2007) e Tomb Raider Underworld (2008), tutti legati tra loro attraverso una trama continuativa in comune. Il passaggio in alta definizione interessa soprattutto i primi due giochi sopracitati, in quanto Underworld è uscito per tutte le piattaforme di nuova generazione. Ma questa non è l’unica novità del pacchetto uscito per PS3. Infatti, oltre ad una rimasterizzazione totale che interessa anche il sonoro, sono stati aggiunti parecchi contenuti extra tra cui trofei per tutti e tre i titoli, interviste e dietro le quinte della serie, costumi per gli avatar, un tema per la cross-bar ed alcuni interessanti trailer. Il tutto in un unico blu-ray.

Vecchie Conoscenze

Andiamo con ordine. Il primo capitolo della trilogia è Tomb Raider Legend, videogioco su cui al tempo Crystal Dynamics puntò davvero tutto: i fan avevano mal digerito l’enorme delusione legata al precedente episodio, ed il lavoro di “restaruro” concettuale doveva essere ingente e rigoroso. Fortunatamente i risultati, pur senza abbracciare un’eccellenza memorabile, furono più che discreti. La “rinascita” ebbe il suo pieno compimento anche sul fronte della trama, attraverso la quale il giocatore scoprirà alcuni avvenimenti del passato di Lara, fino a quel momento avvolto nell’ombra. In un viaggio volto a far luce sulla scomparsa della madre, la prosperosa archeologa in cerca dei frammenti della leggendaria Excalibur, girerà il globo come mai prima: Giappone, Bolivia, Kazakistan sono solo alcune delle mete che toccherete durante l’avventura. Il divertimento, così come la varietà di ambientazioni, non mancherà mai durante il vostro viaggio: grazie ad un gameplay rinnovato rispetto agli anni passati ed una mobilità sensibilmente maggiore, l’interesse e la curiosità del giocatore saranno sempre ai massimi livelli. Ad onor del vero, con il senno di poi la qualità complessiva risaltava più per l’enorme distanza dai risultati scadenti del vecchio episodio che per qualità intrinseche, ma di certo Legend aveva il pregio di recuperare una dimensione “avventurosa” che ha sempre fatto bene ai giochi della serie. La linearità dell’avanzamento non abbracciava ardite soluzioni di design dei livelli, ma almeno stuzzicava i palati dei fan con un succoso numero di “secret”. Inoltre, Legend liquidava una volta per tutte la legnosità del “periodo buio”: non senza qualche inciampo a livello di ottimizzazione della telecamera e delle collisioni, la nuova Lara appariva davvero più a suo agio nell’ambiente tridimensionale.
Al tempo si pensò di vivacizzare anche gli scontri a fuoco, grazie alla possibilità di cambiare arma “on the fly”, e ad un incremento dell’interazione ambientale. Persino l’arrivo del rampino (utilizzato abbondantemente nelle sequenze esplorative) permettava di confrontarsi con i nemici con un pizzico di dinamismo in più. Ad oggi, di questo tentativo resta ben poco: molti, anzi, storceranno forse il naso di fronte all’evidente semplicità e povertà delle sparatorie, davvero ridicole se confrontati con i titoli odierni (Uncharted in primis, se proprio si vuol fare un paragone). Del resto, quello dell’action adventure è, come abbiamo avuto modo di dire altrove, un genere che è invecchiato abbastanza rapidamente. Le soluzioni di Legend, dunque, appaiono nel 2011 molto meno eleganti, evidentemente impacciate. Il suo valore storico, ad appena cinque anni dalla release, sembra molto affievolito. Adeguato soprattutto ai fan del genere, il gioco è forse superato anche da alcune soluzioni dei più recenti Prince of Persia. Eppure, per gli amanti dell’avventura che sapranno scendere a patti con le inquadrature ballerine, ci sarà poco da lamentarsi. esplorazione, combattimenti ed i classici enigmi sono uniformente distribuiti nelle 5-6 ore necessarie al completamento dell’avventura.
Pur portandosi dietro tutti i pregi e i difetti dell’originale, Tomb Raider Legend in HD è ovviamente tirato a lucido. Eppure, il restyling in alta definizione, in verità, è riuscito solo a metà: essendo Legend uscito anche per Xbox 360, non è che rispetto a questa versione abbia subito chissà quali cambiamenti grafici. Comunque è piacevole osservare tutte quelle piccole migliorie che aiutano i vostri occhi ad apprezzare il gioco nonostante i tanti anni ormai passati. Purtroppo il passaggio in HD ha accentuato qualche difetto, come l’aliasing o la qualità non sempre eccellente delle texture. Inalterati i già citati svarioni per quel che tiguarda le collisioni poligonali.

