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Recensione Twin Sector

In un lontano futuro l'umanità è costratta ad ibernarsi per poter sopravvivere

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  • Pc

Sin dalla sua uscita Portal ha catalizzato su di se molta attenzione con il suo innovativo gameplay; non poteva intercorrere molto tempo prima che iniziassero a nascere i primi giochi pesantemente influenzati da esso. Questo è il caso di Twin Sector, sviluppato dai DNS Development: gioco in prima persona dove tutto è incentrato sulla risoluzione di enigmi. Al contrario del suo predecessore, dove i vari puzzle erano risolti grazie all’ausilio della “Portal Gun”, qui il tutto è letteralmente nelle “nostre mani”, grazie ai due speciali guanti che indosseremo: il sinistro ci permetterà di attrarre a noi oggetti lontani, afferrarli e ruotarli, agganciarci alle pareti o alle strutture per effettuare salti più o meno lunghi a seconda della potenza impressa.
Il destro, invece, di scaraventare oggetti, lasciarli cadere e formare onde di energia per attutire cadute da altezze impossibili.
Ma andiamo con ordine.

Settori Gemelli

La storia di Twin Sector si svolge in un futuro post-apocalittico, dove gli ultimi sopravvissuti del genere umano sono stati messi a dormire in camere criogeniche situate ad elevate profondità sotto la superficie di una Terra ormai completamente contaminata, in attesa del giorno in cui il pianeta diventi nuovamente abitabile e vivibile.
Il giocatore è chiamato ad assumere il ruolo di Ashley Simms, giovane donna risvegliata improvvisamente dall’Intelligenza Artificiale a capo della sicurezza della stazione: O.S.C.A.R.
L’A.I. spiega alla nostra eroina che, da circa un'ora, qualcosa nel sistema di sostentamento vitale delle celle criogeniche ha iniziato a non funzionare, e che rimangono solo 10 ore di tempo prima che tutte le persone ibernate cessino di vivere: come dice la legge di Murphy, “quando qualcosa va storto può solo peggiorare”.
La nostra Ashley è l’unica, per qualche strano motivo, ad essersi svegliata, e pertanto l’unica persona in grado di salvare l’umanità. Entro le prossime ore il generatore del sistema di bunker sotterranei dovrà essere riparato, al fine di ristabilire la funzionalità della stazione. Molte cose però non tornano: cosa è successo ai vari terminali fuori uso e apparentemente manomessi? Perché non ci ricordiamo i primi minuti del nostro risveglio? O.S.C.A.R ci avrà detto tutta la verità o nasconderà ancora qualche oscuro segreto? Starà a noi ed ai nostri fidati guanti, oltre che all’ambigua A.I, risolvere le annose questioni lungo i 17 livelli che compongono il gioco.

