Recensione Yaiba: Ninja Gaiden Z

Uno spin off sfrontato e irriverente da Spark Unlimited e Keiji Inafune

Yaiba: Ninja Gaiden Z

Videorecensione
Yaiba: Ninja Gaiden Z
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ryu Haiabusa è morto. No, non stiamo parlando di Ninja Gaiden 3 (o forse un pochino si?), ma del nuovo spin-off della serie noto come Yaiba: Ninja Gaiden Z. Tekmo Koei, dopo la disfatta del terzo capitolo, sembra aver deciso di mandare in ferie il boss del clan Hayabusa per un tempo imprecisato. Il nuovo protagonista è infatti Yaiba (dal giapponese, "lama"), un nuovo ninja creato, almeno nelle intenzioni, per interessare tanto il pubblico orientale quanto quello occidentale. Lo sviluppo del gioco è frutto di una collaborazione tra Team Ninja, Spark Unlimited (gli stessi del deludente Lost Planet 3) e Keiji Inafune (storica firma del game design nipponico, e molto noto per i contributi alle saghe di Dead Rising e Resident Evil), il quale non ha resistito alla tentazione di sempre, "zombificando" a dovere il prodotto. Sullo sfondo infatti di un'invasione di non-morti, il gioco racconta di una faida tra Yaiba e il buon vecchio Ryu, ancora aperta in seguito ad un duello nel quale il nuovo protagonista rimane brutalmente mutilato.

Cartoni da pazzi

Da queste premesse prende il via un action in terza persona piuttosto classico nella forma, caratterizzato da una telecamera fissa, con regia dinamica, e da una grande enfasi sulla natura frenetica dei combattimenti, visionari e schizofrenici, intervallati dalla soluzione di semplici puzzle basati sulla combinazione di diversi elementi e da sequenze di platforming parzialmente guidato. A contribuire allo spettacolo a schermo c'è anche una grafica in cel shading, la quale, sebbene a volte renda molto caotico il contesto, è certamente in grado di restituire un impatto piuttosto singolare e unico al gioco. Il modo migliore per approcciarsi a Yaiba è comunque dimenticare completamente la serie di riferimento, persino nella sua terza, e tormentata, incarnazione. Una trasformazione completa dell'esperienza, con piena consapevolezza che non tutti i fan avrebbero gradito, era nei piani sin dal principio, ed è stata portata avanti senza mezzi termini. Le meccaniche rigorose e tecniche della saga di Ninja Gaiden lasciano il passo a un gameplay votato all'immediatezza e alla facilità d'accesso, che alterna tre attacchi concatenabili in combo, una parata e una schivata. Niente di complesso dunque, né nella combinazione delle offensive, né, almeno all'inizio, nel comportamento dei nemici, che si presentano in varie categorie.

Nel corso delle prime due ore di gioco, Yaiba: Ninja Gaiden Z svela un poco per volta un'assortita collezione di mini boss zombie, spesso legati ad un particolare elemento. Ci saranno quelli in grado di vomitare fiamme o scorie biologiche, oppure di attaccare con l'elettricità, oltre a degli odiosissimi clown, privi di attacchi elementali ma non meno fastidiosi. Inizialmente ci si limiterà a memorizzare le sequenze d'attacco, ma avanzando il legame con i diversi elementi aprirà a nuove possibilità. Combinando infatti il fuoco o le scorie biologiche con l'elettricità si otterranno diversi effetti, come una sorta di tempesta magnetica nel primo caso o la pietrificazione nella seconda ipotesi, con la possibilità di danneggiare i nemici semplicemente facendo modo che i loro attacchi si sviluppino nella stessa area, combinandosi e portando a devastanti effetti. Chi lo desidererà, perlomeno nelle sequenze di combattimento, potrà comunque ignorare questa particolarità, e procedere con gli attacchi standard, con combo che potranno essere migliorate e sbloccate tramite un sistema di punti da spendere in un classico albero di crescita. Dove invece le meccaniche legate agli elementi non possono essere ignorate è nella soluzione dei puzzle, anch'essi caratterizzati da una difficoltà crescente ma mai davvero impegnativa, che richiedono di sfruttare alcuni zombie "distratti" per attivare alcuni meccanismi o rimuovere degli ostacoli. Ultima caratteristica del gameplay sono le sequenze di platforming, che chiedono al giocatore di premere differenti tasti a seconda degli appigli che si presentano di volta in volta a Yaiba. Solo nell'ultima parte del gioco si aggiungeranno anche una serie di classiche trappole a tempo, come getti di vapore, che renderanno leggermente più complicato il superamento di queste sequenze.
Nel complesso, a trascinare Yaiba sono principalmente due elementi, tra l'umorismo "tagliato a fette spesse" che lega tutta l'avventura, volutamente slapstick ed eccessivo, con vaghe reminiscenze dal Deadpool di Activision, e il dinamismo dei combattimenti, con una difficoltà che tende evidentemente a crescere nella seconda metà. A tratti, fare a fette i numerosissimi gruppi di non-morti regala soddisfazioni notevoli, soprattutto quando si riescono a combinare efficacemente gli elementi, oppure durante l'utilizzo delle armi speciali (sotto forma di arti strappati ai vari miniboss). Tuttavia, considerando le circa sette ore di gioco offerte, la seconda metà del gioco tende purtroppo ad appiattire un po' troppo l'offerta ludica, limitandosi a riproporre le medesime situazioni.

