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Recensione Umbrella Corps

Nell'anno del ventesimo anniversario di Resident Evil, Capcom lancia Umbrella Corps, sparatutto competitivo in terza persona per PC e PS4.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Umbrella Corps
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ad un certo punto dello sviluppo di Umbrella Corps qualcuno deve essersi accorto che le cose erano andate davvero storte. Trovandosi per le mani un titolo rotto, disorganico, poco ispirato - insomma un titolo intimamente e indiscutibilmente brutto - i lungimiranti reparti marketing di Capcom hanno quindi deciso di farlo sparire. Di punto in bianco Umbrella Corps è scomparso dalla rete, quasi come se si fosse smaterializzato: nessun trailer, nessuna immagine promozionale, nessun comunicato stampa. Eppure Umbrella Corps, alla fine, sul mercato c'è arrivato, proposto per altro ad un prezzo di lancio davvero fuori proporzione, se rapportato ai contenuti che offre ed all'impegno produttivo che è stato dedicato a questo zoppicante progetto. Sparatutto competitivo che recupera la mitologia di Resident Evil e cavalca le velleità action degli ultimi episodi della serie, Umbrella Corps è una tragedia integrale, un prodotto futile e insipido. Un gioco vecchio nel concept e fallato nel gameplay, che finirà per infestare i ricordi dei fan: scrivendo, forse, l'ultimo capitolo di una stagione non propriamente rosea, che speriamo possa essere archiviata con il settimo episodio ufficiale.

Sopravvivere all'orrore

Umbrella Corps è, nelle fondamenta, uno sparatutto competitivo in terza persona. Il team di sviluppo ha pensato però di stuzzicare anche i lupi solitari, approntando "L'Esperimento": una sorta di Story Mode composto da una serie di brevi missioni, pensato per farci conoscere le mappe di gioco e darci un'idea generale del gameplay. Affrontando i primi incarichi si comincia tuttavia a capire che c'è qualcosa che non va alla base: per quanto sia apprezzabile la fluidità generale, che resta generalmente inchiodata ai 60fps, il feeling con i controlli è tutt'altro che piacevole. Il nostro soldato sembra quasi scivolare sul terreno, "pattinando" a tutta velocità verso gli zombi praticamente inermi che infestano le ambientazioni. Il gameplay, poi, sembra un confuso guazzabuglio di idee sconclusionate: c'è un sistema di coperture dinamiche che rende in verità più difficile affrontare i nemici e muoversi negli ambienti di gioco, e pure una mira di precisione simile a quella degli FPS, che riduce drasticamente la mobilità, rendendo l'alternanza fra le due visuali (quella tradizionale in terza persona e l'Iron-Sight in prima) un vero tormento. L'unica strategia veramente efficace, se non vogliamo perire per l'assalto di uno zombie mentre siamo inutilmente appiccicati dietro un riparo, è quella di correre e far fuoco, percorrendo come schegge impazzite le ridottissime aree di gioco. Oppure, possiamo tirare fuori il nostro preziosissimo Brainer - una sorta di piccozza che possiamo elettrificare - e procedere a testa bassa menando fendenti ad un ritmo vertiginoso, e vedendo cadere tutti i nemici al primo colpo. Per farvi capire quale sia stata la cura riposta nel bilanciamento di questa modalità, sappiate che, Brainer a parte, è possibile pure eseguire un attacco corpo a corpo normale, che solitamente ha la stessa efficacia della mortifera arma contundente. Umbrella Corps, fin dal principio, dà insomma l'idea di un prodotto disordinato, che tenta in tutte le maniere di gettare elementi nel calderone alla ricerca di uno spunto caratterizzante. Ma non c'è nulla da salvare: neppure la possibilità di far mordere agli zombie che ci assaltano il piccolo scudo tattico collocato sull'avambraccio del soldato, trascinando poi i non-morti in giro come fossero a loro volta degli scudi di carne putrida. Inseguendo l'ipertrofica spettacolarità degli action di stampo americano, cercando di replicare l'irruenza aggressiva dei loro protagonisti, Capcom ha finito per fare un gran pasticcio. Sull'efficacia della modalità Storia, poi, ci sarebbe abbondantemente da discutere. Si capisce immediatamente che le mappe sono pensate per il multiplayer competitivo, estratte a forza da quel contesto e sfruttate per abbozzare una progressione single player con una fumosa cornice narrativa. La ripetitività desolante degli incarichi è la pietra tombale di questo game mode, utile solo per sbloccare qualche elemento con cui personalizzare il proprio soldato nei match online. Non che le cose, arrivati al confronto con altri giocatori, migliorino di molto. Principalmente perché i problemi del gameplay non spariscono ed il feeling complessivo rimane poco convincente, ma anche per una serie di difetti strutturali. La modalità principale di Umbrella Corps è uno scontro a squadre senza respawn, e dovrebbe proprio per questo stimolare un approccio più tattico e ragionato.