Come la prima volta

A distanza di 10 anni dall’uscita del primo capitolo in assoluto esce Tomb Raider Anniversary, episodio che ripropone la primissima avventura di Lara Croft. Essendo un vero e proprio remake, portato in alta definizione proprio grazie a questa trilogia, Anniversary gode di un gameplay semplice e dinamico, grazie al quale possiamo rivivere le emozioni dateci da una giovanissima archeologa nelle selvagge giungle peruviane. I ritmi quasi frenetici di Legend lasciano spazio qui ad un’avventura più pacata, volta all’esplorazione e alla comprensione di una trama che, ahimè, soffre la mancanza di colpi di scena o spunti significativi. Anniversary è di fatto il titolo meno a suo agio, narrativamente parlando, di questa trilogia. Per fortuna i collegamenti con quanto accade in Legend e in Underworld serviranno per capire al meglio le vicende globali sul passato e presente di Miss Croft, spiegando dunque la scelta di inserire questo prodotto nel terzetto.
Essendo un remake quasi identico di un titolo uscito 15 anni fa, non ci si può aspettare troppo dalla struttura di gioco o dagli intrecci della trama. L’avanzamento segue binari evidentissimi, senza mai uscire dal seminato, in una sequenzialità a volte snervante. L’avventura, della durata ragguardevole di 10-12 ore, si fa di tanto in tanto stanca: piuttosto che puntare sulla libertà e sul colpo d’occhio, Anniversary gioca le sue carte sul fronte della bellezza scenica. Alcune prospettive sono davvero indimenticabili: il fascino di alcune creature mitologiche, affiancate da veri e propri mostri giurassici (provate voi a buttar giù un T-Rex a colpi di fucile!) cattura l’interesse del giocatore. Le suggestive ambientazioni, anche se poco o per nulla interattive, danno un tocco di classe a questa stimolante riedizione. Nonostante il peso degli anni ed una linearità quasi opprimente, ai livelli di quella dei Prince of Persia dell’era 128 Bit, Anniversary si lascia giocare piacevolmente, soprattutto dai neofiti o dagli utenti anche più navigati che vogliono riprovare il brivido del primo Tomb Raider, ma in alta definizione. Anniversary non riesce però a scrollarsi di dosso alcune incertezze concettuali: resta dunque, oggi come al tempo della sua uscita, un buon tributo ad un titolo storico, ma nulla più. Un’occasione per ricordare, non certo riscrivere la storia.

Lara is Back

Tomb Raider Underworld è l’ultimo gioco (in ordine temporale) della trilogia per PS3. La trama verrà finalmente svelata nella sua totalità e la storia dell’Avalon si concluderà. Non ci vuole molto per capire che questo è di sicuro il vero fiore all’occhiello di questa collection. Non solo perché, essendo più recente, è accessibile ai più grazie a meccaniche intuitive e un gameplay adagiato più comodamente sui front button del pad, ma anche perché veicola una discreta epicità: non tanto per quel che riguarda gli eventi, ma grazie alla dimensione disarmante di alcune locazioni. Sin dai primi minuti è chiaro come l’approccio di Underworld sia totalmente diverso rispetto a quello di Legend o Anniversary: vi ritroverete infatti immersi nel più nero degli oceani, con pochissimi punti di riferimento da seguire per non essere vittima degli spaventosi predatori marini. E questo sarà solo l’inizio. Nel nuovo capitolo le dinamiche esplorative si svincolano finalmente dalla progressione inquadrata e lineare: Underworld, grazie ad un level desing che espande enormemente i suoi confini, e nasconde con sapienza gli elementi interattivi, mescolandoli fra false piste ed un’innumerevole dose di spunti, glorifica il colpo d’occhio e l’ingegno. Utilizzando più intensamente tutti gli strumenti a sua disposizione, fra cui il rampino - che gioca un ruolo fondamentale, il prodotto riesce a proporre soluzioni ardite e passaggi per nulla banali, che appaiono molto remunerativi a tutti gli appassionati dei buoni adventure game. Il rapporto con l’ambiente, dunque, è davvero cambiato, fra le insidie che si nascondono ad ogni angolo, l’inedita vastità degli scenari, e le scalate dinamiche riprese ovviamente dal grande Assasin’s Creed. Notevolmente migliorata anche la varietà, il ritmo: ancora una volta avrete a che fare con una sequenza eterogenea di sparatorie, enigmi e esplorazione, ma la formula globale stavolta ricorda quella veicolata da un certo Nathan Drake piuttosto che i risultati della “vecchia” Lara a cui ci eravamo abituati.
Purtroppo, cattive notizie dal fronte narrativo: la parte finale della trama di ogni trilogia è fondamentale, e purtroppo quella vista in Underworld non è delle migliori. Abbastanza confusionaria e frettolosa, la fine della saga di Avalon lascia un po’ di amaro in bocca e non riesce a regalare quella grande soddisfazione che ci si aspetterebbe. Sia chiaro, nel mondo videoludico ne abbiamo viste di ben peggiori, ma Crystal Dynamics sembra quasi aver sprecato un’occasione d’oro, lasciandosi scappare il finale da “bocca aperta” che tutti, fan sfegatati e non, attendevano.
Complessivamente, la presenza di un titolo così recente nel pacchetto fa in modo che la trilogia appaia come una buonissima offerta, e calamita le attenzioni dei giocatori che nono hanno recuperato questo ottimo prodotto al tempo della sua uscita.

Tomb Raider Trilogy Tomb Raider Trilogy raccoglie tre giochi, ma non tre capolavori. L’ottimizzazione in HD è riuscita bene per tutti e tre e la qualità visiva rispetto agli originali è innegabile. Ma nonostante ciò, soprattutto per i primi due episodi si avverte il notevole lasso di tempo che è passato, a causa di un “modo di giocare” attuale completamente diverso da quello di qualche anno fa. E la distanza incolmabile di questo “Gap generazionale” si avverte senza inserire altri dischi nel tray, solo paragonando Underworld a Legend o Anniversary. La colpa delle incertezze dei primi episodi non è da attribuire a particolari mancanze o alla pigrizia del team di sviluppo, che si è invece mostrato disponibile ad organizzare un refresh grafico comunque discreto. Il problema è proprio in nuce: nell’arco di pochi anni il genere si è evoluto ed ha guadagnato una freschezza che i primi capitoli del terzetto non mostrano. L’acquisto della trilogia Croftiana è dunque consigliato a chi, per un motivo o per un altro, non ha mai giocato Underworld ed almeno un altro episodio a scelta tra gli altri due, e si vuole godere una piena immersione nel mondo adrenalinico e mozzafiato della bella archeologa. Per chi avesse giocato a tutti e tre i prodotti invece, i contenuti speciali, seppur meritevoli, non giustificano l’acquisto.

7.5

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