Recensione Yakuza 5

Arriva con tre anni di ritardo, eppure non ha perso tutto il suo smalto, il suo slancio drammatico. L'epopea di Kiryu si fa riabbracciare come un vecchio amico, conclude un ciclo e ne apre uno nuovo.

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Yakuza 5
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  • Ps3
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Fukuoka è un bel posto, a patto di sapersi accontentare. Un fazzoletto di mondo in cui muoversi in punta di piedi, fare meno rumore possibile e prendersi una pausa dall'incessante scorrere della vita. Un luogo in cui fermarsi ad osservare, per una volta, quella degli altri con la complicità di un semplice taxi, crocevia di pensieri confidati sottovoce senza timore d'essere giudicati per il proprio passato. Sopravvivere, più che vivere, all'ombra delle onnipresenti insegne al neon che, con la loro luce asettica ed incostante, a loro modo ravvivano il monotono e rassicurante grigiume della quotidianità. Ci si butta alle spalle tutto ciò che è stato. Ci si mette una pietra sopra, come si suol dire, per non provocare altro dolore e non deludere, ancora una volta, chi ci ha voluto bene. Invece, per quanto ci si sforzi d'essere noiosamente normali, il mondo non dimentica. Va avanti, si evolve, ma prima o poi viene a cercarvi per pareggiare i conti, in una sorta di circolo karmico inevitabile. Yakuza non è solo un sottobosco criminale che prolifica in modo incontrollato anche alla luce del sole. È un modo di vivere, di pensare, di agire. Yakuza una volta, Yakuza per sempre. Così la pensa il Dragone di Dojima, improvvisamente risvegliato dal suo torpore. Una guerra si profila all'orizzonte. L'equilibrio del clan più potente del Giappone è stato spezzato.

Crime drama dal gusto orientale

Basterebbe la tormentata complessità di Kazuma Kiryu a conquistare lo spettatore, tenerlo per ore incollato allo schermo ed oscurare senza alcuna difficoltà ogni altro comprimario avesse l'ardire di affacciarsi sulla scena. Invece, una sapiente regia tesse le fila dello scenario affiancando all'indiscusso pilastro della saga quattro personaggi altrettanto solidi, finemente delineati tanto nella loro fragile dimensione umana, quanto nel loro background storico. Cinque storie mai così diverse e distanti tra loro, eppure calate in un unico, enorme, dramma suddiviso in più atti degno di un crime drama d'antan o, se vogliamo, del miglior Tarantino d'autore, patito d'exploitation e film di genere. Paura, senso dell'onore, egoismo, invidia ed amore sono solo alcuni dei frammenti che compongono la prismatica maschera indossata, indistintamente, da tutti i personaggi. Ogni storia segue un sottile filo logico che sembra - all'apparenza - autoreferenziale, salvo crescere senza sosta sino a mettere in relazione la vicenda del singolo con un disegno molto più grande, imprevedibile, che legherà indissolubilmente diverse vite attraverso altrettanti luoghi iconici. In questo senso gli sceneggiatori, continuando la tradizione del quarto capitolo, sono riusciti nell'arduo compito di mescere in maniera abbastanza omogenea i molti colpi di scena con i proverbiali tempi morti, tipici di un modo tutto nipponico d'intendere lo sviluppo narrativo e, in questo caso, assolutamente funzionali al prosieguo del racconto. Mantenere elevato il livello senza scadere nel ridicolo non era affatto semplice, vista la complessità dell'endoscheletro narrativo e le peculiarità relative ad ogni storia. Senza scadere nello spoiler, possiamo dirvi che i fan della saga avranno il piacere di ritrovare sequenze cronologicamente coerenti con l'arco narrativo dei capitoli precedenti e, ovviamente, coerenti con le vicende pregresse occorse ai diversi protagonisti, primo fra tutti l'inossidabile Kiryu. Ancora più iconica, in questo senso, appare la (non più) piccola Haruka Sawamura, oramai sedicenne, protesa verso la realizzazione del proprio sogno: diventare la più grande teen idol di tutti i tempi. Certo, il capitolo dedicato alla giovane, soprattutto per chi non ha alcuna familiarità con la serie, potrebbe apparire come un pretesto degli sviluppatori per riprendere fiato ed allungare ulteriormente il (già abbondante) brodo. Invece, anche la parte apparentemente più leggera risulta funzionale al racconto, incuriosendo il giocatore-spettatore ed accompagnandolo verso il gran finale. Yakuza 5, però, non è solo un (bel) racconto da assimilare passivamente.

