Recensione Trouble Witches Neo

SNK Playmore realizza uno sparatutto 2d con le streghette

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  • Xbox 360
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Negli ultimi anni si fa un gran vociare circa l'ascesa della scena indie quaggù in Occidente, nonché di un ritorno di fiamma del garage gaming. Piuttosto vero, ma quante possibilità esistono per uno sviluppatore indipendente di emergere al fianco delle produzioni più blasonate?
In Giappone la situazione è tutta diversa: al posto di indie si parla di doujin, gli aspiranti game designer non si fanno concorrenza tra loro ma lavorano condividendo il materiale in vista di un progetto in grande stile capace di attirare l'attenzione e competere con software più professionali.
Capita quindi che un gruppo di ragazzotti riuniti sotto la dicitura Studio Siesta faccia uscire su PC nel 2007 uno sparatutto bidimensionale e che due anni più tardi lo riproponga in una versione migliorata sulla scheda arcade TAITO Type X-2, che poi è la medesima di Super Street Fighter IV e Darius Burst Chronicles. Il Trouble Witches Neo qui recensito non è altro che l'ultima galoppata di Studio Siesta attorno alla propria creatura, trasferitasi su Xbox Live Arcade e passata sotto l'ala protettiva di SNK Playmore, ansiosa di cancellare la delusione di The King of Fighters Sky Stage.

A cavallo di una scopa

Le streghette hanno un problema. Ma sembrano riderci sopra. Se il famoso Deathsmiles della Cave dipingeva un mondo gravoso e dalle architetture gotiche, la produzione di Studio Siesta non ci pensa un secondo a fare del proprio titolo un parente dell'anime Mermaid Melody: un gruppo di streghette che poco si prendono sul serio, che sfruttano un set di armi improbabile, parlano con vocine strozzate e dialogano animatamente con famigli sboroni. Certo Trouble Witches Neo ammette a gran voce di avere come ispirazione lo shooter Cave, ma le due formule di gioco non potrebbero essere più distanti.
Mnemonica e minuziosa quella dell'uno, istintiva e più libera quella dell'altro. Lo scrolling di Trouble Witches Neo è orizzontale, da sinistra verso destra. Ciascuna delle streghette selezionabili (alcune sono disponibili sin da subito, altre sono da sbloccare, altre ancora giungeranno via DLC a pagamento) possiede specifiche caratteristiche in fatto di sparo, di velocità a cavallo della scopa, di destrezza. Specie per quanto concerne i sistemi di sparo e la tipologia di proiettili il gioco sa proporre una discreta varietà, sebbene la loro velocità sia sempre e comunque maggiore della destrezza da parte della protagonista di schivarli. Nonostante l'hitbox sia minimo e quindi non tutti i proiettili siano letali, lo spazio di manovra tra l'uno e l'altro è nella maggior parte dei casi inesistente. Diciamo pure che il gioco manca dell'adeguato bilanciamento, che la schivata non è frutto di una cosciente chirurgia, ma di pura fortunosità.
A meno che il giocatore non sappia padroneggiare al meglio l'importante barriera attivabile (Magic Circle): questa non è altro che un cerchio di diametro tale da coinvolgere circa metà schermo e capace di bloccare la gran parte dei proiettili che hanno l'ardore di impattarvisi. Il giocatore può attivarla a piacimento e altrettanto disattivarla, altrimenti la barriera dura fino a quando non si consuma il livello di MP, ben indicato in alto a sinistra. Il suo scopo in ogni caso non differisce dalla smart bomb degli sparatutto classici: fare in modo che i proiettili presenti in un'area dello schermo siano bloccati e permettere quindi alla streghetta di migrare verso più miti spazi. Disattivare la barriera, però, sblocca quanto intrappolato tra le proprie maglie poc'anzi e quindi il giocatore dovrà essere abile nel posizionarsi adeguatamente per schivare i proiettili vecchi e nuovi. Tale barriera quindi non è la panacea da estrarre nei momenti di difficoltà, ma può diventare una grave minaccia se non se ne fa un uso assennato. Il gioco sviluppa il level design incentivandone l'utilizzo, specie contro nemici o boss diventa chiaramente imprescindibile: sta quindi all'esperienza del giocatore comprendere in quali situazioni utilizzarla e per quanto tempo.
In Trouble Witches Neo oltre che la canonica smart bomb, mancano anche i power up. Quest'ultimi sono sostituiti da un inusuale Shop. Esatto, avete capito bene: come se fosse un qualsiasi RPG, in determinati punti del livello comparirà una mongolfiera all'interno della quale è possibile spendere le monete raccolte dalle carcasse nemiche e infilarsi in tasca delle carte, fino a un massimo di tre. All'interno dello Shop è possibile acquistare un cuore extra, una bottiglietta di pozione che ricarica parzialmente la barra MP, ma sopratutto potenziamenti temporanei: si va da uno sparo potenziato ad una serie di laser riflettenti, da uno schermo protettivo ad una copia di sé stessi tale da ingannare i nemici. Sottolineiamo la natura temporanea di tali potenziamenti, così come il fatto che non tutti sono adeguatamente efficaci nelle situazioni che di lì a breve si andranno ad affrontare. Si tratta di una feature certamente spiazzante, mai tentata prima all'interno di uno shooter e proprio per questo motivo non siamo così sicuri della bontà dell'idea.

