Recensione Xuan Yuan Sword EX - The Gate of Firmament

L'Action-RPG asiatico Xuan Yuan Sword EX - The Gate of Firmament arriva in Occidente, distribuito tramite Steam: la nostra recensione.

Versione analizzata: PC
recensione Xuan Yuan Sword EX - The Gate of Firmament
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Senza accorgercene trascuriamo spesso, in ambito videoludico e non solo, vastissime aree geografiche che per un motivo o per un altro (vuoi per la difficoltà nel reperire le informazioni, vuoi per problemi linguistici, o anche per inutili e stupidi "pregiudizi") rimangono così lasciate a se stesse: queste zone costruiscono negli anni una propria storia, complessa e articolata, in cui in pochi, al di fuori dei confini nazionali, si avventurano. È il caso della Cina, di cui si è scritto e parlato a momenti, quasi sempre per questioni economiche: si tratta certamente di uno dei mercati più grandi del mondo (anche solo per le sole ragioni demografiche), che si è sviluppato in condizioni storiche e culturali estremamente particolari. Senza prendere in considerazione le eccezioni, su cui torneremo tra poco, possiamo ricordare l'evento che ha segnato a tutti gli effetti la storia videoludica cinese: l'accadimento in questione è ovviamente il blocco all'importazione di console da gioco e di titoli dall'estero, iniziato attorno al 2000 e protrattosi per circa quindici anni (il cambiamento delle norme in materia risale più o meno a un anno fa). A tal proposito è necessario sottolineare che questa sorta di "embargo" videoludico non significa che per quindici anni la popolazione cinese non abbia potuto videogiocare, ma che l'ha fatto semplicemente con metodi diversi: a essere privilegiato è sempre stato il computer, con gli MMO (tra quelli cinesi ricordiamo Age of Wulin di Suzhou Snail Digital Technology e i tanti sviluppati da ChangYou, come Dragon Oath) in testa alle classifiche delle preferenze (a tutto ciò si collega il pervasivo fenomeno degli "internet café", che hanno permesso e permettono a tutti di accedere a un PC previo pagamento di una quota oraria), ma anche le sale giochi e l'intrattenimento su dispositivi mobile hanno avuto un ruolo importante nel determinare e caratterizzare l'uso del medium in Cina. Il panorama si complica se si tiene conto delle produzioni nazionali, che vanno a comporre un universo vastissimo di cui chi scrive non può certo dire di avere un quadro completo. Bisognerebbe chiamare in causa la vastissima produzione sommersa dei giochi "pirati" (si pensi al Famicom e ai titoli non ufficiali quali Yuefei, Titanic 1912 e Pokémon 4-in-1, sviluppati da Union Bond e pubblicati da Mars Productions, per non citare le console-clone e i lavori di Fuzhou Waixing, caso storico estremamente interessante, dal momento che spesso risultano assenti date precise o punti di riferimento che permettano di collocare le opere in un periodo anche solo indicativo. Si dovrebbe poi parlare delle console straniere effettivamente introdotte sul suolo cinese, talvolta grazie alla succitata pirateria videoludica, talvolta per mezzo di canali ufficiali, come nel caso dell'iQue Player di Nintendo, prodotto e commercializzato nel 2003, in piena stagione di "divieto". Vi è poi un territorio che, in seguito alle vicende storiche che l'hanno visto protagonista, è divenuto uno Stato indipendente rispetto alla Cina continentale, e non è quindi mai stato vincolato al rispetto delle norme elencate, nemmeno quelle sulla censura dei contenuti: si tratta di Taiwan, isola che ha una lunga storia "videogiocosa" alle spalle (con il PC gaming e console semi-sconosciute quali il mitico Super A'Can) e che continua ad essere un centro estremamente vitale di produzioni indipendenti (basta dare un'occhiata al vivace mondo delle jam, come l'internazionale Global e la recentissima Kuso Game Jam, giusto per citarne un paio) e non. Inoltre, è proprio da Taiwan che proviene il titolo di cui ci occuperemo in questo articolo, ovvero Xuan-Yuan Sword EX: The Gate of Firmament.

