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Recensione TY the Tasmanian Tiger 4

A dieci anni dalla sua ultima avventura, la mascotte di Krome Studios torna a calcare il palcoscenico del mercato digitale, abbandonando la terza dimensione a favore di un più classico platformer a scorrimento orizzontale.

Versione analizzata: PC
recensione TY the Tasmanian Tiger 4
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

A volte ritornano. Nel caso di TY, personaggio in piena attività poligonale nel corso della sesta ondata di console domestiche, un'ennesima entrata in scena non era però così scontata. D'altronde, dai primi anni Duemila, quando quadrupedi di ogni specie affollavano i platform game con una certa regolarità, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Il genere ha certamente subìto un calo d'appeal presso il grande pubblico e, fatti salvi i sempiterni beniamini di casa Nintendo, sono ben poche le mascotte antropomorfe sopravvissute al Diluvio delle nuove generazioni. Per l'intrepida tigre della Tasmania, dal 2005 degradata al casual gaming per smartphone e tablet anche a causa di una stasi volontaria della sua software house d'appartenenza, l'australiana Krome Studios, sembravano esserci davvero poche chance per un ritorno alle origini in grande stile. E alle origini, com'è intuibile dagli screenshot, TY non è tornato del tutto, in effetti. Tuttavia, è soltanto grazie alle calde terre del digital delivery se oggi, dopo tre lontani episodi di fattura discreta, siamo qui a parlarvi di TY the Tasmanian Tiger 4, da poche settimane su Steam al ragionevolissimo prezzo di € 5,99. Inizio di una nuova vita o ultimo, malinconico saluto prima del pensionamento?

Ritorno a Southern Rivers

Abbandonata una terza dimensione evidentemente ingombrante per un eroe fuori forma, i Krome hanno scelto di vestire il loro pupillo con abiti diversi dalla norma, senz'altro più consoni a un'esperienza che si rifà senza imbarazzo alle meccaniche platform della tradizione. Quest'ultima avventura è infatti null'altro che un sidescroller dei più canonici, per cui il nostro beneamato verrà spronato a saltellare tra coloratissimi scenari in 2D fino al punto d'uscita, tentando nel frattempo di completare le missioni assegnategli dagli amici del Soccorso Forestale, il suo team storico. Per far questo e quindi guadagnare gli stage successivi, TY dovrà come sempre fare affidamento esclusivamente sulla propria fidata coppia di boomerang. Oltre a quelli in legno d'ordinanza, il giocatore ne sbloccherà altri di natura elementale nell'arco della campagna, e potrà eventualmente acquistarne di davvero peculiari nella boutique off-game in cambio degli opali rossi accumulati durante le sessioni di gioco. Soprattutto i boomerang elementali sono importanti nel raggiungimento degli obiettivi principali: quello di ghiaccio, ad esempio, consentirà al personaggio di spegnere incendi, quello elettrico di riattivare generatori guasti, e così via per le -poche- altre tipologie. Il titolo vive altresì di meccaniche squisitamente collectathon, sottogenere che fa del procacciamento compulsivo di oggetti lungo il sentiero la propria reale ragion d'essere. A lato di ogni incarico, e in modo del tutto facoltativo, si potrà decidere infatti se andare a caccia di particolari frutti violacei, di preziosi minerali e di piccoli koala fuggiti dall'ospedale del Burramudgee, tutti elementi riproposti in ciascun livello in quantità variabile. A mettere i bastoni tra le ruote, come nei precedenti episodi della saga, ci penseranno il perfido Boss Cass e il suo nutrito plotone di rettili anti-mammiferi, i cui membri, però, avranno vita dura dinanzi alla foga del protagonista. Se abbastanza vicino all'avversario, TY sarà in grado d'azzannarlo, laddove, al contrario, potrà contare sul succitato set di boomerang per colpire dalla distanza, ora usando i due strumenti alternativamente, ora caricando un energico attacco a legni combinati, peraltro utile a rallentare il tempo per qualche istante. L'offensiva si basa interamente su un meccanismo di mira automatica, per cui anche i lanci lunghi non abbisognano di tasti direzionali per dirigere le armi primitive verso il bersaglio. All'atto pratico, però, il sistema ha dimostrato qualche incertezza, non permettendo sempre ai nostri colpi di andare a segno e costringendoci, di rimando, ad accettare impotenti qualche mossa nemica altrimenti scansabile. Il control system di TY the Tasmanian Tiger 4, oltretutto, non è tra i più reattivi, il che, pur non compromettendo il gameplay in modo irrimediabile, alle volte riesce davvero a infastidire, specie allorché si abbia a che fare con azioni da compiere in maniera repentina o balzi tra piattaforme da calcolare con una certa precisione.

In via d'estinzione

Purtroppo la nuova impresa del simpatico tilacino australiano soffre di ben altri problemi, che potremmo riassumere nella pigra e un po' annoiata linearità del suo intero svolgersi. Sebbene gli sviluppatori, a onor del vero, abbiano provato a differenziare lievemente l'offerta inserendo gare bonus opzionali lungo il percorso, queste non sono comunque sufficientemente originali o stimolanti da spezzare la generale monotonia dell'azione. Parliamo perlopiù di comuni time trial e altri minigiochi di durata medio-breve, che, in base alla bontà della performance portata a compimento, consentono infine al giocatore di paragonare il proprio punteggio con quello di altri utenti sparsi nel mondo. Si passa poi, tra un capitolo di gioco e il successivo, a tipiche boss fight contro alcuni character appartenenti al passato del brand, qui messi al servizio di faccia a faccia davvero molto fiacchi, il cui completamento non richiederà più di una manciata di secondi anche al gamer più impacciato. Si arriva insomma al quarantesimo e ultimo stage -non più di quattro ore di playthrough complessive- con parecchia noia in corpo, e non soltanto per colpa di un livello di sfida pressappoco inesistente.

Di poca ispirazione ce n'è altresì sul versante artistico, che si riversa senza guizzi soprattutto in un level design sì genuinamente colorato e semplice nei tratti, ma davvero troppo impersonale. Tutti gli ambienti, dalle foreste dell'entroterra australiano alle soleggiate rive dell'isola, si assomigliano fino ad apparire stucchevoli, il che difficilmente aiuterà a mantenerne un ricordo fulgido quando l'esperienza avrà infine esaurito la propria linfa. Magari, tristemente, anzitempo.

TY the Tasmanian Tiger 4 Dal ritorno sotto i riflettori di un veterano del platforming come TY, seppur meno fortunato di altri suoi consimili, era certamente lecito aspettarsi qualcosa di un po’ più incisivo. Diverso dai capitoli precedenti per stile ed approccio, TY the Tasmanian Tiger 4 è vittima della pochezza della sua rinnovata formula, che si culla sulle meccaniche classiche dell’action in due dimensioni e del collectathon con fare fin troppo apatico, inciampando, peraltro, su qualche goffaggine tecnica francamente evitabile. La basilarità del sistema di input e una competizione estremamente guidata -ai limiti dell’intangibile- suggeriscono che il titolo, in effetti, sia rivolto soprattutto a un pubblico di giovanissimi. Anche in questo caso, comunque, dubitiamo se ne possa apprezzare appieno la ricetta, vuoi per una ripetitività ludico-visiva dilagante, vuoi per un fanservice spinto che, causa imposizioni anagrafiche, farà -forse- felici soltanto gli utenti più affezionati al personaggio. Per il tilacino arancione, dunque, potrebbe essere arrivato il momento di ritirarsi a vita privata. Noi glielo consigliamo, ché le spiagge australiane, per un meritato relax perpetuo, non sono poi così male.

5.3

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