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Recensione WWE All Stars

Le Superstar presenti sfidano gli Hall Of Famer del passato.

WWE All Stars

Videorecensione
WWE All Stars
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • 3DS
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Da tempo, specialmente in Italia, le trasposizioni videoludiche dedicate al Wrestling hanno perso ogni sorta d’appeal, vuoi per una programmazione televisiva sempre più decurtata (soprattutto a causa dei più o meno recenti eventi luttuosi), vuoi per una realizzazione complessiva sempre piuttosto mediocre. La vena di cambiamento insita quest’anno in THQ, tuttavia, ha portato la softco statunitense a rivedere i suoi piani anche per questa storica licenza, affidandola ad un team interno con il compito di revisionare completamente il brand, producendo WWE All Stars. Come abbiamo già visto in un recente hands on il titolo ha subito un restyling totale, passando dalla ricerca della simulazione delle tecniche di lotta alla spettacolarizzazione totale, resa possibile soltanto grazie a cambiamenti radicali alle meccaniche di gioco, ora molto più accessibili ed immediate. Grazie ad una versione completa giunta recentemente in nostro possesso è finalmente possibile valutare quanto effettivamente questi stravolgimenti abbiano giovato al franchise.
WWE All Stars è disponibile in versione Xbox 360 e Playstation 3 a partire dal 1° Aprile.

Moltissimi contenuti

Quando in oggetto vi è un gioco di lotta il primo aspetto da valutare è l’offerta ludica in termini di modalità di gioco. Da questo particolare punto di vista All Stars non è davvero secondo a nessuno. Navigando negli anonimi menù di gioco troviamo anzitutto la classica possibilità di partecipare a match d’Esibizione, nei quali avremo facoltà di selezionare una delle tante stipulazioni disponibili (Cage Match, Elimination, Tag Team, Triple Threat, Handicap...) e parteciparvi con uno degli oltre trenta lottatori disponibili in una delle moltissime arene (realmente esistenti) presenti. A completare il quadro troviamo Path Of Champions e Fantasy Warfare, completamente inedite per la serie. La prima consisterà di tre diversi percorsi da 10 combattimenti ciascuno: impersonando una Superstar moderna il nostro obiettivo sarà sfidare l’Undertaker a Wrestlemania; utilizzando una Leggenda del passato ci troveremo di fronte nientemeno che il “Legend Killer” Randy Orton. Infine, rappresentando uno dei componenti di un Tag Team, gli avversari da battere non potranno che essere Triple H e Shawn “The Heart Break Kid” Michaels, i membri della mitica D-Generation X. Ogni storyline sarà arricchita da cut-scene realizzate con il motore di gioco, nelle quali, in pieno stile WWE, il contendente finale si prodigherà a schernirvi e minacciarvi in ogni maniera possibile. Emblematica, da questo punto di vista, la riproduzione dei più piccoli dettagli: nel cammino per affrontare l’Undertaker, ad esempio, troveremo l’atleta intento a costruirci una bara mentre il suo manager dell’epoca -il misterioso Paul Bearer- si prodigherà in minacciosi sonetti con la sua fastidiosa voce stridula. Impagabile per qualsiasi appassionato. Fantasy Warfare, invece, prevederà una lunga serie di match predefiniti che riprodurranno in game storiche rivalità (come Eddie Guerrero - Rey Mysterio) o sfide leggendarie tra stelle del presente e del passato con caratteristiche simili, vedi, per esempio, Andre “The Giant” - Big Show. Completando, una dopo l’altra, queste particolari sfide sbloccheremo i protagonisti (andando a completare un roster di circa trenta lottatori) e tutta una serie di filmati di repertorio che faranno d’apertura ai feud rappresentati. Non poteva mancare, naturalmente, la componente online, grazie alla quale sfidare altri avversari umani in una tra le varie stipulazioni messe a disposizione dal prodotto: praticamente una riproposizione della modalità Esibizione in rete.
Per progredire nelle varie modalità descritte (Fantasy Warfare a parte) WWE All Stars mette a disposizione anche un editor per la creazione del proprio alter-ego. La strutturazione fisica e somatica risulta piuttosto povera ma, al contrario, ci verrà data ampia possibilità di personalizzazione del comparto mosse/animazioni, da selezionare tra quelli peculiari degli atleti disponibili. Molto curata anche la customizzazione dell’aspetto estetico, con una serie di costumi, maschere e tatuaggi capaci di rendere davvero ridicolo (o temibile, che dir si voglia) il nostro wrestler digitale.

