Recensione Xeodrifter

Un metrodivania solido ed onesto, con idee originali ma parzialmente inespresse: il team Renegade Kid cerca di rielaborare in parte la formula classica, riuscendoci solo in alcuni ambiti.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Xeodrifter
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

Il successo travolgente degli indie game ha sancito una vera e propria rinascita per numerosi generi dati ormai per estinti. Negli ultimi anni i giocatori di tutto il mondo hanno potuto riassaporare i ritmi punitivi dei migliori roguelike, scanditi da un susseguirsi di inevitabili Game Over, oppure la sadica precisione richiesta da platform duri e puri, di quelli che sembravano ormai essere solo una leggendaria reliquia degli anni '90. Un ritorno alle origini del gameplay che ha sicuramente ringalluzzito lo spirito del panorama videoludico contemporaneo, troppo spesso inaridito da produzioni tripla A prive di mordente e guizzi creativi. Con buona pace delle numerose e incontestabili perle che il movimento indie ha saputo sfornare e superato il caldo abbraccio dell'effetto nostalgia, c'è da osservare come il timore di ritrovarsi invasi da un quantitativo di titoli "pigri", impegnati a rispettare la tradizione in maniera soffocante senza voler osare, si sia tramutato, in parte, in realtà. Oggigiorno, per emergere in un mercato indipendente così florido senza rischiare di vedere il proprio prodotto etichettato come semplice "titolo fotocopia", occorre quindi inventarsi qualcosa, essere capaci di procedere nel solco tracciato dalla tradizione ma nel contempo dimostrare di apportare un proprio contributo di originalità ad una formula che spesso ha sulle spalle il peso di decenni. Un presupposto valido sopratutto per il genere dei metroidvania, negli ultimi anni arricchitosi di un numero incredibile di esponenti, purtroppo non tutti forti del medesimo livello qualitativo. A questa folta schiera di titoli si aggiunge Xeodrifter, opera firmata Renegade Kid, sbarcato finalmente sui lidi dell'eShop 3ds europeo con alcuni mesi di ritardo rispetto alla release americana. Un prodotto riuscito, in grado di rielaborare in parte il tradizionale gameplay del genere con alcune idee interessanti, ma incapace di svilupparle adeguatamente.

In una galassia lontana lontana...

Avviando la partita un breve filmato introduttivo ci accoglierà presentandoci il nostro alter ego virtuale, un viaggiatore spaziale la cui astronave viene colpita da un asteroide. Il motore dell'iper-spazio risulta inevitabilmente danneggiato, motivo per il quale saremo confinati in una piccola galassia composta da quattro pianeti, raggiungibili grazie ai motori ausiliari del veicolo. Da qui prenderà il via la nostra avventura, durante la quale saremo chiamati ad esplorare ciascuno dei quattro corpi celesti senza un ordine predefinito, al fine di riparare l'astronave e ripartire nel viaggio interstellare. Una volta sbarcati sul suolo alieno saremo particolarmente vulnerabili, capaci di compiere semplici azioni quali saltare e fare fuoco col fucile in dotazione. L'obiettivo sarà quindi quello di avanzare, annientando la fauna aliena, particolarmente ostile, e recuperando i potenziamenti necessari ad esplorare zone della mappa altrimenti inaccessibili. La struttura di base del titolo è quindi molto classica, col giocatore impegnato a procedere in uno dei quattro dungeon disponibili così da raggiungere il boss di turno, sconfiggerlo, ed ottenere un equipaggiamento sempre più performante. É proprio grazie al comparto power-up che Xeodrifter decide di osare, tentando di percorrere nuove strade e assicurando una discreta dose di originalità, delineando il profilo di un prodotto dotato di una forte personalità propria. Grazie infatti ad uno specifico dispositivo ottenuto nei primi istanti di gioco, il nostro esploratore spaziale potrà spostarsi tra due piani focali diversi, quello in sovrimpressione e quello in background, tramite la semplice pressione di un tasto. Questa meccanica, estremamente semplice, si rivela in realtà molto più profonda di quanto possa sembrare: spesso capiterà ad esempio di trovarsi dinanzi ad un muro invalicabile, che potremo però superare spostandoci sul secondo piano disponibile, così da avanzare, per poi tornare nuovamente sul tragitto iniziale. Il teletrasporto da un piano all'altro non è sempre consentito, ma il giocatore non tarderà a riconoscere le numerose aree in cui tale azione è resa possibile, poiché basterà assicurarsi che lo sfondo di gioco presenti piattaforme disponibili per lo spostamento. I ritmi vengono poi accelerati con l'avanzare dell'avventura, quando saremo chiamati a utilizzare in rapida successione più abilità per superare gli ostacoli più complessi. Ad esempio sarà necessario in più di un'occasione attivare il boost di velocità, indispensabile per superare indenni pozze di liquame tossico, spostarsi rapidamente in background così da evitare un imbarazzante quanto letale impatto con pareti rocciose e impedimenti di varia natura, per poi tornare nuovamente alla posizione originale e proseguire. Destrezza e riflessi pronti saranno necessari anche quando dovremo alternare il warp all'utilizzo del jetpack, strumento grazie al quale spostarsi verticalmente per lunghi tratti e coprire altezze altrimenti irraggiungibili. Passare da un piano all'altro permetterà quindi di evitare barriere naturali ma anche di esplorare zone della mappa molto ben nascoste, magari alla ricerca di un passaggio segreto dietro il quale trovare del prezioso bottino ben celato.

