Recensione War of the Vikings

Comandiamo il fiero popolo vichingo verso la vittoria, nella nuova IP di Paradox Interactive.

Versione analizzata: PC
recensione War of the Vikings
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  • Pc
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Per noi che viviamo nella modernità, molto di ciò che appartiene all’antichità è pregno di fascino e splendore. Il combattimento all’arma bianca è senza dubbio una delle eredità storiche più intriganti di sempre, forse per via del nostro insaziabile desiderio di svelare una storia lontana dove Re e condottieri si battevano in feroci conflitti tra il sangue e il sudore del campo di battaglia, senza considerare l’aura mistica del duello “cappa e spada”, quello dei racconti e delle leggende popolari. Il videogame è, come tanti altri media, un terreno fertile per rappresentazioni fantasiose o accurate del combattimento con spada e scudo.
Dopo un War of the Roses accolto positivamente da pubblico e critica - recentemente divenuto free-to-play e liberamente giocabile da piattaforma Steam - Fatshark cerca nuovamente il successo ripercorrendo il medesimo sentiero già calcato in passato, ovvero quello dell’action game online a tema storico. War of the Vikings ci fa immediatamente capire che la ricetta ha qualche ingrediente diverso, mentre le premesse della software house svedese mettono in evidenza la chiara volontà di migliorare ciò che è stato realizzato in passato. Vi abbiamo parlato del cappa e spada di Paradox Interactive in un paio di occasioni; ma ora, in occasione della release ufficiale, siamo pronti a darvi il nostro giudizio definitivo...reclamando la terra di Britannia!

COME IL VALHALLA

War of the Vikings è un videogioco in terza persona nel quale possiamo vestire i panni di un possente guerriero vichingo o di un poderoso combattente sassone, in feroci duelli all’arma bianca nell’antica Britannia. Non parliamo di un gioco particolarmente veloce, ma certamente di un online game nel quale si muore molto facilmente se non si pone attenzione a come avviciniamo il nemico o a come sventoliamo l’arma. Sul campo di battaglia occorre avere i riflessi sempre pronti, più che altro per difendersi dai colpi inferti dai nemici, anticiparne i movimenti ed eludere l’avversario con finte e schivate. Per parare i colpi in arrivo - così come per sventolare l’arma impugnata - non occorre premere solo il pulsante del mouse ma anche muovere la periferica nella direzione desiderata, così da intercettare il nemico o la sua arma. Non possiamo negare che il primo approccio si è rivelato un vero disastro, principalmente a causa di un sistema di combattimento molto diverso rispetto a quello cui siamo abituati con i classici multiplayer game; pur avendo già giocato a War of the Roses e simili, abbiamo dovuto riprendere confidenza con il battle system, quindi con il dinamico sistema di controlli disegnato appositamente per mouse e tastiera. Essendo tutta una questione di prontezza di riflessi e rapidità, anche il ping svolge una funzione di fondamentale importanza e ne deriva un valore elevato potrebbe influenzare negativamente la performance in battaglia, limitando quindi il divertimento. Veniamo introdotti al battle system da un tanto pratico quanto sbrigativo tutorial. La verità però è che le dinamiche di War of the Vikings sono davvero semplicissime, quasi basilari. Nonostante un “primo assaggio” non proprio brillante, macinando qualche livello siamo riusciti a comprendere al meglio come utilizzare il realistico sistema di combattimento, quindi a muoverci sul campo di battaglia evitando che l’avversario avesse la meglio su di noi. Sebbene non privo di imperfezioni, il nuovo gioco realizzato da Paradox si rivela un titolo multiplayer divertente da giocare proprio in virtù del dinamico sistema di combattimento.

"Sebbene non privo di imperfezioni, il nuovo gioco realizzato da Paradox si rivela un titolo multiplayer divertente da giocare proprio in virtù del dinamico sistema di combattimento."