Dimmi come combatti e ti dirò chi sei

Nell’intento di rendere più appetibile possibile il gioco il team ha inserito un accurato mix di stelle del presente e del passato, grazie alle quali -come abbiamo detto- sarà possibile ri-creare match-up stellari come Andre The Giant contro The Big Show. Ogni lottatore, è bene precisarlo, sarà caratterizzato da un’impronta caricaturale che ne gonfierà la struttura fisica e ne renderà ogni mossa speciale altamente spettacolare (con tanto di slow motion). Allo stesso modo non aspettatevi di ritrovare nel gioco ogni set di attacchi/prese realmente esibito dall’atleta; anche in questo caso, infatti, il team di San Diego si è preso un certo numero di “licenze poetiche”.
A spruzzare del pepe sull’argomento interviene, in ogni caso, un’interessante suddivisione in categorie, che accomuna lottatori del presente e del passato donandogli peculiari caratteristiche da sfruttare sul ring. Avremo, ad esempio, i Brawler, abili nel concatenare devastanti combinazioni di colpi diretti e capaci addirittura di sfruttare il cosiddetto “juggling”, ovvero la possibilità di mantenere l’avversario a mezz’aria grazie al tempismo nell’esecuzione delle varie combo. Di tutt’altra pasta gli Achrobatics, atleti estremamente agili (ma non molto potenti) in grado di spingersi da una parte all’altra del ring sfruttando le corde e piombare addosso al malcapitato avversario. La galleria continua con i devastanti Grappler, atleti in grado di sfruttare il corpo a corpo per stringere l’avversario in una micidiale serie di prese o in qualche asfissiante mossa di sottomissione. Infine troviamo i Big Guys, combattenti dalla forza animalesca e dalle dimensioni mostruose che, pur pagando lo scotto in agilità, avranno facoltà d’incassare una mole spropositata di colpi prima di cadere a terra ed, in tal modo, il tempo di reagire sfruttando quasi esclusivamente la forza bruta. Ognuna di queste “classi” (se così le si può chiamare) avrà anche peculiarità legate alle mosse speciali, che potranno -ad esempio- essere concatenate in juggling, essere eseguite sotto forma di submission oppure dall’angolo una volta arrampicatisi sulla terza corda. Una suddivisione del genere, con tutti i match up che ne conseguono, è chiaramente votata a mitigare leggermente l’aspetto arcade del gioco offrendo, a chi ne avesse desiderio, una varietà tattica assolutamente non trascurabile.

