Recensione Wayward Manor

Neil Gaiman presta la sua penna ad uno dei videogiochi più brutti degli ultimi anni

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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Annunciato oltre un anno fa e poi sparito dalle scene, Wayward Manor è tornato alla ribalta qualche settimana fa, presentato ai giocatori con una premessa innegabilmente esaltante: si tratta, infatti, del “primo videogioco scritto da Neil Gaiman”. Adorato dagli appassionati di Comic e autore di alcuni dei più riusciti romanzi contemporanei (correte a leggere American Gods!), l'autore britannico ha finalmente deciso di lavorare alla sceneggiatura di un videogame, segnando un esordio che avrebbe potuto essere in qualche modo epocale. Cioè: provate a pensare ad un'avventura sul modello di quelle Telltale scritta da Gaiman.
Provateci e poi tenetevi stretto questa pensiero, aggrappatevi ad esso con tutte le vostre forze, nel momento in cui adocchierete il terribile scempio che il team The Odd Gentleman ha compiuto con Wayward Manor. Si tratta di un titolo terribile nelle premesse e nella realizzazione, che sfrutta un concept infantile e datato, e propone un gameplay ripetitivo, trito e noioso. Uno di quei prodotti da evitare ad ogni costo, chiudendo pure un occhio sul fatto che una penna importante come quella di Gaiman si sia prestata a questo scempio.

Spaventoso

L'impatto con Wayward Manor è terribile: avviato il primo dei cinque capitoli in cui è suddivisa l'avventura veniamo accolti da una voce con un riconoscibile accento inglese. Si tratta di quella dell'oscura e tenebrosa magione che sorge nelle piovose campagne britanniche, abitata da esseri gretti che farebbero alla famiglia Otis come fu tratteggiata da Oscar Wilde. Forse l'idea del team di sviluppo era quella di riscrivere una versione videoludica de “Il Fantasma di Canterville”, perché le premesse sono le stesse: l'obiettivo è quello di spaventare a morte i loschi personaggi che si aggirano per le stanze dell'immensa dimora, impersonando un muto ectoplasma che può interagire con gli oggetti presenti nelle sale.
Diciamo subito che il tocco di Neil Gaiman non fatica ad intravedersi: i risentiti “pensieri” della magione e poi le linee di testo che introducono ogni stage sono calcolatissime, cariche di una indiscutibile verve letteraria, con un lessico colorito e vivace. Peccato che la vicenda sia poi inconsistente, i personaggi poco più che scialbi stereotipi, e che insomma tutta la componente testuale (rigorosamente in inglese) sia del tutto secondaria nell'economia della produzione.
C'è anche da mettere in conto un comparto grafico e stilistico letteralmente “da brividi”, anche se nel senso sbagliato. Lo stile caricaturale è spicciolo e poco efficace, la modellazione poligonale davvero imbarazzante, l'ottimizzazione da dimenticare: è francamente incomprensibile l'assenza di un filtro anti-aliasing che per lo meno riduca il lieve senso di disgusto che si prova di fronte a texture che sembrano le stesse di Grim Fandango.

Tralasciando le carenze visive, si arriva poi al succo del gioco. L'idea di base è banale e persino abbastanza abusata, ma per lo meno la qualità dei puzzle potrebbe salvarsi. E invece no.
La (breve) avventura di Wayward Manor è strutturata in venticinque livelli: ognuno rappresenta una stanza, in cui si aggirano uno o più personaggi da spaventare. Per farlo, bisogna interagire con vari oggetti, e insomma mettersi a “fare i dispetti” agli ospiti indesiderati. Basta dare una spintarella ad una bottiglia e farla cadere sulla testa del malcapitato per vederlo tremare un po' di più. Spavento dopo spavento la forza del nostro spirito aumenterà gradualmente, permettendogli di interagire con oggetti sempre più grossi, o con nuovi elementi che -inspiegabilmente- si materializzeranno nel bel mezzo della stanza.
Bastano pochi livelli di gioco per capire quanto piatta e insipida sia l'esperienza di gioco. A conti fatti tutto si riduce a cliccare sugli elementi illuminati, testando le reazioni dei padroni di casa per condurli poi verso uno dei trabocchetti appositamente preparati. La serie di situazioni a cui il team ha pensato è di una banalità sconcertante. Ci sono cameriere a cui bisogna far trovare un topo che schizza per la casa, casse di dinamite da spingere contro un ladro, pestiferi bambini che non si spaventano quando sono in coppia, e vanno quindi separati sfruttando i lecca-lecca di cui sono golosi. Le operazioni sono però di una semplicità disarmante, e non bisogna mai aguzzare l'ingegno: basta cliccare sugli oggetti, capire in un battibaleno quali sono i comportamenti degli inquilini e poi agire di conseguenza. A meno che non proviate un sadico piacere da Slapstick Movie nel vedere una elegante signora inorridita per il vestito che le avete appena macchiato (cliccando su una bambola spara-ruggine che casualmente è comparsa proprio lì vicino), Wayward Manor vi lascerà desolati già alla fine del primo atto.

Vista la terribile piattezza della componente enigmistica, il gioco si porta a conclusione in una manciata di ore, e siamo fermamente convinti che nessuno voglia dedicarsi a collezionare gli “spaventi bonus”, seguendo i mini-obiettivi che impongono determinate condizioni per superare gli stage. Anche in questo caso, s'intenda, non c'è molto da pensare: basta agire meccanicamente ed il gioco è fatto.
E' difficile comunque credere che qualcuno riesca ad arrivare in fondo all'avventura in un colpo solo: nonostante la sua brevità, Wayward Manor è ripetitivo allo sfinimento, concettualmente poverissimo, noioso. I soliti motivetti ripetuti all'infinito e gli effetti sonori che ad ogni spavento si ripetono sempre identici rischiano solo di farvi saltare i nervi.

Wayward Manor Il consiglio spassionato di chi scrive è quello di dimenticare per sempre la partecipazione di Neil Gaiman ad uno dei videogiochi più gretti e insipidi degli ultimi anni, e tornare a sperare che il suo talento venga sfruttato da qualche team di sviluppo che abbia le capacitò di valorizzarlo. Wayward Manor non merita neppure un centesimo, e lo spazio sull'hard-disk che richiede sarebbe francamente sprecato. La mia copia è tornata in fretta una scritta grigia sulla libreria di Steam. Ho provato anche a grattare via il nome dall'elenco.

3

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