L'anello mancante

Come già accennato, le prime due ore di Yaiba sono caratterizzate da uno svelamento delle meccaniche di gioco, in buona parte interessante e piuttosto serrato. Tuttavia, una volta terminata l'interessante fase dei convenevoli, il game design comincerà a mostrare diversi cedimenti. Una volta svelate tutte le sue carte, Yaiba non fa infatti altro che mixare e riproporre di continuo le medesime soluzioni, scagliando contro al giocatore assortimenti sempre diversi delle stesse tipologie di avversari, in arene di piccole dimensioni. Spesso questi scontri inchiodano il giocatore per diverse decine di minuti nel medesimo punto, con varie ondate di nemici da sconfiggere una dopo l'altra in rapida successione. Se già questa struttura si presta abbondantemente ad un ripetizione poco sana, a peggiorare la situazione ci pensano il sistema di salvataggio a checkpoint e un bilanciamento della difficoltà soggetto a picchi verso l'alto imprevedibili. Da notare infatti come la salute di Yaiba non sia rigenerativa, ma si possa recuperare tramite finishing move da portare contro i nemici tradizionali. Spesso infatti, i livelli dedicati ai boss presenteranno un certo numero di nemici aggiuntivi utili proprio a recuperare salute, ma non sempre questi saranno disponibili nel momento del bisogno. In altre parole, capiterà spesso di morire alla seconda o terza ondata di avversari, e scoprire di dover ripetere tutto da capo, compresa magari una sequenza di platforming precedente. Si tratta indubbiamente di un modo per gonfiare il conto ore finale necessario ad arrivare ai titoli di coda, ma si presta anche a momenti di vera frustrazione, destinati a crescere in numero e intensità con l'avvicinarsi della conclusione del gioco. In generale, tolte le prime due ore, il design di Yaiba: Ninja Gaiden Z è di quelli pigri e nemmeno troppo furbi, dato che finisce per sparare tutte le cartucce nell'incipit e rimane evidentemente all'asciutto di idee da metà in avanti. Davvero un peccato, se si considera che, per contro, i meccanismi legati agli elementi e la natura molto veloce e dinamica dei combattimenti avrebbero meritato un game design più costante, in grado di sfornare novità per tutta la durata dell'avventura.


In quel caso infatti, si sarebbe potuto chiudere un occhio sulla natura sin troppo leggera del combat system, e, soprattutto, sulle imprecisioni e sviste che costellano l'esperienza. Si comincia con la telecamera, che in più momenti rende molto complicato capire da che direzioni arrivano gli attacchi (aggiungendo qualche altra "morte inutile", e irritante, al conteggio), e si continua con diversi bug (che speriamo di vedere risolti con una patch al lancio) relativi al platforming e alle compenetrazioni poligonali.
Dal punto di vista grafico, Yaiba: Ninja Gaiden Z si distingue per la delirante direzione artistica, curata in parte dal fumettista canadese James Stokoe, e per la messinscena capace di sfoggiare un design sfrontato e interessante in diversi elementi. Dal punto di vista puramente tecnico invece la realizzazione è piuttosto datata, caratterizzata da texture mediamente poco definite e una mole poligonale non eccellente. Meglio il comparto animazioni, con le evoluzioni del ninja in linea con la natura velocissima del combat system. Non molto da segnalare dal punto di vista sonoro, tra una colonna sonora non male ma molto stringata, e voci inglesi nella media.

Yaiba: Ninja Gaiden Z Ci siamo avvicinati a Yaiba: Ninja Gaiden Z a mente aperta, senza pretendere legami con la serie originale, e consci che i toni di questo spin off si sarebbero rivelati ben diversi. Per alcuni versi, il lavoro di Spark Unlimited e Inafune ci ha sorpreso, soprattutto per quanto riguarda la parte stilistica, non certo elegante ma comunque valida, e per l'umorismo, volutamente grossolano ma a tratti divertente. Anche nel gameplay c'erano degli spunti interessanti, su tutti la caratterizzazione elementale dei nemici e la velocità dei combattimenti, ma purtroppo il gioco si perde prima del tempo. Invece di mantenere il buon ritmo imposto inizialmente, già prima della metà tradisce una ripetitività di fondo che finisce per tarpare le ali ad un esperimento altrimenti interessante, per quanto folle e al limite dell'offensivo per i fan di Hayabusa. Se il gameplay avesse retto per tutta la durata, si sarebbero potute perdonare ai ragazzi di Spark Unlimited diverse sviste tecniche e concettuali, ma, così com'è, Yaiba: Ninja Gaiden Z è purtroppo una variazione sul tema riuscita solo a metà.

6.3

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