Recensione Watch Dogs

L'hacker di Ubisoft e la sua visione del free-roaming Next-Gen

Watch Dogs

Videorecensione
Watch Dogs
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

“Mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima, prima vederlo”
Rino Gaetano, 1976


E invece Watch Dogs l'hanno giudicato in molti, senza averlo giocato. Neppure il tempo di uscire, e il free-roaming targato Ubisoft -considerato da molti l'erede next-gen di Assassin's Creed- ha già subito spietati processi alle intenzioni e pubbliche lapidazioni, soprattutto per lo scarto qualitativo evidente fra gli ultimi video e quelli mostrati in occasione del reveal di due anni fa.
Accusato di essere il figlio delle macchinazioni di un marketing poco chiaro, Watch Dogs è stato massacrato da tanti giocatori, che si aspettavano soprattutto un impatto grafico pienamente next-nen, capace di superare qualitativamente persino le esclusive di PS4 e Xbox One.
Diciamolo subito: le qualità di Watch Dogs stanno altrove. A fronte di un colpo d'occhio sostanzialmente molto regolare, il titolo Ubisoft dimostra una cura maniacale nel level design, una fortissima densità di incarichi ben caratterizzati, e soprattutto un gameplay che si allontana in maniera massiccia dalla generale inconsistenza che pesa invece su tanti altri congeneri. Grazie ad un'atmosfera sapientemente costruita ed alla presenza dell'hacking, Watch Dogs rivendica un carattere unico, che sarebbe davvero ingiusto ignorare solo a causa del peso dell'hype.

Un vigilante oscuro

Watch Dogs racconta la storia di Aiden Pearce, un hacker un po' paranoide che vive in una Chicago sorvegliatissima, tenuta d'occhio dall'onnisciente ctOS. Il sistema operativo urbano tiene sotto controllo ogni cittadino, spia la metropoli attraverso le telecamere di sorveglianza disposte agli angoli delle strade, e “intrappola” gli abitanti in una ragnatela digitale di dati e informazioni.
Aiden ci viene presentato come un uomo tormentato, assalito dai sensi di colpa: per via delle sue attività non proprio legali, ha attirato su di sé troppe attenzioni, mettendo a repentaglio la sicurezza dei suoi familiari. La giovanissima nipote del nostro anti-eroe ha perso la vita in un incidente causato da un sicario che aveva l'ordine di “mandare un messaggio”, dopo che Aiden è stato inchiodato nel corso di una tecno-truffa finita male.

"Il team si è sforzato di caratterizzare al meglio quasi tutte le attività secondarie, superando di diverse lunghezze gli altri free-roaming next-gen che abbiamo per le mani. Sia il massacro indiscriminato di Dead Rising 3 che i graffiti dell'ultimo Infamous svaniscono di fronte al tessuto di side-quest di Watch Dogs"

E così oggi Aiden è un cupo vigilante urbano, mosso da spietati propositi di vendetta. La trama di Watch Dogs, tuttavia, parte fiacca e non ingrana mai, restando per tutto il corso dell'avventura una pallida traccia, fatta di personaggi quasi mai a fuoco e troppo diluita per riuscire a lasciare il segno. Ci sono, nel corso della trentina di ore necessarie a portarla a termine, alcuni momenti ben riusciti: scene molto tese e ben scritte, e ancora sequenze ottimamente tenute che aprono una finestra sui traffici nascosti della malavita tecnologica di Chicago. Ma si tratta sfortunatamente di chiazze di colore che punteggiano una narrazione altrimenti disorganica. Ci sono troppi personaggi che appaiono e svaniscono nell'arco di qualche missione, comprimari scarsamente caratterizzati, e un lieve tono di patetismo familiare che si estende su tutta la parte centrale dell'avventura.
Aiden è un eroe fin troppo impulsivo, e certe sue decisioni sono davvero difficili da giustificare. Quando poi al brutale distacco da sociopatico sfoggiato nel corso delle prime ore di gioco viene a sovrapporsi addirittura un accenno di romanticheria, si perde buona parte del fascino di un protagonista che non buca lo schermo: sballottato di missione in missione, Aiden è costretto alla fine ad un paio di scelte morali tutt'altro che sentite, per chiudere un cerchio narrativo che non rappresenta certo una delle eccellenze di Watch Dogs.
Ed è un peccato, che la sceneggiatura risulti in ultimo appello davvero debole: perché le tematiche che strisciano tra le righe sono interessanti, e l'atmosfera che Ubisoft Montreal ha creato è invece riuscitissima.

