Werewolves Within Recensione

Un gioco di società unico nel suo genere si converte alla VR: si parla, si discute, e si cerca di indovinare chi, tra i giocatori, è un lupo mannaro...

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Werewolves Within
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ma lo sapete che probabilmente a Werewolf Within ci avete già giocato? La storia di questo particolare gioco di società risale agli Anni'80, venne infatti inventato in Russia nel 1986 da un certo Dmitry Davidoff. Inizialmente si chiamava Mafia, ma nel tempo ha assunto tante forme diverse, cambiando anche nome e ambientazione. Una delle più famose si chiama proprio Werewolf, ovvero il tipico gioco da campeggio amato da grandi e dai bambini. In Italia, per quella che è la mia esperienza diretta, esiste nella variante "Assassino", che a volte mi sono ritrovato a giocare mentre ciondolavo col bicchiere in mano in qualche pub. Mi giunge voce che il board game esiste anche in Italia, ed è chiamato Lupus in Tabula. Comunque, in quasi tutte le sue evoluzioni, Mafia è un perfetto gioco da falò, semplicissimo da improvvisare poiché non richiede attrezzature extra come dadi o carte, ma solo un fuoco o un tavolo che raduni in cerchio un nutrito gruppo di giocatori. Le regole sono sempre semplicissime, e lo scopo del gioco non potrebbe essere più chiaro: chi è il mafioso? Chi è l'assassino? E nel caso di Werewolf e di questo Werewolf Within, chi è il lupo mannaro? Ogni giocatore ricoprirà un ruolo scelto casualmente dal gioco o dagli altri giocatori, che ne decreterà anche eventuali poteri speciali. In base ai pochi elementi messi a disposizione dal regolamento, i giocatori dovranno discutere tra di loro per capire chi è l'intruso, mentre l'intruso dovrà cercare di depistare le indagini.

Lupus in Fabula

Premesse a dir poco ottime per un gioco costruito attorno a una realtà virtuale che, al contrario di quanto avviene nella stessa stanza dove porta a un isolamento a volte persino imbarazzante, in Rete sa unire in una socialità totalmente nuova... non a caso Oculus è caduta in mano a Facebook, il social network più popolare. Qui ad Everyeye ce ne siamo accorti la prima volta grazie a Sports Bar VR, un gioco con evidenti limiti, che però ci ha saputo intrattenere per ore proprio perché ritrovarsi in un locale virtuale insieme a un numero imprecisato di "stranieri" è sempre sorprendente, e quasi sempre straordinariamente divertente. Nel caso di Werewolf Within, questa profonda interazione tra giocatori prende completamente il posto del gameplay, infatti il gioco Ubisoft è solo uno strumento che esiste per dare una direzione al dialogo, che dovrà portare a una soluzione, anche sbagliata, entro cinque minuti dal suo inizio. Quasi tutte le partite iniziano con i giocatori che a turno rivelano il loro ruolo, ma non tutti possono farlo e non tutti sono obbligati a dire la verità. Il ruolo più comune di solito è quello del paesano, ma ce ne possono essere massimo due in una partita e spesso, durante questo primo giro di presentazione , la conta porterà a risultati più alti, segnale inequivocabile che qualcuno sta già mentendo.
Anche se lo scopo è sempre e comunque quello di scoprire chi è il lupo mannaro, e non è detto che ce ne sia uno solo, esistono dei ruoli che in qualche modo svolgono una funzione anarchica, e che perseguono traguardi diversi da quelli del resto del gruppo: il deviant (in italiano sarebbe il disadattato, ma non ricordo come è stato tradotto nel gioco e poi vi spiegherò il perché...) vince se per esempio viene accusato di essere un lupo mannaro senza esserlo davvero, e non è affatto facile da interpretare perché se si esagera il depistaggio diventa subito chiaro. Per chi sarà costretto a dire le bugie, la situazione si farà più spinosa quando nella partita ci saranno anche ruoli come l'astronomo, in grado, guardando le stelle, di scoprire i possibili ruoli di uno o più giocatori.
Tra i tanti, i ruoli sono infatti più di una dozzina, c'è poi il santo, colui che sa con precisione chi sono i lupi mannari ma non deve a sua volta farsi scoprire perché i lupi mannari, coalizzandosi, potrebbero alla fine dei cinque minuti votare contro di lui e di conseguenza vincere la partita. Uno degli aspetti più divertenti di Werewolf Within è proprio la sua imprevidibilità: ogni partita sarà composta da giocatori che ricoprono ruoli diversi, con poteri e obiettivi diversi, e questo non solo cambierà lo svolgimento della partita, ma anche chi può vincere e chi poi realmente perderà; in questo gioco si può vincere come squadra, ma nel caso del deviant la vittoria può andare anche al singolo, e lo stesso avviene con la sconfitta, che può essere corale o sulle spalle di un solo giocatore.

Riunione di condominio

E poi si comincia: "Perché hai detto di essere un paesano che già ce ne sono due? E perché hai parlottato per un minuto con chi ti sta accanto, cosa avete in mente?". Ma ecco che dall'altra parte del cerchio, dopo un colpo di tosse, prende la parola questa strana gitana di solito molto silenziosa: "loro non c'entrano, ho guardato nelle stelle e loro non c'entrano. Chiedete piuttosto a UkMarvel77 perché continua a scambiarsi occhiate con HamsterDump". In questo dialogo ci sono quindici secondi tipici di una partita a Werewolf Within, un gioco di deduzione, di dialettica, di occhiate, di mimica, di sussurri e tradimenti improvvisi. Un gioco di ruolo vero e proprio, non come quelli super nerd con le statistiche, qui siamo nell'iperuranio nerd, ed è talmente fantastico che ci puoi perdere facilmente la testa.