Viaggio verso Occidente!

La storia di Xuan Yuan Jian (anche noto come Xuan Yuan Sword, appunto) è di quelle particolarmente interessanti. Con questo titolo, infatti, si identifica una vera e propria serie sviluppata da DOMO Studio e SOFTSTAR Entertainment a partire dal 1990, anno in cui viene pubblicato il primissimo capitolo di quella che nel tempo è divenuta una saga colossale, comprendente serie "alternative" e vari spin-off (alcuni persino online!). Non a caso il titolo in esame proviene proprio dalla serie "Tales", ed è l'ultimo episodio in senso cronologico ad aver raggiunto gli schermi di tutto il mondo, perché questo The Gate of Firmament, pubblicato per la prima volta in Cina nel 2015, è stato il primo in assoluto a ricevere una traduzione in lingua inglese e ad essere distribuito sullo store digitale di Valve, dopo aver passato la selezione su Steam Greenlight. The Gate of Firmament va così ad aggiungersi a quella nicchia di giochi cinesi disponibili nel negozio, assieme ai titoli free-to-play di Perfect World Entertainment e a Tale of Wuxia, dello storico team Heluo Studio (responsabile negli anni novanta dei giochi basati sui libri di Jin Yong). Qualche mese fa anche gli utenti occidentali hanno dunque potuto ricevere una gradita sorpresa, un anno dopo la prima versione: questo è a tutti gli effetti un grande evento per la serie, che può finalmente essere apprezzata e conosciuta da un pubblico molto più vasto. Il gioco è un cosiddetto wuxia-RPG, e cioè un gioco di ruolo che ruota attorno all'affascinante mondo delle arte marziali, il tutto inserito in un contesto sospeso tra lo storico e il mitico: a nomi ed eventi reali si alternano leggende e mitologie che vengono narrate, discusse ed interpretate nel corso del gioco e offrono all'opera un'atmosfera invidiabile e fresca, soprattutto per coloro che non hanno mai avuto occasione di provare un episodio della saga. The Gate of Firmament profuma come una favola d'Oriente mai sentita prima, una favola epica e mastodontica, che parte da un bucolico villaggio di montagna e dai gesti quotidiani di un eroe inconsapevole, Sikong Yu, un ragazzo a cui il mondo si svela e si apre man mano, rivelando la propria sorprendente vastità. Senza rovinare il piacere della scoperta ai potenziali giocatori, possiamo dire che le vicende dell'opera si concentrano sulle peripezie di un gruppo costituito da quattro eroi, destinati in qualche modo ad incontrarsi e ad affrontare l'avventura più grande della loro vita. Sullo sfondo (ma spesso anche in primo piano) si agita un vortice di leggende e racconti di ere mitologiche, oltre a un passato storico e un presente fatti di lotte intestine ed invasioni dall'esterno, con cui Sikong, Muyue, Feng Yu e Ziqiao si ritrovano a dover fare i conti. Ci si lascia così trasportare alla scoperta delle dinastie, delle loro discendenze e dei misteriosi eventi catastrofici nei mondi divini e demoniaci, di cui non rimangono che supposizioni ed illazioni, punti di vista e voci ora discordanti, ora armoniche. Seguendo l'idea (fondamentale per tutta la serie, stando alle parole degli sviluppatori) che "una persona, guardando gli eventi da più punti di vista, possa giungere a conclusioni differenti", ci si inoltra in un racconto ad ampio respiro che fa leva su scenari mozzafiato, combattimenti feroci, suoni celestiali e cutscene semplicemente straordinarie...

