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Touhou Genso Wanderer Recensione

Ispirato al Touhou Project, il punitivo roguelike JRPG distribuito da NIS America ha messo a dura prova la nostra pazienza.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Touhou Genso Wanderer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • PS4
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. È inoltre nemico giurato di DLC e digital delivery. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

Quando il distributore NIS America annunciò -lo scorso anno- che avrebbe portato in Occidente un titolo del Touhou Project, quel discutibile ibrido chiamato Touhou Genso Rondo: Bullet Ballet, la possibilità di vedere anche nel nostro continente gli atipici JRPG legati al franchise divenne piuttosto concreta. Per chi ancora non la conoscesse, quella del Touhou Project è una serie di sparatutto a scorrimento bidimensionale anche noti con l'appellativo "Danmaku Shooters", dove i giocatori sono costretti a schivare i molteplici proiettili del nemico e al contempo rispondere al fuoco. Spesso capita però che qualche titolo ispirato alla serie (soprattutto se fanmade) cambi genere d'appartenenza, sfociando magari nell'ampia e variegata categoria RPG. Touhou Genso Wanderer appunto, il nuovo gioco che approderà in Europa il prossimo 24 marzo su PlayStation 4 e PS Vita, si presenta come un dungeon crawler di stampo roguelike, un (infame) genere molto punitivo che ad ogni eventuale fallimento costringe il malcapitato a ripartire dal livello iniziale. Equipaggiati di tanta pazienza, abbiamo provato la versione home console e, dopo una serie di sfortunati e indicibili fallimenti (e altrettanti ragequit), vi riveliamo le nostre impressioni sul prodotto.

Una scalata a suon di botte e proiettili

Come ogni gioco della serie, Touhou Genso Wanderer è ambientato nella lontana terra del Gensokyo, luogo mistico (e immaginario) del Giappone in cui umani e demoni coesistono pacificamente. O quasi. Protagonista della vicenda è ancora una volta la giovane Reimu Hakurei, graziosa e combattiva sacerdotessa incaricata di proteggere la Grande Barriera del Gensokyo e al contempo di sterminare i demoni più problematici. Dopo aver toccato l'ammaliante sfera dorata dell'amico Rinnosuke Morichika, la fanciulla assiste impotente alla sua improvvisa trasformazione: una potente forza malefica si impossessa infatti del pacifico responsabile del negozio Kourindo, alterandone completamente la personalità.

Divenuto ostile e violento, Rinnosuke rivela di voler replicare l'intera popolazione del Gensokyo per fini ignoti: di conseguenza Reimu, decisa a fargli ritrovare il buon senso, è costretta prima ad affrontarlo, e successivamente a fuggire dinanzi alla sua incidibile e rinnovata potenza... Scampata per miracolo alla morte, Reimu si ritrova in un luogo sconosciuto, con la consapevolezza di dover tornare dall'amico per sventarne il terribile piano e salvare il Gensokyo. Penalizzata da personaggi del tutto inesplorati, la trama principale del gioco risulta molto debole, appena abbozzata, e purtroppo funge solo da contorno alle complesse fasi di esplorazione e combattimento che caratterizzano il dungeon crawler confezionato dai ragazzi di Aqua Style. Fortunatamente, come vedremo tra poco, ci pensa il gameplay a risollevare le sorti del prodotto. Dopo il lungo tutorial, i giocatori dovranno farsi strada attraverso un'interminabile serie di livelli che collegano i vari luoghi del Gensokyo: ciascuno stage presenta infatti un sigillo magico che, al pari di una scala, conduce all'area successiva, strutturando l'intero mondo di gioco come se fosse una torre incredibilmente alta (e difatti simile al castello fluttuante di Aincrad in Sword Art Online). Tramite l'uso della croce direzionale, Reimu può spostarsi in otto direzioni diverse e attraversare i vasti labirinti, rigorosamente colmi di nemici da affrontare e di oggetti da raccogliere lungo la strada.

