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Recensione Unmechanical

Un Puzzle Game per passare questo torrido Agosto

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc

Se il solleone picchia e l’afa rende l’aria irrespirabile, perché non cercare un po’ di refrigerio in una buia e umida, gigantesca caverna? Il fresco è garantito se saremo disposti ad affrontare i misteri e le sfide di un luogo molto singolare. A proporci questa scappatoia alla calura di Agosto è Unmechanical, puzzle game indie dalla spiccata personalità che ad un costo di 8,99 euro ci immergerà in un mondo alternativo in cui abbondano trabocchetti e congegni di ogni tipo.
Sviluppato dai ragazzi del team Talawa Games, qui al loro debutto da indipendenti pur avendo in passato collaborato con Epic Games,  Unmechanical è un puzzle game a scorrimento laterale che si presenta a noi in una veste grafica poligonale, le cosiddette due dimensioni e mezzo.
Il gioco è ora disponibile sul mercato digitale PC grazie alle piattaforme OnLive e Steam, e nel mese di Settembre arriverà anche su iPad: avviando una nuova partita assumeremo la guida di un simpatico robottino in grado di volare liberamente grazie all’elica posta sulla sua testa. Il nostro amico non ha un nome, né ha una storia alle spalle troppo definita: il minimale filmato introduttivo ce lo mostra improvvisamente strappato alla sua vita di tutti i giorni in superficie in favore di un antro sotterraneo in cui elementi meccanici e tecnologici sono sinistramente fusi  a tessuti di origine biologica.

We all depend on the Beast Below

Una volta che Heli - così ci si riferisce informalmente sui forum del gioco all’innominato elirobottino protagonista - si sarà risvegliato nel sottosuolo dopo il traumatico rapimento inizierà la nostra avventura al suo fianco nel tentativo di riuscire a riveder le stelle: insieme al nostro amico volante dovremo scoprire cosa ci abbia trascinato in questo mondo ostile fatto di lamiere ma anche materia organica... Forse non tutto è “meccanico” qui sotto.
Oltre ai comandi direzionali, solo uno è il tasto di nostro interesse, quello con cui il nostro robottino controlla l’emissione di un raggio traente che fungerà da principale mezzo di interazione col mondo di gioco. Lo useremo per agganciare e trasportare oggetti, agire su pesi, leve o pulsanti e così via. A dare vivacità al gameplay ci pensa l’ampia gamma di enigmi che ci troveremo ad affrontare: per superare ogni zona dovremo infatti, generalmente, riuscire ad aprire la porta che sigilla l’area, ed è qui che la fantasia degli sviluppatori è entrata in gioco partorendo indovinelli ad ampio raggio.
Alcuni saranno semplici problemi di logica, molti saranno basati sulla fisica, altri ancora sulla memoria, ed altri una combinazione di tutti queste possibilità; nel corso dell’esplorazione di quello che sembra proprio l’interno del corpo di una sconosciuta bestia cyborg ci imbatteremo in ostacoli di ogni tipo e pericolosi droni che faremmo meglio ad evitare. Tra raggi luminosi da deviare correttamente, combinazioni luminose da ricordare, leve temporizzate, tubature da aprire, detriti da sfruttare a nostro vantaggio e interruttori a pressione avremo di che divertirci: alcuni anfratti e passaggi saranno però privi di energia e avvolti dalle tenebre, e per riuscire a superarli dovremo recuperare delle particolari sfere luminescenti che oltre ad rischiarare il nostro percorso permetteranno l’operatività dei congegni elettronici che dovremo mettere in funzione.

Il grado di sfida sale nel corso della partita seguendo una curva di apprendimento dolce ma non per questo troppo permissiva: i rebus si faranno via via più complessi e in alcuni casi potremmo aver bisogno di qualche minuto di concentrazione prima di arrivare alla soluzione. In generale comunque il giocatore non incorrerà in un livello di difficoltà insormontabile, anche perché è all’occorrenza presente una funzione di aiuto che ci mostrerà in un fumetto un suggerimento sulla prossima mossa da effettuare; inoltre ogni zona d’azione è delimitata da alcuni provvidenziali barriere laser che ci impediscono di trasportare altrove gli oggetti sensibili che andranno necessariamente adoperati nella loro area di appartenenza, circoscrivendo quindi nello spazio le possibili risposte al puzzle di turno.
Insomma a livello di gameplay Unmechanical propone una esperienza ben bilanciata che unisce al classico menage del puzzle solving leggere suggestioni di platforming e una punta di strategia: il tutto però è racchiuso in una avventura dalle proporzioni davvero ridotte, visto che è completabile in appena tre o quattro ore, forse qualcosa in più per quei giocatori poco abituati alle logiche dei puzzle game; assenti collectibles o altri stimoli ad una esplorazione certosina delle aree di gioco, nonché un qualsivoglia set di puzzle alternativi a quelli della prima partita, il valore di rigiocabilità una volta portata a termine l’avventura è in definitiva molto basso.