Uno screenshot dal primissimo Xuan-Yuan Sword per DOS

Il Giallo dell'Imperatore

Uno dei primi elementi che colpisce della produzione è certamente l'aspetto visivo, che offre un colpo d'occhio veramente sorprendente: il verde dell'erba e del bambù si illuminano della luce bianchissima e accecante di un sole vivido e splendente come non mai, mentre il grigio delle montagne e delle rocce si alterna ai vestiti degli abitanti di villaggi in cui verrebbe voglia di vivere per sempre, e in cui aggirarsi senza meta è un piacere. L'acqua con i suoi mille colori a seconda delle zone scorre tranquilla, oppure crea paesaggi stupefacenti con altissime cascate che si perdono tra ponti di legno e fiumi serpeggianti tra gli alti alberi di una qualche foresta. Spostarsi da un ecosistema ad un altro per mezzo della mappa splendidamente disegnata è una gioia per lo spirito, e non passa un secondo che non venga voglia di scattare una fotografia come farebbe un turista in un Paese sconosciuto. L'esplorazione di ampie e talvolta contorte mappe, come si può forse intuire da queste parole, costituisce una fetta importante del divertimento offerto dal gioco, ma non l'unica: correndo da un punto all'altro degli scenari ci si imbatte in mostri ben visibili sulla mappa (e di conseguenza evitabili) che, una volta toccati o attaccati in anticipo, permettono di entrare nella fase di combattimento. Questa costituisce un altro dei punti di forza del gioco: complessa e confusionaria sulle prime, man mano se ne comprende il funzionamento.

Ben presto si arriva ad apprezzare la profondità e, alla fin fine, la semplicità di un sistema che ha dalla sua una mappatura intelligente dei tasti (comunque riconfigurabili) e che consente di passare da un personaggio all'altro per sfruttarne direttamente le abilità o di lasciar "lavorare" l'ottima IA, continuando ad utilizzare un solo eroe. Gli scontri, e questa è una novità assoluta per la serie, sono in tempo reale: i turni vengono sostituiti dai naturali tempi di ricarica degli attacchi, durante i quali non è possibile compiere altre azioni (tranne le invocazioni demoniache o il cambio di personaggio), e non vi sono pause di alcun tipo. Questo sistema, simile per certi versi a quello di un Final Fantasy XIII, garantisce una certa dinamicità alle battaglie che, soprattutto in presenza di boss e in modalità difficile, si fanno agguerrite e veloci. Capita spesso che nel giro di poco tempo ci si ritrovi ad avere la vita dimezzata da un colpo particolarmente potente e di dover correre ai ripari il prima possibile, calcolando con attenzione e rapidità la mossa successiva, poiché cariche infinite di attacchi rischierebbero di portare alla disfatta. A quanto descritto va aggiunta la presenza di demoni da catturare in battaglia e da fondere per ottenere mostri più potenti o per migliorare l'armamentario, un po' come nella serie di Megami Tensei (non a caso sono presenti anche dialoghi con i nemici, in certi casi!). In generale, possiamo tranquillamente sostenere che l'esplorazione, la gestione dell'inventario e le fasi di lotta si amalgamano alla perfezione, anche grazie a un'interfaccia chiara e sempre leggibile. I menu, in particolare, sono davvero ben confezionati, e cambiare armature o distribuire pozioni curative è veramente questione di un attimo. Tuttavia, non di sola azione vivono gli eroi nel mondo di Xuan Yuan, e infatti un grandissimo spazio è riservato alla vera e propria narrazione: la quantità di testo scritto e parlato è impressionante, e le ore di cutscene dimostrano quanta importanza abbiano nell'economia di gioco i dialoghi, i monologhi e le riflessioni dei personaggi. Eppure, davanti a una tale mole di testo, non capita praticamente mai di annoiarsi, forse grazie a una notevole gestione dei ritmi (per quanto riguarda l'alternanza di situazioni drammatiche e di momenti capaci di strappare più di un sorriso), oppure per la regia attentissima che si può notare dietro a ogni movimento di camera virtuale. Non importa che il comparto tecnico dell'opera risulti per certi versi "datato"; certo, ci sono animazioni ancora un po' legnose, asset riciclati in qua e in là e momenti in generale un po' sporchi, ma tutto svanisce davanti allo studio che si percepisce dietro ogni "ripresa". Le scene d'intermezzo sono un tripudio di dissolvenze incrociate, sfocature (meravigliose quelle che fanno comunicare, in silenzio, due o più personaggi alternandosi tra primo e secondo piano), dettagli di espressioni talvolta artificiose ma spesso meravigliose nel loro essere fatte di accenni e piccoli sussulti dell'animo, e ancora zoom improvvisi che trasformano l'atmosfera di un momento, andando a cadere su determinate parole o azioni...
Senza dimenticare il doppiaggio in lingua originale, che è a livelli altissimi ed esalta al meglio ogni inflessione della voce e ogni sua sfumatura. La colonna sonora è forse una delle caratteristiche più sorprendenti dell'intera produzione, tanto da meritare l'acquisto su Steam, capace com'è di tessere una tela di motivi ricorrenti e di farsi riascoltare a ripetizione (i loop sono gestiti in maniera ottimale), senza mai infastidire, nemmeno durante l'esplorazione delle aree più grandi. A proposito di musica, nella produzione non mancano comunque le tante, piccole note dolenti: il succitato motore grafico alle volte non è all'altezza del potente immaginario che si intravede in ogni scorcio, e che comunque resta sempre capace di strappare sorrisi a più riprese; la traduzione, poi, è forse l'aspetto meno riuscito e curato di tutta l'opera, visti i frequenti refusi, le frasi incomprensibili e persino le porzioni di testo non tradotte. Probabilmente questo problema (fastidioso solo quando mina la comprensione di interi passaggi) è dovuto a questioni di budget, ma risulta tutto sommato marginale, se si considera la mole di lavoro richiesto per un gioco dalla durata che si aggira tra le 30 e le 40 ore (molto dipende anche dalla voglia di sviscerare le quest secondarie, sempre varie e interessanti).

