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Recensione Unmechanical Extended

Il piccolo robot di Talawa Games all'assalto del mercato console

Versione analizzata: Xbox One
recensione Unmechanical Extended
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Che cosa hanno in comune Journey, de Blob, Dear Esther e Unmechanical? Apparentemente nulla. Non condividono certo lo stesso sviluppatore, appartengono a generi diversi e persino dal punto di vista estetico e delle atmosfere proprio non ci siamo. Eppure, qualcosa li accomuna: sono tutti progetti nati in ambito universitario. Jenova Chen e Kellee Santiago frequentavano la USC School of Cinematic Arts quando ebbero l’idea di fondare una loro software house (per poi creare, nell’ordine, Flow, Flower e Journey). de Blob fu concepito per un progetto di studio, avviato presso la Utrecht School of the Arts, che aveva lo scopo di trovare nuovi approcci e soluzioni per migliorare l’urbanistica del centro cittadino. La genesi di Dear Esther è legata alla University of Portsmouth, nel Regno Unito: in quel caso l’obiettivo era sperimentare nuovi modelli di narrazione videoludica. Unmechanical nasce infine dal lavoro di un gruppo di studenti svedesi, che hanno trasformato le loro fatiche in un gioco commerciale a tutti gli effetti. Oggi, per la cronaca, si parla di quest’ultimo titolo, che nella sua versione Extended arriva finalmente anche su console.

LA TEORIA DEL VOLO

Il debutto di Unmechanical risale al 2012. Il puzzle game sviluppato dai ragazzi di Talawa Games veniva pubblicato su PC, iOS e Android. E il mercato console? Bellamente snobbato. Tre anni più tardi giunge per Xbox One, PS4, PS Vita e PS3 il momento della rivincita. La nuova edizione, affidata ai cechi di Grip Games, ripropone non solo l’esperienza originaria, ma anche un capitolo extra che aggiunge nuovi puzzle e scenari. In entrambi i casi, la premessa narrativa è ridotta all’osso: c’è questo robottino che scorrazza tranquillo in superficie e pensa agli affari suoi; tutt’a un tratto ecco spuntare dal terreno un gancio metallico che rapisce il malcapitato e lo trascina nelle oscure e umide profondità sotterranee. L’incipit è simile sia per l’avventura classica che per quella Extended, solo che nel secondo caso a essere rapito è anche il compagno d’avventura del protagonista, elemento che incide parzialmente sulla progressione dei puzzle.

Il nostro robottino vola. Ha un’elica sulla testa e con lo stick potete farlo sbattere a destra e a manca. Tranquilli, è fatto di ferro, non si fa male. Col suo sguardo buffo si aggira in misteriose caverne cercando una via di fuga. Unmechanical racconta l’odissea di un piccolo robot in cerca di libertà. Solo che quelle caverne non sembrano esattamente naturali. Sono un condensato di tecnologia, lamiere, metallo, schermi, il tutto mixato qua e là con materiale organico e pulsante.

IL PESO DELLE COSE

Per fuggire il robottino è costretto a ingegnarsi. Il nostro eroe non sa solo volare, è pure dotato di un raggio traente col quale può spostare gli oggetti. Dovessimo sintetizzare, in Unmechanical non si fa altro che volare e spostare cose. Ed è divertente. Merito di una fisica estremamente realistica, che rende appagante l’interazione col mondo di gioco. Il peso delle cose è tangibile, anche se di mezzo c’è semplicemente un joypad. La colonna sonora, minimalista, lascia quasi completamente spazio agli effetti sonori: il robottino che sbatte, le porte di metallo che si aprono, le travi di metallo che cadono. Il motore grafico è solido, il mondo sotterraneo è riprodotto con cura certosina, per quanto il risultato non sia particolarmente originale dal punto di vista stilistico (se non per la curiosa commistione di organico e metallo).

Ogni cosa ha un peso, ogni azione incide sul mondo di gioco. La progressione è scandita da puzzle che richiedono di manipolare lo spazio. Ci sono semplici interruttori da attivare spostando una pietra; portelloni da aprire sfruttando il peso degli oggetti o inserendo batterie apposite; talvolta è richiesto di attivare calamite o incastrare/appoggiare travi di metallo nel posto giusto. In altri casi i puzzle richiedono l’uso della memoria, in particolare quando si tratta di accendere lampadine colorate secondo precise sequenze. Ci sono specchi da ruotare per indirizzare fasci luminosi o sfere d’energia da traghettare lungo i cunicoli. Poi le classiche leve, quelle non mancano. Nella versione Extended, che di fatto è un’avventura a parte, è inoltre richiesta l’interazione con l’altro robottino rapito, che generalmente si muove sullo sfondo seguendo un percorso collaterale tutto suo. In alcuni momenti gli interruttori vanno attivati insieme, in altri ci limitiamo a osservare i suoi movimenti. È come se ci fossero due storie distinte che attendono solo di essere riunite.

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

Unmechanical: Extended mette quasi interamente da parte la narrazione, anche se va detto che al giocatore vengono suggerite qua e là alcune chiavi di lettura. È evidente che il gioco è concepito intorno ai suoi puzzle e di riflesso intorno alla fisica realistica che governa quel mondo sotterraneo. Non aspettatevi insomma letture contorte e stratificate in stile The Swapper, per quanto quei sotterranei sembrino nascondere più di quanto non raccontino. In ogni caso, Unmechanical è prima di tutto un puzzle game e come tale si porta appresso l’incognita longevità. La durata del titolo è infatti strettamente legata alla capacità del giocatore di risolvere gli enigmi ambientali. Supponendo che tutto fili liscio l’avventura può essere portata a termine in poche ore. L’aggiunta del capitolo Extended, che come dicevamo rappresenta una storia a sé, rende questa edizione ancora più ricca e longeva (anche in relazione al prezzo). E se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto? Se siete tra coloro, integerrimi, che in un puzzle game non vogliono mai ricorrere ad alcun aiuto... beh, non si sta poi così male sotto terra.


Unmechanical Extended Nel 2012 Unmechanical aveva snobbato il mercato console. Nel 2015, per farsi perdonare, se ne esce su Xbox One, PS4, PS3 e PS Vita con una versione Extended che include sia il gioco originale che una nuova avventura carica di puzzle sotterranei da risolvere. Il titolo colpisce non tanto per un comparto narrativo puramente accessorio (sebbene non del tutto privo di interessanti chiavi di lettura), quanto per la sua capacità di restituire un mondo concreto e tangibile grazie a una gestione della fisica di prim’ordine. L’odissea del piccolo robot strappato alla superficie e trascinato nelle profondità sotterranee è un concentrato di puzzle ambientali che scandiscono la progressione senza soluzione di continuità. Per quanto le azioni disponibili siano fondamentalmente due - volare e spostare oggetti - gli sviluppatori sono riusciti a creare puzzle variegati in grado di tener desta l’attenzione del giocatore fino in fondo. L’avventura originaria non è particolarmente lunga, ma la versione Extended aggiunge longevità all’esperienza e il prezzo, decisamente abbordabile, rende questa nuova edizione molto allettante, soprattutto per coloro che non avevano già giocato l’originale su PC.

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