Warriors All-Stars Recensione

Abbiamo provato Warriors All-Stars, il nuovo crossover musou di Koei Tecmo Games ricco di fanservice, ma assai povero di contenuti.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Warriors All-Stars
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. È inoltre nemico giurato di DLC e digital delivery. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

Sin dall'annuncio ufficiale avvenuto lo scorso anno, in occasione della consueta conferenza PlayStation che precede l'apertura del Tokyo Game Show, Warriors All-Stars è stato fonte di grande curiosità fra gli appassionati delle IP di casa Koei Tecmo Games. Non per nulla in questo crossover così votato alla spettacolarità fanno fronte comune non soltanto i personaggi più influenti delle longeve serie di Dynasty Warriors e Samurai Warriors, ma persino alcune fra le più amate icone provenienti da Dead or Alive, Atelier, Nights of Azure, Toukiden ed il recente NiOh. Certo, c'era tanta preoccupazione per i limiti imposti da questo tipo di produzioni, soprattutto sul ramo narrativo, da sempre il tendine di Achille dei crossover videoludici, ma da Koei Tecmo era plausibile aspettarsi un minestrone ricco e saporito, soprattutto dopo l'ottimo risultato ottenuto da Berserk and the Band of the Hawk. Quello che ci siamo ritrovati fra le mani è invece uno sfacciato "more of the same" a malapena decorato a festa, il quale ignora bellamente le non poche migliorie apportate al genere nelle sue più recenti iterazioni. Scopriamo nel dettaglio quali aspetti del prodotto ci hanno convinto di meno.

A Clash of Kings

Come anticipato nel paragrafo precedente, non è affatto un'impresa semplice imbastire una storyline convincente -ma soprattutto originale- che riesca ad amalgamare con successo una trentina di personaggi provenienti da universi così differenti. Provate voi stessi a immaginare di mettere assieme l'eroico Ryu Hayabusa da Ninja Gaiden ed il visionario Oda Nobunyaga da Samurai Cats (faceto adattamento di Nobunaga's Ambition che ripropone in forma animalesca svariate figure storiche del Giappone feudale) e vi sarete fatti un'idea molto precisa.

Warriors All-Stars nemmeno ci prova, scegliendo al contrario di riutilizzare l'idea di base che qualche tempo fa portò alla creazione del già più invitante e riuscito Dragon Quest Heroes. Anche in questo caso ci ritroveremo dunque sull'ennesimo mondo parallelo ormai sull'orlo del baratro, la cui unica speranza di salvezza è appunto rappresentata dai tanti eroi degli universi Koei Tecmo. Sorretto dal miracoloso potere della Sorgente e dalle tre Armi Sacre (un chiaro riferimento alle insegne imperiali del Giappone) che permettono ai regnanti di controllarlo, questo inedito universo parallelo ha prosperato per secoli, almeno fino alla sfortunata dipartita dell'ultimo. La prolungata assenza di un monarca, dovuta alla guerra di successione fra i suoi tre eredi, ha infatti prosciugato la Sorgente, provocando il rapido deterioramento dell'intero continente. Un'antica profezia ha però predetto che qualora la Sorgente dovesse perdere il suo potere, una schiera di eroi provenienti da altri universi, sotto la guida del futuro sovrano, provvederà a ricaricare la suddetta con la propria luce, restituendo la vita alle terre divenute aride e scongiurando l'ineluttabile fine. È per questo motivo che la più giovane fra gli eredi, utilizzando il poco potere rimasto alla Sorgente, decide di evocare Kasumi e gli altri eroi Koei Tecmo; qualcosa però va storto e i suddetti visitatori si ritrovano disseminati fra le terre dei tre eredi, che di conseguenza ne approfittano per rimpolpare ciascuno la propria fazione. È dunque l'inizio di una rocambolesca guerra alla Game of Thrones in cui le scelte del giocatore assumono un'importanza cruciale: questi infatti può decidere non solo per quale erede parteggiare, ma addirittura ha la facoltà di selezionare i potenziali alleati, cambiare all'occorrenza schieramento, e determinare attraverso le proprie scelte il finale ottenuto al termine della campagna principale. Il gioco presenta infatti ben quindici finali, fra cui una dozzina di fastidiosi bad ending che porteranno alla prematura conclusione della modalità storia e costringeranno gli utenti a ricominciare da capo, ereditando tuttavia il denaro, l'esperienza, i legami e i materiali ottenuti durante la propria avventura. Nonostante una trama non proprio originale, caratterizzata peraltro da toni poco consoni al bellicoso tema trattato, il canovaccio narrativo risulta comunque uno degli aspetti più riusciti del prodotto, anche grazie al fattore rigiocabilità e alla magnifica caratterizzazione che contraddistingue tutti gli iconici personaggi scomodati per l'occasione.

