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Recensione Valiant Hearts: The Great War

La Grande Guerra di Ubisoft passa dalle console all'App Store

Valiant Hearts: The Great War

Videorecensione
Valiant Hearts: The Great War
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Con l'avvento dell'era "smart", il mondo videoludico ha subito una decisa evoluzione. Termine, quest'ultimo, che indica molto semplicemente un cambiamento rispetto ad uno stato precedente e, come tale, può anche non essere positivo. Il considerevole balzo in avanti della tecnologia, che ci ha donato ninnoli sofisticati impensabili solo qualche anno fa, ha dato all'intero settore (e a chiunque si sentisse in grado di proporre un proprio progetto) una nuova frontiera da colonizzare. Senza alcun indugio i marketplace digitali si sono ben presto saturati d'ogni genere di applicazione possibile, spesso “app” poco originali o semplicemente cloni di altre applicazioni dal successo planetario. In questo mare magnum di difficile classificazione si sono tuffate, intravedendo chiaramente la possibilità di lauti guadagni, anche le software house più blasonate forti dei propri brand e curiose, nella maggior parte dei casi, di approfondire i termini economici della formula "free to play". Recentemente però a questo trend che, lungi dall'essere in declino, smuove grandi quantità di denaro, si affianca anche un'altra tendenza decisamente pregevole, ovverosia quella di pianificare (magari sin dalle fasi iniziali di sviluppo) la riduzione portatile di videogiochi la cui uscita è già prevista sulle piattaforme per così dire "maggiori". Proprio questo è stato il destino di Valiant Hearts, un interessante titolo che, rilasciato verso l'inizio dell'estate, è riuscito nonostante qualche piccola sbavatura a racimolare un generale consenso non solo per aver trattato con maestria il tema delicato e poco battuto della Grande Guerra, ma soprattutto per la particolare realizzazione tecnica e stilistica prediletta dal team di sviluppo Ubisoft Montpellier, noto quest'ultimo principalmente per la serie Rayman e per la loro indiscussa abilità nello sfruttare l'UbiArt Famework Engine, che tanto ha saputo incantare con il recente Child of Light.

L'ORRORE DELLA GUERRA

Come anticipato poc'anzi Valiant Hearts si avvale di un contesto storico assai evocativo e di sicuro impatto, che stranamente è sempre stato snobbato. Infatti, mentre esiste una incalcolabile quantità di opere videoludiche sul secondo conflitto mondiale, sulla Grande Guerra poco è stato preso in considerazione. Ora però (forse a causa dell'importante ricorrenza) anche gli anni caotici che vanno dall'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando alla capitolazione dell'Impero Asburgico sono divenuti oggetto di interesse anche per gli sviluppatori e una nota di merito deve essere fatta ad Ubisoft Montpellier per essere riuscita a proporre una trama di tutto rispetto mantenendo l'aderenza storica ai tragici fatti che seguirono l'inizio del conflitto. C'è di più. Il team di sviluppo non si è preoccupato unicamente di mantenere quanto più intatto possibile il profilo storico, ma si è impegnato anche a farci (per così dire) da Cicerone, inserendo nel gioco un gran numero di oggetti collezionabili, tutti corredati da preziose informazioni su quei terribili anni. In quest'opera di fantasia, i veri orrori del conflitto fanno dunque da sfondo alle vicende di quattro sventurati personaggi che, loro malgrado, si sono trovati sepolti sotto le macerie della vecchia Europa. La cura e la passione riversate da Ubisoft nella realizzazione di una trama avvincente ha però sofferto di un gameplay abbastanza sottotono, appiattito su soluzioni piuttosto semplici che già dopo le primissime ore di gioco, per via della struttura non sempre elaborata degli enigmi proposti, cominciavano a risultare un po' triti.

Il gioco infatti ben presto porta a ridurre l'impegno e il tasso di sfida ad iter molto meccanico, fatto di tirare leve, recuperare oggetti da utilizzare nel puzzle-solving, schivare bombe che piovono dal cielo, interagire con gli NPC, dare ordini al fedele Wolf. Valiant Hearts, ad ogni buon conto, pur presentando una struttura ibrida a metà strada fra side scrolling adventure ed il classico “punta e clicca”, non disdegna affatto sporadiche (e gradite) variazioni sul tema, offrendoci sezioni leggermente più movimentate come quelle di "guida" a tempo di musica, in cui dovremo schivare oggetti ed altri ostacoli che ci sbarreranno la strada, oppure i veloci Quick Time Event della crocerossina Anna, ora accostabili più al gameplay dei Rythm Game stile "Tap Tap Revenge" che tanto di moda andavano qualche tempo fa e che si riducono ad un semplice tap sullo schermo al momento giusto.

