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Recensione Watch Dogs - Bad Blood DLC

Arriva il primo DLC narrativo del free-roaming Ubisoft

Watch Dogs

Videorecensione
Watch Dogs
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E' passato un bel po' di tempo dall'uscita di Watch Dogs, ed è bello avere l'occasione di ritornare nella Chicago virtuale tratteggiata da Ubisoft quando ormai le polemiche del Day One si sono spente. Schiacciato dalle smisurate aspettative che si erano create attorno al brand, Watch Dogs è stato recepito piuttosto furiosamente dalla comunità dei giocatori, soprattutto a causa di una componente tecnica meno esuberante di quanto i primi, vecchissimi trailer lasciassero sperare.
Ad onor del vero, ancora oggi ci sembra che le meccaniche di gioco pensate dal team di Montreal siano tutto sommato originali, ben collocate in un contesto ricreato con tanta attenzione, e una spanna sopra a diversi congeneri arrivati sul finale della scorsa generazione ludica.
Ce lo riconferma il DLC Bad Blood, che le recupera quasi integralmente, senza cercare di innovare troppo ma con la volontà di staccarsi dall'avventura originale almeno nei toni della narrazione.

Sangue amaro

Il primo DLC narrativo di Watch Dogs arriva giusto in tempo per rimpolpare l'offerta finora un po' asfittica del Season Pass ufficiale. Si tratta di una nuova avventura, ovviamente più breve di quella originale, collocata qualche mese dopo la fine delle vicissitudini di Aiden Pearce. Il passaggio di testimone fra il vecchio protagonista e l'hacker T-Bone è rapidissimo, e dura il tempo di una telefonata: il DLC ci tiene comunque fin da subito a sottolineare la distanza abissale che c'è fra i due protagonisti: tanto era distaccato, turbato e sociopatico il primo, quando è espansivo, sbruffoncello e spavaldo il secondo.
I toni della narrazione appaiono sin da subito più divertiti e leggeri, e nel corso delle prime missioni si incontra un altro personaggio fuori di testa come quello principale: i due danno vita ad alcuni siparietti che facilmente strappano un sorriso (a meno che non si sopporti il doppiaggio generalmente caricaturale), e che bastano a tenere in piedi una trama altrimenti molto esile. A livello qualità dell'intreccio, del resto, Bad Blood non stacca certo la pallida trama del gioco originale, che solo sul finale cominciava a farsi interessante.
In ogni caso, dopo aver avuto a che fare con un protagonista che rinunciava integralmente all'empatia con il giocatore (segno di una buona dose di maturità da parte degli sceneggiatori Ubisoft), è piacevole avere un protagonista con cui è più facile entrare in sintonia. Ed è forse proprio per questo motivo che l'avventura di Bad Blood scorre piacevole, per le circa quattro ore necessarie a portare a termine gli incarichi principali e quelli secondari.

Come si diceva poco sopra, le dinamiche di gioco di Bad Blood sono quasi identiche a quelle di Watch Dogs. Anche qui l'hacking ha un rilievo fondamentale, e permette al giocatore di superare le difficoltà letteralmente “aggirando” i problemi: si schizza di telecamera in telecamera per avere una visione d'insieme delle aree di gioco pattugliate dagli avversari, si preparano trappole di diverso tipo, e solo dopo, quando i manipoli avversari sono decimati, si procede ad armi spianate sfruttando il sistema di copertura, oppure acquattati dietro gli ostacoli sfruttando le velleità stealth di T-Bone.
Il sapore complessivo dell'esperienza di gioco, quindi, è quello di sempre, anche se Ubisoft ha ben pensato di condire il tutto con qualche novità.
C'è ad esempio Eugene, una macchina radiocomandata modificata utile per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Quest'ultima funzionerà come una vera e propria estensione dello smartphone, permettendo quindi di hackerare dispositivi da remoto, e otterrà con il tempo anche delle caratteristiche aggiuntive, come un praticissimo dardo stordente ottimo per eliminare guardie isolate. L'utilizzo della macchinina è solo raramente obbligato per proseguire, ed il più delle volte sarà possibile decidere di impiegarla in autonomia. Sebbene meno evidente di T-Bone stesso, il piccolo veicolo non passerà comunque inosservato agli occhi delle guardie, mantenendo quindi lo spirito stealth che da sempre caratterizza il gameplay.
Più modesta invece l'introduzione di livelli in cui è possibile controllare telecamere dotate di mitragliatrici e lanciagranate, mentre ci si trova comodamente al riparo e assediati dal nemico. Rispetto al gameplay tradizionale, tendente a favorire gli approcci furtivi rispetto a quelli di scontro aperto, si tratta di una divagazione ben più action, e soprattutto riconducibile a molte esperienze già vissute in altri sparatutto in terza persona, e per questo quella che accogliamo con minore entusiasmo.
Carina invece la presenza di alcune sequenze di infiltrazione in cui, per evitare dei laser di sicurezza, bisogna dimostrare un discreto tempismo.

Complessivamente la varietà della progressione non è male, anche per via di una nuova serie di compiti secondari, legati alla “Pulizia delle Strade”. Questi possono essere svolti anche in coppia, un una inedita modalità cooperativa che offre offre a due hacker in cerca di fortuna la possibilità di completare una serie di incarichi. Alle volte, si tratterà di far saltare in aria delle casse in un'area difesa da nemici, altre di hackerare una coppia di computer posti all'interno di basi molto ben sorvegliate. Neppure in questo caso ci si allontana dalla tradizione imposta dal gioco originale, ma completarli in cooperativa, magari cercando di rispettare gli obiettivi secondari per accumulare maggiore esperienza, risulta comunque divertente.
A questi incarichi, per altro, è legato un nuovo ramo dello skill tree, che permette di sbloccare abilità inedite per potenziare T-Bone (che eredita le skill già ottenute da Aiden). Visto che poi il nuovo protagonista condivide sostanzialmente la stessa mappa del silenzioso vigilante che abbiamo conosciuto nel titolo originale, chi non abbia ancora esaurito la pletora di attività disponibili in quel di Chicago potrà con successo dedicarsi ad un'esplorazione più metodica dell'area di gioco.

Watch Dogs Bad Blood è un DLC più che discreto, contenutisticamente denso anche se non eccelso. Nonostante la presenza di inediti “innesti” nelle meccaniche di gioco, la formula di Watch Dogs non cambia, e l'avventura di T-Bone non basterà a convincere i detrattori né rappresenterà per i fan un'esperienza tutta nuova. Si tratta invece, magari per entrambe le categorie, di un'occasione per riapprocciarsi a mente fredda al free roaming di Ubisoft, schivando le polemiche post lancio e cercando di capire se, al di là dall'infausto downgrade grafico e dell'hype, la proposta del gioco si adattasse o meno alle proprie esigenze. La presenza massiccia dell'hacking, per quanto ci riguarda, ed una bella capacità di passare da sparatorie martellanti allo stealth, ci hanno confermato la bontà della base ludica di Watch Dogs. Il titolo Ubisoft, ad onor del vero, non ha nulla da invidiare -in termini di varietà ed estensione- a quella piccola rivelazione che è Shadow of Mordor, accolto con molta più indulgenza da tanti giocatori e tante testate, forse in nome dell'effetto-sorpresa. Eppure, parecchie soluzioni del free-roaming urbano sviluppato a Montreal continuano a sembrarci più originali. Magari, il carattere trascinante del nuovo protagonista potrebbe convincere qualcuno a rivedere le proprie posizioni.

7.8

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