Avere interazioni tanto complesse, squisitamente dialettiche, all'interno di un contesto virtuale, è un'esperienza che nessuna intelligenza artificiale oggigiorno può offrire, e che vi consigliamo di provare almeno una volta nella vostra carriera di videogiocatori. Ma all'inizio è sorprendentemente dura: la presenza è talmente forte che ritrovarsi seduti in cerchio con dei perfetti sconosciuti, chiamati immediatamente a parlare, a presentarci, a spiegare quanto conosciamo già del gioco, può lasciare di sasso, soprattutto i più timidi. E non aiuta la fisicità dei vari alter-ego, assolutamente strabiliante sebbene il gioco non sia compatibile con i vari motion controller a disposizione su tutte le piattaforme. I personaggi, assegnati casualmente ad ogni giocatore, si animano infatti in base all'intonazione della voce, muovendo la bocca (il labiale segue le nostre parole) e gesticolando. Ci si può anche piegare sui due lati, in modo da attivare una chat privata con chi ci siede vicino, o alzarci in piedi per silenziare tutti gli altri giocatori per un monologo di particolare importanza. Ma è anche una questione di dettagli: non so come funziona, ma spesso tra i vari personaggi avviene un vero e proprio contatto visivo che non sembra affatto casuale, e che le prime volte fa quasi rabbrividire, nel bene e nel male, e che triplica la sensazione di avere a che fare con delle persone in carne e ossa più che in texture e poligoni, anche se con delle fattezze da cartone animato. Tecnicamente ci troviamo davanti a un prodotto semplice ma molto efficace, e non solo per come sono animati i personaggi, ma anche nell'ottima caratterizzazione degli ambienti, che sono una manciata ma tutti molto evocativi, e per certi versi accoglienti. La sensazione costante è sempre quella di ritrovarsi in piena notte con tutti gli abitanti di un villaggio in una sorta d'improvvisata resa dei conti, che si svolgerà di volta in volta ai piedi della cattedrale sopra la collina, nel campo ai margini della città dove riposano le carovane dei nomadi, al centro del paese e così via. L'atmosfera c'è, ed è elegante, elaborata e perfettamente al servizio del gameplay.

Barriera linguistica

Nella sua perfezione, Werewolf Within ha un grandissimo problema: la barriera linguistica. Il gioco è tradotto in italiano, in ogni sua parte, ma quante persone ci sono nella nostra Penisola con una visore per la realtà virtuale in casa e con una copia di questo gioco a disposizione? Ve lo diciamo noi: pochissime. E infatti i primi giorni non siamo riusciti a giocare, ma poi il vostro caro lui, cioè io, ha avuto un illuminazione: e se la lingua del gioco cambiasse anche le restrizioni del matchmaking? Effettivamente c'è scritto anche, ma sembrava una di quelle frasi buttate lì. Comunque, una volta cambiata la lingua, siamo entrati in una partita esattamente due secondi dopo.

Chi vi scrive, in inglese capisce bene o male tutto, anche se nel parlare non ha poi questa dimestichezza, ma in Werewolf Within è tutto un po' più difficile: un conto è seguire una persona, un altro è seguirne sette che si sovrappongono continuamente! Magari tra qualche settimana non sarà più impossibile trovare una partita di soli italiani, ma al momento, se vi interessa questo gioco, dovrete mettere in conto anche questa... chiamiamola noia? Devo ammettere che nonostante una riluttanza iniziale, nel giro di un'ora mi ero già trasformato in un grandissimo figlio di buona donna, e dopo due ore il mio inglese era ritornato un po' più sicuro di come lo avevo ritrovato, per non dire più fluente. Se siete in fase "conversation", Werewolf Within potrebbe aiutarvi tantissimo ad esercitarvi nella lingua d'Albione, e questa non è affatto una cosa da sottovalutare.

Werewolves Within Werewolf Within è stata una sorpresa immensa. Trovato il gruppo giusto è davvero tosta staccarsene, tanto che nella mia prima sessione di gioco, dopo due ore ho dovuto togliermi il visore più per colpa delle risate, che mi avevano fatto lacrimare appannando tutto come nemmeno una Fiat Panda sotto un temporale equatoriale, che per stanchezza. Finita una partita, in pochi secondi inizia la successiva, e quasi non c'è tempo per rifletterci su: “stacco o continuo? Faccio l'ultima e poi ci penso...”. Forse il gioco funzionerebbe anche senza bisogno di realtà virtuale, ma è solo con la realtà virtuale che le interazioni tra giocatori assumono dinamiche tanto credibili, è solo con la realtà virtuale che noi possiamo essere lì, con i nostri modi di dire e di fare, con la nostre inconfondibili mimiche che si mascherano di volta in volta in personaggi diversi, assumendo caratteri e caratteristiche uniche agli occhi degli altri giocatori. Dopo due ore di gioco, dopo due ore di sotterfugi e rivelazioni, quasi ti dispiace salutare chi rimane, e vorresti invitare tutti a bere qualcosa al pub sotto casa. Rimane il grande problema della piccola community, che in Italia non sembra di fatto ancora esistere, ma che in parte è mitigato dal multiplayer cross-platform che permette di far giocare insieme i possessori di tutti i visori compatibili con Werewolf Within, ovvero Vive, Rift e naturalmente il PlayStation VR. Imperdibile... se conoscete l'inglese.

9

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