Recensione Valkyrie Profile: Covenant of the Plume

Un GDR strategico dalla difficoltà proibitiva

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Con Covenant of the Plume, Square Enix porta finalmente su DS la sua visione nipponica della mitologia nordica.
Chi però aspetta il turno da protagonista di Hrist, dovrà probabilmente continuare a pazientare fino al prossimo capitolo per console da casa.
Abbandonando personaggi come Arngrim e Lezard, l'episodio su DS prende vita come interessante spin off strategico, che pur mantenendo una certa dose di originalità e coerenza con la serie si distingue dai suoi predecessori non solo per il taglio del gameplay, che tralascia completamente la commistione platform-ruolistica vista su PSX e PS2 (senza trascurare PSP con il porting Valkyrie Profile: Lenneth), ma anche nella sceneggiatura, che per una volta ci permette di vedere il Ragnarok dal punto di vista di un "comune mortale".

Dall'Inferno con furore

La trama del gioco, che mantiene il tono oscuro e tragico della serie, e anzi in un certo qual modo rincara la dose di cattiveria, ruota attorno a Wylfred, un giovane orfano che vaga per Midgard in cerca di Lenneth Valkyrie.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, però, il motivo del viaggio di Wylfred è tutt'altro che nobile: l'intento del giovane è vendicare il "furto" dell'anima del padre caduto durante una grande guerra. Lenneth ne ha infatti assorbito l'anima trasformandolo in un Einherjar, un guerriero destinato a combattere per gli dei nel Ragnarok.
Manipolato dalla vile Hel, regina degli inferi, Wyl utilizza un potere corrotto scaturito proprio da una piuma di valchiria maledetta per risucchiare la vita dei suoi alleati, allo scopo di guadagnare possibilità di vittoria contro gli esseri divini di Asgard.
Il concept del gioco è vincente: l'animo corrotto di Wyl, che sente di non avere alternative al sacrificio dei propri amici, lo rende un protagonista discretamente affascinante e tormentato.
Ogni capitolo del gioco poi si focalizzerà su un gruppo di personaggi, ognuno con la propria storia, che alla stregua di quanto accadeva nel capostipite della serie ne caratterizzerà brevemente la psicologia e le motivazioni. Molti di questi co-protagonisti, il cui unico vero scopo alla fine sarà diventare la nostra "carne da macello", risultano davvero riusciti.
La cosa più interessante del titolo è che la sceneggiatura ci permette di giocare un ruolo attivo, non solo selezionando in alcuni punti quale strada prendere, ma addirittura tenendo in conto della "condotta" di Wyl.
Sacrificando più o meno personaggi, ci ritroveremo a giocare parti di trama completamente diverse, arrivando a trovarci in lati opposti del conflitto che vede protagonisti gli umani di Midgard e che fa da sfondo alle vicende, in alcuni casi chiamando in causa addirittura alcuni volti noti del pantheon di Asgard.

La Midgard strategica

Covenant of the Plume si svolge quasi esclusivamente sul campo di battaglia.
L'impostazione di base è quella tipica degli strategici con visuale isometrica. Su ogni mappa muoveremo un party di quattro personaggi, che si alterneranno ai mostri in turni prestabiliti alla Fire Emblem.
Durante la nostra fase potremo muovere, utilizzare abilità, oggetti e magie e, infine, attaccare con ogni unità che abbia nella sua area di tiro un nemico. Qui cominciano gli aspetti originali di Valkyrie Profile, che mostra di avere buone idee e carattere sin dal primissimo schema.
La gestione dell'offensiva non è legata strettamente all'unità in uso, infatti attaccando un nemico potremo fare intervenire tutti gli alleati che lo hanno a tiro. Pianificando con attenzione le nostre mosse dunque potremo arrivare ad effettuare assalti di massa, con tutte e quattro le opportunità che avremo nel nostro turno, magari approfittando anche di un interessante sistema di bonus determinati dall'uso di formazioni particolari, che si attiveranno automaticamente attaccando i fianchi del nemico o accerchiandolo.
Il combattimento in se avviene in una schermata a parte, che ricorda i vecchi capitoli della serie. Ogni personaggio è assegnato ad un tasto, e disporrà di un numero variabile da uno a tre attacchi per ogni assalto, in base alla qualità dell'arma equipaggiata.
Premere i tasti a caso è una strategia altamente sconsigliata, poichè sfruttando in modo intelligente le capacità di ogni personaggio (ebbene sì, sono tutti diversi) potremo eseguire combo lunghissime, guadagnando colpi scaraventando in aria il nemico oppure stordendolo in modo da fargli perdere la possibilità di contrattaccare. Alternando le mosse dei nostri quattro combattenti potremo far salire il classico misurino, che se riempito ci permetterà di eseguire le tipiche super mosse (Soul Crushes), in grado di infierire una quantità di danni devastanti, vero trademark della serie.
Il ritmo dei combattimenti è quindi molto irregolare, mentre il cuore dell'azione diventa ripetitivo una volta che si sono imparati un po’ di trucchi del mestiere. Inoltre quando saranno i nemici ad agire, si rischia di subire assalti costanti da una decina di mostri che, utilizzati dalla spietata CPU, attaccheranno con tutte le loro risorse a disposizione, allungando di molto l'attesa tra un turno e l'altro. Fortunatamente le animazioni più lunghe possono essere saltate con la pressione di un tasto qualunque.
Il titolo vanta un bilanciamento della difficoltà ostinatamente esemplare, costantemente orientato verso un alto livello di sfida e quasi interattivo. Di base i combattimenti sono molto duri, e occorre pianificare strategie a lungo termine per sopravvivere... oppure si può cedere al "lato oscuro", decidendo di utilizzare la Destiny Plume da cui deriva il titolo del gioco, che ci permetterà di sfruttare la "benedizione" di Hel per prendere l'anima ai nostri compagni, che vanteranno caratteristiche decuplicate fino alla fine della mappa, quando moriranno irrimediabilmente (lasciandoci in eredità alcune abilità peculiari extra per Wyl).
Starà dunque al giocatore, ancora una volta, decidere se percorrere un sentiero di morte e distruzione oppure valorizzare l'amicizia con i propri alleati.
Tutte queste scelte ovviamente porteranno a finali diversi, aumentando non di poco la longevità del titolo, già altissima grazie alla presenza dei percorsi narrativi multipli cui avevamo accennato poc'anzi.
Quanto alla gestione delle unità, potremo ovviamente personalizzarne l'equipaggiamento, ma anche acquistare oggetti che, se utilizzati, insegneranno permanentemente abilità e magie di vario tipo, dai classici incantesimi di cura e offensivi fino a skill grazie a cui potremo muovere caselle aggiuntive durante il nostro turno.
Il costo di queste azioni sarà decurtato dai punti abilità dei personaggi, che si ricaricheranno lentamente.
Limitata è la quantità di esperienza a disposizione: non è possibile fermarsi ad aumentare il proprio livello perchè le mappe dello story mode sono contate! Sono disponibili, nel corso di qualunque bivio, delle sparute subquest, ma nulla che dia la possibilità di perdersi in ore di grinding.
Non si tratta di una caratteristica rara per un rpg strategico, però la difficoltà elevata del titolo potrebbe trasformare l'esperienza di gioco in qualcosa di piu’ che frustrante per un giocatore alle prime armi, senza contare che ogni missione ha degli obiettivi secondari che consistono nel soddisfare la sete di sangue dei nostri mecenati oscuri, o infierendo sui cadaveri dei nemici con danni extra (overkill), oppure semplicemente utilizzando al piuma per uccidere gli alleati. Se questi requisiti non saranno superati per un certo numero di schemi, ci attireremo contro le ire dei serventi di Hel, facendo partire delle battaglie punitive il cui unico esito è spesso il Game Over.

