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Xenoraid Recensione

A un mese dall'uscita su Steam, il vertical shooter a sfondo spaziale di 10tons Ltd. raggiunge anche gli scaffali digitali di PS4 e Xbox One.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Xenoraid
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Il genere degli sparatutto spaziali a scorrimento è di certo uno dei più spremuti tra quelli che caratterizzano il videogioco fin dalla sua forma primordiale. Un genere, peraltro, che è giunto ai giorni nostri in un modo tutto personale; non più sulla cresta dell'onda per ovvie ragioni di evoluzione linguistica del mezzo, esso non disdegna comunque di riproporsi saltuariamente nell'arco di ogni annata videoludica, di solito fra gli scaffali strabordanti dei principali store online. Quest'anno, tra gli altri, tocca a Xenoraid del team 10tons Ltd. - Crimsonland, Neon Chrome -, shooter verticale "alla Ikaruga" che, dopo essersi palesato su PC sul finire dello scorso settembre, si presta da pochi giorni anche al digital download presso i negozi di PlayStation 4 e Xbox One. L'occasione ci ha consentito di approfondire un titolo per la verità un po' troppo canonico e impersonale, che tuttavia non manca di portare all'attenzione del giocatore un singolare sistema di gestione delle astronavi alleate, che non tarderemo a sviscerare nel corso del prossimo paragrafo.

Quattro contro tutti

In un futuro prossimo l'esercito terrestre vede le proprie forze impegnate tra gli astri del cielo, in quella che è a tutti gli effetti la Prima Guerra Spaziale contro un bellicoso popolo alieno. Xenoraid segue da vicino le vicende di alcuni membri della flotta alleata, sintetizzate tra un attacco al nemico e il successivo sotto forma di brevi dialoghi scritti in lingua inglese. Senza entrare troppo nello specifico, la vicenda raccontata è delle più classiche e lineari, lontana anni luce dall'essere il perno di un'opera che, al contrario, vede nel gameplay la sua assoluta ragion d'essere. La campagna, centro indiscutibile dell'offerta, si sviluppa nell'arco di circa quaranta livelli in cui è necessario sbarazzarsi a suon di spari di tutte le navicelle avversarie, che si alternano sullo schermo in quantità variabile in base alla difficoltà della missione approcciata. Chi gioca ha inizialmente a disposizione quattro shuttle che variano per caratteristiche difensive e d'attacco, tutti armati di un'abilità offensiva principale e secondaria molto specifici. Per fare alcuni esempi, la StarLite S4 è una navetta rapida negli spostamenti e di piccole dimensioni, in grado di lanciare proiettili a raffica e un missile che può arrecare danni ingenti al bersaglio, mentre il Cerberus sfodera un raggio laser a getto unico e sa generare attorno a sé un campo circolare che elettrifica chiunque vi capiti all'interno. È comunque con l'avanzare dell'avventura che si ha accesso ai veicoli più performanti, due dei quali particolarmente possenti e capaci di farsi largo tra le ondate ostili con l'ausilio, rispettivamente, di un raggio perforante, che abbatte gli oppositori di medie dimensioni in un sol colpo, e di un lanciafiamme che agisce sul rivale anche dopo averlo centrato, incenerendolo lentamente. Buttatosi a capofitto tra le stelle, il videogiocatore, dei quattro velivoli appartenenti alla propria rosa, può manovrarne solo uno alla volta, e nonostante ciò Xenoraid dà la possibilità di passare dall'uno all'altro in qualsiasi momento, tramite pressione del tasto del pad associato a ciascuno di essi. Lo switch "dal vivo" dei quattro mezzi volanti è, a conti fatti, la dinamica più riuscita della produzione: le nostre pedine si surriscaldano dopo aver sparato un certo numero di colpi, perdendo temporaneamente la possibilità di fare fuoco e spingendo dunque noialtri a rimpiazzarle prontamente affinché il nemico non approfitti del loro stato di momentanea vulnerabilità per crivellarli di colpi. Oltretutto, il passaggio tra vetture spaziali crea un'assenza di avatar della durata di qualche millisecondo, il che può essere sfruttato dall'utente per passare indenne da una porzione all'altra del quadro, schivando, per esempio, file di asteroidi la cui collisione potrebbe altrimenti essergli fatale.