La compattezza ed il design del mappe, che riproducono ambienti chiave dei capitoli principali della saga (dai villaggi dei Granados alle baraccopoli di Resident Evil 5, passando per la classica Racoon City, i laboratori di Revelations e la celebre stazione di polizia di Biohazard 2), tendono però a ridurre le strategie d'ingaggio che è possibile adottare. Molto spesso le partite si risolvono con un rapido assalto frontale o una logorante strategia attendista. Gli zombi che si aggirano per le arene sono un inspiegabile elemento di disturbo che permette di guadagnare qualche punto in più ma non modifica gli equilibri dei match. I movimenti della telecamera durante le cruente uccisioni corpo a corpo non lasciano intuire chi sia davvero il vincitore dello scontro, finendo col disorientare i giocatori. E ancora, l'interfaccia tutt'altro che chiara e alcune scelte discutibili sugli asset grafici rendono l'andamento delle partite molto aleatorio: ci sono mappe in cui individuare un avversario in movimento è una passeggiata, e altre in cui la mimetica si impasta con gli elementi dello scenario, tanto che è quasi impossibile capire da dove arrivano i colpi. Per un titolo competitivo che si presenta addirittura con partite classificate, ci sembrano difetti abbastanza importanti. Ma l'aspetto più frustrante è legato senza dubbio ai tempi di attesa . Le operazioni per entrare in una lobby e trovare una partita sono di una lentezza disarmante, e pure quando si gioca il ritmo è terribilmente frammentato, per colpa delle "insistenti" schermate riassuntive, e della tremenda modalità spettatore che ci costringe a seguire la scena dall'alto. Non c'è davvero nulla da salvare, in Umbrella Corps: neppure la modalità Multi-Obiettivo, che ci vede impegnati in una serie di match con condizioni di vittoria variabili. A volte si tratta di variazioni su tema di opzioni classiche (King of the Hill, Conquista), in altri casi il gioco sfrutta l'insolito miscuglio di PvP e PvE, imponendo alle due squadre di affrontare i non-morti controllati dall'IA. Fermo restando un gunplay da mani nei capelli, non si capisce perché il team di sviluppo non abbia studiato lobby apposite per queste singole opzioni, gettandole tutte in questo strano e male assemblato potpourri.

Parentesi finale per la componente tecnica: al di là dell'impegno profuso per garantire un framerate costante, il colpo d'occhio di Umbrella Corps è davvero decrepito. I modelli poligonali sono scheletrici, poco dettagliati, e capita spesso di posare lo sguardo su texture ad una risoluzione criminosa. Ma quello che più dispiace è l'uso abbastanza barbaro delle atmosfere e degli asset recuperati dai vecchi capitoli di Resident Evil:Umbrella Corps, del resto, non ha un briciolo dello stile che ha contraddistinto anche i capitoli più bistrattati della saga. Le mappe, che dovrebbero puntare sull'effetto nostalgia, ottengono il risultato opposto, risultando solo brutte copie degli ambienti scolpiti nella memoria. La scelta di puntare sui 60fps, inoltre, ha imposto al team di fare qualche sacrificio sul fronte della post-produzione: il filtro anti-aliasing non è così efficace, come del resto gli effetti speciali, forse uno degli elementi peggiori del colpo d'occhio.

Umbrella Corps Non c'è nessun motivo per cui dovreste giocare Umbrella Corps. Non lo fate se siete fan degli sparatutto competitivi, perché incappereste in un prodotto povero di opzioni e di contenuti, mal bilanciato e dotato di un'infrastruttura online barcollante. E non lo fate se siete fan di Resident Evil: l'unica correlazione con la serie (oltre ad un paio di skin che vi permettono di vestire il vostro soldato come i personaggi storici del franchise), è il design generale delle mappe, che ricordano - ma non replicano - alcune importanti ambientazioni dei capitoli principali. Umbrella Corps è uno spin-off senza nessuna verve, che si approccia ad un genere difficile e spietato, e fallisce su tutta la linea. Neppure la apertevirgolette-campagna-chiusevirgolette è divertente o longeva: l'incedere diventa ben presto ripetitivo e meccanico, funestato per altro da un gameplay tutt'altro che brillante. Non lasciatevi insomma ingannare dal prezzo ridotto, e passate oltre; nella speranza che Capcom si decida a trattare con un po' più di rispetto i suoi franchise.

4

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