Matrioska giapponese

La quinta incarnazione della saga può essere considerata una splendida summa. Ciò non solo riguardo all'epopea di Kiryu, ma anche in riferimento al lavoro degli stessi sviluppatori. Il sentiero tracciato dal quarto capitolo viene qui ripreso, curato ed ampliato ulteriormente. L'ultima installazione del brand non si limita a riproporre la medesima struttura semi-open world che ha da sempre fatto da sfondo al plot narrativo. La condisce con una pletora di attività secondarie, storie parallele, passatempi e mini giochi come non se ne sono mai visti nel corso dei precedenti capitoli. Alcuni presi di peso e scelti direttamente dal parco titoli della stessa SEGA. Il mondo di Yakuza, insomma, lungi dall'essere subordinato alla storia, si presenta dinanzi a noi vivo e vibrante, ricco di distrazioni e spunti che non aspettano altro che essere colti, per immergerci ancora più in profondità nella realtà dei protagonisti ed allungare in maniera indefinita un'esperienza già di per sé mastodontica. Ad elevare all'ennesima potenza la longevità del titolo ci pensa, poi, anche la suddivisione del mondo di gioco in ben cinque distretti, ognuno con le proprie peculiarità, missioni secondarie ed attività da svolgere. Nonostante la fredda luce degli neon illumini e ravvivi praticamente ogni location, queste ultime riescono ad affrancarsi dal rischio del becero "copia/incolla" presentando caratteristiche topografiche uniche, funzionali alle peculiarità della trama e delle innumerevoli attività facoltative. Proprio come una enorme matrioska, Yakuza 5 contiene, infatti, una miriade di mini giochi (alcuni replicabili anche online).

Strato dopo strato si scoprono le attività più disparate: dalla caccia grossa con Taiga Saejima (sezione, peraltro, davvero ben fatta) alle risse da strada; dalla battaglia con le palle di neve alla caccia al tesoro, sino al baseball e agli incontri amorosi con le hostess. Per non parlare, poi, dei classici arcade - impossibile contarli tutti - come biliardo, karaoke, freccette, bowling, poker, l'immancabile Pachinko e così via. Dietro ogni angolo, insomma, si nasconde una distrazione potenzialmente pericolosa, capace di indurvi in tentazione e tenervi impegnati per diverse ore. Così, giusto per fare un esempio, il buon Kiryu, che all'inizio dell'avventura si nasconde sotto le mentite spoglie di un ordinario tassista, avrà a che fare con le regole del traffico cittadino, per portare i clienti da un punto all'altro della città. Non pensate sia semplice come l'indimenticabile Taxi Driver. In questo caso dovrete districarvi tra semafori, limiti di velocità, pedoni che attraverseranno la strada all'improvviso, clienti chiacchieroni ed incredibilmente esigenti. Inoltre, una irriducibile banda di teppisti vi introdurrà (a forza di sfide) nel mondo delle gare clandestine, permettendovi di aumentare il livello di guida e sbloccare nuovi potenziamenti con cui pimpare il vostro taxi da corsa. Insomma, rispetto al passato, la parola "varietà" sembra esser stato un mantra ripetuto all'infinito dagli sviluppatori, data l'enorme quantità di carne gettata sul sacro fuoco dell'intrattenimento. Un eclettismo che, invece, stenta nel momento in cui andiamo a considerare il mero gameplay. Questo, infatti, mantiene inalterate le caratteristiche fondamentali della serie, andando ad enfatizzare ancora una volta gli scontri che i nostri alter ego sono chiamati ad affrontare tanto durante l'esplorazione libera, quanto lungo l'avventura. Un'unica eccezione è rappresentata dall'interludio dedicato alla giovane Haruka. Il gameplay in questo caso svolta con decisione - ma comunque senza stonare - verso il genere leggero e scanzonato dei rhythm game, pregno di quick time event e sequenze à la Hatsune Miku. Il caro, vecchio, combat system rimane invece pressoché invariato, dimostrando tutta la sua età e la sua inadeguatezza se confrontato con gli odierni titoli action. Fortunatamente Yakuza è un titolo in cui il gameplay è subordinato alla narrazione, quindi non possiamo fare tanto i preziosi. Va anche ricordato che, con colpevole ritardo, il titolo è giunto in occidente dopo oltre tre anni. Come al solito, comunque, avrete due tasti per eseguire le varie mosse, un terzo per effettuare le prese, uno per la parata e uno per schivare. Come sempre sarete circondati da ridda di oggetti che potranno essere sfruttati per menare come dei fabbri, mentre rilasciando l'energia spirituale contenuta nella soul bar si potranno eseguire mosse speciali e combo devastanti. Anche gli elementi ruolistici sono rimasti invariati rispetto al passato. Dopo ogni scontro, missione o qualsiasi altra attività, il personaggio di turno riceverà infatti punti esperienza e salirà di livello. Ad ogni livello corrisponderà una determinata quantità di soul points con cui potenziare le skill del nostro alter ego. Chiaramente, avere un cast così nutrito aiuta a non annoiarsi, visto che ognuno possiede uno skill tree su misura.

