Recensione Trilli e il Tesoro Perduto

Un'avventura poco entusiasmante, per la fatina Disney

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  • DS
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Il Wii e il DS, per una certa schiera di videogiocatori, avranno pure distrutto il mondo dei videogiochi, ma sicuramente hanno reso il medium videoludico più appetibile e attraente agli occhi di genitori e nonni assortiti. Non ci stiamo tanto riferendo al Dottor Kawashima e emuli vari, quanto alla nascita di tutta una serie di prodotti pensati per i più piccini. Everyeye, non a caso, ha da poco inaugurato le recensioni così dette Kids Oriented, segno dell’importanza che questo genere di produzioni sta conquistando.
Eccoci dunque a trattare l’ennesimo prodotto, giudicandolo attraverso un focus diverso dagli altri videogiochi dedicati a un pubblico più maturo. Dopo l’apparizione di un anno fa circa, Trilli, la dolce e simpatica fatina di Peter Pan, torna nel mondo dei videogiochi con un’avventura tutta sua.

Uno scettro da riparare, un’avventura difficile da giudicare

Trilli E Il Tesoro Perduto è l’ormai classica avventura grafica dove enigmi e rompicapi sono sostituiti da brevi e semplici minigiochi.
La trama che fa da sfondo alle peripezie della fatina di Peter Pan non spicca, qualitativamente parlando. L’intera vicenda ruota attorno a una cerimonia che deve svolgersi nell’Isola Che Non C’è, per la quale Trilli è chiamata a racimolare tutta una serie di oggetti ed a riparare un preziosissimo scettro andato in mille pezzi. Sicuramente per intrattenere e divertire i bambini non è richiesta una sceneggiatura particolarmente intricata o appassionante, ma la produzione disneyana pecca indubbiamente per la pochezza di molte righe di testo e per l’incapacità di creare una schiera di personaggi al quale affezionarsi, all’infuori della sola Trilli. Ciò che è peggio, il gioco in più di un’occasione risulta dispersivo.
L’idea di partenza non è sicuramente malvagia. Piuttosto che costringere la storia lungo una serie di tappe obbligatorie, sarete lasciati liberi di vagare nella foresta incantata. Incontrerete così i vari personaggi e avrete completa libertà di esplorazione. Naturalmente progredendo nell’avventura si renderanno disponibili nuove aree, ma l’interazione con ogni scenario si fermerà sempre al dialogo con altre fate e folletti assortiti. Il problema di fondo del titolo è proprio da ricercarsi nel suo ampio grado di libertà offerto nell’esplorazione. Se da una parte fa sempre piacere poter spendere un po’ di tempo svolazzando in giro senza uno scopo preciso, spesso si perde fin troppo tempo nella ricerca del tal personaggio a cui dire la tal cosa per farsi dare il un determinato oggetto.
Disney, tuttavia, deve aver intuito il problema, per questo ha inserito una pratica voce nel menù che, automaticamente, condurrà la fatina di fronte al personaggio che stavate cercando. L’opzione, sicuramente, elimina il difetto, ma al tempo stesso rende il gioco uno scialbo susseguirsi di dialoghi intramezzati da semplici minigiochi.
L’uso della parola semplici non è né casuale, né generico. Questi infatti difficilmente saranno in grado di stimolare o mettere in difficoltà anche i giovani videogiocatori alla prime armi. Per lo più vi richiederanno di ricomporre semplicissimi puzzle, di scegliere la figura giusta tra una breve lista o, addirittura, di scorrere con lo stilo su alcuni punti del touch-screen.
Guardando anche ai minigiochi insomma, il target di riferimento è molto basso e già bambine di nove o dieci anni potrebbero annoiarsi immensamente, pur apprezzando la simpatica e vivace Trilli.

Il bosco fatato

A livello tecnico la produzione si difende piuttosto bene. Gli scenari sono riprodotti grazie a splendidi fondali in due dimensioni, artisticamente validi e fantasiosi. Buoni anche i modelli poligonali dei diversi personaggi, degnamente animati e sufficientemente dettagliati. Anche i menù compiacciono, sia a livello estetico che per la loro facilità di lettura.
Buono anche il comparto sonoro, cannibalizzato da fanfare e da trillanti effetti sonori.
A livello di longevità non passerà molto tempo prima di vedere i titoli di coda dell’avventura principale. Un paio di pomeriggi sono più che sufficienti, ma per fortuna c’è un’ampia gamma di sbloccabili e di vestiti da cucire, sempre tramite semplici minigiochi che non richiedono più di qualche tocco di stilo. Il problema, semmai, è la noia che potrebbe colpire i più piccoli.

Trilli e il Tesoro Perduto Trilli E Il Tesoro Perduto è un gioco per bambini leggermente controverso. Da una parte l’avventura principale tende ad essere eccessivamente dispersiva, dall’altra può facilmente condurre alla noia con minigiochi estremamente semplici e poco stimolanti. Se tecnicamente quindi il titolo brilla per una buona grafica e un sonoro curato, trama e gameplay lasciano leggermente a desiderare. Il consiglio è quello di acquistarlo solo nel caso in cui lo si voglia regalare a una nipotina o a una figlioletta particolarmente piccola e attratta dalla vivace e allegra Trilli. Tuttavia, guardandosi intorno, non faticherete a trovare prodotti più curati e adatti a stimolare e intrattenere i piccoli di famiglia.

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