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Uncharted 4: Fine di un Ladro Recensione

Dopo una lunghissima attesa e numerosi posticipi, finalmente il grande momento è arrivato: Uncharted 4 fine di un Ladro arriva su PlayStation 4.

Uncharted 4: Fine di un Ladro

Videorecensione
Uncharted 4: Fine di un Ladro
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

È inutile cercarci il peso esistenziale di The Last of Us, il dramma di un'umanità alla deriva, i suoi pugni allo stomaco. In Uncharted 4 non c'è niente di tutto questo. C'è invece una storia più leggera, vivace; un racconto trascinante ma mai drammatico. E va bene così, perché Uncharted 4 è un'altra cosa: è un gioco d'avventura. Anzi: il migliore mai creato. Non c'è un altro titolo che riesca a trasmettere con la stessa intensità il piacere dell'esplorazione e della scoperta, la meraviglia di ambienti esotici e misteriosi; non c'è nulla che abbia lo stesso ritmo, la stessa varietà, la stessa passione per l'archeologia movimentata e fantasiosa che Naughty Dog sembra aver "estratto" dalle gesta cinematografiche di Indiana Jones.Grazie ad un'energia inesauribile Uncharted 4 ci trascina sulle tracce di un tesoro mitologico, tenendoci incollati al pad per le sedici ore della sua campagna principale. E così ci racconta l'ultima delle scorribande di Nathan Drake. Lo troviamo un po' cambiato, deciso a tenersi stretto la tranquillità guadagnata con fatica. Ha scelto una vita senza sorprese, la stabilità di un rapporto consumato ma ancora acceso. Eppure c'è qualcosa che si nasconde nei suoi sguardi, nei lunghi sospiri spesi di fronte ad una foto: è l'ansia di una conquista, l'urgenza di vedere il mondo, il ricordo delle vecchie avventure. Sic Parvis Magna.Sarà il ritorno inatteso del fratello Sam, creduto morto e invece rimasto chiuso in una prigione panamense per quindici anni, a riaccendere in Nathan le aspirazioni mai sopite, il bisogno di lasciare un segno. Comincerà così, dopo una fase introduttiva dai ritmi non troppo accesi, il viaggio alla ricerca del tesoro del pirata Avery; e poi di Libertalia, mitologica città senza padroni costruita dai ladri del mare. Un viaggio pieno di azzardi e di bugie, all'inseguimento di un miraggio per cui Nathan ha deciso di rischiare tutto. Nonostante queste premesse, si diceva, il racconto di Uncharted 4 non si allontana quasi mai dai canoni del romanzo avventuroso, puntando più sulla vivacità degli eventi che sulla gravità dei toni e delle tematiche. Ci sono dei momenti molto intimi e personali, degli spazi di introspezione in cui i protagonisti si mettono finalmente a nudo, riuscendo a raccontarsi come mai prima d'ora avevano fatto all'interno della saga. Ma sono attimi che sfuggono rapidamente, trascinati via da un'azione sempre palpitante, che scaccia persino lo spettro di un finale amaro. In questo suo essere una storia di uomini, e non di umanità, Uncharted 4 compie una precisa scelta di genere, decidendo di restare coerente e aggrappato alle sue radici. Lo fa con l'intento di congedarsi nel migliore dei modi da tutti i suoi fan: spiegandogli poi quanto sia importante cambiare, guardare oltre. Accettare l'arrivo di nuove stagioni della vita, senza dimenticarsi di quello che siamo stati.

