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Until Dawn Rush of Blood Recensione

Until Dawn: Rush of Blood per PlayStation VR è un incrocio fra un'esperienza puramente spettatoriale e un on-rail shooter.

Until Dawn Rush of Blood

Videorecensione
Until Dawn Rush of Blood
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non è un'idea sbagliata, per accompagnare il lancio di PlayStation VR, quella di prendere un brand già conosciuto e adattarlo al nuovo contesto della Realtà Virtuale. Until Dawn è stata una delle esclusive Ps4 più apprezzate dal pubblico, e Sony non ha quindi perso tempo, mettendo Supermassive Games al lavoro su Rush of Blood. Dobbiamo però ammettere che il team di sviluppo si sarebbe potuto inventare qualcosa di più intrigante rispetto a quello che il gioco ci propone: ci viene in mente ad esempio un Escape Room con qualche enigma elaborato, e con la solita dose di jumpscare. Sarebbe stata, se non altro, un'idea più rispettosa dei toni e delle atmosfere del materiale di riferimento, nonché un concept perlomeno originale. E invece Rush of Blood recupera l'immaginario dei parchi a tema, mettendoci in buona sostanza su una giostra dell'orrore: più precisamente sul carrello di un ottovolante ispirato alle vicende di Until Dawn.
Rush of Blood è insomma un incrocio fra un'esperienza puramente spettatoriale e un on-rail shooter. In questo senso il gioco rappresenta anche un ottimo titolo inaugurale per la VR firmata Sony, proponendo ritmi di gioco non certo blandi, ma sicuramente meno accesi rispetto a quelli di RIGS o EVE Valkyrie. Se insomma volete abituarvi gradualmente alla nuova tecnologia, ma non vi va a genio di dovervi rivolgere alle raccolte come The PlayRoom VR o PlayStation VR Worlds, Rush of Blood è quello che fa per voi. Nonostante l'avventura sia per altro molto condensata, il prezzo di lancio è proporzionato, e complessivamente questo Spin-Off riesce per lo meno ad incuriosire.

Orrore sulle rotaie

Rush of Blood comincia con una breve introduzione che mette subito in chiaro quali siano le atmosfere del titolo, facendo saltare sulla sedia il giocatore grazie ad uno spavento di quelli un po' beceri e tutto sommato prevedibili. Proprio come nel gioco originale, non bisogna andare alla ricerca di un orrore psicologico simile a quello di Here They Lie: Rush of Blood ha il sapore degli slasher movie, ed è pieno di rumori improvvisi e mostri che spuntano dal nulla.

La fase introduttiva ci vede impegnati a fare un giro di prova su uno scalcinato ottovolante, per prendere confidenza con il gameplay. Il sistema di controllo da preferire è ovviamente quello motorio: stringendo in mano due move è possibile spostare indipendentemente le due pistole che il protagonista stringe in mano, orientando i fasci di luce che accompagnano il puntamento, in modo da illuminare l'area di gioco, altrimenti avvolta da una profonda e spessa oscurità. Si può anche sfruttare il DualShock, non certo muovendo il puntatore con le levette analogiche, ma inclinando il controller e sfruttando il tracciamento della PlayStation Camera. Una soluzione un po' meno immersiva, ma per fortuna non meno immediata.
Proprio alla fine di questa prima corsa, il Killer che abbiamo imparato a conoscere in Until Dawn sbuca all'improvviso e devia il percorso del carrello, spedendoci verso un'area apparentemente abbandonata dell'ottovolante, infestata da chissà quali mostruosità. In verità il sottofondo narrativo, sempre molto leggero e appena avvertibile, vira poi in un'altra direzione, recuperando una delle tematiche più riuscite dell'avventura horror, e giocando sulla duplicità degli eventi che stiamo vivendo. Fra un livello e l'altro, infatti, ci troviamo all'interno dello studio di un poco rassicurante medico, che ci inietta nel collo strane sostanze. Tutta la corsa sulle rotaie potrebbe essere quindi il frutto di uno stato mentale alterato, indotto dal mefistofelico medicastro nel tentativo di farci superare un forte trauma psicologico.
Nonostante sia apprezzabile l'idea di dare al titolo una qualche giustificazione narrativa, non è certo il plot a rappresentare il nucleo della produzione. Rush of Blood ha del resto uno spiccato sapore arcade, vista la mescolanza fra le tematiche horror ed il sapore da Carnival Game.
Guardandoci attorno mentre il carrello procede lungo il suo percorso, vedremo spesso e volentieri una serie di oggetti contrassegnati dal simbolo di un bersaglio, che potremo far saltare con un colpo preciso. Di tanto in tanto, invece, spunteranno avverasi ben più agguerriti: streghe impazzite che si agitano in preda a terribili convulsioni, folli mascherati pronti ad accoltellarci, ragni giganti e ovviamente i terribili Wendigo. Sparare agli avversari è necessario per sopravvivere, mentre colpire i bersagli anche durante le fasi di movimento serve a tenere alto il moltiplicatore del punteggio, per tentare di scalare le classifiche online.

