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Recensione Typing Of The Dead: Overkill

L'onrail shooter di Sega arriva sui nostri Pc, grafica datata ma esperienza di gioco originale e divertente

Versione analizzata: PC
recensione Typing Of The Dead: Overkill
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Alzi la mano chi tra di voi, nel caso di improvvisa apocalisse zombie, si affretterebbe a portare con se la tastiera del proprio computer. Ora, probabilmente, vista l'allettante prospettiva di godersi finalmente tutta la softeca arretrata nella 'tranquilla' cornice del proprio rifugio, le mani alzate saranno molte più di quante fosse lecito aspettarsi in risposta ad una domanda del genere, ma quanti di voi la userebbero come vera e propria arma con la quale annientare intere orde di non morti? Nonostante lo scetticismo generale, Sega consiglia vivamente di prendere in considerazione questa ipotesi e, per allenarci durante la trepidante attesa, ci propone questo The Typing of the Dead: Overkill, diretto discendente di quel The Typing of the Dead che nel 1999 stupì le sale arcade (e successivamente i Dreamcast) di tutto il mondo, Overkill ne riprende l'intuitiva struttura di gioco per infilarla all'interno del telaio narrativo già conosciuto nel 2009 e nel 2011 in The House of the Dead: Overkill per Wii e PS3. Un'impegno in fase di design ridotto ai minimi termini, quindi, quello di Blitz Game Studios, che ne ha curato il travagliato sviluppo, e di Sega, che spera comunque di ricavare il proverbiale massimo risultato dal minimo sforzo.

Z-O-M-B-I-E

La peculiarità principale di questa nuova versione videoludica dell'infinita lotta tra il genere umano e gli zombie (o 'mutanti', come Sega si ostina a definirli per tutta la durata del gioco) è quella che permetterà al giocatore di comandare le azioni del proprio alter-ego dattilografando sulla sua tastiera le varie parole, o brevi frasi, che appariranno su schermo. In realtà, trattandosi del più classico degli on-rail shooter, le azioni a vostra disposizione saranno ben poche e, oltre a sparare ai non-morti che si pareranno di fronte a voi, avrete solamente la possibilità di raccogliere i vari oggetti curativi che costelleranno le schermate. La fase di ricarica, sarà infatti totalmente automatica e l'unica vostra preoccupazione sarà quella di comporre le parole corrispondenti a ciascuno zombie nel minor tempo possibile: dalla loro apparizione, infatti, queste saranno soggette ad un sorta di timer (che corrisponde alla distanza che ci separa dal nemico in avvicinamento) che le porterà da una tranquilla colorazione verde ad una pericolosa tonalità rossa, prima avvisaglia di un colpo portato a segno dalle creature avversarie.
Come nella più classica delle meccaniche degli shooter 'su binario' ogni colpo subito andrà quindi ad intaccare la barra dell'energia del nostro personaggio, esaurita la quale, ci troveremo di fronte alla schermata del Game Over. Questa, tra l'altro, non sarà un'evenienza rara durante l'arco del gioco, vista la notevole sfida proposta da alcuni passaggi. Va detto che, allo stato attuale, The Typing of the Dead: Overkill si dimostra una sfida alla quale solo chi possiede una dimestichezza medio/alta con il vocabolario inglese (o americano, per ora gli unici due disponibili nel gioco) può sperare di tenere testa: a meno che non siate in possesso di capacità dattilografiche di tutto rispetto, infatti, molto spesso vi ritroverete a leggere solamente di sfuggita le parole a schermo, per poi andare a riprodurle sulla vostra tastiera nel modo più fedele possibile. Il requisito minimo per godere appieno di The Typing of the Dead: Overkill, pertanto, è sempre composto da un mix di conoscenze 'scolastiche' (soprattutto dell'esatta sequenza di caratteri che andranno a comporre i vocaboli, quasi come in una gara di spelling) e di rapidità di riflessi e di battitura, risultando uno scoglio parecchio arduo da aggirare per degli utenti che dovessero difettare di uno di questi due elementi.

