TumbleSeed: Recensione della versione per Nintendo Switch

Un indie roguelike basato sulla corretta coordinazione dei due stick analogici, difficile ma estremamente originale.

Versione analizzata: Nintendo Switch
recensione TumbleSeed: Recensione della versione per Nintendo Switch
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Switch
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Tanto si parla di quanto Switch si stia insediando nell'industria del gaming come perfetta alternativa agli altri hardware di generazione corrente, e di come la sua line-up, in pochi mesi, possa già vantare di titoli tripla A dal valore unico quali Breath of the Wild, Mario Kart 8 Deluxe e ARMS. Meno si dice, invece, di quanti prodotti appartenenti al sottosuolo indipendente si siano dimostrati ugualmente propensi ad impreziosire il suo odierno parco giochi, alcuni così particolari da sembrare esser stati pensati su misura per entrare a farne parte, nonostante figurino ufficialmente come titoli multipiattaforma. È ad esempio il caso di Snake Pass, che, dall'uso handheld, sembra trarre un vigore ludico incredibile; stesso vale per TumbleSeed, disponibile anche per PC e PlayStation 4 ma così a suo agio tra le funzionalità portatili di Switch da rendere la versione in oggetto non soltanto la più appetibile, ma addirittura quella privilegiata. Merito di un (high) concept molto adatto al tablet allungato dai due Joy-Con laterali, capace di rendere questa piccola proposta, inaspettatamente, una delle più singolari in circolazione al momento.

Impresa verticale

Anziché rapportarlo ad Ice Cold Beer, arcade semi-sconosciuto al quale i dev si sono dichiaratamente ispirati, potrebbe risultarvi più facile associare TumbleSeed a uno di quei vecchi giochini da bar vicino alla spiaggia in cui, inclinando tramite manubrio esterno il piano contenuto in una piccola teca di vetro, bisognava fare in modo che una biglia raggiungesse un punto d'uscita senza farla cadere nei buchi sparpagliati sul percorso. L'idea alla base del progetto, scaturita dalla collaborazione tra Benedict Fritz e Greg "aeiowu" Wohlwend, è di fatto molto simile a quanto descritto e si concretizza in un gameplay mai esplorato come si deve in ambito videoludico, ovviamente inserito in un'estetica e un contesto realizzati per l'occasione. Il gioco è ambientato in un universo 2D abitato da semi monocoli dalle forme più svariate, la cui placida esistenza è oramai scossa da una calamità che propaga il suo influsso negativo dalla cima della montagna dove queste creature vivacchiano placidamente. Noi interpretiamo un eroe circolare, un semino coraggioso che, partendo da valle, è chiamato a scalare il monte in verticale fino a raggiungerne l'apice e ristabilire infine l'ordine naturale delle cose.
Si tenga presente, appunto, che stiamo parlando di un semplicissimo seme. Per affrontare l'impresa, scordatevi quindi gambe e braccia: potrete infatti contare solo sulla vostra capacità di rotolare a destra e a sinistra degli scenari che intramezzano l'avanzamento - per lo meno all'inizio del viaggio. La fortuna del giocatore è di avere a disposizione una barra della stessa lunghezza del lato basso dello schermo - e ad esso esattamente parallela - sulla quale il nostro avventuriero tondeggiante poggia costantemente. Questo piano orizzontale va mosso verso l'alto tramite un utilizzo cauto e ragionato dei due stick analogici: spingendoli insieme e in perfetta sincronia il sostegno si solleva rimanendo "in bolla", laddove, alzando o abbassando - anche di pochissimo - una levetta alla volta, l'asta s'inclina nella direzione opposta all'azione, costringendo il seme a ruzzolare nel medesimo verso.
Tutto ciò va a scontrarsi col fatto che il sentiero, come si accennava, è cosparso di fessure più o meno estese, cadendo nelle quali il personaggio perde un punto vita e viene rigettato dal software sul fondo della montagna, costretto a riprendere l'arrampicata dapprincipio. In secondo luogo, il declivio è popolato dalla fauna più stravagante e variopinta: vermi esplosivi, rapidissime libellule e altre bestiacce dalle forme geometriche non si faranno troppi problemi a ferire il Nostro al pur leggero sfioramento, il che, se ripetuto per una manciata di volte, porta al game over istantaneo e definitivo.

Perché sotto quella patina di giochetto della domenica, TumbleSeed nasconde un'anima roguelike intransigente e spietata, per cui restando privi dei cuori in proprio possesso - si parte con soltanto tre unità - si perdono anche tutti i progressi acquisiti fino al punto di decesso, con tutti gli improperi che ne conseguono. A un'analisi superficiale, la questione si tradurrebbe in una mera sfida da leaderboard online dove il punteggio è tanto maggiore quanto più in alto l'utente riesce a portare indenne il proprio avatar rotondo. Non è tutto qui, grazie al cielo.

