Recensione Wildstar

Fantascienza in salsa western: l'MMO secondo i ragazzi di Carbine Studios.

Versione analizzata: PC
recensione Wildstar
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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Finalmente, dopo anni di attesa, alpha test, weekend di beta e svariate presenze alle fiere di settore, il primo titolo dei ragazzi di Carbine Studios è finalmente giocabile nalla sua forma finale. Wildstar rappresenta la volontà di “cambiare le carte in tavola” grazie ad un nuovo battle system costruito intorno alle regole del gameplay dinamico - quello che da sempre caratterizza le produzioni console e gli action game in generale - unito ad un business model ibrido che si spera possa accontentare il maggior numero di giocatori. Proprio per questo Wildstar si annovera tra i più attesi massive game di questi anni, possibile sostituto ed erede dell’intramontabile World of Warcraft.
Ma saranno riusciti gli ex di Blizzard Interactive a dare un taglio netto con il passato e con le tradizioni degli MMO? Ne parliamo nella prima parte della review, analizzando setting, gameplay e il comparto tecnico del gioco prodotto da NCSOFT.

UNA QUESTIONE DI STILE

È innegabile che Wildstar abbia davvero stile da vendere. Il nuovo MMO di Carbine Studios vanta un character design per certi versi già visto, quello fumettoso e caricaturale che contraddistingue molte delle produzioni di categoria, ripetitivo ma in questo caso anche molto interessante per via del cambio di setting. Qui troviamo - oltre allo stile deformed ormai caratteristico del genere MMO e una palette cromatica vivace e vibrante - una cura maniacale per il dettaglio e animazioni di indubbia qualità. Si avvicina molto al disegno adottato da Electronic Arts per Star Wars: the Old Republic, in questo caso, però, più simile all’animazione televisiva della serie Star Wars: The Clone Wars, conosciuta in Italia solo dai fan del franchise di Guerre Stellari. Dell’ambientazione ne avevamo già parlato in occasione dei precedenti hands-on: un mix di fantascienza e fantasy, con numerose contaminazioni dal mondo del cinema e del comic americano. Immancabili riferimenti anche a Firefly, la sfortunata serie televisiva sci-fi di FOX dove elementi della fantascienza si miscelavano alle tematiche del western hollywoodiano, con tanto di pistoleri e duelli sotto il sole cocente del deserto. Nel caso di Wildstar riecheggia nelle ambientazioni rurali e in una soundtrack dalle sonorità vagamente country.
La galassia è un posto pericoloso e inospitale: gran parte dei pianeti non sono abitabili, mentre i pochi in grado di accogliere degli insediamenti sono ormai prosciugati delle risorse indispensabili alla sussistenza. L’ultima speranza è Nexus, un corpo celeste tanto ricco da sembrare un vero e proprio paradiso terrestre.

"Il plot è limitato allo stesso sub-strato narrativo offerto dall’insieme delle singole quest"

La trama sceneggiata dai ragazzi di Carbine Studios è molto semplice e, in parole povere, il solito pretesto per dare un senso logico al tutto. Il plot è quindi limitato allo stesso sub-strato narrativo offerto dall’insieme delle singole quest; ci troviamo cioè di fronte ad un gioco che, diversamente da altri di recente produzione, non è d’impostazione story driven, ma che mette piuttosto in primo piano l’aspetto puramente ludico del massive game. Da una parte troviamo gli Esiliati, mercanti, fuorilegge o semplici rifugiati in cerca di un planetoide sul quale stabilirsi; dall’altra parte c’è il Dominio, un potente impero che senza scrupoli governa su gran parte della galassia (George Lucas docet). Entrambe le fazioni intendono fare proprio il pianeta Nexus, ricco di risorse e di forme di vita. Il contesto, come si capisce, sa di già visto ma funziona comunque egregiamente.
Il gioco offre la possibilità di selezionare otto razze suddivise in due fazioni. Rispetto alla beta c’è qualche descrizione in più ad aiutarci nella creazione del nostro alter ego digitale. Naturalmente c’è l’imbarazzo della scelta, e all’immancabile “umano” (con le ovvie derive fantascientifiche), ci sono ben sei discendenze aliene dotate di caratteristiche e peculiarità uniche. Purtroppo gli strumenti messi a disposizione dei giocatori risultano limitati, un fattore che si riflette in una customizzazione poco profonda e quindi in personaggi molto simili tra loro. Come spesso accade, verranno forse aggiunti nuovi set con gli update dei prossimi mesi; per ora possiamo solo dire che si poteva fare qualcosa in più, soprattutto pensando ai casual gamer cui NCSOFT vuole puntare.
Durante la creazione del personaggio ci viene infine chiesto di selezionare una classe tra le sei disponibili, ed un sentiero che andrà ad arricchire di missioni e quest il nostro percorso dal primo al cinquantesimo livello. Abbiamo già analizzato l’offerta contenutistica nel corso dei nostri precedenti hands-on, se foste interessati ad approfondirla; in caso voleste invece entrare più nel dettaglio, allora la wiki-ufficiale è senza dubbio l’opzione che fa al caso vostro.