Con la pratica, come sempre, tutto certamente migliora e la funzione che permette di continuare dall'ultimo carattere digitato in caso di errori 'di battitura' risulta certamente utile per garantire più fluidità alle sessioni di gioco ma, in ogni caso, il titolo Sega non può essere certamente definito come alla portata di tutti. Il normale svolgimento delle sessioni di gioco verrà, di tanto in tanto, spezzettato da momenti simili a Quick Time Events, nei quali sarà necessario premere solamente delle singole lettere in sequenza (per salvare civili misteriosamente in mezzo ai piedi durante le sparatorie o semplicemente per raccogliere punti bonus) e dalle classiche boss fight di fine livello, che altro non propongono se non un'alternarsi tra la struttura di gioco standard e quest'ultima accezione più 'dinamica', senza quindi creare una grossa varietà nelle meccaniche. Rimane sempre eterogenea ed originale, invece, la proposta di termini e frasi che saremo chiamati a comporre per liberarci degli zombi, con perle quali 'I am your father' (ed altri richiami 'culturali' simili) o 'floating is fun', mentre si combatte un nemico volante, e 'too many enemies' nel caso di una situazione decisamente sovraffollata.

TUTTO GIA' VISTO. PURTROPPO.

Come detto, a livello tecnico e di design, c'è ben poco di inedito in questo The Typing of the Dead: Overkill la trama segue infatti in tutto e per tutto le vicende già narrate nell'edizione Extended Cut di The House of the Dead: Overkill del 2011 e ci metterà di fronte a due eroi 'non convenzionali' (un poliziotto playboy ed un agente segreto misterioso) che dovranno impedire al classico megalomane/scienziato pazzo di realizzare il suo folle piano per trasformare l'intera popolazione mondiale in zombie. Il tutto è infarcito da qualche spogliarellista in cerca di vendetta, un direttore di prigione pazzo ed altre amenità sulle quali è meglio soprassedere, per un feeling generale che strizza l'occhio alla filmografia horror di serie B degli anni '70.
L'ispirazione è chiara anche a livello grafico, grazie all'utilizzo del classico filtro che rende le scene di intermezzo simili a quelle di una vecchia pellicola cinematografica con tutte le sgranature ed imperfezioni del caso. Anche in questo settore, più che di porting, si può parlare di 'trasporto di peso' dell'intero comparto visivo, con modelli poligonali ed ambientazioni già poco al passo coi tempi nel lontano 2009 che, per gentilezza, vogliamo definire solamente invecchiati male. Lo stesso discorso è valido anche per l'audio, se non per il fatto che, almeno in questa occasione, l'impegno del narratore nel riproporre la classica voce enfatica tipica dei commentatori americani è in grado di strappare qualche sorriso in più occasioni, mentre, per qualche cultore del cinema trash anni '70, l'accompagnamento sonoro potrebbe risultare interessante, con pezzi qualitativamente altalenanti, ma che ne riprendono in pieno lo stile; semplicemente sadico, invece, il doppiaggio e la qualità dei dialoghi proposti da Sega, capaci di trovare una loro dimensione solamente nella filosofia 'so bad, it's good'.

La tendenza dei protagonisti a dare vita a dialoghi (piuttosto inutili, tra l'altro) durante le sparatorie, inoltre, farà si che il classico 'ticchettio' tipico delle macchine da scrivere, che accompagna la pressione dei giusti tasti durante la composizione delle parole, venga coperto dalle loro deliranti esternazioni, portando il giocatore a credere di essere incappato in errori inesistenti che possono distoglierne l'attenzione. Piuttosto buona, invece, la longevità complessiva del titolo che, oltre ai nove stage base affrontabili in quattro diversi livelli di difficoltà, offre altre due modalità di gioco: la prima, Minigiochi, è esattamente quello che il nome fa intendere, ovvero una serie di mini-sfide che si concentreranno su una particolare dinamica del gioco principale o su nuove proposte, mentre la seconda, e sicuramente più interessante, è la gradita inclusione della versione completa di The House of the Dead: Overkill (giocabile tramite mouse o joypad), che molti, probabilmente, preferiranno anche alla versione 'Typing' principale.

Typing Of The Dead: Overkill The Typing of the Dead: Overkill è un titolo già visto, e rivisto, in ognuno dei suoi aspetti: dalla trama al comparto tecnico, dalle meccaniche di gioco alle modalità extra, tutto è riciclato e riproposto. Nonostante queste premesse, però, il titolo Sega non manca di quella genuina scintilla di follia ed originalità che, ancora oggi, riesce a garantire una discreta dose di divertimento ai suoi giocatori. L'attuale disponibilità di soli due vocabolari (inglese UK e inglese US, con altri in arrivo) lo rende, per ora, consigliato solamente ai conoscitori della lingua anglosassone e a chi non vorrà fare troppo caso alla scarsa varietà di dinamiche che The Typing of the Dead proporrà lungo tutta la durata della propria campagna. Per costoro, l'aggiunta del più classico The House of the Dead: Overkill non potrà che arricchire un pacchetto all'insegna della nostalgia e della migliore tradizione arcade.

7

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