Pro Deus Quod Licentia

Data questa sua esplicita aderenza al canone dell'action adventure, la sostanza ludica di Uncharted 4 resta ancora bipartita: da una parte l'esplorazione, il viaggio; dall'altra le animate sparatorie da sempre marchio di fabbrica della serie. Ognuno di questi elementi torna però potentemente rinvigorito, quasi rivoluzionato da un profondo lavoro di riscrittura. La chiave di questo meraviglioso sconvolgimento sta anzitutto nel level design, che esplode in maniera fragorosa aumentando a dismisura la dimensione delle aree di gioco. Gli ambienti si aprono, diventano finalmente intricati e credibili. Uncharted 4 non accoglie (e per fortuna!) elementi sandbox come quelli comparsi nell'ultimo Tomb Raider, ma riesce ad allargare la via da percorrere, disinnescando in parte la linearità tipica del genere. Le zone che ci troviamo ad esplorare sono credibili e affascinanti, ammantate dalla bellezza di un rendering praticamente perfetto, che a tratti rivaleggia con quello di The Order. Con gli ambienti si crea insomma un rapporto quasi morboso: sedotti da una bellezza esotica e indigena, si finisce per perdersi nei loro anfratti, ispezionando ogni più piccolo dettaglio. Alla ricerca di tesori perduti, collezionabili e frammenti di lettere che possano raccontarci qualcosa di più sulla storia del pirata Avery, ci si imbatte in vicoli ciechi, aree secondarie modellate con un'attenzione senza precedenti. L'esplorazione è morbida e mai affannata: fra una sparatoria e l'altra c'è sempre il tempo di guardarsi intorno, di studiare un percorso, di attardarsi nella savana limacciosa del Madagascar o nelle steppe fredde e nebbiose della Scozia. La profonda connessione, estetica ed emotiva, che le aree di Uncharted 4 riescono a creare con il giocatore è davvero unica, alimentata dal piacere sincero della scoperta e dell'esplorazione. È in fondo questa la conquista più grande dell'avventura di Naughty Dog, che riesce persino a vivacizzare le scalate dinamiche grazie all'aggiunta di un rampino - con cui dondolarsi oltre dirupi e crepacci - e di un chiodo da rocciatore che permette di creare un appiglio di fortuna. Sono meccaniche inedite che non si fanno mai invadenti, perché in fondo non ne hanno bisogno: la varietà delle situazioni che Uncharted 4 ci propone è davvero fuori parametro, e ogni istante della progressione sembra calcolato, studiato, scritto con attenzione. Un crollo improvviso, una virata della telecamera, uno scambio di battute con Sam o Sully: è quasi una sceneggiatura "puntiforme" che si intreccia con il gameplay, e che miracolosamente non perde mai d'intensità o efficacia.

La componente avventurosa di Uncharted 4 è insomma perfetta, costellata finalmente di un bel numero di enigmi stimolanti e memorabili, e intrecciata con la storia segreta di Libertalia. Rinunciando una volta per tutte all'elemento paranormale, Naughty Dog lavora in maniera esemplare sulla mitologia piratesca, costruendo non solo una città leggendaria originale e inconsueta, ma anche un racconto antico da riportare alla luce. L'indagine di Sam e Nathan, la foga con cui si avvicineranno al tesoro e alla verità, ma soprattutto la voglia di scoprire quale Fine sia toccata al più grande Ladro di tutti i tempi, contagerà persino il giocatore, curioso indagatore dell'infausto destino dell'utopia dei pirati. E poi ci sono gli scontri a fuoco, con un respiro ed un ritmo mai visti prima. La struttura di base è quella di uno sparattuto in terza persona con coperture dinamiche, ma anche in questo caso Naughty Dog è riuscita a costruire situazioni meno prevedibili e più movimentate. Vista la complessità strutturale del level design, e l'aggressività dei nemici - che non si fanno scrupoli ad incalzare Drake e tenerlo sotto tiro da ogni angolazione- restare stabili in copertura è il modo migliore per finire massacrati. Bisogna invece spostarsi da un riparto all'altro, muoversi in fretta, raccogliere al volo le armi lasciate cadere dagli avversari.

