Recensione Yakuza 4

L’epopea criminosa di Sega torna su PS3

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Yakuza 4
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Non solo videogiochi

Mentre il mondo segue ancora con il fiato sospeso le vicende giapponesi legate al terremoto e al rischio di contaminazione nucleare, Sega pubblica sul nostro continente il quarto capitolo ufficiale di Yakuza.
Nata nel 2006 su PS2, la serie si è fatta immediatamente apprezzare da una buona fetta di pubblico tanto per il suo combat system, quanto per l’atmosfera orientaleggiante e criminosa. Oggi più di ieri quindi, proprio a causa dei tristi eventi da poco accorsi, Yakuza è un titolo che volenti o nolenti si carica di elementi che travalicano il videogioco in sé.
E’ necessario comunque affrontare un’analisi il più possibile sorda a contaminazioni esterne. Non tanto perché si corre il rischio di una facile retorica o di lasciarsi influenzare in qualche modo nel giudizio finale, quanto piuttosto per il semplice fatto che il Giappone, e con esso Sega stessa, ha sempre dimostrato di saper superare ogni difficoltà con estrema dignità senza mai elemosinare nulla.
Con il rinnovato augurio al popolo giapponese di tutto lo staff di Everyeye, dopo questa dovuta e sentita premessa, è giunto il momento di capire se la saga di Yakuza ha conservato lo smalto di un tempo o inizia a mostrare il fianco alla vecchiaia.

Il quattro, un numero non casuale

Dopo tre capitoli regolari e uno spin-off, del resto, è giusto chiederselo: ha ancora qualcosa di nuovo da dire l’epopea criminosa di Sega? Il quesito devono esserselo posti anche gli sviluppatori e la risposta che si sono dati, o perlomeno quella che scaturisce giocando a Yakuza 4, non è né un secco sì, né un desolato quanto lapidario no. La struttura di gioco, infatti, è rimasta pressoché identica, ma non per questo non mancano piccole e grandi novità.
La principale è da cercarsi nella trama. Questo nuovo capitolo non si limita a farci vestire i panni dell’irresistibile Kazuma Kiryu, ma ci propone ben quattro sentieri narrativi, ognuno con un protagonista diverso, che solo nel gran finale si riuniranno per dare vita a una delle conclusioni più scoppiettanti mai viste. Al posto del noto anti-eroe, all’inizio dell’avventura farete così la conoscenza di Shun Akiyama. Usuraio in passato homeless, non perde occasione per curare i suoi affari, che si estendono ben oltre l’ambito finanziario. In seguito vestirete i panni di Masayoshi Tanimura, un poliziotto anch’esso dotato di una moralità ambivalente: pur essendo interessato a difendere i diritti dei più deboli, non si fa scrupoli ad accettare qualche tangente. Chiude il quartetto il gigantesco Taiga Saejima. Fisico possente e immenso rispetto per le gerarchie interne alla Yakuza, equipaggia perennemente una pistola infilata in bocca.
Pochi dubbi insomma sulla caratterizzazione dei protagonisti della vicenda. Sfaccettati, ambigui, difficilmente inquadrabili: rappresentano davvero dei personaggi tutto tondo, vivi e spesso mossi da contraddizioni. La diretta conseguenza di un cast così forte è che l’andamento generale della trama ne risulta incredibilmente rinforzato e privo dei classici momenti morti in cui incappavano i precedenti capitoli della serie. Ancora una volta verrete catapultati all’interno di un setting tanto curato nei minimi dettagli, quanto trasbordante per numero di personaggi e intrecci che si allacciano l’uno con l’altro. Tra alleanze, misteriosi omicidi, attentati e l’immancabile colpo di scena finale, non avrete mai modo di annoiarvi, nonostante i lunghi video e il ritmo, naturalmente di matrice orientale, potrebbe tediare i videogiocatori più votati all’azione e alle chiacchiere prive di inutili fronzoli.
Il risultato finale è insomma convincente per quanto sia bene sottolineare due caratteristiche. La prima è che vista la presenza di quattro protagonisti, gli irriducibili fan di Kazuma potrebbero infastidirsi nel vedere il loro beniamino assente per lunghissimi tratti dell’avventura. Inoltre, se il doppiaggio resta unicamente in giapponese, i sottotitoli sono solo in inglese. Vista l’importanza che ricopre la trama nell’economia del titolo, è consigliabile avere un buon livello di conoscenza della lingua di Shakespeare se non ci si vuole trovare spaesati tra i giochi di potere dei vari clan.