Al di là dell'in-game duro e puro, tutti i veicoli del nostro team possono essere amministrati nei momenti di briefing pre-battaglia presso il Fighter Bay, stazione-officina entro cui ripararli, potenziarli ed eventualmente venderli per acquistarne di nuovi, il tutto in cambio dei crediti accumulati durante le missioni completate in precedenza. C'è anche l'opportunità di accedere al Tech Lab, luogo che consente l'acquisizione di numerosi perk passivi, tanto più costosi quanto più utili a giungere indenni alle missioni di check point, solitamente poste al termine di un gruppo di tre o quattro stage consecutivi. Saggiate le possibilità strategiche consentite dal sistema di gameplay, lo story mode di Xenoraid perde ben presto mordente e si stabilizza in un succedersi di setting aerei pericolosamente simili tra loro, dove la scarsa varietà delle cosmonavi antagoniste permette di assimilarne i pattern velocemente e senza particolare sforzo, con un conseguente e rapido appiattimento del senso di sfida. Agli stage regolari si affiancano solamente alcune boss fight contro gigantesche navi madre, di sicuro utili a spezzare un po' della monotonia di gioco ma di quantità trascurabile e tutt'altro che memorabili in fatto di svolgimento e generale impatto. Se la campagna esperita in single player procede senza guizzi percepibili, bisogna comunque premiare i dev per avere inserito un'opzione per la co-op locale da due a quattro giocatori, senza dubbio capace di rendere l'incedere di gioco un po' più divertente che in solitaria. A dirla proprio tutta, non avremmo disprezzato anche un'eventuale soluzione per la cooperativa online, ma tant'è. Se la campagna non ammalia, vagamente più coinvolgente è invece la modalità Survival, una prova di resistenza ad avanzamento infinito dove si può solamente decidere preliminarmente il grado di aggressività degli avversari - tre diversi livelli di difficoltà, in totale - e i power-up su cui contare una volta gettatisi nell'impresa, per poi contrastare le forze avverse il più a lungo possibile.

Quanto scritto fin qui, ricapitolando, va a delineare uno shoot'em up arcade tutto sommato tradizionale, che, aggiungiamo, non trae particolare beneficio neppure dall'impronta artistica che infiocchetta il pacchetto. La quale è piuttosto sciatta, per lo meno in termini grafici: tutti i disegni, da quelli degli sfondi a quelli raffiguranti i personaggi durante le fasi di dialogo, sono infatti a dir poco semplicistici, così come quelli relativi alle navicelle, sorretti debolmente soltanto da una qualità delle animazioni discreta. Meglio, invece, per quanto riguarda il comparto musicale, sì composto da pochi brani ma tutti perfettamente aderenti al contesto di gioco, ora latori di sonorità pacate e sognanti, ora assai più incalzanti, a sottolineare la presunta epicità delle nostre gesta.

Xenoraid Talvolta l’apparenza inganna, laddove altre volte non fa altro che anticipare ciò che tutti si aspettano. È questo il caso di Xenoraid, vertical shooter dei più classici la cui unica intuizione, vale a dire un’originale meccanica di gestione alternata di fino a quattro astronavi, si dimostra appena sufficiente a destare l’interesse di chi ancora fedele a questa formula sparatutto dopo tanti anni. Per il resto, il titolo 10tons si tuffa nell’affollato pentolone di genere senza un carattere adeguatamente forte per riuscire a emergere, per di più frenato da un look francamente anonimo e poco accattivante. Il suo prezzo, già ad oggi inferiore ai dieci euro, potrebbe giustificare l’acquisto ai soli appassionati di questa ricetta, che tuttavia dubitiamo faticheranno ad accaparrarsi prodotti analoghi - anche migliori - per cifre molto simili.

6

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