Valchirie 3d

La perdita di qualità scenica inevitabile derivata dalla scelta di utilizzare una visuale consona al genere strategico in parte rovina uno dei punti di forza della serie di Valkyrie Profile, ovvero il pregiato sodalizio tra un'attenzione per i dettagli fuori dal comune e riprese in stile platform bidimensionale.
Se Lenneth rappresenta uno dei piu’ alti picchi grafici su PSX, così come Silmeria lo è indiscutibilmente per PS2, purtroppo lo stesso non si può dire per Covenant of the Plume.
Non si tratta di qualcosa imputabile unicamente al cambio di regia, ma anche da un comparto tecnico che obiettivamente si accontenta di svolgere il proprio lavoro. Certo il design grafico dei livelli è molto buono, ma manca quell'atmosfera che ha sempre permeato la saga.
Su DS altri titoli dello stesso genere (molti dei quali nati proprio dal grembo di Square Enix, come Revenant Wings) sono riusciti senza sforzo a creare un mondo dal forte appeal, ma in questo caso ci si è accontentati apparentemente di creare ambientazioni funzionali, solide, ma non magiche.
I piccoli sprite dei personaggi sono ben realizzati, dotati di animazioni semplicemente ottime (come di consueto da lasciare senza fiato le Soul Crush) anche se in taluni casi un po’ fuori contesto (perchè Cheripha salta in quel modo durante le sequenze di combattimento?!).
La colonna sonora è ancora una volta curata da Motoi Sakuraba, che oltre a presentare alcuni vecchi brani, sia riarrangiati che intatti, ha composto moltissimi nuovi brani assolutamente eccellenti, accompagnando con competenza e personalità questa tragedia su due schermi. Il doppiaggio, presente in quantità sorprendente nelle battaglie, come di consueto infonde una personalità invidiabile ai protagonisti, che pronunciano ancora una volta alcune tra le migliori "battle quotes" mai concepite.
Ovviamente lo stesso livello è infuso nell'intero script del gioco, che di sicuro avrebbe tratto grande vantaggio da un doppiaggio un po’ più presente fuori dai combattimenti.

Valkyrie Profile DS Valkyrie Profile - Covenant of the Plume è un titolo difficile da avvicinare, proprio perchè chiunque non sia davvero in gamba con gli strategici finirà per vedere costantemente la schermata del game over entro le prime 3 ore di gioco. In alternativa molti giocatori potrebbero non apprezzare il modo in cui sia necessario liberarsi dei propri alleati in un genere in cui solitamente si finisce sempre per costruirsi un piccolo esercito. Separarsi da protagonisti dal grande carisma è sempre stato uno dei concept di base di Valkyrie Profile, che in questo caso raggiunge una nuova dimensione di cattiveria grazie alla geniale introduzione della Destiny Plume. Proprio come gli alleati di Wyl, i giocatori sono però destinati a cadere uno ad uno in preda a quello che è sicuramente un titolo dalla difficoltà maledetta; solo i piu’ caparbi e resistenti saranno capaci di non gettare la spugna e assaporare tutti i pregi che con fatica il titolo riesce a donare per le 20 ore circa di durata dell'avventura, grazie al character design d'eccezione, una grande cura per le animazioni, un battle system lento ma originale e, per finire, una storia interattiva e ricca di spunti.

7.5

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