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Recensione Virtual On Force

Il ritorno del picchiaduro tra mech di Sega: tra vintage e multiplayer

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Per festeggiare il quindicesimo compleanno della serie Virtual On, poteva essere sufficiente per Sega la gigantografia del mecha Temjin 747A affissa lungo la parete esterna dell'immensa sala giochi Sega GiGO, un intero palazzo zeppo di coin op e macchine da gioco nel quartiere di Akihabara?
Poteva? Certo che no: per festeggiare adeguatamente una ricorrenza non può mica bastare il solo biglietto d'invito, ci vuole un regalo coi fiocchi, di quelli che possono far felici ma veramente tanto i festeggiati. Il summenzionato poster multilivello altro non era che un gustosissimo promemoria ad acquistare il vero cadeau del quindicennale, una copia di Virtual On Force in esclusiva per Xbox 360 o ancora meglio il prestigioso Memorial Box (oltre al gioco, 6 dischi di colonna sonora e un libretto con artwork ed interviste).
Noi ci siamo lasciati convincere dalla gargantuesca réclame ed eccoci pronti a parlare dell'ultimo capitolo della serie Virtual On: un porting tardivo a dire il vero del quarto capitolo datato 2001 la cui peculiarità risiede nella grande attenzione posta agli scontri multiplayer. Proposto da Sega come una novità casalinga, chissà se tale primizia Xbox 360 riuscirà a risvegliare nei cuori dei videogiocatori l'affezione per la serie Virtual On.

Soldatini di latta

Il successo della conversione Xbox Live Arcade di Virtual On Oratorio Tangram sorprese un po' tutti un paio di anni fa: sorprese anzitutto Sega che certo non si aspettava un ritorno di fiamma così incandescente per la sua serie robotica in costante equilibrio tra lo sparatutto e il picchiaduro, il cui letargo durava ormai da quel Virtual On Marz che in sordina approdò su Playstation 2; sorprese oltretutto i videogiocatori affezionati e non pronti a calare nuovamente nell'arena forti di un solido multiplayer via Live e di un comparto tecnico ripensato in gran parte dei suoi aspetti.
Inevitabile riesumare il franchise con una release su scaffale in occasione dei baccanali per il quindicesimo compleanno. In Giappone a queste cose ci tengono!
Piuttosto che rischiare con un episodio inedito che potesse adattare le tenaci meccaniche allo scintillio della corrente generazione, meglio riesumare il capitolo sepolto, quello disperso nella sabbia di quelle sale giochi dimenticate dal tempo e dai videogiocatori.
Cosa che - per inciso - non è di per sé un male. Virtual On Force non è solamente una versione rinnovata di Oratorio Tangram, bensì un ripensamento del franchise in ottica multigiocatore. Le basi restano le medesime: i dorsali permettono di sfoderare le armi impugnate nell'arto sinistro o destro, con la differenza che se a lunga distanza dal nemico ecco aprire su di esso un fuoco incessante, mentre se ci si trova a pochi centimetri un'alabarda spaziale infliggerà non pochi danni; con Y ci si stacca dal suolo, X mette in azione i reattori sul dorso per un boost e infine B ingaggia il lock-on con l'altro avversario.
Esatto perchè di base ci sono sempre combattimenti 2 contro 2, laddove negli altri capitoli della serie ci si calava nell'arena sempre da soli e si andava incontro a un tutti contro tutti. Sega decise di concertare con maggior intelligenza il multiplayer allo scopo di sfruttare adeguatamente il system link tra cabinati: gli sviluppatori di conseguenza o alcune semplici regole aggiuntive, in grado di affinare strategicamente le risse tra robottoni.
Primo: dei due Virtuoid uno è il Leader e la sua morte conduce a una infausta sconfitta, poco importa se il partner è ancora nel pieno delle forze.
Secondo: il fuoco insistito di entrambi i mecha sull'identico bersaglio infligge danni raddoppiati. Tirando le somme: alle usuali strategie basate su coperture e attacchi dall'alto dei cieli, Virtual On Force invita i giocatori ad interrogarsi sulla soluzione migliore, se scagliarsi a capofitto sul Leader designato oppure eliminare prima il compagno per evitare fastidi nell'eliminare il giocatore più forte; dividersi i compiti o incrociare il fuoco sul medesimo robot da due direzioni contrapposte.
Di fronte alla semplicità di questi accorgimenti, il gameplay ne esce sorprendetemene enfatizzato e l'IA avversaria nella modalità Arcade offre sin dai primi scontri validi motivi per reinventare la propria strategia bellica all'insegna di tali dinamiche di coppia.
Si aggiunge a tale fronte offensivo una variane difensiva di grande interesse: il Rescue Dash azionabile con il tasto Back consente di ripristinare parte della barra propria e del proprio compagno a patto che quest'ultimo si trovi sufficientemente vicino. Utilizzabile una sola volta nel corso del combattimento, tale novità di Force non fa altro che impreziosire il ventaglio di possibilità strategicamente rilevanti.

