Recensione Traverser

L’opera d’esordio del team svedese Gatling Goat Studios è un action/adventure con visuale isometrica che centrifuga dinamiche sandbox, elementi da puzzle game e sessioni stealth in una sola soluzione.

Versione analizzata: PC
recensione Traverser
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  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Nella maggior parte dei casi, ciò che più danneggia le piccole software house indipendenti non è tanto la mancanza di fondi da investire, quanto del senso della misura, senza il quale non riconoscono i propri limiti e si finisce col programmare giochi non ben inquadrabili in un genere preciso, saturi come sono di tante diverse meccaniche di gameplay. Convinti che oggigiorno l'originalità può essere ottenuta facilmente tramite la contaminazione di differenti stili di gioco, molti studi di sviluppo s'ingegnano per creare ibridi che possano spiccare in un mercato ormai sovraffollato, puntando più sulla varietà data dalla somma delle parti che sulla coerenza e l'omogeneità. L'opera d'esordio del team svedese Gatling Goat Studios rappresenta l'esempio perfetto di quanto sopra: Traverser è un action/adventure con visuale isometrica che centrifuga dinamiche sandbox, elementi da puzzle game e persino sessioni stealth. Un pot-pourri di generi, dunque, in cui non sono stati rispettati i giusti dosaggi dei vari ingredienti, e quello che ci viene servito è un pasto insipido e fugace, seppur condito da buoni e coraggiosi propositi.

In barba alla gravità

La storia di Traverser rimane intrappolata all'interno di un limbo, non riuscendo mai ad oltrepassare la soglia delle discrete premesse narrative. Inscenando un futuro in cui il sole si è spento e l'umanità si trova a dover sopravvivere sull'ultima roccaforte rimasta, Brimstone, il titolo Gatling Goat prova a raccontarci la vicenda di una lotta di classe, di una società divisa tra chi vive nella parte "alta" della città, ricca di ossigeno, e chi invece abita in quella "bassa", sempre più povera di materia prima.

E lo fa attraverso gli occhi della giovanissima Valerie Bennett, che si trova invischiata in una storia più grande di lei, fatta di ribellioni e colpi di stato. Dopo aver superato l'esame per diventare un "traverser", ossia la persona prescelta per viaggiare tra i due mondi e mantenere la pace, la protagonista scopre un complotto presso la Raven Corporation, l'azienda che controlla Brimstone con fare quasi dittatoriale, in cui è coinvolto persino suo padre, improvvisamente scomparso. Chiudendo un occhio sul modo in cui la trama è raccontata, ossia attraverso dialoghi con personaggi la cui caratterizzazione è accennata in modo sbrigativo, e tramite due brevi scene d'intermezzo disegnate con tratti simili a quelli dell'animazione francese, ciò che delude è l'incapacità della sceneggiatura di scavare nelle profondità di un intrigo che, idealmente, poteva portare a risvolti etico-politici da non sottovalutare. Il finale lascia poi aperte molte porte, segno di come gli sviluppatori abbiano deciso di conservare più idee possibili per un eventuale sequel, sottraendo mordente e completezza a questo esordio. Nel tentativo di salvare il padre (e - perché no? - anche il mondo) la nostra eroina dovrà attraversare le due macro aree della città, con una formula sandbox che permette di esplorare liberamente alcuni quartieri. Non si tratta certo di zone molto ampie in cui muoversi, e il girovagare tra le viuzze rimane un'attività un po' fine a se stessa, se si escludono il recupero di qualche collezionabile e la presenza di un paio di minigiochi. Il vortice d'attrazione attorno a cui gravita il gameplay di Traverser si palesa, quindi, solamente nel momento in cui entreremo nei dungeon cittadini: in qualità di guardiano, Valerie è dotata di una gravity gun in grado di sollevare un buon numero di elementi dello scenario attraverso la pressione del tasto sinistro del mouse, e ruotarli a suo piacimento con quello destro. Può altresì sgusciare quatta quatta o indossare dei barili che le concedono di passare quasi inosservata allo sguardo nemico, con una strizzatina d'occhio a Snake e alla sua iconica scatola. L'abilità di far lievitare oggetti si rivela indispensabile sia durante le fasi che potremmo iperbolicamente definire action, sia nelle sporadiche sequenze dedite al puzzle solving e al platforming. Traverser si propone di bilanciare e mescolare disomogenei tipi di gameplay in una progressione che dura, purtroppo, a malapena quattro ore, finendo per non concedere il giusto spazio a nessuno di essi. Tra tutte, le sessioni action sono quelle meno rifinite: per annientare le due tipologie di nemici che ci ostacoleranno, ossia piccoli robot sentinella e ratti geneticamente mutati, potremo sollevare gli oggetti e, tenendoli in sospensione gravitazionale, continuare a colpire gli avversari finché non stramazzeranno al suolo. Il problema non consiste soltanto nella totale assenza di qualsivoglia tatticismo, ma soprattutto in un feedback dei colpi davvero inconsistente, che troppo spesso non ci dà l'idea di aver centrato il bersaglio. Se pensate poi che l'intensità delle battaglie aumenti durante gli scontri coi soli tre boss del gioco, vi sbagliate: si tratta semplicemente di un'evoluzione un tantino più complessa dei normali combattimenti, con mostri dotati di pattern minimali e fin troppo prevedibili. Stessa, identica grossolanità si nota quando dovremo sfuggire all'occhio miope, astigmatico e presbite dei soldati della Raven Corp.