Misticismo Online

Anche Uncharted 4 si presenta ai nastri di partenza con un comparto multiplayer, proprio come gli ultimi due predecessori. Se il reparto online presente ne "Il Covo dei Ladri" si era fatto apprezzare per la struttura molto semplice e diretta, "L'Inganno di Drake" aveva sporcato un po' le cose, aggiungendo perks e killstreak e rendendo le partite forse un po' troppo cariche. Uncharted 4 cerca di trovare una via di mezzo, un compromesso fra i due approcci. Anche qui c'è la possibilità di scegliere il proprio loadout, selezionando abilità passive e skill da attivare in battaglia, ma il sistema appare da subito discretamente bilanciato. Accumulando punti Kill dopo Kill è possibile lanciare le cosiddette "Mystical", abilità speciali che richiamano sul campo di battaglia gli artefatti magici, curando i compagni oppure danneggiando gli avversari. Ci si può anche accontentare, spendendo un po' di meno, di un'arma esplosiva oppure di un "sidekick", un soldato controllato dall'IA che può infastidire gli avversari, cecchinandoli dalla distanza ma anche con un pesante fuoco di sbarramento. Al di là di skill e poteri mistici, il vero protagonista del multiplayer è un gunplay che definiremmo "verace", fluido e ottimamente responsivo. La versatilità dei movimenti, la ricchezza delle animazioni, aiutano a rendere questa modalità molto più interessante che in passato. Correre, scavalcare al volo un muro, lanciarsi in copertura, è sempre facile, preciso, senza le brutte sorprese che spesso riservano geometrie e collisioni. Per quanto sia piacevole e divertente, il comparto online di Uncharted 4 non è il piatto forte del pacchetto, bensì un'opzione tutto sommato contingente, così come è stato per The Last of Us. È interessante che Naughty Dog pensi comunque a chi vuole giocare anche sulla lunga distanza, confermando che nuove arene e modalità verranno pubblicate gratuitamente per tutti i giocatori. Con 3 game mode, partite classificate, e otto mappe ispirate alle ambientazioni di gioco, il pacchetto iniziale è sicuramente sostanzioso, ed al multiplayer di Uncharted 4 dedicheremo volentieri futuri approfondimenti.

Il rampino permette di innescare azioni altamente spettacolari in cui ci lanciamo in picchiata sui soldati nemici, galvanizzando gli appassionati di un'azione trottante e grandiosa. Salvo qualche sequenza verso la fine dell'avventura, quando gli scontri si fanno più diretti, è possibile ingaggiare il nemico tenendo un basso profilo, accucciati tra l'erba alta. Nella gestione delle allerte, a dire il vero, si notano alcune semplificazioni dell'IA, ma si tratta di elementi di poco conto: la possibilità di passare in un attimo dall'azione allo stealth, sfuggendo allo sguardo dei nemici per poi assaltarli successivamente, sbucando da nascondigli improvvisati, rende le sequenze action meno prevedibili, più varie, scacciando una volta per tutte la staticità che gli shooter in terza persona si portano dietro da troppo tempo. La vera rivoluzione di Uncharted 4, insomma, è la sua ricerca spasmodica di una progressione meno meccanica, di un'avventura che non sia mai prevedibile e troppo inquadrata. I due pilastri che sorreggono il suo gameplay monumentale vengono rafforzati da un level design complesso, denso e credibile, riuscendo a trovare un equilibrio davvero perfetto fra la spettacolarità delle scene e la libertà di interazione. È la realizzazione di un sogno videoludico, meta ideale e utopia del game design; e forse la primo vero grande trionfo di questa generazione. L'entusiasmo per Uncharted 4, insomma, va ben oltre la qualità sbalorditiva del suo colpo d'occhio, anche se la componente tecnica sostiene e amplifica ogni sensazione. La recitazione digitale degli attori, il modo in cui un gesto o una smorfia riescono a riempire una scena intera, è semplicemente stupefacente; proprio come la pienezza dei panorami con cui Naughty Dog seduce lo sguardo del giocatore. La pulizia delle inquadrature, il rifiorire di dettagli, e più in generale la ricchezza poligonale, se rapportati con l'estensione delle aree di gioco, sono quasi miracolosi. Il lavoro sulla caduta della luce e sulle texture basta a caratterizzare profondamente gli ambienti: la roccia scura della Scozia, coperta dai colori autunnali e attenuata da una foschia brumosa, compone uno dei panorami più penetranti e indelebili dell'intera avventura. E poi c'è la terra rossa e fangosa del Madagascar, e gli arcipelaghi immersi nella meraviglia limpida dell'oceano; e ancora la foresta più rigogliosa e lussureggiante di sempre, che dirada fino a scoprire insediamenti coloniali del tardo 1600. Uncharted 4 è un catalogo di panorami superbi, è l'idea stessa del viaggio avventuroso, lo spaccio universale di meraviglie naturalistiche da mozzare il fiato.