Il sistema di combattimento si adatta discretamente al pad Xbox 360. Sono presenti due differenti combinazioni, con la prima incentrata perlopiù sugli analogici e la seconda a fare largo uso dello stick destro anche per salti e parate.
Il movimento tramite analogico sinistro è reattivo e performante quanto ci si aspetterebbe, mentre l'analogico destro consente minimi aggiustamenti alla telecamera. Quest'ultima non è libera, ma cerca di inquadrare sempre le spalle del personaggio controllato: spesso però si incaglia nelle "spigolose" arene oppure offre un taglio registico tutt'altro che comodo. Quando il gioco fu concepito, però, il doppio analogico non aveva ancora assurto al ruolo di gestore della camera e sopratutto la versione arcade escludeva tale problema affidandosi al twin stick per controllare i movimenti del mecha. Quest'ultimo controller (riproposto per Xbox 360 da Hori) è composto da due leve che ripropongono i due arti superiori dell'alter-ego controllato, sui cui lati sono ubicati tasti per saltare, parare, gestire il lock-on, ecc...
L'opzione descritta è certamente la migliore per godere ai massimi livelli di Virtual On Force, ma il prezzo proibitivo (oltre 300 euro) e la sola distribuzione in Giappone, inviteranno molti giocatori ad appoggiarsi al controller Xbox 360, le cui levette in ogni caso garantiscono sin da subito una miglior reattività rispetto a quelle di Dreamcast e Playstation 2, controller con i quali si sono giocati gli ultimi episodi della serie Sega.

The fourth is the force

Oltre all'ovvia conversione da arcade, Virtual On Force su Xbox 360 propone diverse modalità di gioco collaterali che avrebbero il compito di variare la formula di per sé piuttosto insufficiente, specie se giocata nel solo single player.
Il Mission Mode è una vera novità per la serie Sega e va a ricalcare quanto già assaporato nelle conversioni domestiche di Outrun 2: proponendo scontri la cui vittoria è subordinata ad alcune regole aggiuntive oppure da conseguire attraverso deliberate menomazioni al gameplay. Ad esempio in alcune missioni vi sarà chiesto di collezionare monete sparse lungo l'arena di gioco, altre invece decurteranno lo sparo dalle vostre possibilità offensive, altre ancora saranno match 1 contro uno oppure 2 contro 1, eccetera eccetera.
La varietà non manca e il numero di missioni (ciascuna di queste propone di regola tre/quattro combattimenti con le medesime regole "speciali") garantisce una buona longevità, eppure non è difficile notare un fondamentale vizio di fondo: se nel caso di Outrun 2 l'attenzione era posta sempre sul guidare preservando le basi del gameplay e andando a modificare gli elementi di contorno, Virtual On Force in più di una occasione si (auto)trasforma in un autentico aborto, ordinando ad esempio di distogliere totalmente lo sguardo dal nemico per collezionare quanto prima le monete disperse sul campo di gioco, o ancora di portare a casa il risultato senza l'ausilio del basilare cannone laser.
Di contro nell'aspetto multiplayer la produzione Sega fa faville, recuperando l'ottimo net code di Virtual On Oratorio Tangram per Xbox Live Arcade e ampliando a dismisura la portata delle opzioni previste. Il gameplay di per sé si presta a scontri tra più giocatori meglio dei predecessori, grazie alle meccaniche di grande rilievo strategico tra i partner descritte in precedenza.
Oltre a ciò è presente un Watch Mode attraverso cui ammirare le prodezze di altri giocatori, mentre in qualsiasi momento un secondo giocatore (via split screen o via etere) può unirsi alla competizione, anche all'interno del Mission Mode. Il multiplayer è eccellente proprio a partire dal fatto che non è una opzione a sé, ma integrata con il single player tanto che a passare dall'uno all'altro non si incontrano barriere di sorta.
Il gameplay non subisce modifiche significative, né intervengono meccaniche assenti negli scontri contro la CPU, a eccezione della possibilità di impartire semplici comandi al proprio compagno umano dietro la pressione dell'analogico destro.