La Chicago iper-tecnologica di Watch Dogs è una metropoli per certi versi soffocante, incarnazione di tutte quelle ossessioni sulla sicurezza dei dati e sulla sorveglianza spuntate fuori dopo il recente “datagate”. L'insistenza con cui il protagonista viola le telecamere per sfruttare il loro spietato occhio clinico, o la curiosità con cui indaga tra dati personali e “ruba” messaggi audio e conversazioni, e ancora i frammenti di video privati che si trovano quando frughiamo fra i server del ctOS, riescono a trasmettere una paranoia quasi strisciante, assieme alla precisa convinzione di non essere mai al sicuro. In Watch Dogs ci sono tante delle suggestioni viste in Person of Interest, ma anche di quelle abbondantemente declinate nel cinema post-Watergate degli anni '70. È questo, quindi, il vero punto di forza della produzione Ubisoft: il lavoro meticoloso sull'ambientazione, la capacità di costruire un'atmosfera, grazie all'insistenza con cui elementi fortemente distintivi come l'hacking, la tecnologia soverchiante e la sicurezza personale emergono anche nel tessuto delle missioni secondarie, tutte ben caratterizzate e fortemente integrate nell'enorme ecosistema cittadino.
Da questo punto di vista, Watch Dogs la spunta su tutti quei free-roaming urbani senza arte, ponendosi come unica vera alternativa a Grand Theft Auto: qui non c'è l'intento di rappresentare la smisurata varietà sociale dell'America, ma quello di lavorare su fascinose suggestioni, che finiscono per caratterizzare ottimamente il mondo di gioco.

L'importanza dell'hacking

Watch Dogs è un titolo smisurato. Oltre alla impressionante estensione della trama principale, il numero di missioni secondarie è smisurato. Schizzando da un incarico all'altro, si scopre peraltro un gameplay molto meno “evanescente” rispetto a quello di tanti altri congeneri, che riesce a mescolare con discreto successo sparatorie, sequenze stealth e tenutissime fughe in auto.
Nella sua sostanza, Watch Dogs è in fondo uno shooter in terza persona: nel caso in cui si voglia adottare un approccio diretto, ripulendo ad armi spianate i covi dei malavitosi e le centrali operative del ctOS, si scopre un sistema di coperture ormai imprescindibile per il genere, e persino una difficoltà abbastanza arrembante, che non ci permette di prendere con leggerezza nessuno scontro.
Le missioni possono essere tuttavia affrontate anche restando sottotraccia, sorvegliando le routine delle guardie e poi arrivando non visti alle loro spalle, per metterle fuori gioco con qualche violentissima mazzata. L'elemento distintivo della produzione è in ogni caso il sistema di hacking, che per fortuna si amalgama in maniera esemplare con tutti gli approcci a disposizione.

"La Chicago iper-tecnologica di Watch Dogs è una metropoli per certi versi soffocante, incarnazione di tutte quelle ossessioni sulla sicurezza dei dati e sulla sorveglianza spuntate fuori dopo il recente “datagate”."

