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Recensione Trine 3: The Artifacts of Power

Divertente, magico e visivamente incantevole, il nuovo titolo Frozenbyte è un racconto favolistico imperdibile non solo per gli amanti del genere, ma anche per tutti coloro che, con animo di fanciullo, desiderano immergersi in mondi immaginifici.

Versione analizzata: PC
recensione Trine 3: The Artifacts of Power
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

La numerologia è una disciplina molto affascinante, in particolar modo per ciò che riguarda lo studio del valore mistico e simbolico solitamente attribuito al numero 3. Nelle culture di ogni tempo, molti sono stati i significati che questo numero cardinale ha incarnato: inteso innanzitutto come espressione della Trinità di matrice religiosa non solo in senso cristiano ma anche greco-mitologico (si pensi alle Parche e alle Grazie, formate sempre da un trio), poi ricollegato, sul piano più strettamente matematico, alla figura del triangolo che per i pitagorici era l'immagine della perfezione, ed infine considerato come espressione di armonia, di equilibrio, di creazione. Gli appassionati di esoterismo avranno allora modo di sbizzarrirsi nel cercare significati reconditi all'interno dell'ultima opera ludica dei finlandesi Frozenbyte: un gioco che s'intitola Trine (letteralmente "Trino", "Triplice") in cui controllare tre personaggi, giunto al terzo capitolo, e che si apre alla terza dimensione. È proprio quest'ultima la vera grande novità di The Artifacts of Power, che rompe le contenitive catene bidimensionali dello scorrimento orizzontale e rinnova, tramite l'uso del 3D, le dinamiche puzzle/platform dei due precedenti episodi. Considerando quanto detto sopra sul valore simbolico del numero 3, la saga di Trine avrà finalmente raggiunto la perfezione?

Continuavano a chiamarlo Trinità

Il manufatto magico che dà il titolo al gioco continua imperterrito ad importunare i simpatici protagonisti dell'avventura. Ognuno di loro viene così richiamato al dovere proprio nel bel mezzo della sua routine quotidiana: ecco che ritroviamo il prode cavaliere Pontius in missione per salvare una pecora rapita da un orco, la bella ladra Zoya alla ricerca di un prezioso gingillo luccicante, ed infine il buon mago Amadeus intento a godersi un po' di riposo insieme a moglie e prole.