Le classi sono 3, Warrior, Skirmisher e Champion, che si differenziano l’una dall’altra per tipo d’armatura, resistenza ai danni e capacità di rigenerare la stamina. Il campione vanta un’armatura più resistente ai danni ma una ridotta velocità di spostamento e di recupero dell’energia; al contrario, il combattente può spostarsi più rapidamente proprio grazie alla sua armatura leggera, a scapito però della resistenza in combattimento. Il guerriero si colloca naturalmente tra le due, diventando anche la scelta più bilanciata, consigliata al giocatore alle prime armi.
Dopo aver accumulato un po’ di esperienza non possiamo che caldeggiarvi l’utilizzo di una classe affine al ruolo che dovrete ricoprire all’interno della squadra, quindi al vostro stile di gioco. Se per esempio desiderate stare in testa al gruppo, caricando l’avversario a testa bassa, allora è bene considerare il campione; se invece dobbiamo restare a distanza, forse è preferibile il guerriero, o il combattente. Quest’ultimo è sicuramente il più difficile da utilizzare, dato che obbliga il giocatore ad evitare ogni singolo colpo in arrivo per via della scarsa resistenza ai danni.
A prescindere dalla classe che selezioniamo, possiamo scegliere con quale arma entrare in combattimento. Ci sono l’ascia e la spada ad una mano, doverosamente accompagnate da uno scudo per deflettere i colpi in arrivo, oppure l’ascia bipenne, che impugnata a due mani ci garantisce colpi sempre letali ma a discapito della capacità difensiva. All’arma primaria possiamo alternare una seconda, generalmente a distanza. Gli sviluppatori di Fatshark hanno pensato ai coltelli e le asce da lancio, arco e frecce o il letale giavellotto, questo molto utile soprattutto perché capace di frantumare gli scudi dei nemici. Nonostante il gioco ruoti per lo più attorno al combattimento in mischia e al contatto, le armi a distanza si ritagliano una discreta fetta durante le campali di War of the Vikings.
Infine non dimentichiamo la vasta gamma di perks, grazie ai quali possiamo personalizzare l’esperienza ludica customizzando classe e personaggio.

ALLA GUERRA!

Le modalità di gioco offerte da War of the Vikings sono le classiche e immancabili del genere, ovvero Free-for-All, Deathmatch a Squadre, Conquista, Arena e Duello. Mentre le prime non necessitano certo di introduzioni, Arena e Duello sono quelle che aggiungono un pizzico di varietà al nuovo prodotto videoludico in salsa scandinava. Arena si dimostra essere una simulazione a tutto tondo, pertanto alla morte del personaggio non vi è alcun rientro ma si deve attendere l’esito finale del match. Ovviamente parliamo di partite che si risolvono nel giro di pochi istanti, due minuti al massimo, anche perché uno o due colpi all’avversario sono sufficienti per farlo crollare a terra esanime. Duello permette invece a due giocatori di affrontarsi in un bizzarro ed insolito testa a testa, su mappe di ridottissime dimensioni appositamente studiate per tale modalità.

"Il Bitsquid Engine mette in mostra modelli poligonali definiti e ricchi di particolari, capaci di esprimersi attraverso delle animazioni realistiche e ben fatte."

I server più apprezzati restano quelli Team Deathmatch e Conquista, entrambe varianti molto divertenti in virtù di scenari che sembrano disegnati appositamente attorno a questo tipo di gioco. I server possono ospitare un massimo di 64 giocatori, ma la verità è che design e dimensioni delle mappe pongono grossi vincoli al numero di utenti connessi. Anche gli ambienti più vasti si rivelano infatti eccessivamente caotici quando il numero di giocatori supera la trentina: nonostante “l’occasione sprecata”, il divertimento non ne risulta mai compromesso.
Il nuovo online game realizzato da Fatshark comprende naturalmente il provvidenziale sistema a livelli (con level cap a 60) grazie al quale possiamo sbloccare contenuti sempre nuovi, tra cui equipaggiamento, armature, perks, decorazioni per il mantello, lo scudo e infine barbe per i nostri guerrieri (perché senza barba che razza di vichingo sei?)
Le mappe non sono tantissime, ma riescono comunque a garantire sufficiente varietà e longevità. Come per i precedenti titoli di Fatshark è auspicabile il rilascio di aggiornamenti con nuovi contenuti di gioco per il prossimo futuro.

