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Recensione Weapon Shop de Omasse

Un RPG giocato nei panni dell'armaiolo? Secondo Level-5 è possibile.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Weapon Shop de Omasse
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Level-5 è, senza ombra di dubbio, uno dei più brillanti team nipponici, fra gli ultimi baluardi di un modo di concepire e sviluppare il videogame che sembra purtroppo fagocitato dai meccanismi produttivi occidentali. Il successo dello studio di Fukuoka si è reso lampante proprio in questi ultimi anni di crisi, ma in verità i successi del team sono ben radicati anche nelle scorse generazioni: da Dark Cloud a Rogue Galaxy, passando per Jeanne d'Arc e White Knight Chronicles, il team ha sempre lavorato su RPG originali e di grande caratura. Trovando poi, sulle piattaforme portatili Nintendo, terreno fertile per due grandissime produzioni quali Professor Layton e Inazuma Eleven.
Sempre su 3DS il team ha pubblicato due eccezionali collection -Guild 01 e Guild 02- mettendo in atto un'iniziativa quasi senza precedenti: Level-5 ha riunito alcuni dei più grandi game designer del Sol Levante, mettendoli al lavoro su titoli semplici, rapidi e fortemente creativi. Ne sono uscite due raccolte davvero interessanti (speriamo vivamente nell'arrivo di una terza), mai arrivate in occidente nella forma originale. Le collection prodotte da questa insolita “gilda” sono state infatti “smembrate”, e i giochi sono stati distribuiti singolarmente su eShop.
Tutti tranne uno.
Weapon Shop de Omasse era rimasto fuori dai radar, nonostante fosse stato incluso nella prima raccolta (datata 2012). A quasi due anni di distanza, viene colmata questa lacuna, e sul doppio schermo di Nintendo arriva dunque questo stravagante progetto. Si tratta di una stravagante parodia dei Giochi di Ruolo, con un'anima da Rhythm Game ed una strisciante ironia che tiene in piedi l'insolito -e risolutamente nipponico- progetto.

Colpi sull'incudine

Pensate ai poveri vendor. Nessuno pensa mai ai vendor, eppure la loro dev'essere una vita decisamente dura: sempre disponibili, e pronti a soddisfare i capricci dell'eroe di turno, che corre a spulciare tutto il catalogo, e poi magari neppure ha i tasca i guil per comprare quella bellissima “Spada + 1”. Questi eroi arrivano, ficcano il naso in ogni angolo, toccano tutto, e poi non comprano solo perché preferivano l'effetto “poison” a quello “aero”.
Ecco: Weapon Shop de Omasse vi mette proprio nei panni (poco avventurosi ma senza dubbio nobili) di un fabbricante d'armi, che ha il compito di far andare gli affari e accontentare l'interminabile serie di “Main Character” che si catapultano nella sua bottega.
L'obiettivo del gioco, insomma, è quello di forgiare armi sempre più potenti e raffinate, per fare in modo che i vari personaggi a cui le metterete in mano abbiano successo nelle loro Quest. L'interesse che l'impresa riesca è tutto vostro: la stramba politica aziendale del negozio è quella di ricevere il compenso per l'affitto dell'arma solo a “missione compiuta”: se qualcosa va storto, ovvero se l'arma si rompe o i nemici affettano l'improvvisato main hero, potrete dire addio non solo alla vostra creazione, ma anche al compenso.