UNA GUERRA PER NEXUS

Per certi versi Wildstar è meno fantascientifico di quanto si voglia far credere: ci troviamo al cospetto di un MMO nel quale si ingaggiano tanti combattimenti a distanza quanti all’arma bianca. Non c’è possibilità di prendere le redini di un’astronave, come invece avviene sporadicamente in Star Wars: The Old Republic o più spesso giocando a Star Trek Online. Ovviamente si parla di scelte e, in questo caso, Carbine Studios ha fatto bene i suoi conti. Wildstar punta tutto su un sistema di gioco che si svincola dai canoni del genere grazie ad un gameplay vivace e certamente dinamico, quasi sempre privo di attacchi lock. Chi colpisce dalla distanza ha talvolta necessità di selezionare un nemico come unico obiettivo; in linea di massima però, i personaggi del nuovo MMO vantano attacchi ad area con possibilità di colpire fino a cinque nemici con un singolo potere. La dinamicità del combat system la si ritrova soprattutto nella possibilità di schivare i colpi in arrivo, premendo rapidamente due volte uno dei tasti direzionali. Il personaggio esegue una veloce capriola uscendo dal raggio d’azione del nemico, che si ritrova così a colpire solo l’aria. La cosa migliore è scavalcare l’avversario per poterlo colgliere nel suo punto debole e privo di difese. Purtroppo il sistema non è proprio perfetto, dato che non è raro esser colpiti mentre si schiva il colpo o quando già al di fuori dall’area d’effetto.
Il “segreto” del nuovo battle system è un artificio tecnico utilizzato in ambito videoludico già da diverso tempo - per lo più negli action in terza persona ma anche negli MMO - conosciuto in termini tecnici come Telegraph. Lo avevamo già spiegato qualche mese fa, in occasione del nostro ultimo hands-on: grazie all'inserimento del nuovo fighting system - che in passato ha sempre distinto l'action game per console - sul campo di battaglia vediamo colorarsi di rosso le aree dove colpiranno i nemici con la loro prossima mossa.

"Il “segreto” del nuovo battle system è un artificio tecnico utilizzato in ambito videoludico già da diverso tempo, conosciuto in termini tecnici come Telegraph."

Questo sistema permette di studiare tecniche, combo e di preparare un piano d'attacco per affrontare al meglio le varie situazioni di gioco. Se i normali mob sono certamente semplici e banali da affrontare, non possiamo dire lo stesso dei nemici più forti, che non lasciano scampo ai giocatori che non hanno i riflessi sufficientemente pronti. La curva di difficoltà è abbastanza ripida, e potrebbe costringere il giocatore a muoversi con uno o più compagni di squadra per affrontare i mini-boss o alcune delle situazioni ostiche.
La crescita del personaggio è pressoché automatica, un po’ una tradizione per i giochi di famiglia NCSOFT. L’eredità pare proprio essere quella del recente Guild Wars 2, non solo nella linearità nello sviluppo del personaggio, ma anche nell’impostazione puramente ludica. Esattamente come nel cooperative RPG di ArenaNet, anche in Wildstar si rende necessario comporre una build di pochi poteri da portare con noi nell’avventura e nei combattimenti. La piccola quickbar nella parte bassa dello schermo ci mostra chiaramente che non possiamo attingere all’intero parco mosse e poteri speciali da noi conosciuti, bensì utilizzare solo i pochi che riteniamo indispensabili in quella specifica situazione. Livellando con il personaggio avremo opportunità di sbloccare nuove abilità e talenti, pagando una simbolica quantità di crediti.
L’esplorazione è divertente e mai gravosa, questo grazie a mappe eccezionalmente interattive e ricche di opportunità ludiche tra quest e attività collaterali. Mancano purtroppo le daily quest, un’assenza che potrebbe farsi sentire soprattutto sulla lunga distanza; a compensare, tante missioni, contratti e quest del Path da noi selezionato, incarichi capaci inoltre di diversificare il gioco e stimolare il giocatore a creare più di un personaggio. Le aree istanziate praticamente non esistono, ma il buon level design permette ai giocatori di non intralciarsi troppo nel corso delle partite.
L’interfaccia è stata modificata in più di un’occasione, sin dalle prime versioni beta per il pubblico. Ora possiamo godere di un HUD pulito e molto semplice da leggere e utilizzare, con tanto spazio per la visuale, una chat poco invasiva e, ultimo ma non per importanza, un po’ di controllo diretto ad alcuni elementi dell’interfaccia stessa.