Espressivo e ottimamente recitato il doppiaggio italiano, ma difficile da preferire a quello originale: non solo per l'inflessione delle voci, ma anche per la presenza dei soliti problemi di missaggio, che durante le fasi d'esplorazione (ma per fortuna non nelle cut-scene) fanno ancora confusione con i volumi. Il commento sonoro è intenso ed energico, anche se forse manca l'intensità tonante di qualche brano dei passati episodi. Tutti i temi, persino quello principale, si fanno lievemente più cupi, attraversati per qualche attimo da accordi malinconici. E sono proprio le note più dolci, che in un paio di occasioni mettono a tacere l'impasto dei rumori di fondo, a sottolineare i momenti migliori dell'avventura. Quelli in cui l'ansia di grandi conquiste si spegne. Quelli in cui capiamo che il tesoro più grande è proprio di fronte a noi.

Uncharted 4: Fine di un Ladro Non bastano la creatività e il talento per raccontare una storia come quella di Uncharted 4. Una storia di uomini e pirati, di ladri e di bugie; la storia di un'ossessione, di un tesoro tanto grande da entrarti nella testa: miraggio di gloria, di ricchezza, di avventure; simbolo di una gioventù eterna o riscatto per un'infanzia rubata. Ciascuno dei personaggi che inseguono le tracce di Avery e della sua fortuna lo fa per un motivo che si intravede in controluce, e che mette a nudo le sue debolezze e le sue manie. Serve anche un po' di coraggio, insomma, per raccontare una storia così: per abbandonare le esagerazioni dei vecchi capitoli, scacciare la sfera paranormale, concentrarsi con estrema coerenza sulla dimensione più intima dei protagonisti. Sebbene gli manchi la rombante potenza emotiva di The Last of Us -il suo monito universale- Uncharted 4 tocca corde insolite per la saga, nascondendo una storia di formazione all'interno di un racconto d'avventura. Sono comunque i toni più leggeri a prevalere, in un gioco che non tradisce le sue origini. Uncharted 4 torna insomma a puntare su un incedere vivace, spettacolare, alternando azione ed esplorazione, enigmi e sparatorie. In ognuno di questi elementi arde però una fiamma nuova: da una parte le ambientazioni più vaste, suadenti, inarrivabili per atmosfera e impatto tecnico; dall'altra un'interazione meno meccanica e meno prevedibile, più libera ma al contempo intrecciata con una regia che segue attentamente i passi del giocatore. Mentre gli scontri a fuoco spazzano via, per dinamismo e diversità, qualsiasi altro shooter in terza persona, gli enigmi e l'esplorazione si prendono i loro tempi, valorizzando quindi la passione per la scoperta che rappresenta il traino ed il fine di ogni avventura. La distanza dai vecchi capitoli è abissale: Uncharted 4 vince in quanto a ritmo, potenza, piacevolezza del gameplay e fascino delle ambientazioni, per merito di una cura che interessa tutti gli elementi di gioco. Sic Parvis Magna, è il motto di Drake: da umili origini verso grandi imprese. Guardando a quali sono stati gli esordi di Nathan, viene quasi da pensare che valga anche per l'intera saga. Uncharted 4, del resto, è l'ultima impresa titanica di un team straordinario, un titolo in grado di galvanizzare il giocatore e lasciare un segno sul mercato. Salutando, con un pizzico di nostalgia, la platea smisurata dei fan, e chiedendogli - messi da parte gli affetti e l'adrenalina - di guardare oltre.

9.5

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