Ecco dunque che l'operazione di forgiatura assume un ruolo veramente importante, dal momento che da questa dipenderà la qualità dell'arma. In questa fase di gioco vi troverete di fronte un blocco di metallo incandescente, e dovrete modellarlo per scolpire la forma dell'arma. Bisogna però andare a tempo di musica, ed ecco la componente ritmica del gameplay: prima si ascolta il ritmo della musica di sottofondo, e poi si replica picchiettando sul touchscreen (ma nei punti giusti). Bisogna anche stare attenti alla temperatura, buttando nel fuoco un po' di carbone nel caso il blocco si dovesse raffreddare troppo in fretta.
Nulla di complicato, d'intenda: forgiare le armi è questione di una manciata di minuti, ma a seconda delle nostre prestazioni o dei materiali che adopereremo nel corso della forgiatura, queste potranno ottenere dei bonus, degli effetti o delle mosse speciali particolari.
Avere un bello stock di armi sarà di vitale importanza: non solo perchè le richieste aumenteranno vistosamente con l'andare del tempo, ma anche perchè ogni eroe avrà la sua arma preferita, e ogni quest una serie di mostri con specifiche debolezze. Meglio dunque rimpinguare il catalogo, e forgiare quante più armi possibili: katane, mazze, spade e lance, per fare in modo che il cliente se ne vada via sempre soddisfatto e -soprattutto- sicuro di sconfiggere i propri avversari.
Quando gli affari ingraneranno, potrete permettervi di comprare nuovi materiali e creare armi più potenti, mentre affilando quelle che vi verranno riportare dopo una quest, le farete di fatto salire di livello, arrivando ad ottenere un arsenale niente male.
Weapon Shop de Omasse, avrete capito, è un titolo che fa dell'originalità e dell'irriverenza il suo principale punto di forza. Ed in effetti sono solo queste componenti che, sulla lunga distanza, tengono in piedi il prodotto.
Dopo qualche ora di gioco, infatti, vi scoprirete a fare sempre e solo le stesse azioni, picchiettando a tempo di musica sul touchscreen e abbinando le varie armi ai molti clienti. La ripetitività di fondo non sarebbe stata un problema, probabilmente, se la fase di creazione fosse stata più approfondita. E invece anche per comporre le armi di livello avanzato non servono che pochi tocchi, e spesso meno di un minuto di gioco. I brani che scandiscono il ritmo delle martellate sono pochi e non tutti ispirati, e alla fine si capisce che alla componente ludica del titolo Level-5 manca densità e mordente. Persino la fase di affilatura è molto noiosa (si struscia come forsennati col pennino, ed il gioco è fatto).

É un vero peccato che, già dopo poche ore di gioco, Weapon Shop de Omasse abbia sostanzialmente esaurito i suoi stimoli: si procederà ancora un po' giusto per attendere il ritorno del “Signore del Male”, termine entro cui dovremo imparare a forgiare le armi più letali, ma i ritmi di gioco (è proprio il caso di dirlo) smetteranno presto di essere trascinanti.
Peccato, perchè la componente satirica del titolo è veramente riuscita. E del resto l'ideatore di Weapon Shop de Omasse è Yoshiyuki Hirai, comico del duo America Zarigani, famosissimo in Giappone. Ecco, è proprio grazie ad un umorismo puntuale e avvolgente che tutto si tiene in piedi: qui sembra di essere di fronte allo spaccio universale dei clichè videoludici, ad una brillante e divertita rilettura del canone, ad una serie di personaggi strambi, improbabili e che riusciranno in ogni caso strapparvi un sorriso. Tra bellimbusti dall'accento francese, ed eroi impazienti che, nell'attesa della vostra opera, andranno a farsi un giro per “vedere se gli NPC stavolta dicono frasi diverse”, gli appassionati di RPG verranno letteralmente sommersi da un numero impressionante di battute e riferimenti. Bellissima anche l'idea del “Grindcast”, una sorta di twitter in chiave fantasy che vi permetterà di seguire le gesta di tutti i personaggi a cui avrete affittato un'arma: fra una martellata e l'altra, dare un'occhiata ai buffi commenti degli eroi vi alleggerirà un compito altrimenti tedioso.

Weapon Shop de Omasse Weapon Shop de Omasse è un titolo discretamente originale, che mescola dinamiche da RPG ad un'anima da Rhythm Game. Ma è soprattutto un titolo dotato di una più che buona vis comica, capace di prendere in giro i clichè di un genere antichissimo, con molta disinvoltura e leggerezza, e solo raramente ricorrendo a qualche soluzione un po' banale. Visto il prezzo non eccessivo (7,99€), lo consigliamo vivamente ai ruolisti più appassionati: quei giocatori, cioè, che sapranno coglierne appieno i riferimenti, gettati in un mare di citazioni e battute taglienti. Ovviamente la condizione necessaria è quella di masticare bene l'inglese, perchè come per gli altri titoli della serie Guild, manca completamente l'adattamento italiano. Purtroppo bisogna anche mettere in conto che il nucleo portante del gameplay è mal sviluppato e davvero poco ricco, e che dopo qualche ora di gioco l'avanzamento risulta dannatamente ripetitivo. Il gioco, quindi, sarebbe da “assumere a piccole dosi”, fra una partita a Professor Layton vs Ace Attorney e una a Inazuma Eleven 3 (sempre per restare in casa Level-5). Consideratelo un intermezzo piuttosto che un'avventura da vivere tutto d'un fiato, e non vi pentirete dell'acquisto. Diversamente, potreste arrivare alla fine stanchi e annoiati, e conservare un pessimo ricordo di un prodotto che, invece, è almeno originale, nella sua risoluta adesione ad un canone fortemente nipponico.

6.5

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