Al contrario, l'aspetto meno riuscito di Warriors All-Stars è purtroppo il gameplay, che proprio in quest'occasione così importante decide di compiere un'enorme passo falso per tornare alle origini del musou. Ma andiamo per gradi ed esaminiamo ad una ad una le varie meccaniche del titolo. Ciascuno dei combattenti presenta i consueti attacchi leggeri e pesanti da concatenare in lunghissime combo, la spettacolare mossa finale da utilizzare dopo aver caricato l'apposita barra, e un potente attacco inedito, chiamato Musou Rush, che ogni mille uccisioni permette di richiamare gli alleati per scatenare dei devastanti attacchi combinati in cui il personaggio controllato dal giocatore risulta momentaneamente invincibile. Al netto di altre opinabili novità che vedremo a breve, Warriors All-Stars è però orfano di tutte le migliorie che avevamo apprezzato, per esempio, in nell'opera dedicata a Berserk, come appunto le armi secondarie che aggiungevano un pizzico di strategia agli scontri più concitati, o le schivate laterali che consentivano di sfuggire ai terrificanti assalti dei boss. Warriors All-Stars non presenta niente di tutto questo, e di conseguenza non c'è modo di evitare o anche solo interrompere gli attacchi speciali degli avversari, i quali, una volta superata la debole -se non inutile- parata dei combattenti, faranno il loro naturale corso senza possibilità di intervento da parte del giocatore. Come se ciò non bastasse, un'infelice mappatura dei comandi assegna l'unico scatto previsto dal gameplay al tasto già utilizzato per il salto, con risultati a dir poco disastrosi nel bel mezzo delle boss battle. L'unica caratteristica meritevole del gameplay è rappresentata, seppur con qualche riserva, dall'organizzazione del proprio team. A ciascuna missione possono infatti partecipare fino a cinque eroi, di cui un leader e quattro membro di supporto, i quali, attraverso un rapido utilizzo della croce direzionale, possono sostituire per brevi momenti l'eroe principale o affiancarlo in scenici attacchi speciali piuttosto efficaci.

Si tratta invero di una gradevole novità di cui il genere musou aveva da tempo bisogno e che finalmente permette al giocatore di cambiare il personaggio controllato, magari in base alla situazione o all'avversario affrontato. Ma allora perché abbiamo qualche riserva anche su questa meccanica? Presto detto. Se è vero che la possibilità di personalizzare il proprio party, selezionando magari personaggi dal gameplay differente, risulta allettante e sulla carta gioca un importante ruolo strategico, all'atto pratico la poca attenzione prestata al bilanciamento degli stessi getta alle ortiche i benefici sopramenzionati. Pertanto, se a primo acchito ci era parso che alcuni combattenti fossero di proposito più efficaci contro i boss (i lottatori di Dead or Alive su tutti) o al contrario contro le orde di nemici che da sempre caratterizzano questo genere ludico (è il caso di citare la folle bombarola protagonista di Atelier Sophie), una prova approfondita ha evidenziato invece l'indiscussa invincibilità dei personaggi dotati di attacchi a lungo raggio, capaci di prevalere in qualunque situazione e indipendentemente dal grado di difficoltà impostato.
L'unica vera novità di rilievo è rappresentata dalle basi sul campo di battaglia, i classici "territori" da conquistare durante le missioni, le quali dispongono ciascuna una diversa funzione strategica. In Warriors All-Stars, i settori sono infatti suddivisi nelle categorie Recupero, dove i combattenti vedranno gradualmente ripristinata la propria salute, Attacco, utili basi che produrranno di continuo nuovi soldati, Difesa, settori che renderanno più difficile la conquista dei territori adiacenti, e Tesoro, in cui gli utenti potranno racimolare oro extra da spendere nell'hub principale. Proprio la Sorgente menzionata nel paragrafo precedente funge da base per la fazione dal giocatore, e in tale luogo sarà possibile equipaggiare i personaggi con carte potenziamento molto simili alle monete di One Piece: Pirate Warriors, utilizzare l'oro vinto in battaglia per aumentare il livello dei personaggi meno utilizzati, accettare missioni secondarie utili a rafforzare i legami fra i vari combattenti, e non per ultimo assistere alle buffe scenette -ricche di fanservice- che di tanto in tanto avranno luogo nei pressi dei bagni termali. Qualora abbiate giocatore un qualunque episodio della serie Toukiden, sicuramente saprete già cosa aspettarvi nel suddetto luogo.

È curioso che proprio Warriors All-Stars, così vetusto sul fronte gameplay, vanti il comparto tecnico e artistico più curato di tutto il franchise. Sia i modelli poligonali che le animazioni sono di ottima fattura, mentre i paesaggi, ancora un po' sottotono, vantano stavolta un livello di dettaglio assai superiore alla media cui le produzioni Omega Force ci hanno abituati. Persino il framerate, storico problema che affligge i titoli di stampo musou, si mantiene miracolosamente stabile anche nelle situazioni più concitate, a dispetto del surreale numero di nemici presenti sullo schermo. Buona ma non troppo la colonna sonora, la quale, forte delle migliori tracce tratte dagli svariati franchise coinvolti nel crossover, presenta ottimi riarrangiamenti, ma il più delle volte non accompagna a dovere i toni della narrazione, e per di più si mescola troppo spesso coi fastidiosi effetti sonori scaturiti durante le fasi di battaglia. Infine, se il doppiaggio presenta la sola traccia in lingua originale giapponese, in piena tradizione musou, la localizzazione italiana è ancora una volta assente; in compenso la traccia anglofona è molto curata e la comprensione dei pochi dialoghi fra una missione e l'altra non risulta particolarmente impegnativa.

Warriors All-Stars È difficile assegnare un giudizio obiettivo a questo Warriors All-Stars. Se da una parte la volontà di Omega Force di variare la solita formula e introdurre nuove meccaniche, magari per conquistare finalmente i numerosi detrattori del genere, è senza dubbio degna di plausi, dall'altra, la poca cura profusa nelle stesse e il brusco dietrofront effettuato dopo l'eccellente musou di Berserk, fanno sì che il gioco risulti non solo ripetitivo, ma talvolta persino frustrante. L'unica valida ragione per cui potreste volerlo accogliere in libreria è rappresentata dalla genuina presenza delle tante icone Koei Tecmo, alcune delle quali potrebbero giocare un forte fattore nostalgia sui fan. Qualora invece non proviate alcun attaccamento verso due o più dei 26 combattenti presenti, fareste meglio ad orientarvi verso ben altro genere di produzioni.

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