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Recensione Wooden Sen'Sey

Un legnoso samurai per l'esordio del team Upper Byte

Versione analizzata: Wii U
recensione Wooden Sen'Sey
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Wooden Sen’Sey nasce da evidenti finalità didattiche. In primo luogo vuole mettere in guardia i giovani videogiocatori dalle insidie dell’alcol: perché bere troppo crea dipendenza, e poi si finisce come il protagonista del titolo, che decide di sfidare la sorte e mettere a repentaglio la propria vita per recuperare gli alcolici rubati dal villain di turno. Il gioco invita quindi a rispettare con attenzione il settimo comandamento, perché rubare non è mai bello, men che meno quando dall’altra parte c’è un tizio fatto di legno, armato d’ascia e assetato di vendetta (oltre che di alcol).
La trama di Wooden Sen’Sey si esaurisce nei pochi secondi introduttivi: il buon Goro si vede soffiare da sotto il naso tutta la sua riserva d’alcol e parte all’avventura. Il gioco si svela quindi, subito dopo, per quel che è: un piccolo titolo d’esordio creato da un piccolo team, un’opera che non ha grandi ambizioni ma si concentra sui fondamentali.

L'AVVENTURA DI GORO

Sono nove i livelli che Goro dovrà affrontare per giungere alla meta finale. Ma chi è Goro? Il nostro protagonista è un buffo maestro giapponese fatto di legno: una sorta di Pinocchio orientale ma senza gambe, una matrioska dotata di due asce affilate. Asce che sfrutta con una certa creatività, non c’è che dire. Il titolo è un action a scorrimento e le asce di Goro rappresentano l’arma definitiva per farsi strada tra nemici più o meno agguerriti. Quando non vengono utilizzate per fare piazza pulita dei nemici Goro può utilizzarle come rampino, per appigliarsi ai soffitti e superare burroni altrimenti letali, oppure a mo’ di molla assassina. In questo caso l’utilità è duplice: da una parte si possono far fuori gli avversari semplicemente saltando e poi premendo in contemporanea giù e attacco (tecnica fondamentale per i nemici aculeati); dall’altra si possono distruggere ostacoli e sfruttare il rinculo per raggiungere piattaforme altrimenti inaccessibili col normale salto.

A Goro non mancano nemmeno shuriken e bombe, in numero limitato, che consentono attacchi a distanza e si rivelano particolarmente utili nei momenti più concitati. Parliamoci chiaro, Wooden Sen’Sey non è un gioco caotico, e i nemici su schermo non sono mai eccessivamente numerosi, ma è un titolo che a tratti richiede una precisione millimetrica. Per questo, quando ormai la frustrazione sta per prendere il sopravvento, quella bomba lanciata al momento giusto su quei tre samurai in arrivo può funzionare meglio di una sana dose di Xanax.

UNA VITA DIETRO L'ANGOLO

Wooden Sen’Sey non è un titolo proibitivo, ci teniamo a precisarlo. Si vede che nasce da un lavoro certosino, quasi un’opera d’artigianato locale, ma gli sviluppatori non sono sempre clementi nei confronti del giocatore. Certo, ci sono i checkpoint a dare una mano, ma più e più volte vi ritroverete a ripetere porzioni di gioco per colpa di quel passaggio crudele, di quel salto millimetrico o di quella necessaria combinazione di rampino e attacco che proprio non vi riesce. L’unico contentino sono le vite: quando c’è una vita ad attendervi dopo un checkpoint, state pur certi che i prossimi cento metri vi faranno imprecare. Quantomeno non rischierete il game over, e in questo gli sviluppatori si sono dimostrati indulgenti. Tuttavia, ripetere una sezione di gioco decine e decine di volte, checkpoint o meno, è frustrante. Lo è ancor più quando la colpa non è solo del livello stesso, che ci sta possa essere difficile, ma anche dei controlli. Il rampino, in particolare, non è esattamente intuitivo da usare e sebbene il suo utilizzo sia richiesto non troppo di frequente, in alcuni momenti la tentazione di distruggere il GamePad è dietro l’angolo.

Detto questo, se amate la sfida ma anche la soddisfazione che ne deriva, Wooden Sen’Sey non vi deluderà. Nel corso dei nove livelli di gioco, Goro perlustrerà antichi templi, profondità marine, livelli in controluce al tramonto che ricordano quelli di Donkey Kong Country Returns, galeoni volanti e laboratori futuristici. Al titolo Upper Byte non manca nulla di quello che ci si aspetterebbe da una piccola produzione indie. C’è anche molto umorismo, soprattutto nelle buffe vocine di Goro, e in generale nell’atmosfera dell’avventura, che non si prende mai sul serio, a partire dalla premessa alcolica. E se la grafica o la direzione artistica non fanno gridare al miracolo, è evidente che tutto è costruito con pulizia e buon gusto, accompagnamento musicale incluso.
Il limite di Wooden Sen’Sey sta nel suo essere un compitino senza infamia e senza lode, che si lascia giocare con piacere - frustrazione permettendo - ma che alla fine risulta incapace di lasciare il segno. È un’opera prima dignitosa, che fornisce un assaggio del potenziale dei ragazzi di Upper Byte, ma allo stesso tempo è un’opera cui manca quel guizzo decisivo per distinguersi.

Wooden Sen'Sey Wooden Sen’Sey è un action a scorrimento che si lascia giocare con piacere dall’inizio alla fine. Un piacere cui però si accompagnano, da una parte, momenti di frustrazione - generati da una gestione del livello di difficoltà discutibile - e dall’altra una costante impressione di trovarsi di fronte a un’opera prima cui manca quel guizzo, quel sussulto necessario per farsi ricordare ad avventura conclusa. Tra scenari da manuale e una direzione artistica solo gradevole, le peripezie di Goro alla ricerca degli alcolici rubati risultano infine poco incisive. È evidente che gli sviluppatori ci sappiano fare, come è evidente che Wooden Sen’Sey rappresenti un onesto tentativo di creare un action a scorrimento senza troppi fronzoli, poco fumo e tutta sostanza, ma è altrettanto lampante che l’esito dell’operazione risulti un po’ troppo ordinario e convenzionale.

6.5

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