Al termine di ogni missione ci viene attribuito anche un bonus legato alla precisione ed un ulteriore merito per le multi-uccisioni. Avanzando attraverso i sette stage di cui è composto Rush of Blood, aumenta gradualmente il senso di sfida: i bersagli di fanno più difficili da colpire, e veniamo addirittura sorpresi da qualche boss fight più elaborata, che ci chiede di fare attenzione alle routine d'attacco degli enormi avversari. Purtroppo l'approccio è sempre molto leggero, quasi disimpegnato, ben lontano ad esempio dalle complessità a cui erano abituati i fan di House of the Dead (o di qualsiasi altro On-Rail Shooter uscito nel periodo d'oro del genere e delle sale giochi). Alle volte Rush of Blood sembra essere più attento al chiasso che all'abilità del giocatore, concedendogli armi speciali pensate per disintegrare gli avversari in maniera fin troppo irruenta. Tra le smitragliate degli uzi, le ampie rose dei fucili a canne mozze e le esplosioni dei razzi di segnalazione, la scena si fa troppo satura di botti e di viscere perché si abbia veramente il controllo di quello che sta succedendo.È un peccato che, anche selezionando il più alto livello di difficoltà, l'avanzamento non si faccia un po' più "clinico": un approccio del genere avrebbe sicuramente stimolate maggiormente il replay value, spingendo i più competitivi a tentare la scalata delle leaderboard mondiali. Allo stato attuale dei fatti tornare sui carrelli di Rush of Blood ha senso solo per acchiappare qualche collectible che ci siamo lasciati sfuggire, o per provare qualche percorso alternativo dopo aver attivato uno scambio delle rotaie. La tenuta dell'esperienza di gioco non è quindi esemplare; in termini di longevità l'avventura si può completare in circa due ore e mezza, superando appunto sette stage della durata di una ventina di minuti ciascuno.
Non è certo un valore lusinghiero, ma non c'è da scandalizzarsi più di tanto, visto il prezzo a cui Rush of Blood viene venduto. Paragonabile alla durata di un film, l'esperienza assemblata da Supermassive Games è pensata insomma per farvi un giro nell'immaginario di Until Dawn, portandovi all'interno di case infestate, terribili mattatoi, e foreste innevate consumate da un male antico. Di tanto in tanto il gioco si allontana dall'iconografia del titolo originale, mettendovi di fronte a schifosi ragni giganti, corvi scarnificati, spiriti assassini: qualche piccola libertà che il team di sviluppo ha preso per rendere un po' più vario l'avanzamento.

Passando brevemente al comparto tecnico, il titolo mostra una modellazione poligonale non certo elaborata, a tratti anzi molto semplicistica, e pure il comparto texture sembra pensato per evitare che l'hardware di Ps4 possa fare troppa fatica. È difficile capire oggi quale siano le prestazioni che si possono chiedere ad un titolo VR, ma tanti altri prodotti sembrano fare molto meglio, a partire da London Heist per arrivare a RIGS, senza dimenticare l'avventura investigativa di Batman. Ottimo invece l'audio tridimensionale: spesso e volentieri il team di sviluppo lo usa per punzecchiare l'utente, richiamare la sua attenzione verso un'area della mappa, e poi spaventarlo a morte con un'apparizione improvvisa. Si tratta, come dimostrano anche altri prodotti, di uno strumento potente, importante per il coinvolgimento del giocatore e per la credibilità del contesto.

Until Dawn Rush of Blood Rush of Blood è un prodotto senza troppe pretese. É un'esperienza potenzialmente interessante come introduzione alla realtà virtuale (ovviamente per i meno impressionabili), ma nulla più. Le (poche) ore passate in compagnia dello spin-off di Until Dawn, tuttavia, scorrono piacevolmente, leggere e tutto sommato divertenti. È un peccato che il team di sviluppo non abbia affinato le meccaniche da on-rail shooter, proponendo un senso di sfida più avvertibile. Forse si tratta di una scelta precisa per lasciare che Rush of Blood si faccia giocare anche dai meno smaliziati; da chi è insomma alla ricerca di un semplice brivido da jumpscare. Mettendo in conto che si tratta di un prodotto “monotematico”, come primo titolo di avvicinamento al visore Sony ci sembra comunque più interessante di PlayStation VR Worlds: per lo meno ha un prezzo più competitivo, e non lascia addosso quel profondo senso di incompiutezza che si prova dopo aver terminato London Heist e Scavenger's Odyssey.

6.8

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