A PROPOSITO DEI SERVER

NCSOFT e Carbine Studios sono riusciti a gestire egregiamente le settimane di lancio di Wildstar, questo anche grazie alle precedenti fasi beta che hanno potuto fornire a publisher e sviluppatore tutte le informazioni necessarie a garantire una partenza senza intoppi. Il producer ha, prima di tutto, approntato un adeguato numero di server, così da dare il giusto spazio a tutta l’utenza ed evitare le interminabili code e le sgomitate per l’accesso ai mondi persistenti; inoltre, come prassi per il genere, i server sono stati suddivisi in PvP e PvE, questi ultimi con possibilità di gioco interpretativo “Roleplay”. Per l’esattezza i server sono 22, metà per il Nord America e metà per l’Europa. Gli aggiornamenti arrivano con cadenza giornaliera, risolvendo bug e problematiche sul nascere. Il downtime approssimativo per questo genere di update è di 90 minuti circa, tale da non compromettere il divertimento nemmeno a quei giocatori che faticano a staccarsi dal monitor (e comunque sono pianificati quasi sempre in fasce d’orario poco fastidiose, come la mattina, tra le 9:30 e le 11:00). Non è mancato qualche problemino di patching o login, piccole e sporadiche noie di un sistema pressoché perfetto.
Il netcode si rivela ottimo e poco gravoso sull CPU. Come ci era stato rivelato lo scorso anno a GamesCom, i ragazzi di Carbine Studios hanno avuto possibilità di lavorare a contatto con gli altri team sussidiari di NCSOFT, come ArenaNet e i team interni delle filiali orientali (quello di Aion in particolare), così da poter ottimizzare i tempi e lo sviluppo, migliorando quanto fatto in precedenza.
Un plauso a NCSOFT per la migliore gestione server di sempre e un lancio pianificato davvero con i fiocchi: d’altronde parliamo di una softco con 17 anni di esperienza alle spalle.

QUEI MONDI ABITATI NELLO SPAZIO

Non stiamo parlando di un gioco particolarmente complesso, e nemmeno di un nuovo standard grafico in ambito MMO. Il team di sviluppo della Contea di Orange, California, vuole però mettere tutti i puntini sulle “I”, non solo quando si tratta di gameplay, ma anche parlando di comparto tecnico e appeal. L’engine proprietario realizzato appositamente per Wildstar si rivela solido e ben fatto, non eccessivamente pesante sulla CPU e malleabile quando si parla di settaggi e impostazioni grafiche. La modellazione poligonale è relativamente semplice, così da non impattare negativamente sulle configurazioni più vecchie e meno performanti; le texture, invece, sono generalmente ben fatte e sufficientemente definite. Ne risulta un gioco dalla grafica estremamente gradevole, con uno stile forse non originale ma comunque azzeccato.
Abbiamo giocato a Wildstar con il nostro PC redazionale, equipaggiato con un Intel i7-3770K @4.2GHz (OC), 16 GB di RAM DDR3 e scheda grafica NVIDIA GeForce GTX 680 2GB DDR5. La configurazione hardware ci ha permesso di configurare la grafica con tutti i valori massimo, filtri ed effetti attivati, complice una temperatura ambientale ancora inferiore alla media stagionale che fortunatamente non ci ha costretto a rivedere i parametri per diminuire il carico di lavoro su ventole e dissipatori. Parliamo di un’immagine con risoluzione di 1920x1080 e un framerate piuttosto stabile e prossimo ai 60 fps. Naturalmente ci riferiamo ad un genere le cui performance sono sempre soggette a numerosi fattori, tra cui la quantità di giocatori presenti nell’area, la profondità di campo, effetti particellari massicci, ping e problemi di rete vari.

Wildstar Molti parlano già di Wildstar come del prossimo World of Warcraft. Per noi ci sono delle buone basi di partenza, soprattutto guardando al gameplay: tuttavia è ancora presto per cantar vittoria. Siamo al cospetto di un gioco solido nel battle system, con un comparto tecnico di buona fattura, stile e design che piacciono e funzionano. Il problema, però, è quello che attanaglia le produzioni MMO dell’ultima decade, ovvero una certa mancanza d’innovazione e delle dinamiche di gioco pur sempre legate a degli standard duri a morire. A questo si aggiunge un business model classico, con canone mensile (seppur alla luce dell’ancora dubbioso C.R.E.E.D.), con il quale è onestamente difficile, oggi come oggi, trovare l’approvazione del pubblico, in particolare quello casual. Rimangono ancora nebulose alcune questioni, per lo più legate agli update e all’end game, due fattori fondamentali nell’ambito dei massive game. Settimana prossima affronteremo, in un articolo dedicato, la componente cooperativa e PvP, fulcro di ogni MMO che si rispetti. Nel frattempo potete gustarvi i numerosi video offerti dalla rete: chissà che possano convincervi a fare un salto su Nexus.

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