Grazie al suo smartphone, Aiden può prendere possesso delle telecamere di sorveglianza, e poi mandare in palla i sistemi cittadini e gli equipaggiamenti dei nemici. E' possibile far suonare un allarme per attirare una guardia, far esplodere una scatola di fusibili per metterla fuori gioco, oppure sollevare un montacarichi per salire su un tetto e guadagnare una posizione di vantaggio.
Quello che più colpisce è proprio la potente influenza che l'hacking ha su tutti gli approcci: che si utilizzi per deviare i percorsi delle guardie, oppure nel bel mezzo del combattimento armato per far esplodere le granate in dotazione ad un nemico, o ancora per ripulire un'area sorvegliata prima dell'incursione (magari facendo crollare un pesante montacarichi su due guardie attirate grazie al suono di un allarme appena violato), il sistema vivacizza in maniera brillante ogni situazione, garantendo una discreta varietà e una forte libertà decisionale.
Per gli “integralisti”, poi, c'è persino la possibilità di terminare qualche incarico sfruttando solo le falle del sistema tecnologico della città. Senza neppure avvicinarsi all'area sorvegliata, è possibile saltare di telecamera in telecamera, seguire la rete elettrica, far saltare i pannelli di sicurezza per rimuovere gli ostacoli che si frappongono fra noi e l'obiettivo, e poi finire tutto con un hacking a distanza. In questi momenti sembra quasi di trovarsi a risolvere dei veri e propri puzzle ambientali, e tale sensazione si estende a moltissime altre situazioni. Ci sono parecchi incarichi secondari, infatti, che ci chiedono semplicemente di violare i quadri di comando del ctOS sparsi per la città, ma trovarli potrebbe essere un'impresa più difficile del previsto: anche in questi casi bisogna osservare con attenzione la zona, cercare le giuste telecamere, capire la sequenza logica con cui dobbiamo hackerarle per ottenere una chiara visuale del bersaglio.

L'aspetto sorprendente è che missioni di questo tipo si trovano disseminate in ogni angolo della città, evidenziando lo smisurato impegno produttivo del team, che ha costruito la sua Chicago in maniera molto meticolosa. E' forse questo il miglior pregio di Watch Dogs: il fatto che, nonostante si tratti di un free-roaming molto vasto (la mappa rivaleggia in estensione con la Seattle di Infamous: Second Son), il level design sia sempre calcolato, con aree attentamente strutturate e sempre ricche di possibilità.
E' l'hacking, insomma, la chiave di volta che regge tutta la produzione, il fulcro del gameplay: onnipresente, necessario persino nel corso delle fughe in auto, dove non ci è data la possibilità di sparare dal finestrino ma occorre invece utilizzare i semafori, i limitatori del traffico e le provvidenziali esplosioni dei tombini per mettere fuori gioco gli inseguitori. Sulle prime un po' straniante, questa soluzione funziona alla grande, di fatto infondendo a Watch Dogs un carattere tutto suo anche quando siamo alla guida.
Eccolo, quindi, il segreto della produzione targata Ubisoft: una spiccata originalità che gli deriva da un rapporto tutto nuovo con l'ambiente di gioco, con l'infrastruttura cibernetica che il team ha costruito pezzo dopo pezzo.
Davvero ben tenuta anche la progressione: c'è un sistema di potenziamenti che permette di migliorare le qualità di Aiden. Lo skill tree è diviso in quattro rami (combat, hacking, driving, crafting), e con i punti guadagnati ad ogni level up si sbloccano abilità extra. Ad esempio batterie aggiuntive per poter violare più dispositivi, ma anche la possibilità di disattivare per qualche secondo gli elicotteri che ci stanno seguendo. O, se proprio siete maniaci dell'approccio diretto, un miglioramento del focus (una sorta di bullet time utile nel corso degli scontri a fuoco) o della precisione con le armi. Anche il settore “crafting” è interessante: con i materiali recuperati nelle missioni o acquistati in vari negozi è possibile costruire granate improvvisate, ma anche device “EPM” che disabilitano momentaneamente i radar della polizia e ci permettono di scappare, o il “Blackout” che spegne interi quartieri per qualche secondo. Nel corso dell'avventura è facile avvertire come l'incremento di queste caratteristiche abbia effetto sul gameplay, con un senso di avanzamento che invece manca a tanti altri esponenti del genere.

