WWE 2K17 Recensione

Nuovo capitolo del franchise dedicato ai fan del wrestling: WWE 2K17 saluta la modalità Showcase ma conserva comunque un'offerta contenutistica poderosa.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione WWE 2K17
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Istrioni del palcoscenico, funamboli dell'intrattenimento, stuntman, attori e atleti a tutto tondo: i wrestler sono questo e molto di più. In loro, e nello splendido sport di cui si fanno promotori, agonismo e spettacolarizzazione trovano un perfetto punto d'incontro, un amalgama vincente che ha generato estimatori provenienti da ogni angolo del mondo. I videogiocatori appassionati di wrestling che amano riprodurre (in forma digitale) le acrobazie spericolate e le sanguinose scazzottate dei loro beniamini (in barba al motto "don't try this at home" che accompagna gli show televisivi) trovano nella serie targata 2K l'unico titolo che gli permetta di sentirsi parte integrante della World Wrestling Entertainment. Da parecchi anni, difatti, la licenza di questo sport è completamente stretta nella presa del publisher americano: sebbene privo di concorrenza, il franchise è però sempre stato in grado di rafforzarsi poco alla volta ad ogni nuova incarnazione, senza cedere alla sottomissione del guadagno facile. Così anche WWE 2K17, sviluppato dal Tag Team di Yuke's e Visual Concepts, segue e spiana il sentiero tracciato dal capitolo precedente, proponendo all'utenza una summa interattiva del wrestling, strabordante di contenuti e, come ogni anno, leggermente rifinita persino sotto il profilo ludico.

I, Wrestler!

Per tirar fuori il wrestler che è nascosto in ognuno di noi, la soluzione ideale è quella di cimentarsi subito nella modalità "Carriera", che torna in grande spolvero grazie a inedite, piccole aggiunte. Innanzitutto, occorre creare da zero un personaggio che sia dotato non soltanto di fattezze uniche ed inimitabili, ma anche di una propria, prorompete personalità. A supportarci ecco sopraggiungere un editor strepitoso, grazie al quale modificare addirittura le vene del nostro alter ego.

L'espressione, la deformazione del corpo e del viso, la possanza, il moveset, l'abbigliamento: ogni infinitesimale elemento estetico e tecnico può essere selezionato e cambiato in tutte le sue parti, per una completezza e una profondità inusitate. Ma non basta solo modellare una massa informe di muscoli per farsi strada nella WWE: è infatti necessario infondere a questa creta digitale un carattere, un'inclinazione comportamentale. Dovremo quindi decidere se impersonare un atleta buono o cattivo, coraggioso o irrispettoso, leale o traditore, face o heel, in base alle scelte compiute sia dentro che fuori dal ring. Buona parte dei temperamento del wrestler sarà condizionato dalle interferenze nei match delle altre superstar, con le quali dare il via ad alleanze o rivalità mortali. Accanto alle interviste, riprese dalla passata edizione, quest'anno fanno il loro ingresso smargiasso le "promo", momenti in cui rivolgersi direttamente al pubblico microfono alla mano per incrementare il tasso di gradimento dei fan, tramite la selezione di risposte alternative e frasi a effetto, che aiutino a delineare in modo più dettagliato possibile il ruolo che decidiamo di recitare. Non di rado, le promo si trasformano in veri duelli verbali contro i nostri oppositori, in uno scontro combattuto solo dal carisma dei contendenti, durante i quali a decretare il vincitore è unicamente l'apprezzamento della folla. La feature è senza dubbio intrigante, tale da rendere lo spettacolo più interattivo e simile alla controparte televisiva: tuttavia si tratta di una new entry ancora troppo confusa, incapace di farci comprendere correttamente verso quale direzione ci condurrà una determinata scelta. Le linee di dialogo, poi, dopo una serie di match, finiranno ben presto per ripetersi, il che non giova certo alla varietà di una modalità quasi interminabile nella sua spropositata longevità. My Career offre l'occasione di scalare i ranghi della WWE, dalle palestre al trionfo di Wrestlemania, sfidando l'Authority di Triple H o diventando un "Paul Hayman Guy", dopo aver completato obiettivi di diversa natura. Nonostante l'alto grado di personalizzazione e le lievi limature per variare un po' la progressione, però, la Carriera di WWE 2K17 soffre degli stessi difetti di quella del predecessore, e si trascina stancamente per colpa di un canovaccio fin troppo elementare, che solo di tanto in tanto fa capolino dietro le quinte per vivacizzare l'inerziale reiterarsi dei match. Se invece volete sentirvi padroni indiscussi del mondo del wrestling, sarete felici di sapere che in quest'ultima edizione si ripresenta in piena forma anche il WWE Universe, modalità simil-gestionale nella quale controllare sin nel minimo dettaglio l'intera programmazione dello show, dai lottatori che si daranno battaglia settimana dopo settimana, fino alle rivalità di ognuno di loro, passando per l'organizzazione di grandi eventi come il Money in the Bank. Potrete assistere agli incontri da semplici spettatori o parteciparvi attivamente nei panni dei wrestler, oppure ancora inventare un'intera competizione dal nulla, con specifiche arene e apposite cinture da alzare trionfanti tra la folla plaudente.