Potenza seminale

Ci rendiamo conto che il paragone possa sembrare un po' azzardato, ma provate a pensare a TumbleSeed come fosse una sorta di The Legend of Zelda in salsa arcade. Perché, da un certo punto di vista, è di questo che si tratta: il "viaggio dell'eroe" qui rappresentato è difatti quello tipico di qualsivoglia avventura videoludica di matrice fantasy, con tanto di borghi di raccordo tra le aree di gioco, side-quest assegnate dagli NPC, oggetti da racimolare di tanto in tanto e potenziamenti sbloccabili cammin facendo. Ovviamente tutto ciò ha dovuto adattarsi alla bizzarra formula descritta in precedenza, dando vita a soluzioni di gameplay a dir poco estrose. Una delle quali è impossibile da omettere, ed è relativa ai talenti che il personaggio ha modo di acquisire nel corso della sua scomoda scalata. Va detto innanzitutto che tutti vivono di una meccanica condivisa, che ne consente lo sfruttamento solamente dopo aver rotolato sopra specifici quadrati di terriccio e avervici piantato il power up prescelto in cambio di una certa quantità di gemme, a loro volta raggranellabili durante l'avanzamento. Di base il seme possiede soltanto quattro doti, che si possono alternare in qualsiasi momento del percorso: quello di far fiorire due gemme alla terza zolla "conquistata"; quello di attorniarsi di spuntoni rotanti per difendersi dagli avversari; quello di ottenere un quarto di cuore ad ogni piantamento andato a segno; soprattutto, quello di coltivare dei check point che concedono all'avatar, qualora cadesse in un buco, di non dover ripartire dal punto più basso dell'alpe.

Proseguendo è possibile procurarsene altri, scivolando in alcune grotte sotterranee oppure acquistandone presso i bottegai dei villaggi che intervallano l'avventura, comunque sempre in cambio di un numero variabile di gemme. Il sistema di talenti ne prevede fino a trenta differenti, fra i quali spiccano quello che rende le buche transitabili riempiendole d'acqua piovana, quello che tramuta le zollette in molle e consente al seme di saltare oltre gli ostacoli, e svariati altri che lo muniscono, tra le altre cose, di armi a varia gittata. Ecco allora che, forse, il quadro risulta finalmente chiaro: a fronte di un sistema di controlli inusuale e spigoloso, TumbleSeed spinge l'acceleratore non solo sulla pratica, ma soprattutto sulla strategia di chi sta giocando, costretto di continuo a riflettere sull'uso del giusto potere nel giusto istante per sperare di condurre il proprio assistito un po' più in alto run dopo run. L'insieme è ingegnoso e decisamente originale, sebbene gli intenti della produzione vadano sovente a cozzare con una progressione lenta e macchinosa, sulle prime a dir poco spiazzante. È vero che con esercizio e calma riflessiva si può ambire a performance anche molto soddisfacenti; d'altro canto, l'impressione è che il titolo avrebbe sicuramente giovato di un lieve alleggerimento della formula, la quale invece, tra l'innata ruvidezza del control system, un trial & error accentuato, la generazione procedurale dei setting ad ogni nuova partita e lo spauracchio di un permadeath duro e puro, rischia di portare alla frustrazione in men che non si dica. Nonostante giungere in vetta sia una sfida piuttosto faticosa, c'è anche da sottolineare come, dal punto di vista tecnico, TumbleSeed sia privo di sbavature, almeno su Switch. Oltre a ribadire quanto l'opera sia fruibile soprattutto in assetto portatile, dobbiamo riservare un plauso all'ottima implementazione dell'effetto Rumble HD della console, le cui vibrazioni mutano sensibilmente a seconda di quanto si verifica a video. Una piccola aggiunta al gioco di base che i possessori della nuova piattaforma Nintendo non potranno fare altro che apprezzare, malgrado non rivoluzioni in alcun modo l'esperienza in sé.

TumbleSeed TumbleSeed è un bel concentrato di colori e fantasia. Foriero di una ricetta creativa più profonda di quanto la sua grafica essenziale parrebbe anticipare, il “roguelike rotolante” - come si autodefinisce - del piccolo team capitanato da Fritz e Wohlwend ha la sola pecca di osare un po’ troppo in termini di difficoltà generale, talmente elevata da rischiare di svilire un lavoro altrimenti inappuntabile sotto quasi ogni aspetto. Chi sa di non avere la pazienza dalla propria parte farebbe forse meglio a volgere lo sguardo altrove; chi cercasse un arcade fuori dagli schemi dovrebbe invece riservare almeno una chance a un prodotto che, al di là di una severità marcata, non ha assolutamente alcun corrispettivo nel panorama videoludico moderno. Per chi ne avesse la possibilità, infine, consigliamo di privilegiare l’acquisto su Switch, console per sua stessa natura affine a un’esperienza dalle interessanti particolarità riassunte poc’anzi, che si spera non passino del tutto inosservate.

7.6

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