Durante l'avanzamento, il giocatore deve però tenere sotto controllo due dei molteplici indicatori sempre mostrati sullo schermo: quella degli HP e la cosiddetta barra "Tummy" (pancia, in inglese). La prima indica gli iconici punti vita rimasti alla nostra eroina, ricaricabili attraverso l'uso di oggetti di recupero, riposando per qualche secondo sul campo di battaglia, o semplicemente (in maniera molto più lenta) spostandosi da una casella all'altra durante l'esplorazione del livello corrente. Non meno importante, la seconda barra indica invece la fame dell'eroina: quando si esaurisce, anziché recuperare energia con le tecniche sopramenzionate, la sacerdotessa guerriera vedrà diminuire progressivamente i propri punti vita, arrivando addirittura a perder conoscenza. Diventa dunque fondamentale, durante la lunga scalata, aver sempre adeguate scorte non solo di bevande curative, ma anche di cibarie che possano attutire il continuo senso di fame percepito da Reimu.
La punta di diamante del gameplay è senza dubbio rappresentata dall'intricato combat system, poiché Reimu, le sue partner e i nemici incontrati nelle 10-15 ore richieste per completare la trama principale, presentano ciascuno una vasta gamma di abilità e attacchi univoci. Ma andiamo per gradi. Ogni volta che Reimu incontra un potenziale nemico sull mappa di gioco, questi non può fare a meno di avvicinarsi e colpire l'eroina con assalti fisici o attraverso gli iconici proiettili energetici che caratterizzano il franchise: i Danmaku. Reimu, per conto suo, può rispondere al fuoco attraverso l'uso di armi bianche, gli stessi Danmaku, oppure ancora sfoggiando devastanti abilità magiche che, di contro, per essere attivate richiedono particolari carte reperibili nei dungeon o comunque acquistabili presso i negozi.
Sconfiggendo i nemici, la guerriera riceverà non solo denaro e punti esperienza, fondamentali per salire di livello, ma anche i particolari "P Item", che permettono di ricaricare la Barra Danmaku, al fine di utilizzare gli iconici proiettili. Sin dall'inizio dell'avventura, Reimu ha accesso a quattro diversi tipi di attacchi Danmaku, ognuno dei quali prevede un differente consumo dell'omonima barra e soprattutto scatena un diverso effetto. Chiamato "Yin Yang Shot", il primo colpo consiste in un unico proiettile di potenza minima, utile perlopiù per bersagliare i nemici molto distanti senza rischiare di subire un attacco diretto; il secondo tipo, chiamato "Yokai Buster", permette invece di sparare proiettili in tre diverse direzioni, in modo tale da indebolire eventuali gruppi di avversari in avvicinamento frontale. Qualora Reimu venisse però accerchiata dai propri nemici, la cosiddetta "Double Barrier" le consente di colpire allo stesso tempo tutte le creature circostanti, infliggendo pur giunta danni abbastanza considerevoli.

Per contro, l'utilizzo di questa mossa speciale richiede una notevole porzione di Barra Danmaku, in modo tale che nessun giocatore possa abusarne. L'ultimo attacco Danmaku è chiamato infine "Sealing Needle", invero utilissimo per eliminare rapidamente gruppi di nemici in fila, magari posti negli stretti corridoi che collegano le varie stanze di ciascun livello. L'ultimo asso nella manica di Reimu è infine rappresentato dalla possibilità di portare con sé un partner che, in base alle direttive ricevute dal giocatore, può seguire la ragazza durante l'esplorazione dello stage, assistendola nei combattimenti, oppure avanzare per conto proprio, attirando a sé tutti gli avversari incontrati. Potenzialmente di grande aiuto, le partner di Reimu sono più che altro carne da macello, poiché dispongono purtroppo di un'intelligenza artificiale assai scarsa, e risultano utili soltanto quando accompagnano la protagonista: qualora il giocatore si imbatta in folte masnade di nemici, solo una parte di essi si scaglierà prontamente contro Reimu, mentre la porzione rimanente prenderà di mira la partner, in modo tale che nessuna delle due combattenti venga soverchiata dalle masse.