Dinanzi a tale, soverchiante abbondanza di possibilità, spiace purtroppo constatare che neppure questa volta le Divas siano utilizzabili nella Carriera, e che lo Showcase della scorsa edizione ci saluti da lontano con un lapidario "You can't see me", eliminato dai contenuti offerti al lancio per essere sostituito dalla "Hall of Fame Showcase", giocabile solamente dagli acquirenti del Season Pass, i quali potranno vivere in prima persona alcuni tra i più leggendari scontri della storia del Wrestiling.

"Pensavo che questi incontri fossero veri come nel wrestling, invece sono truccati come nella boxe!"

Qualunque sia la modalità in cui scegliate di suonarvele, dopo le chiacchiere con il pubblico e la customizzazione del vostro lottatore arriva sempre il momento di salire sul ring. WWE 2K17 recupera l'efficace impalcatura del capitolo precedente e ne lima alcune spigolosità: il gameplay oscilla allora di nuovo in costante bilico tra l'arcade ed il tecnicismo che strizza l'occhio alla simulazione. Il ritmo si fa più ponderato, tutto basato sull'attento bilanciamento della stamina e sull'uso delle reversal: ogni wrestler possiede, infatti, un numero limitato di contromosse da attivare col giusto tempismo alla pressione del dorsale destro del pad.

Mazzate alla cieca

Accanto ad una tale mole contenutistica non poteva mancare una modalità online altrettanto ricca, con la quale sfidare wrestler da tutto il mondo in ogni tipo di battaglia, dall'Iron Man all'Hell in a cell. Per far fronte alle attese del matchmaking nulla vi vieterà di allenarvi contro la CPU, e una buona prestazione vi garantirà, per giunta, anche punti extra con cui salire di livello, certamente un valido incentivo in grado di alleggerire la noia dei tempi di abbinamento. Sul ring, però, un invasivo input lag mette in serio pericolo la godibilità degli scontri, a causa di una latenza alle volte preoccupante. Potete ben capire quindi come in un combat system che basa gran parte della sua riuscita sul tempismo delle reversal, questo diviene un problema non da poco, che mina la leggibilità della scena e affossa, inevitabilmente, l'equilibrio degli incontri.

Nell'attesa che l'apposita barra si ricarichi, c'è il rischio di restare inermi sotto i colpi dell'avversario, e di conseguenza dovremo dosare con meticolosità l'utilizzo delle schivate: farsi beccare dagli attacchi meno potenti potrebbe essere una scelta intelligente, così da conservare abbastanza energia per contrattaccare al momento più opportuno. Il sistema di combattimento mantiene inalterata una certa dose di complessità che potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti: le prese, i diversi tipi di pugni e calci s'incatenano a seconda della posizione dei lottatori sul ring e dell'inclinazione dello stick analogico. In questo modo gli scontri si fanno tattici e ponderati, e donano al gameplay un pizzico di strategia che si mescola all'abilità del singolo giocatore: tornano, del resto, in forma ampliata anche i minigiochi che accompagnano le sottomissioni, il conteggio arbitrale e gli incontri più peculiari. Ora, ad esempio, in un ladder match, per raggiungere l'agognata valigetta sulla cima della scala occorrerà portare a termine un rognoso minigame di scassinamento, oppure, durante un clinch combinato, risolvere una simpatica variante della morra cinese. Concentrarsi solo su una parte del corpo dello sfidante ne indebolisce in automatico la resistenza, inducendolo più facilmente alla resa: sicché gli scontri, nelle mani di abili wrestler, possono trasformarsi in duelli a metà tra la strategia e la spettacolarità. A nutrire ancor di più l'aspetto "tattico" del gioco interviene la rifinita gestione dei taunt e del roll-out: i primi donano un buff temporaneo, mentre il secondo permette di sgusciare fuori dal ring e ricaricare le energie. Entrambi, se attivati con cognizione di causa, offrono un vantaggio sì soltanto momentaneo ma potenzialmente fondamentale, capace di ribaltare persino le sorti di una partita.

