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Recensione Westerado: Double Barreled

Un seguito di Red Dead Redemption è il vostro sogno più grande? Avete spolpato Call of Juarez e Gun? Se vi piace la pixel art, a lenire le vostre voglie ci pensa la proposta del team Ostrich Banditos.

Versione analizzata: PC
recensione Westerado: Double Barreled
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  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Chi è cresciuto consumando pellicole su pellicole di spaghetti western, ha sviluppato questa idea mitologica del cowboy, fatta di poncho e cazzotti, sguardi turpi e interminabili sparatorie. Ogni volta che su qualche canale regionale in tv riesumano una di quelle polverose pellicole, va in stato catatonico, al rimpianto di non aver proseguito gli studi, presto si aggiunge quello di non aver abbandonato tutto per andare ad allevare bisonti in qualche sperduto deserto americano. Si immagina mentre varca le porte del saloon con lo sguardo di chi è fiero della propria scarsa igiene personale, mentre spara ad una corda e ribalta interi caseggiati, mentre dice al becchino un po’ suonato di preparare tre casse. Anzi, quattro.
Poi, quando i titoli di coda iniziano a scorrere sui colori del sole cocente del west, si ritrovano a frugare nella collezione di videogames in cerca del vecchio Outlaws, di Call of Juarez, Red Dead Redemption e altra roba da veri uomini.
I casi più gravi conservano una copia di Oregon Trail, in cui si poteva morire di diarrea.
Non c’è cura per questa condizione. La buona notizia è che presto si potrà tentare la fortuna con un nuovo rimedio, si chiama Westerado.

Per un pugno di pixel

Torniamo a casa dopo un’intera giornata passata a rincorrere un bisonte scappato dal ranch. Ci accoglie il resto della famiglia in un lago di sangue. Il fratello maggiore, morente, ci racconta di un misterioso bandito saltato fuori dal nulla, con la sua gang di sudici scagnozzi, per derubarli, ucciderli e bruciare l’intero ranch. Ricorda un solo particolare della mise del capobanda, la sua pistola scintillante gli aveva abbagliato la vista. Avrebbe dovuto indossare un cappello come quello del fratello minore.
In città ci chiamano già “l’eroe”, anche se per decadi non abbiamo fatto altro che spalare letame dalla stalla dei bisonti, ma il cappello e il poncho ci fanno subito calare nella parte e ci mettiamo alla ricerca serrata del misterioso cattivone. Lo sceriffo ne saprà sicuramente qualcosa.

Chi ne ha abbastanza della grafica 8-bit e dei flash games gratuiti rimaneggiati e riproposti a pagamento su steam, ha tutte le ragioni del mondo per abbandonare sullo scaffale virtuale Westerado, come ha fatto con Gods Will Be Watching e compagnia bella. Altri hanno accettato il trend e si lasciano trasportare da quell’innocenza videoludica che puntualmente fa fomentare per 100 Mb scarsi. Questi ultimi ben sanno quanto potenziale possa nascondersi in così pochi megabytes, sanno che a volte quattro sprite in croce possono emozionare e trascinare più di sconfinate caterve di dettagliatissime texture.
È il caso anche del lavoro degli olandesi di Ostrich Banditos, che già dal timido flash game nella libreria di Adult Swim vantava il doppio dei click rispetto all’utilissimo simulatore di pole dancing.

East Clintwood

L’indagine è semplificata dal fatto che dei brutti ceffi in giro per Clintsville distingueremo solo il tipo e il colore degli indumenti, accettando di fatto la consuetudine secondo cui un vero cowboy si porta addosso gli stessi logori stracci senza mai cambiarli. Mai.
Qualcuno sa di che colore è la bandana che indossa l’innominabile bandito, sa che cintura porta, e qualcun altro sa se ha messo su i pantaloni marroni per prepararsi al peggio. Ma le informazioni a Clintsville non sono gratuite, com’era lecito aspettarsi.

Ci lasciamo trascinare dal consueto accumulo di quest, ma l’affrontiamo con uno spirito differente, consci della possibilità di tirare fuori la nostra fedele sei colpi durante un qualunque dialogo, per ribaltarne gli esiti. La libertà d’azione va ben oltre il semplice concedere raptus omicidi nei confronti del povero pianista del saloon, colpevole di essersi rifiutato di suonarci Stairway to Heaven, o dell’insensato delirio xenofobico di chi ha deciso di radere al suolo l’intero villaggio di pellerossa. Quel minacciare l’interlocutore anche durante il più placido convenevole da prateria sconquassa l’intero sistema di gioco, concedendo al titolo un notevole distacco da qualsiasi altro quest-based. Certo, il sistema ha i suoi difetti, primo su tutti l’eventualità di sgamare il boss finale a pochi secondi dall’inizio, per puro caso.

Il buono, il brutto e il pixelloso

Durante la breve indagine non mancheranno le distrazioni, missioni secondarie da portare a termine per tirare su qualche tintinnante moneta, o semplicemente per dimostrare di non essere il brutto nè il cattivo. La ricchezza di contenuti del titolo di Ostrich Banditos ci ha parecchio sorpresi. Westerado è un minuscolo capolavoro di pixel art che ha dalla sua parte l’innegabile forza del superfluo: ogni singolo personaggio non giocante ha per noi un aneddoto da raccontare, o un compito da affidare, informazioni sulle zone non ancora visitate o semplicemente una manciata di insulti seguiti da una pioggia di piombo; ci si può fermare a lavorare in banca o per le neonate agenzie di trasporti, in stazione o per il piccolo esercito locale, persino per il mercante di cappelli. Inutile dire che anche nel più sicuro degli incarichi, prima o poi, si finirà per prendersi a pistolettate.
Il combattimento è affiancato da un sistema di controllo volutamente complicato (l’estrazione dell’arma e il fuoco sono attribuiti a due tasti differenti) per mettere a dura prova i riflessi del giocatore, ed enfatizzare la gestualità tipica dei duelli western. Con un po’ di pratica si finisce con l’apprezzarlo, con troppa pratica si finirà per ridurre a zero il grado di sfida.
La possibilità di distrarsi ulteriormente dalla dura vita del cowboy con una sana partita a poker farà contente le tante menti bacate -come quella di chi scrive- che passarono più tempo a giocare d’azzardo nei saloon di Red Dead Redemption che per le strade polverose a fare i conti col passato.

L’avventura affascina gli estimatori della pixel-art con paesaggi ricchi di elementi in movimento, mentre in sottofondo una mandria di banjo irrequieti scalciano senza sosta. Chi riesce a restare focalizzato sulla missione principale può portarla a termine in una manciata di minuti, ma può sempre contare in una buona rigiocabilità: sbloccare i finali alternativi sarà piuttosto semplice, sbloccare tutti i personaggi secondari e i fantasiosi achievement lo sarà un po’ meno.

Westerado: Double Barreled Westerado: Double Barreled è un concentrato di belle sorprese. Gradevole alla vista (purchè digeriate l’ormai inflazionata pixel art) e pieno di contenuti inaspettati, finisce in fretta ma, grazie all'ottima caratterizzazione di ogni dialogo, al sistema di combattimento che mette a dura prova i riflessi del giocatore e replica la tensione tipica dei duelli di frontiera, colpisce come pochi altri titoli gli amanti dello “spaghetti western”.

7.5

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