Il cuore che batte

Quello che Talawa Games propone è un videogame in 2.5D dall’aspetto curato e senza sbavature: l’iper rodato Unreal Engine muove con scioltezza una onesta mole poligonale, che dà di volta in volta forma a malinconici paesaggi ipogei, claustrofobici cunicoli asettici o vedute metalliche che si fondono a impressionanti suggestioni organiche, come titanici cuori che sembrano pompare vita nella rete di tubature che useremo per i nostri spostamenti. Non si può dire che il dettaglio sia esagerato, né le textures utilizzate di un livello particolarmente ricercato: ma il risultato complessivo, esaltato dall’alta definizione e con la complicità di un’armoniosa regia, riesce a catturare il giocatore con meraviglie improvvise in particolare nei campi lunghi, quando inaspettati fondali fanno bella mostra di sé rendendo più vivida e piacevole l’area di gioco: in secondo piano cascate di lava, ruote dentate, cristalli ed effetti d’acqua impreziosiscono decisamente il colpo d’occhio che altrimenti giudicheremmo piacevole o poco più.

Il cuore di Unmechanical non sta quindi tanto nella sua realizzazione tecnica, che pure nella sua semplicità è praticamente inappuntabile, ma nella malinconica ispirazione del suo design. Il nostro elicotterino protagonista non parla, non si esprime, non è un essere comunicativo, ma con il suo look tenero e la sua espressione impersonale sembra intercettare e riflettere le sensazioni del giocatore che quasi vorrebbe scusarsi per fargli fare tanto lavoro scomodo. Occhi plumbei, gambe molli, elica sbarazzina e destino incerto, Heli è un piccolo Wall-E burtoniano che subirà probabilmente qualche botta in testa di troppo: difficile non empatizzare con questo futuribile Pinocchio catapultato in un ambiente ostile e misterioso, riusciremo a guidarlo fino all’uscita di questa postmoderna Wonderland senziente?
A non essere particolarmente incisivo è il comparto sonoro, che si limita a propone una effettistica  di buon livello ma che non risalta troppo nel corso dell’esplorazione, e tracce audio piacevoli ma che pure poco aggiungono all’esperienza ludica, la quale resta tutta sorretta dalle fortunatamente larghe spalle della feconda sinergia tra gameplay convincente e un immaginario visivo ispirato come pochi.

Unmechanical Unmechanical è un puzzle game senza dubbio riuscito: il progetto indie riesce in ciò che non è così scontato neanche per molte produzioni appoggiate dalle major, cioè bilanciare e dosare sapientemente i suoi elementi costitutivi: la funzionale semplicità del sistema di controllo ci lascia tutta la libertà che ci occorre per ponderare la migliore soluzione all’enigma di turno senza renderci le cose ulteriormente difficili o frustranti; questo concorre alla soddisfazione tratta dal riuscire a proseguire nel gioco, sebbene si tratti semplicemente, appunto, di passare da un indovinello all’altro senza l’incentivo di una storia puntuale da seguire. La voluta evanescenza dell’impianto narrativo, che lascia il giocatore piuttosto libero di interpretare il significato di cosa sia davvero “non meccanico” in questa strana fortezza di lamiera, valorizza il notevole lavoro di design svolto, che si lascia semplicemente amare seppur debba forse qualche spunto a Machinarium. Solo saltuariamente troppo ermetico, il progetto di Talawa ha però il difetto di essere davvero breve, ed è questo l’unico fattore che potrebbe, e forse dovrebbe, instillare nel giocatore una riserva sull’altrimenti indubbia bontà dell’acquisto estivo.

7.5

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