Button Mashing

Per quel che riguarda il gameplay WWE All-Star implementa anzitutto un sistema di controlli molto più snello rispetto ai predecessori. Il movimento del lottatore sul ring è affidato al solito stick sinistro mentre colpi deboli e forti vengono delegati a due dei quattro front button. Gli altri due permettono di eseguire due diverse tipologie di proiezione: veloce (dall’esecuzione immediata), o caricata (in grado di causare un maggior numero di danni). Nel caso della seconda, sfruttando lo stick destro avremo la facoltà di cambiare stance dopo aver allacciato l’avversario, esibendoci così in diverse tipologie di prese.
Tentando di colpire l’avversario con mosse potenti (soprattutto se a caricamento) daremo ampio spazio per l’utilizzo delle counter e delle reversal, collegate alla pressione dei dorsali. I contrattacchi potranno essere eseguiti sia sui colpi diretti (counter) che sulle prese (reversal). La finestra di tempo aperta per effettuare i "contrattacchi" varierà a seconda del colpo: controbattere un pugno, ad esempio, risulterà molto più facile rispetto alla conversione di una proiezione a nostro favore. In questo secondo caso, infatti, dovremo imparare a conoscere quasi alla perfezione le animazioni di ciascun lottatore, per sfruttare al meglio i pochi istanti concessi dagli avversari. Una volta interiorizzati i meccanismi sarà persino possibile effettuare quelle che in gergo vengono chiamate “chicken”, ovvero le contromosse delle contromosse. A questo sistema si uniscono, ovviamente, i classici attacchi spingendosi alle corde, che varieranno, come dicevamo nel precedente paragrafo, a seconda della stazza e delle caratteristiche del lottatore.
L’azione a schermo, molto più frenetica e spettacolare rispetto ai precedenti episodi, sarà regolata da tre barre: una per il livello di resistenza (salute) dell’atleta, una ad indicare il numero di “special” accumulate ed un’altra ad indicare quando il nostro beniamino sarà pronto per una super mossa. Le “special”, eseguibili fino ad un massimo di tre l’una in fila all’altra, non saranno altro che versioni esagerate di alcuni dei più famosi colpi presenti nel mondo del Wrestling professionistico, accompagnate, come si diceva, da spettacolari effetti grafici e da un gradevole effetto slow motion. Diversamente le “super” incarneranno le cosiddette Trademark Moves, ovvero gli attacchi utilizzati dagli atleti per chiudere gli incontri (ad esempio la 619 di Ray Mysterio o la FU di John Cena). Anche in questo caso occorrerà scegliere con attenzione il momento esatto nel quale utilizzare la mossa, poiché il più piccolo errore trasformerà una sicura vittoria in un fallimento, costringendo a ricostruire lo special-meter.
Nonostante le buone premesse la prova con mano ha mostrato il caratteree sin troppo disimpegnato e casual della produzione che,a conti fatti, ne limita in maniera drastica il divertimento. I combattimenti, seppur molto rapidi, frenetici e ricchi di capovolgimenti di fronte, sembrano protrarsi (a volte stancamente) fino all’esaurimento della resistenza dei due atleti e all’esecuzione, da parte di uno di essi, di una super. I match si fanno dunque ripetitivi, e la noia è smussata soltanto parzialmente dalle visibili differenze tra i vari lottatori. Padroneggiando al meglio un lottatore le possibilità crescono ma l’esagerata frenesia ed un sistema di collisioni del tutto fuoriluogo rendono l’azione (specialmente nei moltissimi match tra più di due lottatori) estremamente confusionaria. La completa mancanza di un tutorial in game chiude il quadro di una produzione che spreca sostanzialmente tutte le buone prospettive dell’ottima varietà di roster e modalità di gioco rivelandosi interessante solamente per la prima ora di gioco.

Pupazzi in carne ed ossa

Dal punto di vista tecnico WWE All Stars è una produzione incapace di uscire dal guscio della mediocrità. Ad una modellazione poligonale di buona fattura, arricchita anche da un set di espressioni facciali davvero ben confezionato, s’affianca un comparto animazioni decisamente poco curato. Le problematiche sono dovute soprattutto alla mancanza di fluidità nella gran parte dei movimenti e all’intangibilità dei corpi in gran parte delle situazioni di gioco. Il problema delle collisioni, storico per il franchise, ritorna qui in grande stile, impedendo molto spesso una corretta esecuzione delle prese e minando in maniera incontrovertibile la fruibilità del prodotto. Un vero peccato dato che, questa volta, anche agli elementi di contorno è stata riservata una maggior cura rispetto al passato. La realizzazione di arene, effetti luce e particellari (sempre in gioco grazie alle mosse speciali) risulta infatti di buon livello, donando al titolo un colpo d’occhio a tratti molto gradevole.
Per quel che concerne la colonna sonora troviamo tutti i brani che hanno accompagnato, negli anni, le introduzioni al ring dei vari lottatori, accompagnate dal commento di alcuni dei più grandi speaker (statunitensi) degli ultimi vent’anni: un nome su tutti Howard “The Fink” Finkle.

WWE All Stars Un vero peccato, non ci sono altre parole per definire WWE All Stars. Il restyling completo sulle prime sembra funzionare, grazie anche alla non comune ricchezza in termini d’offerta ludica e alla varietà di un roster che potrà accontentare tanto i novizi quanto i fan di vecchia data. Inforcato il gamepad, tuttavia, il titolo sembra perdersi in un biccher d’acqua, riservando solo poche ore di divertimento e trascinandosi poi nella più completa ripetitività. Nemmeno il comparto tecnico, invero piuttosto mediocre, riesce a sollevare le sorti di un titolo consigliato solamente a chi non possa fare a meno del Wrestling.

5.5

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