La fine di un'epoca

Sotto il profilo tecnico-stilistico, prima di affrontare qualsiasi discorso, non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un titolo uscito la bellezza di tre anni fa su un hardware della passata generazione, e giunto sino a noi nudo e crudo. Considerando questi fattori abbiamo potuto notare quanto sia evidente il passaggio dal vecchio Magical-V Engine al nuovo motore grafico. Questo ha permesso un deciso ampliamento della superficie esplorabile, nonché la presenza di una maggiore varietà di ambienti ed effetti di luce e particellari a schermo.

Il tutto, poi, viene impreziosito da texture più pulite e dal buon livello di dettaglio raggiunto dai modelli poligonali dei principali attori. Questi ultimi, inoltre, sono caratterizzati da una gamma decisamente più ampia di espressioni facciali, ora più naturali, così come le animazioni complessivamente meno legnose rispetto al passato. Come dicevamo poco fa le insegne al neon, tipiche delle metropoli nipponiche, donano colore e ravvivano ambientazioni che sarebbe troppo facile svendere come un mero copia/incolla. Il lavoro di caratterizzazione svolto dal team di sviluppo, in questo senso, è lodevole. Ogni location appare viva e brulicante di persone indaffarate, sebbene qualche sporadico calo di frame rate ed il permanere di un fastidioso effetto pop-up possano risultare a tratti fastidiosi e brutti da vedere. Una buona draw distance, invece, permette di godere appieno dello skyline cittadino e delle attrazioni che le cinque ambientazioni hanno da offrire, incoraggiando anche qualche piacevole giro alla scoperta dei negozi e ristoranti sparsi per i diversi quartieri. Infine, un discorso a parte merita il comparto sonoro, splendido come sempre grazie ad una soundtrack indimenticabile, capace di dettare in maniera marziale il ritmo della narrazione. La lingua giapponese, inoltre, contribuisce a creare l'atmosfera, calandoci a tutto tondo negli intrighi del sottobosco criminale del Sol Levante. Unica stonatura, a nostro avviso, sembra essere una traduzione inglese in alcuni frangenti non perfetta dal punto di vista sintattico.

Yakuza 5 Yakuza 5 giunge da noi con colpevole ritardo. Tre anni d’attesa vissuti coltivando la flebile speranza che il titolo riuscisse ad oltrepassare i confini nipponici. Nel mentre la vecchia generazione di console ha lasciato il posto a nuove, potenti, macchine. L’epopea di Kiryu, però, non ha mai smesso di farsi desiderare. È stato come riabbracciare un vecchio amico: ci è familiare, sembra non se ne sia mai andato, eppure manca da tanto tempo e, soprattutto, ha una grande storia da raccontarci. Ci siamo seduti in religioso silenzio ed abbiamo visto quel che aveva da offrire questo dramma moderno in più atti. Intrattiene, emoziona, distrae con una quantità di contenuti nuova per la serie. Il comparto tecnico sente il peso del vergognoso ritardo nella distribuzione, ovviamente, ma il salto qualitativo rispetto alle precedenti incarnazioni del brand è marcato, nonostante permangano molte debolezze di fondo. Yakuza 5 rappresenta, in qualche modo, la fine di un ciclo iniziato la bellezza di dieci anni fa. Si ha la netta sensazione che, con questo episodio, gli sviluppatori abbiano voluto tirare le somme di ciò che è stato gettando, al contempo, le basi per quello che sarà. Mentre il sesto capitolo si profila all’orizzonte, ci prepariamo a fare un giro nei viziosi anni ’80 nipponici con Yakuza 0.

8

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