Un quartiere già noto

Dal punto di vista del gameplay vero e proprio invece, le novità si fanno più sottili e difficili da individuare. Ancora una volta questo può essere diviso in due diverse sezioni: quella composta dalle fasi di lotta e quella relativa all’esplorazione e al superamento di numerosi mini-giochi e sezioni alternative.
Il setting in cui vi muoverete liberamente è nuovamente rappresentato da Kamurocho (un quartiere ispirato a un vero distretto a luci rosse di Tokyo). Tra le strade sempre affollate e illuminate da centinaia di neon, avrete il vostro bel da fare vista la struttura fondamentalmente sand-box che si ripresenta identica anche in Yakuza 4. Sia che accettiate una missione utile a progredire nella trama, che vi dedichiate a incarichi secondari o alla semplice esplorazione, sarete sempre circondati da decine e decine di attività a cui dedicarvi in qualsiasi momento.
Naturalmente il fulcro resta la lotta. Sia che siano previste nel livello in corso, che veniate sorpresi da sfide casuali, le strade di Kamurocho vi vedranno spesso protagonisti di numerose risse e azzuffate. In queste fasi apprezzerete il ritorno del caro vecchio combat system rimasto pressoché invariato. Avrete due tasti per eseguire le varie mosse, un terzo per effettuare le prese, uno per la parata e uno per schivare. Come sempre sarete circondati da tutta una serie di oggetti che potranno essere sfruttati per apportare danni maggiori, mentre caricando una specifica barra a suon di combo scatenerete mosse speciali che spesso tireranno in ballo elementi dello scenario come sbarre, coni del traffico e così via. Naturalmente scontro dopo scontro, otterrete punti esperienza da spendere per migliorare le vostre statistiche e imparare nuovi attacchi.
La presenza di quattro diversi avatar rende le cose lievemente più movimentate rispetto al passato. Se infatti il set di controlli resterà identico, ognuno di essi vi spingerà ad approcciarvi in maniera diversa. Se Kazuma e Akiyama rappresentano due lottatori piuttosto equilibrati, la lentezza del gigantesco Saejima, vi costringerà a calcolare attentamente ogni mossa, mentre il rapido ma fragile Tanimura richiederà estrema precisione nei movimenti.
Va detto che per quanto reattivo, il combat system appare lievemente impreciso nello spostamento dell’avatar. Se ciò darà ben pochi fastidi durante le lotte, il problema diventa lievemente più grave nel corso di alcuni inseguimenti urbani che sarete chiamati a compiere sia nella parte delle prede, che in quella del cacciatore. Qui infatti sarete spesso chiamati a cambiare direzione repentinamente e non sempre l’analogico risulta all’altezza del compito richiesto.
Come detto anche l’esplorazione rivestirà un ruolo fondamentale. In questo nuovo episodio, pur incontrando tutta una serie di location già note, Sega ha aumentato la superficie esplorabile aggiungendo passaggi sotterranei, parcheggi e diversi passaggi situati sui tetti delle abitazioni. Qui potrete cercare e reperire centinaia di collezionabili, personaggi che vi affideranno missioni secondarie e così via.
Naturalmente non mancheranno numerosi minigiochi, tutti facoltativi, tutti ugualmente ben sviluppati e capaci di scatenare vere e proprie manie. A fianco all’ormai famoso pachinko, troviamo il golf, le freccette, il biliardo, il baseball, il mahjong e molto altro.
Come se già non bastasse quanto offerto, ogni protagonista avrà modo di dedicarsi ad un’attività specifica. Akiyama, ad esempio, dovrà curare l’immagine dei suoi hostess club scegliendo come vestire e truccare le donne che lavorano per lui. Tanimura dal canto suo si preoccuperà di fare da paciere in diverse occasioni. Saejima si recherà al dojo dove intendere allenare un suo allievo particolarmente promettente. Kazuma, infine, si interesserà a sgominare alcune gang criminose nel modo più ovvio che conosce.
Il gameplay è insomma tanto ricco, quanto pieno di dejà-vu. Sicuramente ciò può essere un bene, per tutti coloro che amano la formula messa a punto da Sega, ma è innegabile che, nonostante le novità, si cominci ad aver bisogno di una sensibile svecchiata. Yakuza 4 insomma, diverte, affascina e intrattiene forse anche meglio dei predecessori, ma mostra il fianco a una certa ripetitività di fondo soprattutto se si guarda agli episodi precedenti.

La lunga via del criminale professionista

Dal punto di vista grafico il titolo non convince così come si sarebbe sperato. I difetti maggiori vanno ricercati in animazioni piuttosto legnose, in texture non molto definite e in alcuni modelli poligonali poco dettagliati. Tuttavia sarebbe ingiusto parlare della grafica di Yakuza 4 come di un aspetto deludente. Kamurocho è un quartiere vivo, mentre le espressioni facciali dei personaggi convincono completamente. E’ dunque vero che su PS3 si sia visto di molto meglio, ma il prodotto Sega riesce a stupire comunque per quanto con qualche riserbo.
Ottimo invece il lavoro svolto sul sonoro. Non solo il doppiaggio giapponese è, come ormai da tradizione, strepitoso, ma tanto gli effetti sonori, quanto i vari brani si fanno apprezzare sia per qualità tecniche, che per quelle puramente estetiche.
Poco da ridire anche sulla longevità. Prima di vedere i titoli di coda passeranno non meno di venticinque ore, che diventano almeno il doppio se vorrete cimentarvi in tutti i minigiochi proposti e collezionare il collezionabile.

Yakuza 4 Yakuza 4 è senza dubbio un ottimo titolo action. E’ vero che i segni del tempo iniziano ad arrugginire le meccaniche della serie, così come l’impianto grafico non convince completamente, ma è altrettanto giusto sottolineare come ancora una volta Sega sia riuscita a confezionare un prodotto curato e capace di divertire. Forse le fasi di lotta non saranno più coinvolgenti come una volta e esplorare nuovamente Kamurocho potrebbe annoiare lievemente chi lo conosce già, ma una volta entrati nella Yakuza la si può lasciare veramente solo da morti.

8

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