Cieli e profondità

Dal punto di vista grafico Trouble Witches Neo non brilla né per originalità né per ispirazione. Il character design delle navi volanti dei nemici è pressapochista e confuso, sopratutto povero di dettagli. Migliore risulta la resa artistica delle streghette, collection di personalità dal cappello a punta e la gonna spiovente, anche se in buona parte dei casi anonime se confrontate al tratto più sicuro di Deathsmiles.
Gli stage di gioco (7 in tutto) ricalcano i panorami più classici intravisti negli ultimi vent'anni di sparatutto bidimensionali: si comincia con un treno in corsa a ridosso della costa marittima e si prosegue con una cupa foresta rischiarata dai timidi raggi solari, senza scordare lo stage ghiacciato (notevoli le balenottere svolazzanti) e quello interno ad un vulcano. Gli sviluppatori si sono sbizzarriti nel coinvolgere elementi bidimensionali (streghette, nemici, boss, parti del fondale) a quelli con più sfaccettature poligonali: il risultato convince sul fattore profondità, ma non sempre la transizione tra 2d e 3d è ben realizzata.
Sul fronte longevità Trouble Witches Neo propone un numero molto elevato di modalità: per il giocatore singolo si ha un Arcade Mode, uno Story Mode (nient'altro che l'Arcade condito da sequenza di dialogo statiche) e un Challenge Mode (uno Score Attack dal tempo limitato); per il multigiocatore è disponibile una cooperativa anche via Xbox Live. Presente inoltre sia il comparto grafico dell'originale Arcade, che un rimaneggiamento curato apposta per l'occasione e non costretto all'interno di fastidiose bande laterali.
La difficoltà è in linea con gli standard attesi del genere (piuttosto ardui), suddivisa inizialmente in tre livelli: peccato solo che certe magagne di gameplay poco invoglino il giocatore a proseguire nello studio dei pattern d'attacco per migliorare la propria abilità.

Trouble Witches Neo Trouble Witches Neo non riesce a svettare all'interno della numerosa offerta di sparatutto bidimensionali di xbox 360. Un gameplay molto istintivo confligge con un bilanciamento non all'altezza, mentre gli elementi d'originalità (Magic Circle e Shop) non ci hanno convinto al 100%. L'adattamento da arcade è ben curato, ma a monte c'è un graphic design pressapochista e una eccessiva aderenza ai clichè del genere. Trouble Witches Neo è insomma uno shooter divertente e con sprazzi di novità, ma incapace di competere con altri più blasonati esponenti dello sparatutto bidimensionale.

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