Vintage On

Dal punto di vista grafico Virtual On Force gode nel passaggio su Xbox 360 di notevoli trucchetti tecnici atti a farlo brillare nel firmamento. Non ci troviamo dinnanzi all'abisso sorto tra il Soul Calibur arcade e quello Dreamcast, piuttosto a un lavoro molto professionale di interventi alle texture di arene e robot. La struttura poligonale era già di ottimo livello due lustri or sono, così come ampio e articolato il mecha design: il team di Sega ha lavorato sulla palette cromatica, sulle fonti di luce e sugli effetti particellari. Il colpo d'occhio è più che buono, ma non stravolgente: una conversione in HD non pigra, ma rivolta essenzialmente ai fans del titolo originale pronti alle più aspre critiche qualora si fossero trovati dinnanzi a una dura rivisitazione dell'art design.
La colonna sonora si compone dei classici motivi di Virtual On, musica elettronica in simbiosi con schitarrate rock: sono disponibili sia i temi originali sia la loro versione riarrangiata e in un apposito menù si può addirittura quale dei due ascoltare per ciascuno stage di gioco. Una voce metallica scandisce tanto i percorsi attraverso le opzioni di gioco quanto le situazioni in battaglia.

Virtual On Force Forte di un consenso ottenuto sulle piattaforme digital delivery, Virtual On ritorna con un titolo inedito a quindici anni esatti dall'esordio in sala giochi. Il prodotto qui recensito non è altro che la tardiva conversione casalinga di Virtual On Force datato 2001, un episodio della serie concepito per scontri 2 contro 2 e quindi particolarmente valido sul versante multiplayer, come dimostrano le ottime opzioni Xbox Live. Piuttosto claudicante in singolo, dal momento che la modalità più appetitosa (il Mission Mode) presenta delle opzioni piuttosto infelici, modificando con eccessivo zelo le basi del gameplay. E' innegabile che Sega abbia confezionato tale videogame pensando anzitutto ai fans, offrendo loro quella gemma rimasta fino ad oggi esclusivo appannaggio dell'universo arcade. Ciononostante nel suo aspetto vintage, nel suo eccessivo ossequio al passato, Virtual On Force non rappresenta un possibile tassello per attendere un capitolo inedito nel prossimo futuro. Con la scelta di rivolgersi solamente alla nicchia, distribuendo il gioco nel solo Giappone, Sega esclude la possibilità di reclutare nuovi appassionati che oltre a un comparto grafico sbalorditivo gradirebbero un aggiornamento delle meccaniche di gioco in superficie piuttosto legnose. Bizzarro come le celebrazioni per il quindicesimo compleanno si siano tradotte in un prematuro epitaffio.

7

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