Recensione Until Dawn

L'horror videoludico di Supermassive Games alla prova del nove. Un inizio col botto, ma una conclusione che tradisce le premesse...

Until Dawn

Videorecensione
Until Dawn
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Un Heavy Rain in salsa horror. Potete vederlo così, l'ultimo titolo di Supermassive Games, prodotto che nel corso degli anni ha cambiato notevolmente faccia e struttura. Inizialmente pensato per sfruttare lo sfortunato Motion Controller di Sony, e destinato all'ormai dimenticata Ps3 il gioco è stato traslato sulle piattaforme dell'attuale generazione, e si è fatto discretamente più ambizioso. Non quanto le altrettanto cinematografiche produzioni di David Cage, s'intenda, ma comunque deciso a caratterizzare la linea up di esclusive di PlayStation 4.
Until Dawn si è quindi (ri)presentato come un prodotto pensato per il grande pubblico: la traduzione videoludica di uno di quegli horror che spopolano nelle sale durante l'estate. Recuperati i protagonisti da serie televisive di ogni risma, il titolo di SuperMassive promette qualche spavento sincero ed una trama influenzata dalle scelte dell'utente. Ma davvero colpisce nel segno?

Memento Mori

Otto ragazzi, una baita di montagna, ed una notte appena cominciata. L'atmosfera lugubre e minacciosa, l'aria satura di una volontà malevola, sono i tratti distintivi che Until Dawn recupera dai Teen Horror, inseguendo i classici del genere in maniera molto rigorosa, apparentemente senza volerne riscrivere le regole. L'occasione per cui il gruppo si è riunito nuovamente è abbastanza tetra: esattamente un anno prima, in seguito ad uno scherzo finito male, Hannah e Beth sono scomparse nel bosco, disperse e mai più ritrovate. Nell'anniversario del tragico evento il loro fratello Josh ha indetto un raduno per ricordarle, passare una notte insieme ed esorcizzare così la memoria di quel giorno terribile. Until Dawn comincia con il flashback che racconta dell'accaduto, ma è un incipit un po' frettoloso, buono soprattutto a spiegare i controlli ed il sistema di scelte.
L'arrivo alla dimora degli Washington, arroccata sul fianco freddo della montagna, rappresenta invece un'introduzione molto meglio orchestrata. Spostandosi da un personaggio all'altro il giocatore ha modo di conoscere gli otto protagonisti ed i rapporti fra di essi. Nella prima ora di gioco, mentre il gruppo sta raggiungendo la baita, si distende di fronte agli occhi dell'utente un intreccio di rivalità e gelosie, di infatuazioni nascoste e cotte da teenager. Già in questa prima fase ci è data una certa libertà nel gestire le cose, scegliendo se far esplodere gli antagonismi fra il capoclasse Mike ed il nuovo ragazzo della sua ex, e innescando furiose litigate fra le ragazze, oppure lavorando per appianare le divergenze, nascondere abbracci rubati e lasciando cadere certe pungenti insinuazioni. Until Dawn, insomma, fa di tutto per dimostrare quanto sia malleabile il proprio racconto, cercando di convincere il giocatore sull'importanza delle sue scelte.
Ad onor del vero ci riesce in maniera abbastanza convincente, tanto che di fronte ad ogni bivio si prova una certa ansietà.
Superati i primi momenti di gioco, in cui la sceneggiatura di stampo prettamente "teen" non convince del tutto, la trama ingrana e parte alla grande. Per una ragione o per l'altra le varie coppie di ragazzi si allontanano: chi per riattivare un vecchio generatore, chi per cercare un po' di intimità nel capanno da caccia. E finalmente cominciano i primi spaventi: fra sedute spiritiche e scherzi barbini non mancano scene tesissime e qualche colpo al cuore. In certi casi il gioco sembra quasi accanirsi contro i protagonisti, inseguiti da un misterioso figuro e sballottati addirittura fra vecchie miniere ed edifici fatiscenti. Eppure, nonostante qualche comprensibile esagerazione, Until Dawn riesce a creare la giusta tensione, giocando con le inquadrature e con le attese per mettere il giocatore in un costante stato di ansia e angoscia. In molti casi gli spaventi sono abbastanza diretti: animali che schizzano nell'inquadratura, energumeni mascherati che spuntano dal nulla e si lanciano all'inseguimento dei ragazzi. Inutile cercare un terrore di stampo psicologico, perché in Until Dawn, come nella miglior tradizione del genere slasher, tutto è esplicito e diretto.
Nel corso della prima metà dell'avventura,la produzione di Supermassive viene tenuta in piedi da un racconto veramente ben calcolato. Il sospetto che sulle tracce dei protagonisti ci sia un killer mentalmente disturbato diventa ben presto una certezza, e gli indizi sull'identità di questo carnefice misterioso vengono disseminati in maniera intelligente e ben dosata, in modo che il giocatore sviluppi una sua idea. Capire chi si nasconda dietro alla terribile maschera da clown non è poi così difficile, ma Until Dawn resta attentissimo a mantenere sempre vivo il dubbio. Le sequenze del racconto si alternano poi con le scene di una surreale seduta psichiatrica, che servono per sondare le paure del giocatore ma che finiscono per integrarsi in maniera molto elegante nella sceneggiatura.