Tra side-quest e online

La mappa di Watch Dogs è letteralmente costellata di missioni secondarie. La tipologia di attività che sarà possibile intraprendere si allarga con il procedere della storia, quando si scoprono traffici di armi da sventare e terribili sfruttatori da intercettare. Il numero di quest è davvero impressionante, anche se ovviamente non tutte sono originalissime: ad esempio trovarsi ad intercettare dei convogli criminali oppure a dover trafugare delle auto fuggendo dalla polizia non regalerà emozioni troppo forti, sulla lunga distanza. Però ci sono anche i covi da ripulire, avvicinandosi non visti al nostro bersaglio: e qui la qualità del mission design torna a farsi sentire in maniera molto prepotente.
Ci sono poi i minigiochi a realtà aumentata, e i bellissimi Digital Trip di cui si è abbondantemente parlato in questo articolo. Insomma il team si è sforzato di caratterizzare al meglio quasi tutte le attività, superando di diverse lunghezze gli altri free-roaming next-gen che abbiamo per le mani. Sia il massacro indiscriminato di Dead Rising 3 che i graffiti dell'ultimo Infamous svaniscono di fronte al tessuto di side-quest di Watch Dogs. Solo in rari casi, e comunque dopo molte ore di gioco, si comincia ad avvertire in certi momenti la ripetitività congenita degli esponenti del genere, mitigata consistentemente dalle qualità di un gameplay sicuramente più vario, stimolante e persino più cattivo della media.
Funziona meno, invece, il comparto multiplayer. Ci sono delle ottime idee alla base, ma sulla lunga distanza l'online non tiene: le invasioni cominciano a farsi un po' ripetitive, la modalità free-roaming è davvero debole, soprattutto perchè mancano degli obiettivi reali da poter inseguire in gruppo, e chi vorrà giocare in rete finirà soprattutto per dedicarsi alle canoniche gare a checkpoint e alla modalità Decription, un incrocio fra un classico deathmatch ed un cattura la bandiera.
Molto più ispirato il multiplayer asimmetrico via companion app: mentre l'utente col pad in mano cerca di raggiungere il proprio obiettivo, chi gioca con il tablet ha a disposizione una mappa tattica di Chicago, dove deve dispiegare forze di polizia e blocchi stradali. Si tratta, in buona sostanza, di un'esperienza second screen veramente riuscita.
Complessivamente, tuttavia, la componente online pesa meno del previsto nell'economia della produzione. Si finisce quasi sempre per ignorare le richieste di invasione, a meno che non arrivino da qualcuno in lista amici, rapiti sostanzialmente dall'esperienza in single player, cuore portante di ogni free-roaming. Non spaventatevi quindi, se siete alla ricerca di un prodotto colmo e traboccante di cose da fare in solitaria: Watch Dogs ha tutto quello che serve per tenervi impegnati per mesi.

Non sei più quello di una volta

Ed eccoci quindi arrivati alla spinosa questione della componente tecnica. E' bene chiarire sin da subito che lo Watch Dogs di oggi non è, a conti fatti, lo stesso mostrato dal trailer di due anni fa: piuttosto è un prodotto che deve venire a patti con la potenza dei nuovi hardware e con una genesi sostanzialmente cross-gen. Non cercate quindi la qualità grafica delle esclusive PS4 o Xbox One, perchè dal punto di vista tecnico, Infamous: Second Son supera ad esempio la produzione Ubisoft sul fronte dei modelli poligonali, dell'espressività e della qualità delle texture.
Proprio la realizzazione dei personaggi è l'aspetto che forse lascia più interdetti, senza convincere mai pienamente, neppure nel caso di co-protagonisti ben saldi al centro della scena.
Per quel che riguarda la qualità del colpo d'occhio generale, bisogna sottolineare una certa alternanza fra scorci riusciti ed altri davvero spogli. A seconda che si vada in giro di notte o di giorno, il volto di Chicago cambia notevolmente. Nelle scorribande diurne non sarà raro rimanere un po' interdetti dalla presenza di texture abbastanza piatte, alberi davvero scheletrici, che sembrano stati addirittura spogliati rispetto alle precedenti versioni del codice, barattando la complessità poligonale per alcune basilari animazioni delle fronde spostate dal vento. La notte, invece, gli effetti di luce e i riflessi sull'asfalto bagnato riescono a convincere, regalando un impatto scenico decisamente più solido, e un'atmosfera sensibilmente migliore.
E' evidente però che lo sviluppo cross-generazionale abbia pesato molto sulle qualità tecniche del titolo, che anche a livello di “densità della popolazione” e del traffico cittadino rientra abbondantemente nei canoni dei free-roaming visti di recente sulle vecchie piattaforme. Se cercavate una città brulicante e strade intasate, potreste restare un po' delusi dall'incontro con Watch Dogs, che pure non dà mai l'idea di una metropoli spoglia: anzi, la presenza di cittadini che esibiscono, ignari, le proprie informazioni e mettono a disposizione di Aiden messaggi e conversazioni telefoniche riesce a caratterizzare in maniera veramente consistente la città.
Complessivamente, comunque, il colpo d'occhio di Watch Dogs è buono, anche se non rivoluzionario: si allinea a quello di tanti altri prodotti sviluppati a cavallo fra queste due generazioni, e insomma ha anche i suoi bei momenti, seppure si avvalga ancora di espedienti tecnici un po' superati (ad esempio nella realizzazione di fumo, fiamme ed effetti speciali).
L'ottimizzazione su PS4 è buona, la scena molto pulita e generalmente priva di aliasing, la fluidità garantita senza cali.

