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Recensione Tormentum: Dark Sorrow

Un'avventura grafica dai toni oscuri

Versione analizzata: PC
recensione Tormentum: Dark Sorrow
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

È molto difficile riportare alla memoria ciò che abbiamo vissuto in un sogno, ma ancora più complicato è riuscire a rendersi conto che ciò che stiamo vivendo, nonostante possa sembrare perfettamente logico, è frutto della nostra immaginazione. Nel corso del tempo, ma soprattutto nell’ultimo secolo, l’arte si è impegnata a tradurre tali contenuti onirici in forma visiva e, seppure in una forma molto più modesta rispetto agli autori a cui fa riferimento, Tormentum: Dark Sorrow può essere considerato l’ultimo esempio di questo filone creativo contemporaneo. All’apparenza un’avventura grafica come tante altre, questo titolo, approdato su Steam grazie al progetto Greenlight, ci ha accompagni in un’esperienza visionaria e estremamente curata nel design, nonché ricca di escamotages narrativi che, soprattutto nel panorama indie, la rendono un piccolo gioiello. Disponibile a 11.99€, ci ha incuriositi al punto da farci abbandonare completamente la nostra forma materiale, per scoprire come la storia si sarebbe evoluta. Eppure ad ogni passo un terribile dubbio ci ha attanagliati: e se tutto questo fosse la realtà?

L’ESPIAZIONE ATTRAVERSO IL DOLORE

Il gioco ha inizio, ma non sappiamo bene dove ci troviamo o dove ci stia portando l’enorme dirigibile che sorregge pericolosamente la nostra gabbia e quella della creatura accanto a noi. Un essere atipico, che somiglia a un grande topo in armatura e che ci avverte dell’imminente pericolo legato all’inquietante castello in cui stiamo per atterrare. Le guardie nere lo hanno strappato alla sua famiglia perché colpevole di aver commesso dei peccati: che la nostra cattura sia in qualche modo legata a una simile causa? Non abbiamo memoria di ciò che sia avvenuto prima del viaggio, ma l’arrivo al castello è inevitabile e segna l’inizio della nostra prigionia nelle squallide segrete, ormai popolate da cadaveri, topi e marciume. Una guardia si avvicina alla cella e ci avvisa delle indicibili pene che ci attendono per poterci purificare di tutti i nostri peccati. È l’unico modo per potercene andare da questo luogo maledetto, o almeno questo è ciò che il nostro aguzzino crede. Infatti, appena il carceriere si allontana, abbiamo subito modo di interagire con l’ambiente circostante e dare inizio all’avventura che crediamo ci condurrà alla salvezza.
In un titolo che, ve lo diciamo fin da subito, dura all’incirca tre ore (che possono variare a seconda della vostra perspicacia e della vostra velocità nel risolvere i problemi di logica) questo è tutto ciò che ci sentiamo di riferirvi riguardo alla trama, poiché altrimenti il rischio di rovinarvi l’esperienza di Tormentum sarebbe davvero troppo elevato. Non solo avrete a che fare con creature surreali di ogni tipo, ma in più di un’occasione verrete messi di fronte a dei veri e propri dilemmi morali, che influiranno in vari modi sulla piega che la storia prenderà e sulle relative conseguenze che dovrete affrontare. Nonostante la possibilità di scegliere sia un “piacevole” intermezzo tra un enigma e l’altro, purtroppo tale caratteristica si declina troppo semplicemente nei singoli casi, proponendo delle situazioni in cui (il 90% delle volte) è sempre abbastanza chiaro quale sia la scelta “buona” tra le due. In questo modo viene meno quel senso di angoscia e impotenza che i veri dilemmi morali dovrebbero far nascere in noi, stemperando un po’ il clima della produzione, che risulta meno cupo di quel che dovrebbe. L’atmosfera stessa, nonostante un impianto visivo di tutto rispetto, esce massacrata da una leggerezza purtroppo abbastanza diffusa nella scelta delle linee di dialogo, che, invece di incutere timore, creano una frattura insanabile tra ciò che si vede e ciò che leggiamo. A fronte di tematiche come la morte, la tortura, il peccato e l’espiazione, che appartengono a una dimensione più adulta della cultura, ci siamo più volte trovati di fronte a personaggi che sembravano usciti da una fiaba in edizione per bambini. La semplicità e l’innocenza con cui questi ci hanno rivolto parola fa (forse) riferimento alle tinte tipiche del sogno, in cui anche delle frasi innocenti possono causare in noi sensazioni terribili, ma è innegabile che una maggiore serietà generale avrebbe giovato al titolo.