In modalità stealth, Valerie può sgattaiolare in punta di piedi e diventare praticamente invisibile con un barile indosso, senza che le guardie battano il minimo ciglio. Durante queste fasi l'area di gioco tende ad ampliarsi leggermente rispetto a quella dei linearissimi dungeon, e una raffazzonata gestione del nostro campo visivo, a causa di una visuale troppo ravvicinata, ci impedisce di scorgere la posizione dei nemici nonché le giuste strade da imboccare. Insomma, si prosegue spesso alla cieca, e molte volte ci si ritrova le sentinelle proprio dirimpetto: e questo è il solo modo per farci beccare dalla loro sonnolenta ronda. A migliorare in parte la qualità media della progressione giunge in aiuto una semplice ma valida strutturazione dei puzzle ambientali che ovviamente fanno leva in particolar modo sulle capacità della gravity gun, e che, per quanto non impegnino mai a fondo i neuroni del giocatore, rappresentano il vertice qualitativo del gameplay di Traverser. Il numero di enigmi davvero ridotto all'osso, per via della già citata esigua longevità del titolo, non riesce però ad insaporire come dovrebbe un'offerta nel suo insieme del tutto insufficiente. I limiti della produzione continuano imperterriti a palesarsi anche sul versante tecnico. L'unica nota positiva del comparto audiovisivo riguarda una cura certosina riposta nel doppiaggio (totalmente in inglese e senza sottotitoli nella nostra lingua), a fronte di un accompagnamento sonoro talmente anonimo da sembrare quasi impercettibile. Quanto al mero aspetto grafico, a lasciarci con l'amaro in bocca non è la pochezza della mole poligonale, dell'effettistica e delle sconnesse animazioni, bensì una superficiale caratterizzazione del mondo di gioco. Avremmo volentieri perdonato la povertà tecnica di Traverser, se almeno ci fosse stato un buon lavoro di art design a far da contraltare.

Possiamo affermare, in sintesi, che il setting non si evolve di pari passo con alcuni spunti interessanti che la storia si sforza di offrire, proponendoci invece zone cittadine asettiche e prive di guizzi visivi di sorta. Le due metà della città differiscono per il diverso cromatismo delle texture dell'ambiente, più che per stile architettonico. Del resto, una pessima gestione delle proporzioni all'interno delle aree, nelle quali per errori prospettici ci è sembrato alle volte che un tavolo fosse più alto della protagonista, la dice lunga sull'attenzione posta nel lato estetico dell'opera. Il che, lo ripetiamo, ha il sapore dell'occasione sprecata, considerate le potenzialità del background narrativo.

Traverser In virtù della sua struttura ludica, Traverser ci ha dato l’impressione di essere un titolo adatto più ai sistemi portatili che a quelli fissi. La rapidità delle missioni permette, infatti, partite fugaci e disimpegnate, l’uso della pistola gravitazionale potrebbe benissimo adeguarsi ai controlli touch, ed il datato comparto tecnico troverebbe la sua ragione d’esistere sugli schermi più contenuti di tablet e smartphone, che maschererebbero in parte alcune magagne grafiche. Traverser ha avuto però il coraggio di esordire su uno store del calibro di Steam, dove la concorrenza ha artigli ben più affilati. Il difetto principale non risiede nella risicatissima longevità, ma nella tracotanza di voler affiancare con poca omogeneità tanti generi ludici, potenzialmente intriganti, senza però approfondirne nessuno. È un errore abbastanza comune in software house giovani come Gatling Goat Studios, che si ostinano a presentare sul mercato prodotti ricchi unicamente di buona volontà, con la convinzione che l’accumulo indiscriminato di diverse formule di gameplay possa sopperire ad una qualità piuttosto carente. E questo è un peccato che fa ruzzolare Traverser nel temuto baratro della mediocrità, e una semplice pistola gravitazionale non è sufficiente, purtroppo, per trarlo in salvo.

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