Quello che proprio non si riesce a mandar giù è la virata inaspettata che avviene a qualche ora dalla fine. Improvvisamente, ed in maniera davvero poco elegante, Until Dawn cambia integralmente registro e si trasforma in un horror di matrice diversissima.
Se fino ad allora la storia aveva rigettato gli elementi paranormali, spiegando tutte le stranezze in maniera competente, tutto d'un tratto si cambia stile. Da un titolo in stile Cabin in the Wood, per intenderci, sembra di passare a The Descent, con in più qualche banalità assortita sullo stile di un'antica maledizione indiana.
Consapevoli che è impossibile prolungare la tensione di un horror per circa dieci ore di gioco, Supermassive Games ha deciso in buona sostanza di fonderne due assieme, facendo in modo che alcuni elementi narrativi della prima metà si conservassero fino in fondo. È proprio grazie agli elementi di continuità che il gioco si tiene in piedi, lasciandoci fino in fondo la curiosità di scoprire il terribile destino delle sorelle Washington. Ma il fatto che la "cesura" fra le due parti sia frettolosa e sbrigativa, e che le due anime del racconto siano così eterogenee, lascia un po' di amaro in bocca e non convince pienamente.
C'è anche da dire che la meccanica dell'effetto farfalla si rivela in parte ingannevole. E' vero che tutti i protagonisti possono morire, lasciando il giocatore sommerso dalla tristezza di un finale amaro. Ma i momenti decisivi non sono quelli che pensavamo all'inizio: è difficile dire di più senza rovinare la sorpresa, ma le scene in cui si deciderà chi vive e chi muore saranno tutte collocate verso il finale, spesso e volentieri legate al superamento di qualche quick time event. Anche dal punto di vista della libertà narrativa, insomma, Until Dawn rivede potentemente le sue ambizioni.

Indagini

Raccogliendo gli indizi disseminati nelle aree di gioco, spesso nascosti lontano dal sentiero principale, i protagonisti potranno risolvere i misteri di Blackwood Pines. Capire chi si nasconde nel vecchio sanatorio abbandonato che, cadente, si erge sul costone della montagna, o avere una visione più chiara sulla sorte delle sorelle. Non diremmo tuttavia che la voglia di trovarli tutti possa spingere davvero a rigiocare per intero l'avventura. I ritmi di gioco, soprattutto quelli della prima parte, sono abbastanza tediosi, e visto che il peso delle scelte resta abbastanza marginale, modificando l'andamento di poche scene, una seconda run sembra davvero superflua. Anche perché, ricordandosi i momenti più spaventosi e conoscendo il finale, persino l'ansia si disinnesca quasi integralmente.

La proposta di Supermassive Games, per chiarirci, non è certo da buttare. È un horror leggero, con qualche caduta di stile, e un racconto che tradisce le sue premesse sfociando nell'esoterismo spicciolo. Ma è anche un gioco che riesce a trasmettere la tensione, "torturando" il giocatore con uno stato di ansia ben tenuto per una decina di ore. Non è esemplare per come gestisce la sceneggiatura dinamica, e non si inventa davvero nulla, riducendo al minimo la componente ludica. Until Dawn, eccezion fatta per la possibilità di raccogliere qualche indizio, è un gioco ancor più lineare di Beyond e Heavy Rain. Se credevate che l'anello di congiunzione fra cinema e videogame fosse rappresentato dalla produzione di Quantic Dreams, il titolo Supermassive è pronto a farvi ricredere.
Non c'è nulla di male in questo incedere inquadrato: le premesse erano chiare fin da subito e Until Dawn le rispetta, sul fronte della struttura. Il problema sta nelle storture del racconto, nell'influenza solo parziale delle scelte del giocatore, e nelle morti che a volte possono sembrare davvero gratuite.
Anche a livello tecnico, il gioco impressiona solo a metà. Ottimo il lavoro sulle texture e, più generalmente, sull'effettistica: almeno a livello di atmosfere Until Dawn convince pienamente. Anche i modelli poligonali dei protagonisti sono ben realizzati, e replicano efficacemente le fattezze degli attori che hanno prestato il loro volto. Sul fronte della recitazione, tuttavia, siamo lontanissimi dai risultati di Heavy Rain e Beyond, ma anche da quella vista nelle sequenze d'intermezzo dei vecchi Uncharted. Il team di sviluppo deve aver modellato i volti delle star, ma non ha mai pensato al performance capture: le espressioni dei protagonisti sono un po' artefatte, certe animazioni altrettanto "posticce", e insomma non tutte le scene sono riuscite alla stessa maniera. L'impegno produttivo resta comunque imponente, soprattutto se si considera il doppiaggio italiano più che sufficiente. Quasi sempre espressivo e ben recitato, soffre a causa di un Lyp Synch non proprio perfetto e di una regolazione dei volumi in certi momenti da rivedere.

Until Dawn Until Dawn si è lasciato scappare una grande occasione: la parte iniziale del racconto, tesa e ben tenuta, è un intrico di indizi e mezze verità, una storia scritta ottimamente anche se forse un po' prevedibile. Proprio in virtù della discreta varietà di situazioni, dei salti sulla sedia regolari ma efficaci, tutto funziona alla grande, lasciando al giocatore la dolce illusione che le sue scelte abbiano una qualche influenza sulle sorti dei personaggi. Purtroppo, a metà dell'avventura, le atmosfere tipiche del genere Cabin in the Wood lasciano il posto ad una conclusione molto meno elegante. La progressione comincia a concentrarsi interamente sui Quick Time Event, e le morti violente dell'ultima parte mettono alla luce gli “inganni” decisionali del gioco. Forse addirittura disincentivando l'avvio di una seconda partita. Si arriva in fondo comunque volentieri, nel tentativo di far vedere l'alba a tutti i personaggi. Until Dawn è insomma un passatempo leggero, ma con una storia che si perde per strada, inseguendo antiche maledizioni indiane, e troppe promesse non mantenute. Alla luce di tutto questo, forse il prezzo di copertina è da considerarsi davvero eccessivo.

7

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