Qualcuno potrebbe ritenere The Gate of Firmament troppo guidato e lineare, con i muri invisibili che vincolano gli spostamenti e le ore di video non interattivi, ma chi è in cerca di un'avventura single player epica, commovente, affascinante e tutto sommato abbastanza "classica", troverà un piccolo tesoro a un prezzo più che accessibile. E poi, in fondo, conviene ricordare che anche farsi guidare, farsi prendere per mano e lasciarsi toccare l'animo è un modo di giocare e di interagire con un mondo "virtuale": vedere, ascoltare e leggere i filmati di Xuan Yuan Sword EX crea un tipo di interazione basato sull'osservazione. È un'interazione intima, personale e interiore, in cui non mancano le lacrime per qualcosa che accade sullo schermo e contro cui il giocatore non può nulla. Tutto quello che rimane da fare, a volte, è interiorizzare, metabolizzare gli eventi e... Cercare di andare avanti.

Xuan Yuan Sword EX - The Gate of Firmament Xuan Yuan Sword EX: The Gate of Firmament è l'ultimo capitolo in ordine cronologico di una saga taiwanese con più di 25 anni di storia sulle spalle e il primo a giungere in occidente con una traduzione in inglese. Il nuovo GDR firmato DOMO Studio e SOFTSTAR Entertainment prosegue nel solco scavato dai predecessori, offrendo al giocatore un mondo in cui storia e mitologia si incontrano, si confondono e vengono interpretati in maniera differente da vari osservatori. The Gate of Firmament è un'avventura che parte da un bucolico paesino di montagna: un giovane eroe, Sikong Yu, scopre che il mondo, all'apparenza piccolo e limitato, è in realtà un crocevia di strade, persone, pensieri e punti di vista diversi. È un'avventura caratterizzata da una certa longevità (30-40 ore) che vive di scenari mozzafiato, grandi combattimenti e dialoghi-fiume in momenti ora teatrali, ora cinematografici (con tripudi di dissolvenze, tagli e zoom usati con un senso del ritmo invidiabile). La strepitosa colonna sonora e il meraviglioso doppiaggio completano un “quadro” non perfetto (il motore grafico non sempre è all'altezza del potentissimo immaginario visivo dell'opera; la traduzione spesso e volentieri è quanto meno problematica...), ma di sicuro interesse per chi è in cerca di una “favola” misteriosa e affascinante, sospesa tra passato e presente. Un'avventura epica che sappia toccare il cuore di chi la gioca, la osserva e la ascolta.

9

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