Sostanzialmente, quindi, il giudizio è positivo. Ci sembra opportuno ribadire però la distanza che c'è fra questo Watch Dogs e quello presentato all'E3 del 2012, che si riduce nel caso si passi poi alla versione PC, sicuramente migliore sul fronte della realizzazione degli effetti atmosferici, delle texture, delle interazioni fisiche. Non sappiamo se per voi questa diversità costituisca un elemento sufficiente per “squalificare” il titolo Ubisoft: dal canto nostro, abbiamo deciso di analizzare a mente aperta il prodotto che ci troviamo di fronte, oggi. Un titolo che si colloca comunque ai vertici della sua categoria, in un mercato che ancora deve -per necessità- tenere gli occhi puntati su due generazioni.
Solido il lavoro sulla colonna sonora. La selezione dei brani che è possibile ascoltare in auto si allarga progressivamente, con una serie di tracce che strizza l'occhio al pop dell'ultim'ora, ma che si allarga fino ad includere sonorità più malinconiche. E del resto a Chicago non poteva mancare un po' di blues, ed in generale una soundtrack meno concentrata sull'hip-hop della West Coast di quanto non lo sia quella - generalmente più monotematica - di GTA. Anche gli score originali convincono, contribuendo dove serve a creare la giusta atmosfera, tra suggestioni spionistiche che sembrano uscite da un lungometraggio di James Bond. Il doppiaggio italiano funziona nella maggior parte dei casi, con qualche riserva proprio sull'interpretazione di Aiden.

Watch Dogs Watch Dogs è uno dei migliori free-roaming usciti negli ultimi anni. A livello contenutistico e per quel che riguarda il carattere del gameplay, il titolo Ubisoft ha davvero pochi eguali. Anzi, proprio quando si esaminano le sparatorie, le fughe in auto, i momenti stealth, l'avventura di Aiden risulta persino più focalizzata e varia di quella del trio di Rockstar. L'introduzione dell'hacking riesce a caratterizzare in maniera nettissima tutte le situazioni, lasciando al giocatore una fortissima libertà interpretativa, e poi diventando elemento distintivo persino delle quest secondarie. La componente intimamente ludica di Watch Dogs spazia insomma dal puzzle solving all'azione più diretta, vantando una varietà invidiabile, e staccando senza problemi il “graffitismo” di Infamous: Second Son. Se cercate un free-roaming solido e denso, insomma, procedete senza problemi: non fatevi spaventare neppure da un comparto tecnico meno esuberante di quello che si sperava, evidentemente limitato da uno sviluppo cross generazionale più che dalla reale potenza degli hardware. E' un peccato solamente che Watch Dogs non riesca a fare l'ultimo balzo di qualità sul fronte narrativo e della componente online: la trama resta poco sapida, e non tutte le modalità multiplayer tengono banco. Soprattutto la sceneggiatura altalenante lo frena, e non gli permette di arrivare in quell'olimpo dove il colosso Rockstar siede imbattuto. Eppure Watch Dogs ha dalla sua degli spunti eccezionali: soprattutto nella meticolosa costruzione di un'ambientazione credibile, che trasmetta costantemente l'ossessione per la privacy e per la sicurezza, assieme alle destabilizzanti prospettive dell'iper-sorveglianza e del controllo dei dati. Questo è, oltre al gameplay eccezionalmente ricco, un elemento di forte originalità in Watch Dogs, che risulta in ultima analisi un titolo nuovo e suggestivo, un'IP riuscita al primo colpo, ed uno dei sandbox più estesi di sempre.

9

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