Passando al gameplay vero e proprio, Tormentum presenta due modalità di sfida nei confronti del giocatore: da un lato dovremo recuperare degli oggetti e utilizzarli nel posto giusto (o con la persona giusta), mentre dall’altro dovremo risolvere dei problemi di logica autoconclusivi. Entrambe le vie non sono state tarate in modo da impensierire troppo chi gioca e difficilmente vi capiterà di rimanere bloccati in un’area perché non saprete più cosa fare. Con un po’ di memoria e di spirito di osservazione è possibile risolvere tutti gli enigmi in pochi minuti, soprattutto perché quelli più difficili vanno decifrati attraverso il recupero di alcune pergamene che indicano graficamente quale sia la soluzione corretta. Una scelta di design che mira a una fruizione più leggera del prodotto da parte di tutti, lasciando al giocatore il piacere di concentrarsi sulla trama e sulle atmosfere, più che sul singolo rompicapo.

DA GIGER A DEMON’S SOULS

È per stessa ammissione degli autori che Tormentum trae spunto per la propria ambientazione da una serie di fonti ispiratrici decisamente illustri sia del panorama artistico, sia di quello videoludico. Le tavole di Hans Ruedi Giger e da Zdzisław Beksiński (artisti che vi consigliamo di recuperare nel caso non li conosceste) rappresentano le fondamenta su cui questo titolo è stato costruito, con scenari surreali che incarnano alla perfezione la distanza tra mondo onirico e materiale. La tristezza delle lande desolate e la malattia che trasuda dalle prigioni abbandonate, realizzate sempre con l’utilizzo di tinte poco vibranti, sono solo alcune delle sensazioni che questo gioco vi trasmetterà passando di ambiente in ambiente, avvicinandosi a un classico della disperazione videoludica: Demon’s Souls.

I personaggi con cui abbiamo a che fare sono figure tormentate, che spesso hanno bisogno di noi per ritrovare la speranza, ma altre volte vorranno semplicemente abbindolarci, approfittandosi della nostra ingenuità per i propri fini egoistici. In tutto questo la somiglianza con il titolo From Software è innegabile e sotto tale profilo il team di sviluppo ha lavorato decisamente bene. L’unica pecca di un così certosino lavoro dal punto di vista artistico è la limitatezza tecnica di tale impianto, dovuta, com’è comune in queste produzioni, ad un budget sicuramente limitato. Nonostante sia possibile giocare a schermo intero, l’avventura è perennemente ritagliata in 4:3, con l’inventario che si trova nella banda nera di destra e lo sfondo che spesso si muove dinamicamente quando posizioniamo il mouse su uno dei due bordi laterali. A questo dobbiamo associare una generale scarsa nitidezza dell’immagine, che evidentemente non è stata concepita per girare nell’ormai comune standard 1080p, ma nonostante tutto è ancora accettabile nella misura in cui siamo di fronte a una produzione indie. Le voci dei personaggi sono purtroppo assenti e ciò è un peccato perché forse una buona recitazione avrebbe potuto colmare la semplicità dei testi scritti, che rimangono l’unica forma di comprensione della trama (escludendo le varie note sparse per l’avventura). Molto buone invece le musiche, temi d’accompagnamento estremamente tristi che non risultano mai invasivi e sono funzionali a coinvolgere il giocatore nel clima della situazione.

Tormentum: Dark Sorrow Tormentum: Dark Sorrow è un’avventura che non offre un taglio preciso in base a cui valutare l’opera finale. È un titolo che cerca di unire vari aspetti e, per quelle che erano le sue possibilità, lo fa in maniera sufficientemente buona: trama, enigmi, dilemmi morali e esplorazione sono cuciti in maniera armonica, senza mai sbilanciarsi da un lato o dall’altro, ma hanno l’unico rammarico di non essere spinti alle estreme conseguenze. Una cura maggiore sul versante tecnico, nonché un’attenzione superiore alle conseguenze delle proprie scelte e ai dialoghi avrebbero giovato a un prodotto che è comunque divertente e interessante, anche in relazione al prezzo piuttosto contenuto. I più curiosi avranno comunque voglia di farsi un secondo giro ad avventura conclusa, per scoprire cosa sarebbe potuto accadere se si fossero compiute delle scelte differenti. Svelare il mistero dietro la nostra cattura è comunque un compito piacevole e abbastanza rilassante, che consigliamo vivamente a tutti gli appassionati di atmosfere evocative e di titoli che mirano a trasmettere delle sensazioni piuttosto che dei veri e propri contenuti, perché l’espiazione è un processo lungo e doloroso che non va capito. Va vissuto.

6.5

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