LA SPLENDIDA BRITANNIA

Parlando da un punto di vista puramente tecnico il gioco di Paradox si difende molto bene, capace di esprimersi al meglio sulle configurazioni high-end, ma non tanto esigente da non funzionare bene anche sugli assemblati con qualche anno sulle spalle. Il Bitsquid Engine mette in mostra modelli poligonali definiti e ricchi di particolari, capaci di esprimersi attraverso delle animazioni realistiche e ben fatte. Gli ambienti di gioco sembrano quasi vivi grazie alla coloratissima palette cromatica, la vegetazione, gli effetti di luce, il tutto a incorniciare degli splendidi paesaggi naturali con edifici storici disegnati con tutti i crismi del caso. Nonostante la configurazione (Intel i7 4770K @4.2GHz OC, 16GB DDR3, NVIDIA GeForce GTX 680), negli attimi più concitati abbiamo riscontrato qualche calo di framerate, ma niente che potesse intaccare o compromettere l’esperienza ludica. Nonostante l’arduo compito di gestire un massiccio numero di giocatori, il netcode si è sempre comportato molto bene, privo di evidenti bug o glitch. Il sistema di collisioni tiene in considerazione anche ambienti angusti ed elementi dello scenario, pertanto se decidiamo di colpire un nemico in prossimità di un muro, un albero o una colonna, non è detto che la nostra ascia finisca conficcata nel legno piuttosto che nel cranio dell’avversario. Il genuino engine fisico non è però esente da qualche piccola imperfezione, tanto che saltuariamente alcuni colpi apparentemente buoni non vanno a segno o, al contrario, un fendente che non dovrebbe colpire il bersaglio per “eccessiva distanza” dallo stesso, affetta e uccide l’obiettivo.
Buone le campionature audio, capaci di catapultare il giocatore negli antichi scenari nordici tanto in stereo quanto in presenza di un sistema surround. Ottima la colonna sonora originale, con due temi principali che fanno da accompagnamento audio alle due fazioni schierate sul campo di battaglia.


War of the Vikings War of the Vikings è un prodotto videoludico di buona fattura, divertente e stimolante. L’engine proprietario offre scenari di gran bellezza e animazioni ben curate, il netcode è solido ed estremamente flessibile e il sistema di combattimento - sebbene non privo di qualche imperfezione - tanto semplice quanto ben implementato nella struttura di gioco. Le ambientazioni sono splendidamente in grado di raccontare la realtà ruvida e grezza dei popoli nordici dell’antichità. Tuttavia, nonostante il risultato finale e le ottime intenzioni del team di sviluppo, il nuovo online game presenta i medesimi difetti già riscontrati con War of the Roses. Pur rivelandosi un prodotto capace di sbaragliare la concorrenza infatti, War of the Vikings offre un numero di contenuti lievemente al di sotto delle aspettative, tanto in termini di mappe e modalità di gioco, quanto sotto il profilo di armi e customizzazione del personaggio. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di un adeguato pannello con statistiche di gioco, oltre che l’assenza di un sistema di matchmaking, ormai imprescindibile in ogni gioco online only. Assenti anche i cavalli, così come mappe di più grandi dimensioni, sebbene in questo caso si parli di una scelta di design piuttosto che di una mancanza vera e propria. Detto questo gli amanti del genere non dovrebbero farselo scappare, mentre chi è dubbioso o in cerca di un passatempo alternativo farebbe bene ad attendere il primo price drop.

7.5

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