La mano destra del diavolo

Sin dai primi minuti di gioco ci accorgiamo che in Twin Sector c’è qualcosa di diverso dalla maggior parte dei videogiochi della sua categoria: non esistono armi e tutti i combattimenti che incontreremo lungo la nostra strada saranno risolvibili utilizzando al meglio gli unici accessori di cui siamo muniti, i nostri guanti. Nella preponderanza dei casi sarà sufficiente utilizzare il potere di lanciare gli oggetti (barili e casse in primis) per venire a capo del combattimento; ma con il prosieguo dell’avventura, e la comparsa di nuovi e più agguerriti nemici, il tutto si complicherà inesorabilmente.
Non più semplici “robot-palla” da ricognizione ma torrette, robot antropomorfi e molto altro; ognuno -naturalmente- dotato di uno specifico modus operandi e richiedente, di conseguenza, un approccio diverso.
Come già accennato le meccaniche di gioco si basano totalmente sull'esplorazione e sull'utilizzo della fisica per la risoluzione di puzzle ed il superamento di determinati ostacoli: per compiere ciò, la nostra eroina ha a sua disposizione solo i già citati guanti e la nostra arguzia.
E’ d’obbligo a questo punto un esempio tratto dalla nostra esperienza per mostrare solo una delle innumerevoli varianti: davanti a noi una porta chiusa da vari raggi laser; intorno solo alcuni barili e casse.
Tra i vari tentativi, ci accorgiamo che i barili non solo non vengono danneggiati dai flussi energetici ma riescono anche a bloccarli. Mettiamo subito in atto il piano ma ci accorgiamo che, se posizionati in orizzontale, riusciamo solo a deviare un raggio; solo in posizione verticale riusciamo a creare lo spazio sufficiente affinché la nostra bella protagonista riesca a passare.
Se invece la nostra attenzione fosse stata rivolta a quello che si trova al di là della porta, avremmo visto un interruttore semi-nascosto, da distruggere mediante il lancio di qualche oggetto contundente.
Questo è solo un piccolo e banale enigma, atto a mostrare le possibili varianti che ci troveremo davanti; con il prosieguo del gioco non solo il livello di difficoltà salirà esponenzialmente (creando una notevole dose di frustrazione negli utente meno smaliziati e toccando delle vette che non si vedevano da un po’ nei videogiochi moderni) ma anche le possibilità di risolvere in modi diferenti i vari enigmi aumenteranno.
In base alla nostra bravura, infatti, l’avventura potrà avere una durata che oscilla dalle 5 alle 7 ore. Il pessimo sistema di checkpoint costringe tuttavia l’utente a ripetere lunghe ed estenuanti sezioni.
Fortunatamente ci sarà l'ottima, seppur non originale, trama a tenervi piacevolmente compagnia durante l'avventura ed il ripercorrere lunghi tratti non sarà sempre così fastidioso.
Tutto il sistema di movimento e gestione dell’ambiente circostante, non si discosta poi molto dai vari FPS: con le frecce (o eventualmente WASD) muoviamo Ashley, con la barra spaziatrice saltiamo, tutto il resto è deputato al mouse a cui sono assegnati, a seconda del pulsate, l’uso di uno dei due guanti.

Tecnica

Il comparto tecnico di Twin Sector è interamente sostenuto da un motore proprietario con l’ausilio dell’Havok per quel che riguarda la gestione della fisica.
Fisica che in alcuni casi non risulta ne molto realistica (ad esempio quando scagliamo oggetti pesanti verso delle vetrate), ne molto precisa, specialmente quando il centimetro può fare la differenza tra la risoluzione di un enigma e la morte prematura.
Anche la grafica, purtroppo, non raggiunge vette soddisfacenti: molte delle texture dell’ ambiente sono in bassa risoluzione con una leggera propensione alla monocromia ed è tutto troppo simile e monotono; solo gli effetti di luce ed i particellari sono degni di nota. Sulla sufficienza si attestano i modelli poligonali dei vari personaggi umani (Ashley compresa) e non.
L’insieme fino ad ora descritto farebbe pensare ad un motore grafico essenziale e performante, adatto anche a computer non all’ultimo grido; invece già sui PC di fascia media sarà necessario "smanettare" con i vari settaggi per raggiungere il compromesso tra qualità e fluidità.
Stesso discorso di alti e bassi anche per il settore audio: da una parte abbiamo le musiche, non molto ispirate ma sufficienti, dall’altro effetti sonori che in alcuni frangenti stupiscono in senso negativo, proponendo, per esempio, rumori con eco in stanze o corridoi dove non è possibile che avvenga tale fenomeno. Al contrario il doppiaggio inglese è molto buono e ben caratterizzato.

Twin Sector Twin Sector è un gioco o che si ama o che si odia, non esistono vie di mezzo. Ma se facciamo parte della prima categoria la soddisfazione di aver risolto un puzzle e la voglia quasi ossessiva di andare avanti sono stimoli sufficienti per far chiuder un occhio sui vari difetti che si celano nel gioco. Da notare come il titolo sia venduto su Steam ad un prezzo molto interessante; oltre al doppiaggio in inglese il gioco è sottotitolato in cinque lingue tra cui figura anche l’italiano.

7

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