Ma le forze del male non aspettano certo i comodi dei nostri eroi: un'entità oscura, legata al potere di Trine, sembra essersi liberata, e la sua energia negativa si spande per il regno. Il motore dell'azione di questo capitolo, soprattutto per chi ha giocato ai precedenti episodi, sembra quasi un piccolo, paradossale contrappasso. Sin dal loro primo incontro col famoso artefatto i protagonisti hanno, infatti, espresso un divertito disappunto nel dover essere costretti, quasi di prepotenza, a compiere gesta sì eroiche ma anche piuttosto pericolose: augurandosi addirittura, all'inizio di questo sequel, che il manufatto si rompa e perda i poteri celati al suo interno. Ebbene, sarà proprio la frammentazione di Trine in - guarda un po' - tre parti a liberare il perfido Sarek e a dare inizio ad un'altra avventura. La storia si limita ad abbozzare un canovaccio favolistico che a una sceneggiatura di servizio, e un po' frettolosa, affianca un'atmosfera invero straordinaria, che funge, si potrebbe dire, da summa dell'immaginario fantasy come pochi altri esponenti del mondo videoludico hanno saputo fare. Dispiace solo che evidenti e risaputi problemi di budget abbiano costretto gli sviluppatori ad affrettare la conclusione della trama, che pare quasi forzatamente interrotta in favore di un classico cliffhanger che prova a spianare i sentieri narrativi di una nuova trilogia.
Se il feeling di leggerezza, umorismo e delicatezza fiabesca è sempre il medesimo, aria di rinnovamento si respira invece nel momento in cui si prende il controllo dei protagonisti pad (o tastiera) alla mano, in virtù della già citata grandissima novità introdotta da Frozenbyte: la terza dimensione. The Artifacts of Power non abbraccia interamente il 3D, ma alterna con grande perizia la progressione bidimensionale ad inserimenti in profondità che, complice l'uso della camera automatica, stravolgono completamente la prospettiva. È facile immaginare il notevole cambiamento dal punto di vista del gameplay: si modifica, infatti, sia l'approccio alle sequenze platform sia a quelle enigmistiche, costringendoci ad analizzare lo scenario di gioco sotto un'altra ottica, alla ricerca di leve nascoste, di soluzioni e passaggi alternativi. Da questo punto di vista, il lavoro svolto per diversificare e rendere indispensabile ogni singolo eroe è paragonabile, se non superiore, alla già buona equilibratura presente nel secondo capitolo. Una delle notevoli caratteristiche della serie è sempre stata quella di offrire diversi tipi di approcci risolutivi agli enigmi a seconda delle abilità dei nostri avatar, e passare in tempo reale dall'uno all'altro permette di concatenare in modi sempre vari le capacità di ognuno di loro. Certo, le possibilità non sono infinite e probabilmente vi ritroverete ad utilizzare soprattutto l'arciere Zoya e il mago Amadeus nelle sequenze dedite agli enigmi ambientali e al platforming, lasciando al possente Pontius il compito di sbrandellare le pur rare ondate di nemici. Queste ultime si figurano, a dire il vero, come il punto più debole dell'intera produzione: gli scontri sono estremamente elementari, fatta eccezione per un paio di battaglie un po' più elaborate, e la rinnovata mobilità garantita dal 3D contribuisce a rendere ancora più semplici le sessioni action. Nulla vi vieta di utilizzare Zoya o Amadeus anche nei combattimenti all'arma bianca per complicarvi da soli la vita, ma avremmo preferito comunque una maggiore bilanciamento delle abilità offensive dei personaggi, o quantomeno la possibilità di scegliere un diverso livello di difficoltà con cui iniziare l'avventura. L'anima di Trine 3 è, in ogni caso, racchiusa tutta nelle fasi platform e in quelle in cui risolvere piacevolissimi puzzle ambientali, con le quali i ragazzi di Frozenbyte si dimostrano pienamente a proprio agio, forti dell'esperienza accumulata negli anni. L'avanzamento si mantiene così sempre fluido, immediato e intuitivo, grazie anche ad un sistema di controllo ampiamente responsivo e ad una fisica di salti ottimamente calibrata. Quanto ai rompicapi, la semplicità che li caratterizza non sminuisce affatto la loro ingegnosità: l'eccellente e sempre vario level design è strutturato in modo tale da valorizzare con intelligenza diversi meccanismi risolutivi, legati alle specifiche abilità di ogni personaggio, che spetterà quindi solo al nostro intuito combinare a dovere.

La terza dimensione si presta inoltre alla sperimentazione di nuovi, intriganti giochi prospettici, e in questo senso molto del merito va al buon utilizzo della telecamera di gioco, che inciampa solo di rado, non inquadrando correttamente la scena e celando la soluzione all'occhio del giocatore. L'aumento letterale di profondità, tuttavia, non sembra muoversi di pari passo con quella dell'offerta contenutistica: rispetto al precedente capitolo, in Trine 3 è stato completamente eliminato lo skill tree dei protagonisti, e l'impossibilità di far evolvere i tre avatar in parte "appiattisce" (paradossalmente) la progressione. Di certo lo sblocco di nuovi poteri avrebbe giovato alla varietà dell'avanzamento, soprattutto lungo le sessioni più strettamente action, che ne avrebbero quindi guadagnato in tatticismo. Anche per quanto riguarda la longevità c'è stata una piccola involuzione: a causa dei già citati problemi di budget, il titolo si compone di soli otto capitoli, per un totale approssimativo di 7 ore di gameplay. Ogni stage per essere sbloccato impone il recupero di un numero variabile di piccoli triangoli luminosi sparsi per le ambientazioni e, a patto di non voler completare al cento per cento ogni area (il che non si rivelerà per nulla una passeggiata), dovremo obbligatoriamente cimentarci in alcuni livelli collaterali, composti da micro zone in cui controllare un solo personaggio e sopravvivere usando soltanto le sue capacità, per poi venir ricompensati con un buon numero di triangolini che andranno a sommarsi a quelli recuperati lungo la storyline. Queste brevi missioni secondarie, oltre ad essere un furbo escamotage utile a rimpinguare una campagna non proprio corposa, garantiscono una varietà di situazioni di tutto rispetto, e ampliano considerevolmente il tasso di sfida, aggiungendo quindi all'equazione ludica quel coefficiente di difficoltà con cui avremmo voluto cimentarci nei capitoli principali. Non manca altresì la possibilità di affrontare il gioco in compagnia, con un multiplayer sia online che locale, quest'ultimo arricchito dalla facoltà di scegliere tra la modalità "illimitata", in cui ogni giocatore può controllare uno qualsiasi dei personaggi, e quella "classica", dove è concesso il comando di uno solo dei tre eroi. Ecco che quindi, tutto sommato, la longevità di Trine 3 si rivela complessivamente dignitosa a fronte della spesa di circa 20 euro. Da non sottovalutare inoltre il pieno supporto alle mod e all'editor di livelli, che permette ai più esperti di voi, in grado di lavorare sui codici di gioco messi a disposizione, di creare le proprie fiabe personalizzate.