IL DESTINO IN UN DITO

Chiaramente per il cambio di hardware Ubisoft doveva pur modificare ed ottimizzare i controlli per garantire l'esperienza di gioco su dispositivi che di tradizionale possiedono ben poco. Il duro lavoro svolto, nonostante sporadiche imprecisioni, sembra esser stato davvero all'altezza delle aspettative. Ad ogni modo, iniziando dalle note negative abbiamo potuto constatare che in particolari e fortunatamente limitati frangenti i controlli touch si sono dimostrati poco precisi, specialmente nel side scrolling, facendoci ad esempio balzare fuori dal nascondiglio al momento meno opportuno oppure conducendo inopinatamente il nostro alter ego verso una raffica di mitragliatrice per non esser riusciti a bloccarne in tempo il movimento automatico. A parte qualche leggero inghippo, possiamo comunque affermare che per la maggior parte dell'avventura tutto funziona benone e senza grandi problemi. Le gesture tattili, ovvero tap, swipe e hold, non soffrono infatti di particolari ritardi nel tempo di risposta dell'applicazione, che si è sempre mantenuto costante e reattivo.


UN FUMETTO INTERATTIVO

Valiant Hearts, come abbiamo già accennato, offre al fruitore un altro ottimo esempio - dopo i recenti Rayman e da ultimo Child of Light - dei meravigliosi risultati che Ubisoft può ottenere sfruttando appieno l'UbiArt Framework Engine. Il comparto grafico e stilistico, già spettacolare su PC e console, sugli schermi dei dispositivi su cui abbiamo testato l'applicazione (iPad ed iPod Touch) si conferma ancora una volta solido e molto curato, per un risultato finale di sicuro impatto. Il bellissimo stile fumettistico hand drawn, qui definito più che mai, crea un pregevole contrasto con le toccanti vicende raccontate, quasi a voler far risaltare ancora di più la banalità di un male che in quei tristi anni per futili motivi ha cancellato dalla storia milioni di persone. I verdi prati della campagna francese lasciano velocemente il posto ad una predominanza di colori spenti, ingialliti, di trincee e città distrutte ed un cielo sempre carico di nuvole opprimenti. Queste tonalità cromatiche vengono talvolta spezzate solo da sparute chiazze di colore rappresentate dalle divise dei soldati oppure dagli stessi personaggi, gli unici che in qualche modo spiccano sulla patina color seppia che fa da sfondo all'avventura. Di ottima fattura anche la colonna sonora, ricca di brani evocativi ed orchestrata con cura, così come il doppiaggio in lingua italiana.

Valiant Hearts: The Great War Valiant Hearts, sin dal suo esordio agli inizi dell'estate, ha saputo guadagnarsi i consensi di pubblico e critica non solo per il particolarissimo stile adottato, ma soprattutto per aver saputo trattare con maestria - al di là di un gameplay un po’ troppo spesso ripetitivo - un periodo storico poco "conosciuto" in ambito videoludico ma indelebile nella memoria mondiale. Dalla versione maggiore cambia davvero poco, fatto salvo ovviamente il necessario lavoro di ottimizzazione dei controlli per adattarli all'esperienza touch e ad una schermata di gioco assai minimalista. Lavoro in gran parte riuscito, se non fosse per qualche piccola incertezza durante le fasi stealth o allorquando si debba far superare un ostacolo al nostro alter ego digitale. Nulla di grave, dato che il gioco si dimostra generoso in termini di checkpoint ed il gameplay è comunque immediato ed intuitivo. La longevità del titolo poi si adagia perfettamente sull'esborso monetario da affrontare per avere tutti e quattro i capitoli. Per il resto Valiant Hearts è e resta una piccola perla videoludica di rara bellezza che spicca tra tante produzioni carenti di qualsivoglia originalità e da gustare sino in fondo, per la qualità e quantità di emozioni che riesce a trasmettere. Un'ottima conversione, senza compromessi, che nel passaggio dagli hardware "maggiori" ai mobile device non si lascia indietro nulla.

8

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