Il peso della sconfitta

Durante Touhou Genso Wanderer, il rischio di subire una schiacciante sconfitta è sempre dietro l'angolo. Un singolo passo falso durante l'esplorazione può far sì che Reimu attivi una terribile trappola, e che improvvisamente si ritrovi circondata e sopraffatta da sei, o anche otto nemici. In questo sfortunato caso, la natura del titolo roguelike non solo trasporta la ragazza di nuovo al primo piano della torre, ma soprattutto riporta la combattente e le sue partner al livello base.

È proprio questa meccanica a renderlo un gioco adatto a pochi, poiché ritrovarsi improvvisamente allo stage iniziale dopo aver raggiunto il 50% dell'avventura può esser causa di forte nervosismo e frustrazione. Come se non bastasse, dal momento che la scalata non può essere effettuata in senso inverso, è preclusa al giocatore qualsiasi meccanica di grinding: di conseguenza in ciascun livello è fondamentale cercare di accumulare quanta più esperienza possibile. In caso contrario, potreste facilmente ritrovarvi bloccati contro boss insuperabili, i quali vi offrirebbero un inevitabile viaggio di sola andata verso il primo piano. Fortunatamente, quand'anche il giocatore subisca una sconfitta, l'equipaggiamento rinvenuto durante la scalata, e magari potenziato attraverso l'apposita funzione che permette di fondere assieme due oggetti simili, non andrà mai perso. In questo modo, tutte le armi e le armature rinvenute in precedenza potranno subire nuovi upgrade durante la seconda scalata (e successive), alleggerendo il peso della frustrazione. Com'era già avvenuto per il suo predecessore, sul fronte tecnico Touhou Genso Wander si presenta piuttosto misero ed essenziale, soprattutto su PlayStation 4. Le texture ripetute all'infinito nei vari livelli sono scarne e prive di dettagli, in netto contrasto coi graziosi e simpatici sprite bidimensionali delle eroine principali e dei loro avversari. Persino la colonna sonora appare noiosa e poco ispirata, scadendo nel frequente riciclo degli stessi brani. Interamente doppiato, il titolo presenta la sola traccia in lingua originale, mentre i testi e il menu di gioco sono unicamente in inglese; tuttavia, per qualche strana ragione, il filmato iniziale con protagonisti Reimu e lo sventurato Rinnosuke presenta sottotitoli solo in giapponese, impedendo la comprensione dello stesso a chiunque non mastichi un minimo dell'idioma del Sol Levante. Un errore grossolano da parte del publisher, e che quindi speriamo venga corretto da una patch entro il day-one.

Touhou Genso Wanderer Nonostante qualche difetto, Touhou Genso Wanderer si è rivelato un buon esponente del genere roguelike JRPG. Sebbene la scarsa longevità non giustifichi assolutamente il prezzo del pacchetto, il titolo risulta molto divertente e presenta un livello di sfida davvero alto che, di contro, lo rende inadatto a chiunque non abbia un minimo di familiarità col genere. Purtroppo, pur trattandosi di un JRPG, la storia principale non è stata sviluppata a dovere, dimostrandosi un banale contorno per il vero fulcro del gioco: il gameplay; fatta eccezione per la più giovane delle sei partner di Reimu, tutti i personaggi del gioco sono mal caratterizzati, un elemento ulteriormente aggravato dai noiosi e prolissi dialoghi che affliggono la narrazione. Per i suddetti motivi, ne consigliamo l’acquisto solo a chiunque nutra una forte passione per il Touhou Project, o comunque a tutti gli appassionati di giochi particolarmente punitivi.

6.5

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