Three is the magic number

Trine 3 è una delle massime espressioni del fiabesco di stampo videoludico. Il team Frozenbyte ci aveva già abituato benissimo con la raffinata estetica dei primi due episodi, ma in questo terzo capitolo della saga ha superato se stesso: dal punto di vista visivo, la loro ultima opera è incredibile sia per qualità e varietà delle ambientazioni, sia per il clamoroso livello di dettaglio raggiunto da alcuni scorci, sia per la portentosa inventiva che sostiene tutta l'impalcatura artistica. Indimenticabile, ad esempio, il livello ambientato all'interno di un libro, come se ci stessimo muovendo in un mondo di carta, con lo sfondo che si riempie di calligrafie e miniature da antico manoscritto e in cui lo stile grafico si trasforma in un cel shading sopraffino, probabilmente tra i migliori mai visti in un videogioco.

Le altre aree esplorabili, tra foreste lussureggianti di poesia e Accademie incantate, pur non raggiungendo i medesimi livelli di meraviglia e originalità, toccano comunque vette altissime. Migliorie notevoli, rispetto ai predecessori, anche nel reparto animazioni, ora più eleganti e fluide, che singhiozzano solo sporadicamente durante alcuni innocui problemi di compenetrazione poligonale. Diverso invece il discorso sul sonoro: se da un lato le piacevoli musiche accompagnano con discrezione l'avventura e le voci dei doppiatori caratterizzano al meglio le personalità dei protagonisti, dall'altro una serie di fastidiosi bug, che spesso spezza il sottofondo musicale e persino i dialoghi tra i personaggi, rappresenta l'unica, vera "stonatura" di un comparto audiovisivo altrimenti ineccepibile.

Trine 3: The Artifacts of Power Divertente, magico e visivamente incantevole, Trine 3 è un racconto favolistico imperdibile non solo per gli amanti del genere, ma anche per tutti coloro che, con animo di fanciullo, desiderano immergersi in mondi immaginifici da fantasy d’alta scuola. L’aggiunta della terza dimensione riscrive coraggiosamente le formule base del gameplay della serie, senza snaturarle in alcun modo, ma anzi evolvendole ed arricchendole con nuovi giochi prospettici. Ancora una volta sono le battaglie contro orde di nemici a rappresentare il difetto principale dell’opera, che in questa terza incarnazione si vede privata anche dello skill tree presente nel secondo capitolo, che avrebbe potuto offrire un maggior ventaglio di personalizzazione e varietà all’insieme. Anche al netto di queste mancanze, tuttavia, cui si aggiungono una longevità certamente migliorabile che non stimola il replay value e una sceneggiatura troppo sbrigativa sul finale, l’ultimo titolo Frozenbyte si dimostra un gioco all’altezza dei suoi illustri predecessori: per la saga di Trine allora, il numero 3, se proprio non è quello perfetto, ci va abbastanza vicino.

8.3

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