Recensione You: Crea il tuo Destino

Un thriller, un’autobiografia, un romanzo di formazione: questo e molto altro

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Austin Grossman. Segnatevi il nome. Dottorando in Letteratura Inglese all’università di Berkeley (California), game designer all’occorrenza (ha collaborato nella realizzazione di Dishonored e Deus Ex tra gli altri), scrittore di diversi racconti e romanzi, di cui You: Crea il tuo Destino rappresenta il suo diamante più puro e scintillante.
Questo libro è senza mezzi termini un autentico capolavoro, un concentrato di passione, talento e creatività che chiunque dovrebbe leggere e invitare almeno un suo amico a fare altrettanto.
L’entusiasmo è ampiamente giustificato: raramente ci siamo trovati a immergerci in una narrazione così sfaccettata, stimolante, coinvolgente. Perché Austin non si limita a tratteggiare un thriller denso di mistero, una biografia (quella del protagonista) spesso struggente, un romanzo di formazione che coinvolge tutti i personaggi tirati in ballo: è quasi un trattato filosofico che parla della vita, del videogioco come Arte (e come non-Arte), del peso che hanno le nostre scelte nei confronti di chi ci sta attorno.

Da avvocato a game designer

La vita di Russell ha preso una brutta piega quando ha cercato in tutti i modi di seguire la “strada più convenzionale”. Fatto salvo per un rapido blitz nel mondo del teatro, ha sempre vissuto di compromessi tra apprendistati, stage e contratti a tempo determinato nel tentativo di laurearsi in legge. Tutto inutile: un’incontrollabile propensione all’auto-sabotaggio lo ha sempre condotto fuori strada e a ventotto anni non sa chi sia, cosa voglia, dove debba andare. Tra camere in affitto e genitori che iniziano ad essere in imbarazzo per un figlio tanto volubile, tutto inizia a risistemarsi quando fa pace con sé stesso e si accetta per quello che è: un nerd che vuole trovare una risposta alla domanda che si ripresenta, immutata, dagli anni del liceo. “Qual è il videogioco definitivo?”. Il quesito si ripropone ancora una volta durante il colloquio d’assunzione presso la Black Arts Games: software house dalle fortune alterne, fondata e diretta da suoi vecchi amici persi nel tempo. Con una piccola spinta il nostro riesce a farsi assumere: si ricongiunge a Lisa, che lo tratta con la freddezza che si aspettava, e Darren, talentuosissimo game designer, che insieme al compianto Simon ha creato la fortuna del team. Già, Simon. Genio quasi autistico sin da giovane età, ha incontrato la morte troppo giovane in un tragico incidente che definire misterioso sarebbe riduttivo.
La voglia di scoprire la verità sull’accaduto è solo uno tra i tanti problemi che dovrà fronteggiare Russell. Inesperto game designer, suo malgrado già a capo del prossimo progetto della Black Arts, rimasta nel frattempo orfana di Darren che si è messo in proprio, deve vedersela con uno strano bug che mette a repentaglio l’intero motore grafico del gioco. Due misteri che si intrecciano e non fanno altro che alimentare nuovi dubbi, domande e sopratutto rimorsi.
Russell vive costantemente con il rimpianto di aver abbandonato i suoi amici nell’utopia di vivere una vita più convenzionale, meno “sfigata”. Nella sua crisi post-adolescenziale si incontrerà e sconterà spesso con i fantasmi del passato e con i quattro eroi di Realms of Gold, brand di punta della software house, che non fanno altro che “discutere” con Russell in siparietti a metà tra il sogno e l’allucinazione.
Ne viene fuori una narrazione a volte complessa, dove al lettore spetterà il compito di mettere insieme i pezzi di puzzle per non perdersi, ma sempre appassionante ed entusiasmante. Non si può fare a meno di sentirsi chiamati in causa che abbiate mai tentato o meno di diventare game designer. La lucidità con cui Austin caratterizza il dramma personale di Russell, sempre fuori posto e costantemente alla ricerca di (un vecchio) sé stesso, ha a che vedere con il diventare adulti, con l’urgenza di trovare la propria strada in un mondo che segue ritmi tutti suoi e impone scadenze che non ci appartengono. Ritrovare vecchi amici come Lisa o Darren, più che regalare sincera gioia, appesantisce il nostro di ulteriori quesiti, in affanno nel gestire rapporti umani inevitabilmente cambiati dal tempo e dalle scelte prese.

You: Crea il tuo Destino You: Crea il tuo Destino è la storia di un game designer che tenta di salvare la propria compagnia dal disastro, cercando al contempo di risolvere la crisi d’identità che lo attanaglia da tempo. Il bug che affligge il motore grafico di Realms of Gold, in realtà, è solo un pretesto di cui si serve Austin Grossman per parlarci di un mucchio di cose. Mentre il mistero si infittisce e alimenta un intreccio narrativo appassionante, l’autore usa la sua storia per mostrarci come la vita possa complicarsi se affrontata con lo spirito sbagliato. Ci mostra come e quando i videogiochi possano diventare arte. Ci accompagna in un viaggio antropologico tra sviluppatori perennemente assillati dalle deadline e vecchi amici del liceo cambiati dal tempo che passa. Da leggere e rileggere con attenzione e dedizione: non si sa mai che qualche frase, qualche pensiero del tormentato Russell non sia davvero in grado di cambiare il vostro destino.

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