Pur al netto di simili, concrete migliorie, WWE 2K17 rimane ancorato ad una formula arcaica, che inizia ad avvertire il peso degli anni: anzitutto, permangono bruschi stacchi nelle animazioni dei lottatori, che procedono a singhiozzi e non sono ben legate tra di loro; in secondo luogo, l'impatto delle hitbox resta impreciso (specialmente negli scontri più caotici), e la fisica mostra il fianco a troppe mancanze, senza tenere conto, durante le prese, della diversa stazza dei wrestler. Gli oggetti, inoltre, si comportano in modo profondamente irrealistico, come se fossero fatti di cartapesta, non restituiscono il feedback dei colpi e non rispondono coerentemente alle sollecitazioni. Tutto ciò si fa evidente durante le risse nel backstage, ricchissime di elementi scenici contro cui fracassare la spina dorsale dei nostri rivali. Variare il modo con il quale accanirsi sulle giunture dei wrestler influisce sulla performance finale e sull'apprezzamento del pubblico: in tal modo si guadagnano più punti VC - la moneta del gioco - con cui comprare nuove arene e nuovi lottatori. A proposito di superstar, WWE 2K17 propone un roster spaventosamente ampio, composto da oltre 150 personaggi (anche se nel conteggio sono incluse versioni "doppie" di uno stesso atleta, inquadrato in diversi momenti della sua carriera): alla somma complessiva vanno aggiunti sia Goldberg (per chi ha preordinato il gioco), sia le leggende che saranno introdotte col Season Pass, sia ancora wrestler realizzati dagli utenti e messi a disposizione per il download gratuito, alcuni dei quali semplicemente eccezionali.

Ti cambio i connotati

In WWE 2K17 a brillare è soprattutto la rappresentazione dell'atmosfera negli stadi, che riflette quasi maniacalmente il feeling di un vero show televisivo: quando sul ring salgono i guerrieri più famosi, come Lesnar o The Undertaker, l'impatto visivo è quasi impressionante. Questo perché, com'era prevedibile, in un novero così ampio di lottatori è stata prestata più attenzione nella modellazione degli atleti iconici, che hanno fatto la storia della WWE.

Molti altri, invece, hanno subito un trattamento comunque decoroso, tuttavia non proprio in linea con la corrente generazione di console, in particolar modo per quanto concerne il reparto animazioni, spesso troppo legnoso e poco naturale. Se le muscolature e le contrazioni fisiche hanno beneficiato di un lieve perfezionamento, perseverano considerevoli sbavature tecniche sugli sfondi e sul pubblico negli spalti, insieme ad una resa della capigliatura quasi indecente e ad un tearing che sporca fastidiosamente le cutscene d'ingresso. Nulla da rimproverare, infine, per quanto concerne la bella colonna sonora, eccezion fatta per una telecronaca in inglese mal sincronizzata con l'azione a schermo e terribilmente ripetitiva.

WWE 2K17 Prevedibile come uno schienamento dopo una Suplex di Brock Lesnar, WWE 2K17 sale di nuovo sul ring per saziare la nostra fame annuale di wrestling. Lo fa con un capitolo moderatamente innovativo, che perfeziona alcuni difetti del predecessore e introduce qualche aggiunta non sempre indovinata, ma che si mantiene per lo più ancora molto conservativo. Un roster enorme e diversificato al punto giusto, unito ad un’offerta ludica parecchio sostanziosa e ad un editor sopraffino, prova a non far rimpiangere l’assenza della modalità Showcase, riuscendoci, purtroppo, solo in parte. WWE 2K17 eredita, del resto, le medesime mancanze dello scorso episodio, tra cui una fisica degli oggetti da rivedere, un gameplay ancora un po’ impreciso nelle collisioni e un comparto tecnico che alterna troppi alti e bassi. Il percorso evolutivo in confronto all’edizione passata procede quindi a passi irregolari, per un titolo dotato comunque di un solido combat system ed indubbiamente divertente, soprattutto in compagnia di amici da prendere a pugni (virtuali) nel corso di una elettrizzante Battle Royale.

7.6

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