Le meccaniche legate al teletrasporto non sono sfruttate solo per creare enigmi ambientali sempre stimolanti e ben congegnati, ma vengono implementate anche nelle boss fight, battaglie durante le quali sarà spesso indispensabile spostarsi e combattere sullo sfondo dell'arena così da evitare attacchi altrimenti letali. Una trovata certamente riuscita quella di Renegade Kid, che stimola e mantiene alto l'interesse del giocatore per tutta la durata dell'avventura, rendendo le fasi esplorative sempre godibili e gratificanti. Una feature, quella del teletrasporto istantaneo che intriga, e contribuisce in maniera decisa a rinfrescare un gameplay altrimenti piuttosto classico: esplorare le quattro mappe spostandosi da pianeta a pianeta, sconfiggere varie tipologie di alieni e sfruttare le immancabili sequenze di backtracking al fine di racimolare power-up precedentemente irraggiungibili saranno le attività principali durante le 2-3 ore necessarie a raggiungere i titoli di coda. Sfortunatamente le altre componenti ludiche di Xeodrifter non riescono a brillare di luce propria, sintetizzate in un titolo un po' povero di contenuti e dalla durata eccessivamente breve, sopratutto alla luce degli 8,99 euro richiesti. Lo sforzo produttivo globale appare infatti non del tutto soddisfacente: la varietà degli avversari è discreta e i quattro astri visitabili risultano sufficientemente caratterizzati, donando al giocatore l'impressione di esplorare macro-aree effettivamente diverse tra loro, restituendo un forte senso di mistero derivato dal ritrovarsi soli in un ambiente alieno, persi nello spazio. Ad intaccare il buon lavoro svolto però intervengono boss fight piuttosto deludenti, con un unico modello di avversario riproposto più e più volte, seppur in colorazioni differenti e con pattern di attacchi costantemente ampliati, al fine di rendere necessario l'utilizzo dell'intero ventaglio di talenti sbloccati sino a quel momento. Il level design convince, sopratutto grazie alle meccaniche di teletrasporto implementate, che di fatto ampliano le possibilità di movimento a disposizione del giocatore. Eppure con quattro corpi celesti a disposizione ci si sarebbe aspettato molto di più, specialmente in termini quantitativi: unendo le dimensioni delle varie mappe infatti appare impossibile arrivare a sfiorare anche solo la metà dell'estensione del castello di Symphony of the Night o della superficie di Zebes di Super Metroid; due massimi esponenti del genere al cospetto dei quali Xeodrifter non può far altro che inchinarsi.

Occasione parzialmente sprecata anche per il sistema di crescita relativo alla potenza di fuoco del nostro piccolo esploratore: impossibilitato a recuperare sul suolo alieno ulteriori strumenti bellici il giocatore potrà però raccogliere alcune celle energetiche, disponibili in numero limitato, e utilizzarle per potenziare determinate caratteristiche del proprio fucile. Cadenza di fuoco, potenza, traiettoria dei proiettili e rapidità possono essere gestite tramite rami appositi dal touch-screen, permettendo inoltre la riassegnazione delle celle in un qualsiasi momento, consentendoci di plasmare il migliore setup dell'arma a seconda delle nostre esigenze. Tale sistema, molto promettente sulla carta, appare purtroppo non sufficientemente approfondito, rivelandosi poco determinante sulle dinamiche del gameplay. Sarebbe stato molto più coinvolgente ad esempio spingere il giocatore a dover necessariamente rielaborare le caratteristiche del fucile così da poter superare sezioni particolarmente ostiche per numero di avversari o per disposizione di quest'ultimi, donando inoltre un senso anche al ramo di sviluppo relativo alla traiettoria dei proiettili, a conti fatti piuttosto inutile. Buono il comparto tecnico, caratterizzato da una grafica 8-bit godibile e da una direzione artistica più che discreta, capace di restituire al giocatore forti suggestioni durante l'esplorazione degli ambienti di gioco, complici anche le evocative tracce audio d'accompagnamento. Menzione a parte per le feature del touch-screen, strumento reso estremamente utile: potremo infatti visualizzare costantemente le 4 mappe dei livelli senza dover ricorrere alla navigazione di alcun menu, così come assegnare rapidamente le celle recuperate evitando di spezzare il ritmo di gioco con eventuali pause. Gradevole infine l'implementazione del 3d, con un effetto di profondità efficace, ulteriormente esaltato dalla necessità di spostarsi costantemente da un piano all'altro dello schermo.

Xeodrifter Xeodrifter si rivela un titolo solido ed onesto, con idee originali ma parzialmente inespresse. Il team Renegade Kid dimostra una buona padronanza delle meccaniche metroidvania, cercando di rielaborarne in parte la formula tradizionale grazie ad un sistema di teletrasporto interessante, che arricchisce la complessità e il valore del level design e contribuisce alla creazione di enigmi ambientali coi quali risulta sempre piacevole e stimolante confrontarsi. Purtroppo il risultato finale non eccelle, a causa principalmente di una povertà di contenuti che si fa certamente sentire. La parte finale dell'avventura inoltre appare meno curata e liquidata in maniera sbrigativa, con alcune abilità decisamente poco sfruttate. Amaro in bocca anche per il sistema di upgrade dell'arma da fuoco, il quale, con una maggiore cura e attenzione, avrebbe potuto impattare sul gameplay in maniera decisamente più efficace, contribuendo ad aumentare la complessità e la profondità di un titolo che funziona ma che sembra appena scalfire le vette qualitative alle quali ambisce. Consigliato sopratutto ai neofiti, Xeodrifter approda in un mercato particolarmente affollato, perdendo purtroppo in parte il confronto diretto con esponenti del genere anche tra i più recenti, caratterizzati da un'offerta ludica molto più solida e stratificata. Le basi per un seguito che sappia valorizzare quanto di buono sin qui espresso ci sono però tutte, e speriamo di poter tornare presto ad esplorare a suon di warp una galassia più vasta e ricca di attività da completare.

7

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